Synduality Echo of Ada Provato: extraction-shooting con una punta di waifu

Negli ultimi giorni, abbiamo dedicato il nostro impegno alla rigorosa valutazione della closed beta PlayStation 5 di Synduality Echo of Ada, gentilmente messaci a disposizione da Bandai Namco. Pur presentandosi come un titolo dal profilo relativamente basso, questo gioco cela in sé un’enorme ambizione. Questi rappresenta infatti un tassello fondamentale all’interno del maestoso progetto multimediale che ha origine dall’anime Synduality Noir, il quale finisce con l’abbracciare un’ampia gamma di formati e supporti al fine di creare una brand identity capillare e abbacinante. I presupposti per riuscire in una simile impresa ci sono tutti: il brand si basa d’altronde sul rapporto tra mecha, mondi post-apocalittici e piloti adolescenti, un filone narrativo che dagli anni ’70 a oggi non ha mai smesso di accattivarsi i favori del pubblico.

Considerando le tematiche trattate, si potrebbe presumere che gli ideatori di Synduality Echo of Ada si siano profondamente ispirati al successo di Armored Core 6 per partorire un qualcosa di omologo; tuttavia, lo staff di Bandai Namco ha scelto deliberatamente di intraprendere una direzione del tutto distinta, progettando un extraction-shooter in terza persona che, che piaccia o meno, si predispone in pieno per abbracciare gli stilemi del live service. Consapevoli delle insidie che un simile assunto comporta, abbiamo spolpato come possibile la beta, esplorando i suoi punti di forza e le sue debolezze. A seguire, un riassunto delle nostre esperienze, le quali oscillano fra speranza e cauta preoccupazione.

SYNDUALITY Echo of Ada
I colori di Synduality Echo of Ada sono sgargianti e accesi. Almeno fino a quando non piove.

Synduality Echo of Ada introduce un mondo nuovo

Dipenderà forse dalla recente introduzione della sua controparte animata o dal fatto che Bandai Namco voglia raggiungere un pubblico particolarmente vasto, tuttavia Synduality Echo of Ada si distingue per una notevole dose di umiltà. Non presuppone alcuna conoscenza pregressa da parte dei gamer ed espone tutto ciò che è necessario sapere attraverso un video di pochi minuti. Siamo dunque trasportati in una Terra futuristica, dove l’umanità è stata decimata al 92% da tempeste velenose conosciute come Lacrime di Luna. Nonostante la devastazione, gli esseri umani hanno trovato rifugio nel sottosuolo, dove sono riusciti non solo a sopravvivere, ma anche a prosperare. Tuttavia, la loro sopravvivenza è strettamente legata alla necessità di reperire rifornimenti e cristalli energetici, noti come AO, i quali sono reperibili esclusivamente in superficie.

Per proteggersi dalle venefiche intemperie e dalle belve feroci che popolano la natura selvaggia, coraggiosi esploratori, noti come Drifter, uniscono le loro forze a quelle dei Magus, androidi tramite i quali è possibile governare degli esoscheletri meccanici noti come Cradle Coffin, chiamati volgarmente “Cradle“. Questo frammento di trama costituisce un incipit adeguato e completo, tuttavia a colpirci non è stata la capacità di sintesi degli autori, quanto il loro talento nell’intavolare un tono che si dimostra caratteristico e coinvolgente. Come per il recente Helldivers 2, Synduality Echo of Ada abbraccia con fervore l’aspetto parodistico della propaganda militare, presentando l’inizio dell’avventura attraverso un video che imita in tutto e per tutto quelle campagne di reclutamento che si fregiano di una retorica patriottica smaccatamente stucchevole.

Dopo un breve tutorial, il giocatore si trova assegnato un hangar, un Cradle e un/una Magus, elementi che sin da subito sono in grado di trasmettere con trasparenza il grado di coinvolgimento che questo gioco potrà in futuro essere in grado di fornire. Sebbene il tasso di personalizzazione dei propri mech sia decisamente meno sfaccettato dei titoli integralmente dedicati ai robot, Synduality Echo of Ada inscena infatti dinamiche sufficientemente profonde da attirare l’attenzione, quindi le cementa spingendo i giocatori a perseguire obiettivi autoimposti. Certo, esistono delle missioni di stampo tradizionale, tuttavia il punto di forza dell’intera esperienza è rappresentato dal fatto che la base abitata dai gamer possa essere migliorata in molti aspetti, cosa che li spinge naturalmente a voler recuperare le risorse necessarie alla restaurazione imbarcandosi costantemente in nuove “sortite” utili a esplorare la superficie.

SYNDUALITY Echo of Ada
Da un certo punto in poi, selezionare il bottino giusto diventa essenziale.

Della vita, superficialmente

L’essenza del loop di gioco è estremamente semplice: si assembla un Craddle selezionando corpo e arti, si sceglie l’equipaggiamento e si esplora l’esterno con lo scopo di ottenere oggetti, cristalli AO e/o completare le missioni che occasionalmente vengono commissionate. Se si è soddisfatti dei propri raggiungimenti o, cosa più probabile, si è sovraccarichi di risorse, ci si lancia verso il punto di estrazione, si chiama un ascensore e si torna nel comfort del proprio hangar. Tutto molto semplice, no? Non esattamente. Come ogni extraction-shooter che si rispetti, molteplici complicazioni vanno a ostacolare il successo di queste retateLe già citate piogge velenose possono, nel peggiore dei casi, danneggiare il mech al punto da costringerlo a ripararsi in un edificio diroccato, cosa che a sua volta fa perdere ai Drifter una quantità considerevole di tempo. E il tempo è una risorsa preziosa: ogni Craddle ha una batteria più o meno capiente, tuttavia mediamente si hanno a disposizione circa 15 minuti per tornare a casa, pena il dover abbandonare l’intero bottino accumulato, nonché il Craddle stesso. Il medesimo disastroso destino spetta ovviamente anche ai Drifter che accumulano danni da combattimento troppo ingenti da garantire la sopravvivenza del mezzo. 

Il combattimento si dimostra particolarmente interessante. Il grado di difficoltà è più accogliente e mansueto rispetto a quanto proposto normalmente dal genere in questione, tuttavia le sue insidie non sono da sottovalutare. I mostri presenti in natura, detti Enders, non sono particolarmente intelligenti o pericolosi, tuttavia compensano la loro inettitudine con la cieca persistenza e con il numero. Non è raro che ci si trovi a fuggire forsennatamente mentre si è inseguiti da un plotone di creature pronte a colpire non appena i propulsori finiscono per surriscaldarsi. Un contesto che si dimostra peraltro ancora più infausto nel momento in cui inizia a piovere: le tempeste potenziano significativamente le creature di superficie, rendendole più letali e coriacee.

Il design delle creature non è particolarmente vario o eccitante, ma c’è ampio margine di miglioramento.

PvEvP

Oltre alle minacce naturali, le lande sono battute da Craddle predoni, i quali si dimostrano tendenzialmente più pericolosi e ostici dei mostri dotati di fauci e artigli: sono rapidi, attaccano alla distanza e sono dotati di armi energetiche particolarmente efficaci contro i Drifter. Anche in questo caso, l’intelligenza artificiale messa in campo dal gioco è tutto meno che miracolosa, tuttavia anche la strategia più elementare può dimostrarsi letale, nella giusta situazione. Synduality Echo of Ada ha la tendenza di concentrare eserciti di Enders o Craddle nemici in concomitanza con i punti di estrazione, scelta che massimizza i rischi caricati sulle spalle dei giocatori. Tendenzialmente, ci si avvia all’uscita dopo aver completato una sortita, ovvero quando si è quasi certamente rallentati dal carico, con poche munizioni e magari con la batteria del mech che sta tirando gli ultimi. Il sistema di gioco è dunque pensato per infierire sul giocatore quando questi è più vulnerabile.

Allo stesso tempo, è interessante notare che, per quanto semplice, il sistema di combattimento si dimostri a suo modo strategico. I Magus non si dimostrano particolarmente portati per il multitasking e i Craddle sono quindi perlopiù in grado di compiere un’unica azione alla volta: scattare, schivare, sparare, ricaricare l’arma, curarsi. Questo limite impone per forza di cose degli ampi margini di vulnerabilità e l’affinare le tempistiche delle manovre può rappresentare lo scarto necessario a fare la differenza tra la vittoria e la sconfitta di un Drifter. Soprattutto quando si combatte contro altri giocatori umani. La trama di Synduality Echo of Ada suggerisce tra le righe ai giocatori di adottare un’ottica collaborativa, tuttavia nessuno impedisce di assalirsi reciprocamente al fine di accumulare un bottino ghiotto e particolarmente ricco. Al massimo, i Drifter più perversi finiranno in una lista di “most wanted”, tuttavia è possibile che ne valga la pena.

Il fan service è apparentemente un must.

Il futuro è nelle mani di Synduality Echo of Ada

La closed beta da noi collaudata ha evidenziato notevoli problemi nella stabilità dei server. Il servizio è stato interrotto ai fini di intavolare una manutenzione dell’ultimo minuto, tuttavia questa non è stata in grado di risolvere il problema e il lag resta un elemento su cui Bandai Namco dovrà certamente riporre massime attenzioni. Oltre a questa nota negativa, possiamo però dire che l’opera ci ha colpito positivamente. Le meccaniche sono basilari, tuttavia proprio la loro immediatezza fa sì che anche chi non è un veterano del genere possa immergervisi senza dover necessariamente fare i conti con una curva d’apprendimento particolarmente punitiva.

Il fatto che il Magus possa essere personalizzato a piacere crea tra lo stesso e il giocatore un ponte empatico utile ad alleggerire i tempi morti e la capacità di migliorare la propria base rappresenta quel tocco di genio che è in grado di attanagliare il giocatore in una spirale mefistofelica in cui si vorrà sempre e comunque tentare un’ultima spedizione. Ci rimangono altresì molte incognite, alcune delle quali potrebbero stravolgere significativamente le nostre attuali impressioni. Visto il contesto multiplayer, la beta del gioco si dimostra un esempio imperfetto del grado di difficoltà rappresentato dal titolo, molto dipenderà infatti da quanti giocatori finiranno con il convivere nella stessa istanza e da quanti di questi decideranno di appostarsi in punti strategici al fine di abbattere a colpi di fucile da cecchino gli sventurati Drifter di passaggio. 

Un’altra grossa incognita è rappresentata dalle dinamiche di progressione del gioco. Fintanto che abbiamo avuto la possibilità di completare missioni ed espandere la nostra base, Synduality Echo of Ada ci ha incastrato in una sequela infinita di sortite, tuttavia il termine dei contenuti della beta è coinciso con il totale decesso del nostro senso di coinvolgimento. Vale dunque la pena menzionare che il miglioramento dell’hangar e i piccoli elementi di crafting presentati dal titolo sono subordinati a timer d’esecuzione che possono essere bypassati attraverso l’investimento di risorse, elemento che lascia intuire la presenza di possibili microtransazioni. Ultimo, ma non ultimo, ci piacerebbe vedere una maggiore gamma di opzioni utili a modificare l’interfaccia utente, soprattutto per quanto riguarda la presenza su schermo del Magus, il quale tende a essere molto invadente. 


Anni di esperienze negative ci hanno insegnato traumaticamente a diffidare degli adattamenti videoludici di film e anime, tuttavia Synduality Echo of Ada sembra essere una di quelle rare eccezioni a questa nefasta regola. I creatori del progetto non si sono limitati a cavalcare la moda del momento, piuttosto sembrano essersi sforzati per creare un prodotto che possa essere godibile in maniera autonoma e a pieno titolo. La beta da noi provata ha sollevato certamente qualche perplessità, tuttavia l’impressione di massima che abbiamo maturato è estremamente positiva e questo piccolo assaggio non ha che destato la nostra curiosità nei confronti di un progetto che non va certamente sottovalutato.