Baby Reindeer Recensione: lo sconcertante thriller di Netflix

Recensione sulla nuova serie che è arrivata nella top 10 di Netflix!

Immersi nell’infinita libreria di Netflix, è sempre un’epifania quando un nuovo progetto cattura l’attenzione del pubblico, diventando la meteora che illumina i pomeriggi o le serate degli appassionati di tutti i serial che lo streaming ha da offrire. In questo contesto emerge proprio Baby Reindeer. Si tratta di una miniserie, strutturata come un diario dello stesso protagonista, della sua vertiginosa discesa in una relazione tossica e opprimente, che trasforma la serie in un thriller avvincente e angosciante. Ormai se ne sta parlando in ogni angolo del web, e dopo aver preso il primo posto nelle classifiche Netflix dei più visti, tanto che il Re del Thriller in persona, Stephen King, ha elogiato la serie scritta, ideata e interpretata da Richard Gadd.
Insomma, non si tratta dell’ennesimo prodotto di nicchia, con attori importanti ma dallo storytelling debole (ogni riferimento a Damsel è puramente casuale), bensì di una vera e propria serie evento, della quale parleremo in questa recensione.

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Richard Gadd nei panni di Donny, il protagonista.

Baby Reindeer: la storia vera

2015, Londra. Donny è un barista, aspirante comico sulla trentina, la cui vita statica viene improvvisamente catapultata in un turbine violento ed emotivo dalla stalker Martha Scott. Martha si presenta come un’avvocata, sebbene la sua vita sembri fatta di giornate vuote e comportamenti ossessivi, che includono lo stesso Donny. Messaggi, e-mail, ogni giorno un tormento, che rapisce la mente del ragazzo e lo porta sull’orlo della follia e della paura, manipolata dalla possessione della stessa Martha, convinta di avere con lui una relazione. Sapete quando all’inizio di un horror leggiamo “Ispirato a una storia vera” e improvvisamente sentiamo il bisogno di spegnere tutto e nasconderci sotto al letto? Bene, pur essendo un thriller, Baby Reindeer ci richiama un po’ quella sensazione.

Non solo inquietudine, in realtà; la serie invita a guardare la trama dagli occhi di Donny, interpretato dallo stesso Gadd, ed è una rielaborazione del trauma da lui vissuto. La stalker, in quel caso, era Fiona Harvey, che si è palesata di recente dopo che la serie ha raggiunto le vette in classifica Netflix. La Harvey ha ispirato così il personaggio di Martha Scott, presunta avvocata che dopo aver conosciuto Donny nel bar viene travolta da un’ossessione nei suoi confronti. La serie così ci guida verso un percorso progressivo e sempre più angosciante, dove una prima minaccia di paura diventa una vera prigione psicologica per Donny, che sconfina presto nella violenza fisica. 

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Il primo incontro tra Martha e Donny

Il pilot e l’incontro tra Martha e Donny

I primi episodi ci fanno calare nella vita di Donny, single e che cerca di costruirsi una carriera come comico, mentre fa il barista per sopravvivere. Senza una casa di sua proprietà – vive infatti dalla madre della sua ex – e con una mente fragile e tormentata, conosce per caso una cliente, Martha Scott, alla quale offre una tazza di tè. Questo gesto all’apparenza innocente mette in luce la problematica situazione psicologica di Donny, che vede se stesso attraverso gli occhi di Martha, provando compassione per lei, ma anche un senso di attrazione. Invece di allontanare un individuo violento e problematico, lo accoglie nella sua vita, tenendosi però sempre a debita distanza. Come un bambino che vede per la prima volta il fuoco, e attratto dal suo calore avvicina la mano, per poi ritirarla non appena sente il bruciore. Peccato che Donny la mano non è riuscito a ritirarla in tempo.

La presenza di Martha nella vita di Donny agisce come una tempesta in un mare immobile. I momenti di follia che porta con sé rompono la routine già precaria di Donny, facendolo sprofondare in un abisso di incertezza e turbamento. Ogni incontro con Martha trascina il protagonista tra momenti di appagamento, confusione e terrore. Mentre cerca di bilanciare la sua carriera comica, le relazioni personali e la sua stessa sanità mentale, Donny si trova costantemente a dover fronteggiare le conseguenze delle azioni di Martha. Eppure, nonostante tutto, sembra incapace di allontanarsi completamente da lei, che senza volerlo diventa quasi la chiave per affrontare le sue più profonde, e mai guarite, ferite emotive.

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Il tormento psicologico di Donny, che traspare attraverso gli sguardi degli attori

la voragine psicologica di Baby Reindeer

Martha diventa senza volerlo una costante nella vita di Donny: i messaggi, le e-mail, le frasi che interrompono una sequenza e l’altra di ciascun episodio e che ci calano nell’ormai nuova normalità di Martha. Piccoli sfoghi di rabbia e follia si alternano a momenti profondi in cui il carnefice diventa vittima e viceversa, in cui Martha accoglie il dolore di Donny e lo guarisce, per poi tornare a lacerarlo ancora più in profondità, e senza stravolgere veramente la sua vita. Donny, infatti, prosegue la sua vita rendendo Martha solo la sua prigione dorata, la gabbia da cui non riesce, e non può, liberarsi, poiché diventa un bisogno. Martha risveglia il passato e i traumi profondi custoditi gelosamente da Donny, diventando l’unica capace di svelarli.

Tra i tanti segreti svelati, appare Darrien, scrittore di successo che il protagonista incontra nel 2010. Proprio nella relazione con Darrien si scopre dove si annida la fragilità di Donny. In questo distorto gioco psicologico, Martha diventa la cura, e la causa, di una ferita più profonda. Si capovolgono qui i ruoli, e in un cerchio traumatico e angosciante. Verso il finale, Donny prova a riunire tutto ciò che Martha ha scavato e tirato fuori. Richard Gadd ha scritto la serie in modo esemplare, come già citato, ricevendo persino i complimenti – sempre indiretti, ma comunque complimenti – di Stephen King, e rendendo la serie densa di ogni elemento. L’unica pecca è quella di non seguire le vicende della stessa Martha, salvo pochissime informazioni, e cosa l’ha portata fino a quel punto. Buco di trama, o scelta narrativa?

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Donny in una scena presa dalla serie, prima di esibirsi in uno spettacolo

Conclusione

Baby Reindeer è un thriller drammatico e psicologico crudo e intrigante, lo storytelling è lineare, i personaggi ben costruiti. Il mondo della Londra, vissuta tramite gli occhi di Donny e di conseguenza di Gadd stesso, ci guida all’interno di un dramma che capovolge i confini della realtà, in un vortice di emozioni senza fine, che si concludono con un cerchio in cui vittima e carnefice si sovrappongono. La scrittura magistrale di Baby Reindeer ci incatena allo schermo, fino alla fine, in una montagna russa emotiva che sconvolge la vita di Donny e ci riporta insieme a lui a rimettere insieme i pezzi della sua vita, per costruirne di nuovi ancora, dando alla storia, e alla violenza, quasi un senso di continuità, che ci conduce di nuovo verso l’angoscia.