Crow Country Recensione V mensile

I survival horror sono un genere che occuperà sempre un posto speciale nel mio cuore, per quanto giocarli mi provochi sempre più tensione del previsto. Da giovane non ero così disposta a cimentarmi con giochi troppo spaventosi, e così ho tralasciato i capostipiti come Resident Evil e Silent Hill per timore che mi facessero perdere il sonno. Poi, con il tempo, li ho man mano recuperati tutti, rimpiangendo in parte il fatto di essermi lasciata scappare la loro epoca d’oro. Per fortuna, titoli come Crow Country mi regalano un viaggio diretto verso la fine degli anni ’90 e il giusto senso di inquietudine che si adatta perfettamente a quel periodo.

I nemici sono vagamente umanoidi all’inizio, ma assumono fattezze sempre più mostruose.

Non ti ho chiesto la storia della tua vita

Il gioco si apre senza troppe spiegazioni con la nostra protagonista, Mara, che arriva in un luna park abbandonato chiamato Crow Country. A causa di una serie di “incidenti”, il parco è stato recentemente costretto a chiudere, e non ci vorrà molto per capire quale sia la vera natura degli stessi: un’invasione di mostri terrificanti e aggressivi. La ragazza è stata incaricata di trovare il proprietario, Edward Crow, e scoprire qual è l’origine di questo incubo, ma naturalmente in breve le cose si complicheranno a dismisura. Come nella maggior parte dei suoi simili, in Crow Country trascorreremo buona parte del tempo a girovagare per le ambientazioni e risolvere enigmi cercando di non farci sbranare da mostruose creature mutanti. Per fortuna, gli spostamenti non sono limitati ai tradizionali controlli a carrarmato resi celebri dalla categoria, ma non è possibile sparare e muoversi al contempo, per cui scatta sempre un po’ di nervosismo quando un mostro ci si para di fronte. Se non altro, anche il sistema di puntamento è abbastanza semplificato rispetto al solito, ma la cronica carenza di munizioni suggerisce che è sempre meglio evitare gli scontri quando possibile. Uno degli aspetti di Crow Country che ho apprezzato di più è la varietà dei mostri, molto difficili da descrivere a causa dello stile particolare e del basso quantitativo di poligoni che li compongono, ma decisamente di grande effetto in qualunque circostanza. Inoltre, il ciclo di ricerca di esplorazione, recupero di gemme e chiavi colorate, combattimenti e risoluzione di enigmi come l’ordine delle note da suonare su un pianoforte proviene direttamente dai Resident Evil per la prima PlayStation, mentre la mappa complessiva vanta la medesima cura progettuale dei classici firmati Capcom.

È anche possibile giocare senza applicare nessun filtro alla grafica.

Sto ancora cercando tuo padre

Il miglior contributo inedito di Crow Country a un genere solitamente troppo ottuso è il sistema di suggerimenti, che consiste nel chiedere aiuto a un corvo animatronico. A nostra disposizione ci sono solo dieci opportunità per farlo, ma torneranno utili quando non saremo sicuri di dove incastrare un particolare oggetto o di come sciogliere un determinato indovinello. Chiedere più indizi di seguito fornisce istruzioni via via più dettagliate, perciò in caso di vera emergenza non resteremo mai bloccati, a meno di non aver consumato troppo in fretta tutti i suggerimenti. Nella stragrande maggioranza dei casi, Crow Country è un’avventura che riesce a conservare il perfetto equilibrio tra azione e suspense senza ricorrere a espedienti meschini come jumpscare o simili, ma limitandosi semplicemente ad elargire il giusto quantitativo di munizioni e oggetti curativi per mantenerci all’erta di continuo senza spingerci in situazioni senza via d’uscita. Solo verso la fine inizieremo ad imbatterci in una nutrita serie di trappole sparpagliate in giro che risultano un po’ troppo punitive, come ad esempio dei giunti che sprigionano gas velenosi, lampadari che cadono quando ci passiamo sotto e persino oggetti finti che esplodono quando proviamo a raccoglierli. Ho provato a risparmiare il più a lungo possibile tutti gli oggetti curativi che raccoglievo, ma essere costretta a dare fondo a quasi tutte le scorte per rimediare ai danni provocati da queste fastidiose insidie mi è parso davvero poco corretto. A parte questo, però, non ci sono altre critiche che mi sento di muovere a Crow Country. Forse il comparto grafico che richiama i rudimentali motori tridimensionali dei primi giochi di questo tipo potrebbe non venire apprezzato da tutti, e ammetto che priva in parte il gioco della sua atmosfera spettrale, ma non posso nemmeno negare che possieda un certo fascino e rappresenti un insolito e gradito ritorno al passato.

La visita a una casa (stregata) non poteva certo mancare.

Conclusioni

Se siete cresciuti tra i corridoi di villa Spencer e della stazione di Raccoon City, ritroverete in Crow Country tutta la gioia nostalgica che potreste desiderare, nonché una pletora di enigmi ben progettati, ambienti spaventosi e creature raccapriccianti. A patto di tollerare alcune trappole poco felici, vi divertirete come non mai.

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