Lupin III - La pietra della saggezza

Lupin III – La pietra della saggezza Recensione: la prima avventura dell’iconico ladro torna al cinema

Lupin III - La pietra della saggezza arriva nei cinema italiani in una speciale versione restaurata in 4K.

Lupin III - La pietra della saggezza arriva nei cinema italiani in una speciale versione restaurata in 4K.

L’ispettore Zenigata si reca prima al Castello di Dracula in Transilvania per verificare la notizia della possibile morte di Lupin III e dopo in Egitto, sempre sulle tracce dell’infallibile ladro che è in realtà vivo e vegeto. Lui e la sua banda infatti sono sulle tracce di antiche reliquie che concederebbero l’immortalità; Lupin sta facendo un favore a Fujiko, la quale sta lavorando a sua volta per conto di un misterioso cliente conosciuto come Mamo.
In questo modo il protagonista mette le mani sulla leggendaria Pietra Filosofale ma prima di consegnarla al mandante ne realizza una copia, scatenando l’ira di Mamo quando scopre la verità. Da quel momento per Lupin avrà inizio un’avventura a perdifiato in giro per il mondo, dove tra liti con i suoi storici compagni Jigen e Goemon, flirt più o meno improbabili con Fujiko e il solito Zenigata sempre alle sue calcagna, dovrà trovare il modo di fermare quel potente villain che sembra nascondere molti segreti dietro il suo grottesco aspetto: tutto questo e molto altro in Lupin III – La pietra della saggezza.

Lupin III - La pietra della saggezza
Iconici e impareggiabili: Lupin e Gigen ne La pietra della saggezza.

Di qua e di là

Dalla Transìlvania alle piramidi, sin dai primi minuti Lupin III – La pietra della saggezza mette in chiaro la sua anima “turistica”, con svariate location sparse in giro per il mondo a fare da sfondo a quest’avventura del popolare personaggio, tra le più visionarie mai realizzate. Ci troviamo di fronte non soltanto al primo lungometraggio pensato per il cinema, ma anche ad un’opera ricca di sfumature e invecchiata meglio di molte altre anche posteriori, con gli anni Settanta – la pellicola ha visto la luce delle sale nipponiche nel 1978 – che entrano di prepotenza all’interno della narrazione con la loro carica libera e surreale, in grado di offrire diverse sfumature non soltanto dal punto di vista narrativo ma anche nella relativa “messa in scena”, tanto che i cento minuti di visione sono colmi di passaggi affascinanti.
Dalla citazione della relatività di Escher e delle sue famose scale al richiamo all’universo hollywoodiano e del cinema classico – con Alain Delon, Marilyn Monroe e Humprey Bogart apertamente citati nei dialoghi – dalla comparsa di figure storiche come Hitler e Napoleone in una sorta di anticipatore delle macabre atmosfere del Fairytale (2022) di Aleksander Sokurov fino al tema centrale dell’immortalità, la sceneggiatura mette un sacco di carne al fuoco e in maniera incredibilmente coesa. Dall’inizio alla fine ci si aspetta sempre un qualcosa di originale e fino all’epilogo l’azione non manca, all’insegna di quel tipico e rocambolesco divertimento che da sempre caratterizza il franchise.

Immancabile, naturalmente, Fujiko, croce e delizia del nostro ladro gentiluomo.

Un mix riuscito

Un character design che si rifà all’immaginario classico ci accompagna in questa girandola action, tra elicotteri armati di mitra e giganteschi camion, inseguimenti nei cunicoli delle piramidi o nei rivoli stantii delle fogne, con la presenza di Jigen e Goemon quali fondamentali partner-in-crime, anche se qui forse rispetto ad altre occasioni il loro minutaggio è più limitato, in favore di una maggior presenza della splendida Fujiko, anche al centro di un paio di sequenze hot tutte da vedere.
Tra viaggi nel subconscio e discorsi sulla clonazione, Lupin III – La pietra della saggezza cerca di inserire argomenti e spunti maturi e profondi, con un’anima quasi horror a caratterizzare la spettacolare resa dei conti finale, per un film che, come spesso accade con ciò che dal piccolo schermo sbarca sul grande, cerca subito di spiazzare lo spettatore, tanto che nella prima scena si prospetta addirittura la morte del protagonista.
Un intrattenimento spumeggiante, brioso e perché no anche cattivo quando serve, che non tradisce le basi di una saga che da lì in poi avrebbe continuato a mietere successi anche nel formato cinematografico come tutti, fan e non, ben sappiamo. Qui gli ingredienti che hanno reso Lupin III un’icona immortale nel mondo dell’animazione sono tutti ampiamente presenti, colonna sonora inclusa, e il nostro consiglio non può che essere quello di fare una capatina in sala per riscoprirne una pagina importante della sua Storia.


La prima avventura per il grande schermo dell’iconico ladro (ora di ritorno nei cinema, in una scintillante versione in 4K grazie a Nexo Digital e Yamato) è anche uno dei racconti più visionari e originali che lo vedono protagonista, figlio di quelle atmosfere surreali e sensuali degli anni Settanta e ricco di suggestioni narrative, che si vanno ad incastrare in una trama “internazionale”. Lupin e la sua banda girano infatti mezzo mondo nella loro disfida contro il potente e misterioso Mamo, con la bella Fujiko al solito quale figura scatenante delle rocambolesche situazioni che vedono il Nostro malcapitatamente coinvolto. Squarci visionari e azione pirotecnica, con l’immaginario classico ad ogni modo ampiamente rispettato anche nella contaminazione con spunti più maturi del solito, in una sceneggiatura che non si fa mancare niente ed espande in grande le atmosfere della serie televisiva, trasformando il debutto cinematografico in una sorta di unicum affascinante e da riscoprire.