Astro Bot Anteprima V mensile

Il panorama dei platform è un infinito universo di deliziose e brillanti idee, dove per le azioni più semplici e antesignane del videogioco, come il salto, c’è sempre un nuovo guizzo, un inedito concept. Ed è proprio da una lontana galassia che nasce una delle stelle più luminose e intriganti del genere, che prende forma e vita in primis con un progetto ambiziosissimo su PlayStation 4 da giocare tutto rigorosamente con il PSVR, e poi con una sorta di “tech demo” (le virgolette non sono lì a caso, visto che vale più di tanti cosiddetti tripla A fatti e finiti) pre-installata nella PlayStation 5 per mostrare tutte le incredibili potenzialità e funzionalità del DualSense, il controller ideato da Sony per la sua nuova bianca e gargantuesca ammiraglia, il quale è andato a sostituire l’anziano DualShock. Un pad che aspetta solo di essere sfruttato a dovere nelle mani delle giuste menti creative; menti che ritroviamo senza dubbio alcuno in Team Asobi, attualmente al lavoro sul nuovissimo Astro Bot, in uscita il prossimo 6 settembre in esclusiva PS5.

Astro Bot
Questa potrebbe essere probabilmente l’ambientazione di uno dei primissimi pianeti del gioco.

It’s-a-me, Mari… ehm, Astro Bot!

Se non fossi a conoscenza del suo essere un first party targato Sony e mi mostrassero l’ultimo trailer dell’opera in sviluppo senza dire quale sia la piattaforma di rilascio, riterrei Astro Bot un prodotto Nintendo, e credo questo sia il miglior complimento che si possa fare a un’opera, in particolare modo se si tratta di un platform. La grande N è infatti la massima espressione del game design; regina indiscussa dei platform, da cui lo stesso Team Asobi sembra attingere qualcosa per il suo inedito gioiello. Dopotutto, ci vuole sempre una fonte di ispirazione, un modello da cui prendere appunti (e spunto). Infatti quello che si evince dall’annuncio protagonista del recente State of Play è una varietà infinita di situazioni di gioco, ambientazioni, idee, genio e inventiva che andranno ad accompagnarci all’insegna dell’avventura più pura in mondi bellissimi e colorati che sembra manderanno in escandescenza i nostri amati hardware. L’obiettivo? Ritrovare l’equipaggio dei bot dispersi a seguito della distruzione della Nave Madre PS5.

Un nuovo amico?

Il “mondo” PlayStation

Una delle caratteristiche più intriganti di Astro’s Playroom è che il titolo sia ambientato nella console PlayStation 5, letteralmente all’interno della console, permettendoci così di esplorarla in tutte le sue componenti e affrontare sfide di ogni tipo e difficoltà. Nel nuovo episodio, invece, è il mondo PlayStation a diventare una sorta di equipaggio, con tanto di Nave Madre PS5 e controller DualSense a mo’ di aeroplano con il quale partire alla volta di oltre 50 pianeti per un viaggio che si prospetta oltremodo indimenticabile. È tempo, insomma, che il piccolo assaggio vissuto al day one di PS5 si tramuti ora nella succulenta pietanza che tutti stavamo aspettando e che ci darà modo di scoprire ulteriormente quante e quali chicche regalerà l’implementazione del DualSense tra nuovi poteri, battaglie con boss giganteschi e situazioni incredibili che risveglieranno il videogiocatore nostalgico che è in noi.

Astro Bot
Uno dei giganteschi boss che affronteremo durante l’avventura.

Così tanto per un platform?

Ciò che più mi secca da diversi anni a questa parte sono le continue lamentele sui vari social e sui siti specializzati riguardanti il prezzo dei platform; e non è la prima volta che nasce una polemica sul tema (ricorderete tutti la querelle su Crash Bandicoot 4: It’s About Time). Sebbene la questione non sembri toccare Nintendo, i cui prezzi viaggiano leggermente più bassi, 70 euro vengono visti come una cifra eccessiva da investire per un prodotto del genere, come se ci fosse una percezione distorta del medium che porta a fraintendere il valore di tali opere, quando invece parliamo di un genere che esiste sin dall’alba dei tempi. Probabilmente parte del problema è anche nella stampa di settore che parla dei videogiochi come prodotti che possono essere venduti un tanto al chilo, ma V prende le distanze da questa visione del videogioco come bene di consumo. Se c’è invece un fattore che andrebbe assolutamente compreso e sottolineato, è che dovremmo gioire del fatto che esperienze atipiche quella quella proposta da Astro Bot continuino a essere prodotti. Questi titoli, per il sottoscritto e non solo, rappresentano e rappresenteranno sempre l’emblema del videogioco nel suo concetto più puro. Un grazie, dunque, a Team Asobi che ancora crede, assieme a pochi altri, in questo tipo di espressione del linguaggio videoludico.

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