Dragon Age: The Veilguard Anteprima V mensile

BioWare rientra di diritto nel novero degli studi che nell’ultimo quarto di secolo hanno reso i videogiochi ben più che un passatempo, e gli RPG videoludici qualcosa che non si limitasse a inserire elementi da D&D all’interno di meri adventure o dungeon crawler. Purtroppo, però, è diventata anche l’antesignana di quei “mostri sacri” che faticano a reggere il loro stesso passo, diventando l’ombra di quel che erano un tempo. Dragon Age: The Veilguard, in questi tempi assai complessi per l’industria, è una scommessa ardua che potrebbe segnare in modo indelebile il destino della compagnia; ed è interessante (ma per certi versi anche preoccupante) scoprire che il tanto atteso quarto capitolo della saga sia molto diverso da come ce lo aspettavamo.

Dragon Age: The Veilguard
Il paesaggio di Minrathous cattura l’attenzione, con le sue molteplici luci e insegne illuminate tramite tecnomanzia.

Dragon Age: squarciare il velo

Lo sviluppo di The Veilguard prosegue, a fasi alterne, da quasi dieci anni, ovvero un’infinità: molte cose sono cambiate e si sono avvicendate, sul mercato e all’interno della stessa BioWare, ma qualcosa sembra non cambiare mai, ovvero l’accento sull’importanza della storia e, soprattutto, dei personaggi che lo popolano. In questo nuovo capitolo, da quanto si è compreso, c’è un focus se possibile ancora più mirato sui componenti del party e sui villain principali, con gli elementi RPG che danno il meglio durante la costruzione del personaggio protagonista (che può partire da zero e diramarsi in mille svolte sia estetiche, sia di background) e dell’evoluzione del suo rapporto con gli altri personaggi di peso. Il teaser trailer con Varric e Lace fa un ottimo lavoro nel mostrare quanto carismatici siano gli eroi proposti in questa epopea, e al contempo anche gli intenti del rinnovato design, intento a svecchiare tutto, spiazzando i fan della vecchia guardia. L’impressione è stata confermata dal primo gameplay pubblico, che ha ricordato molti action-RPG degli ultimi anni, più che un nuovo Dragon Age. Character, monster e ambient design sono molto accattivanti, ma anche accomodanti rispetto ai gusti attuali del pubblico, in alcuni casi anche un po’ distanti dal passato, un po’ come quando nelle saghe cinematografiche si nota pesantemente lo stacco del cambio di regista tra un capitolo e l’altro, e con esso anche l’avvicendarsi di maestranze. I toni, nonostante le tragiche implicazioni di trama, sono smorzati, meno seriosi e più stylish, con dialoghi nelle intenzioni brillanti e una inattesa vena spettacolarizzante.

La pausa tattica consente di impartire ordini ai companion e studiare i punti deboli del nemico.

Un Action RPG dal cuore tattico? 

BioWare assicura che il sistema di gioco sarà particolarmente profondo, tuttavia quanto visto nel gameplay trailer rafforza l’impressione di un battle-system votato all’azione, con attacchi in tempo reale concatenabili e schivate. A quanto pare si potrà controllare direttamente solo il protagonista, mentre gli altri personaggi del party (sette in tutto) fungono da spalla, mossi autonomamente dalla CPU ma “indirizzabili” tramite comandi indiretti; chi non sarà sul campo di battaglia sarà diversamente affaccendato e, esattamente come nelle sezioni di dialogo ed esplorazione i rapporti pregressi influenzano le situazioni, in combattimento i legami fra i personaggi dovrebbero farsi sentire. Per assurdo, molti elementi puntano in direzione dei due capitoli del remake di Final Fantasy VII, ipotesi che suona molto strana, ma… all’atto pratico, molte sono le similitudini dentro e fuori l’arena di combattimento, pausa tattica leggera e mappa semi-open comprese.
Parlare di derive action e/o commerciali ci sembra prematuro, per quanto innegabilmente siamo a un punto di svolta: a tempo debito, saggeremo l’effettiva profondità dei meccanismi di gioco e della trama, lasciandoci alle spalle la missione introduttiva che, in questo genere di giochi, è solitamente riduttiva rispetto all’opera nel suo complesso. Fino ad allora, potremo solo fantasticare sull’espansione dell’azione al di fuori dei binari previsti, su quanto la trama sarà diramabile e se ci sarà spazio per espansioni future.

Sotto il profilo squisitamente tecnico, Dragon Age: The Veilguard vince ma non convince: belle le ambientazioni, per quanto la tecnomanzia imperante a Minrathous sia un po’ spiazzante nel contesto della saga. Ad ogni modo, a livello di design e definizione non c’è davvero di che lamentarsi. Ritroviamo inoltre grande carisma nei personaggi, molto ben modellati e con un design moderno. Le animazioni purtroppo non convincono sempre, soprattutto quelle dei mostri, ma stiamo pur sempre valutando un prodotto non finito, quindi c’è spazio per migliorie e visioni più approfondite e vaste.

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