Monster Hunter Stories Collection Recensione V mensile

Monster Hunter è una saga che non ha di certo bisogno di presentazioni, ma per tutti coloro rimasti lontani dal mondo vi basti sapere che si tratta di una serie targata Capcom nata nel 2004 sul leggendario monolite nero (la PS2) con il primo, omonimo capitolo che ha dato il la a una folta schiera di cacciatori di mostri provenienti da tutto il mondo e super appassionati di questo brand. Dopo svariati episodi rilasciati sulle più disparate console, Capcom ha pensato bene di creare degli spin-off di vario genere, e tra questi spicca senza dubbio il duo composto da Monster Hunter Stories (3DS) e Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin (Switch), che proprio di recente sono stati rilasciati in un pacchetto che li contiene entrambi su PlayStation 4 (ognuno scaricabile però dal suo apposito client). 

Esplorando una delle prime aree del gioco che già mostra un’estetica migliore.

Tra caccia e gioco di ruolo giapponese

L’elemento che contraddistingue Monster Hunter Stories dalla serie classica sta proprio nel proporre al giocatore la tipica esperienza da J-RPG catapultata però nel suo universo e con tutti gli stilemi riadattati per l’occasione. In termini di struttura, non può non riportare alla mente i collectible in stile Pokémon, sebbene sia necessario ricordare che questa tipologia di giochi deve tutto alla serie MegaTen (ovvero Megami Tensei) e che il primissimo titolo a sfruttare tale formula fu Dragon Quest con il bellissimo quinto capitolo (seguirono poi tantissimi altri, uno tra questi fu Lufia 2: Rise of the Sinistrals). C’è da dire che questo tipo di esperienza da “catturali tutti” ben si sposa con Monster Hunter, tuttavia i combattimenti action vengono qui sostituiti dai classici a turni, implementando una meccanica in salsa morra cinese con i parametri potenza, tecnica e velocità al posto di sasso, carta, forbici. L’impostazione e la componente narrativa di entrambi i capitoli richiama in tutto e per tutto i giochi di ruolo giapponesi non facendosi mancare level up, esplorazione, missioni secondarie, siparietti comici, segreti e appunto la cattura dei mostri, i quali torneranno utili in battaglia e non solo. L’avventura funziona e sa regalare persino i suoi momenti di intensità emotiva, sebbene il battle system si riveli alla lunga piuttosto ripetitivo e ridondante, ma per fortuna il loop di cattura dei mostri stuzzica il videogiocatore a provare sempre strategie nuove in battaglia. D’altronde è proprio come con la serie principale: si entra in un loop di azioni continue e se non  si è predisposti ad accettarlo è difficile poter apprezzare le due opere. Chiaramente, Monster Hunter Stories 2 migliora quanto fatto di buono dal primo capitolo, aggiungendo le sue chicche e alcune novità, seppur il viaggio nei panni del Rider possa dare quella sensazione di già visto, considerando che i due giochi hanno molti punti in comune ed escludendo gli appassionati più puri, potrebbe essere consigliabile affrontare solo uno dei due (e suggerirei Wings of Ruin), a meno che non li si affronti a distanza di molto tempo l’uno dall’altro.

Con Wings of Ruin la situazione migliora non poco.

Monster Hunter Stories Collection: cosa cambia?

Le differenze sostanziali si intravedono ovviamente confrontando la versione 3DS con quella attuale PS4 (disponibile pure su PC e Switch), mentre il secondo non differisce molto rispetto alla console ibrida Nintendo, sfoggiando risoluzione, frame rate e colori migliori, ma nulla di così eclatante. Tuttavia si percepisce pure che il riadattamento del primo Stories sia stato realizzato con molta pigrizia, basti vedere la pessima riproposizione della mappa che nell’originale è presente sul touch screen. Ecco, sembra quasi appiccicata a schermo, coprendo non poco il campo visivo (la nasconderete spesso) e questo vale per tutti i menu che non sono stati perfezionati con la dovuta cura. Il passaggio dalla piccola portatile della Grande N alle console attuali è caratterizzato da un aumento della risoluzione e ad un perfezionamento delle texture, ma non aspettatevi un miracolo tecnico; è stato semplicemente svolto il classico compitino. C’è di buono che è comunque comodo ritrovarsi questi due graziosi titoli a portata di mano sulla stessa piattaforma e a volte basta poco per accontentarsi, nonostante si potesse fare molto di più. Remastered/porting a parte, lo stile grafico delle due opere rimane comunque piacevolissimo, tanto che persino l’editor del personaggio, nella sua semplicità, ci permette di creare dei volti piuttosto carismatici. Non da meno il lavoro musicale che ci accompagna nel corso dell’avventura con una colonna sonora di tutto rispetto, svolgendo il suo dovere sapientemente. La varietà delle ambientazioni dei due mondi fa il resto; rimane solo il rammarico sul fatto che questa riproposizione poteva essere un’ottima occasione per enfatizzare ancora di più i due spin-off.

Monster Hunter Stories Collection
Lo stesso vale con gli scenari di battaglia, molto più ricchi.

Conclusioni

Il pacchetto di Monster Hunter Stories rilasciato per PS4 e compatibile con PS5 è il miglior modo per vivere queste due esperienze su console, sebbene affrontarle una dietro l’altra potrebbe risultare un po’ pesante se teniamo in considerazione le ovvie similitudini ludiche del duo in questione. Ma prese con la dovuta leggerezza, ne vale comunque la pena.

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