Stranger Things 5

Il finale di Stranger Things spezza il cuore anche a Hideo Kojima: il messaggio emozionante del creatore di Metal Gear

Il finale di Stranger Things ha lasciato il segno in milioni di spettatori in tutto il mondo, ma tra chi è rimasto profondamente colpito c’è anche una vera e propria leggenda dell’industria videoludica: Hideo Kojima. Lo sviluppatore giapponese, noto per la sua passione sconfinata per cinema e serie TV, ha condiviso sui social un lungo e toccante messaggio dedicato alla conclusione dello show Netflix, rivelando quanto Stranger Things abbia avuto un impatto personale nella sua vita.

Kojima racconta che Stranger Things non è stata per lui una semplice serie TV, ma un vero punto di riferimento emotivo. Il suo debutto nel 2016 coincide infatti con uno dei periodi più complessi della sua carriera: l’uscita da Konami, l’inizio della sua indipendenza creativa e una fase segnata da ansia e solitudine. È proprio in quegli anni che Kojima scopre le piattaforme streaming come nuovo mezzo narrativo, trovando nella cittadina di Hawkins, in Eleven e negli altri protagonisti una fonte di conforto e motivazione. Guardare i personaggi crescere, affrontare le proprie paure e andare avanti, è diventato per lui uno specchio del proprio percorso personale nel “mondo reale”.

Nel suo messaggio, Kojima sottolinea come la fine di Stranger Things non rappresenti una separazione definitiva. Richiamando il ruolo simbolico di Dungeons & Dragons, presente sia all’inizio che alla fine della serie, il game designer spiega che le storie continuano a vivere dentro di noi. Finché ricordiamo quei personaggi e quel mondo, possiamo sempre “tornare a Hawkins”, creare nuove avventure nella nostra mente e continuare il viaggio. Un’idea che rispecchia perfettamente la sua visione della narrazione, da sempre fondata su memoria, connessioni e interpretazione personale.

Non è raro vedere Kojima commentare film, musica o serie TV, ma raramente si era spinto a un messaggio così lungo e intimo. Un segnale di quanto Stranger Things abbia lasciato un’impronta profonda anche su una delle menti creative più influenti degli ultimi decenni. Il viaggio è finito sullo schermo, ma, come suggerisce Kojima, le storie migliori non smettono mai davvero di esistere. Finché qualcuno le ricorda, sono sempre “qui”.

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