Pathologic 3 Recensione: non puoi salvarli tutti

Pathologic 3

Non è e non vuole essere un gioco indicato per tutti. Pathologic 3, anche privato della sua componente fondamentale – l’appartenenza al genere horror survival/psicologico – è un gioco che per funzionamento e meccaniche si rivolge esclusivamente a quei gamer più caparbi e in grado di superare ostilità impreviste con lucidità e rapidità di pensiero. Abbiamo vestito i panni di Daniil Dankovsky, medico ossessionato dall’idea della morte che si reca in uno sperduto villaggio dove si sospetta viva un uomo che non può morire. Abbiamo seguito la storia di Daniil e siamo pronti a parlarvene in questa recensione.

Annunciato a fine 2024 e anticipato dalla demo “Quarantine” – la demo uscita a metà 2025 – Pathologic 3 è arrivato negli store a partire da questo 9 gennaio 2026. È disponibile su PC, PlayStation 5 e Xbox Series X ed S. Noi lo abbiamo giocato su PC utilizzando una scheda video NVIDIA GeForce RTX 5060Ti e processore Intel Core i7-14700. Stando alle note pubblicate da Ice-Pick Lodge, per giocare al titolo sono comunque sufficienti un processore i3 (o un Ryzen 5) e una GTX 960. Abbiamo deciso di mantenere comunque le impostazioni grafiche su “medie”. Così facendo, possiamo già anticiparvi che il gioco ci ha offerto ottime prestazioni e non abbiamo riscontrato problemi o glitch degni di nota. Fatta questa doverosa premessa possiamo cominciare la recensione vera e propria.

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Daniil Dankovsky è un medico della capitale

Pathologic 3: Daniil Dankovsky, per servirvi

Ci troviamo nell’est Europa alla fine del 19esimo secolo. Daniil Dankovsky è il giovane medico a capo di Thanatica, uno studio di ricerca il cui obiettivo è studiare, capire e sconfiggere la morte. Un giorno Daniil viene invitato a raggiungere una sperduta cittadina della steppa con l’allettante prospettiva di studiare un caso singolare, Simon Kain, che si dice essere immortale. Arrivato sul posto, però, nota immediatamente qualcosa di strano. Gli abitanti sono parecchio diffidenti nei suoi riguardi. Di Simon nessuna traccia. Anzi, stando alla ricostruzione che Daniil riesce a fare pare proprio che l’immortale non abbia tenuto fede alla sua nomea e sia deceduto poco prima che il medico giungesse in città.

È da qui che parte il dipanarsi delle vicende che ci condurranno attraverso l’intera esperienza. Al terzo giorno di permanenza nella cittadina scoppierà una strana epidemia, Sand Pest la chiamano gli abitanti del villaggio. Pare inoltre che non sia la prima volta che accade una cosa simile. Già cinque anni prima, capiamo dai dialoghi coi personaggi, un simile male aveva colpito decimando la popolazione. Solo l’intervento dell’allora governatore – che aveva fatto ricorso a decreti duri e stringenti – aveva evitato il totale annichilimento della cittadina. Questa volta, però, toccherà a noi trovare il modo di arginare i contagi ed evitare che la popolazione muoia a causa della malattia. Daniil dovrà fare i conti anche con un altro problema: la forte superstizione che aleggia nel tessuto cittadino e fuori. Non sono pochi a credere che la malattia non sia altro che il maleficio della misteriosa creatura nota come Shabnack. Che abbiano ragione loro?

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La notte porta consiglio?

Indagare il passato per correggere il presente

L’intera storia di Dankovsky si sviluppa in dodici giorni. È questo il lasso di tempo che intercorre tra il suo arrivo in città e l’epilogo della vicenda. Ice-Pick Lodge, però, ha deciso di non optare per una narrazione perfettamente lineare. Terminato il prologo – che ci fornisce la prima infarinatura circa le vicende da venire – verremo subito introdotti a una narrazione che non segue affatto i dettami canonici. Dopo avere recuperato gli oggetti che ci sono stati sottratti in stazione (il microscopio e un prototipo di aerosol utile per disperdere i contaminanti nell’aria), verremo catapultati direttamente in una scena ambientata post epilogo.

Siamo sotto inchiesta. L’investigatore che ci sta interrogando sostiene che abbiamo tentato di abbandonare la città al suo destino andandocene al quinto giorno e per questo siamo stati arrestati. Si tratta in realtà di un espediente utile a introdurre quella che è forse la meccanica più interessante e distintiva dell’intero gioco: il riavvolgimento temporale. Sebbene altre opere abbiano già in passato proposto il concetto, in Pathologic 3 potremo intervenire sulle azioni passate, ma scoprire l’esito del nostro operato solo in seguito. Continuando a esplorare e a interagire coi personaggi verremo a conoscenza di eventi chiave che si sono verificati in momenti antecedenti come la morte di un particolare NPC che noi dovremo prevenire o altre simili evenienze. È in questo, dunque, che risiede il cuore dell’esperienza con Pathologic 3: conoscere il passato per prevenire e correggere il presente e il futuro.

Gli abitanti della steppa sono ancorati ad antiche superstizioni

Medico e politico pro tempore

La situazione della cittadina precipiterà abbastanza in fretta a partire dal terzo giorno. Procedendo nell’avventura, Daniil, unico medico a disposizione, verrà investito di poteri speciali. Nei fatti ricoprirà la carica di sindaco pro tempore, con il compito di emanare decreti atti a contenere il contagio. Applicare coprifuoco o istituire ronde e punizioni si presentano come soluzioni allettanti ed efficaci nel breve periodo, ma non bisogna dimenticare che il gioco funziona per azione-conseguenza. Non sarà raro optare per una soluzione e rimpiangerla in seguito con lo scoppio di una rivolta in uno o più quartieri sottoposti a quarantena. Considerato poi che tali luoghi andranno attraversati per il completamento della quest principale, ci sarà di che preoccuparsi. Oltre che le possibili rivolte bisognerà tener da conto anche la diffusione della malattia e, soprattutto, la pericolosa creatura nota come Shabnack, che a un certo punto comincerà a darci la caccia.

Daniil è però prima di tutto un medico. L’istituzione di un ospedale improvvisato nella periferia servirà al giovane bachelor un luogo da dove poter studiare la progressione del malanno. Già nel corso del prologo verremo introdotti ai principi delle diagnosi mediche. All’interno di Pathologic 3, infatti, avremo la possibilità di interrogare e visitare i pazienti, oltre che esaminare anche oggetti accessori, così da potere determinare la malattia che li ha colpiti. Non avremo modo di sapere immediatamente se la nostra diagnosi è corretta però. Per quello bisognerà attendere il giorno successivo. Ogni misura adottata può contribuire al contenimento della malattia, ma è chiaro che a un certo punto dovremo scendere a patti con un fatto tanto banale quanto terribile: non è possibile salvare tutti.

I decreti di Daniil potrebbero salvare vite, o spezzarne altre

La vita è un pendolo…

Come anticipato dalla demo, il sistema di stamina del gioco precedente è stato sostituito da un più pressante sistema di salute mentale. Daniil oscillerà costantemente tra stati di apatia e stati di frenesia che ne condizioneranno le azioni. Raggiungere un estremo – in un caso o nell’altro – conduce immediatamente alla morte del protagonista. Uno stato depressiva indurrà Daniil a indirizzare la pistola verso di sé, mentre una eccessiva frenesia ci farà collassare al suolo dopo un arresto cardiaco. Nel mondo di Pathologic 3 esistono naturalmente risorse necessarie per condizionare questo stato: farmaci, droghe, caffeina e tabacco possono aiutare Daniil a distendere i nervi o a concentrarsi meglio. Anche l’interazione con alcuni elementi dell’ambiente o alcune risposte nei dialoghi possono aiutare. La tendenza verso uno stato o l’altro, come detto, influenzerà il comportamento di Dankovsky. Nel caso ad esempio di una eccessiva frenesia o apatia non sarà possibile rivolgere la parola a personaggi chiave. Cambierà anche la velocità dei movimenti e la capacità di pensiero di Daniil, rappresentata nella modalità “concentrazione” come pensieri in HUD.

Questo ci conduce a due elementi fondamentali. Il primo è la scarsità di risorse a disposizione e la limitatezza dell’inventario. Dato che il gioco non è altro che un survival horror, la scarsità di risorse a disposizione sarà certamente un elemento di cui tenere conto. Nelle primissime ore soprattutto ci si potrebbe trovare davvero impantanati in situazioni spiacevoli – mi è capitato intorno alla terza o quarta ora di gameplay – dalle quali non sarà affatto facile uscire. La meccanica di salti temporali funziona inoltre con una certa coerenza ludica: Daniil ripercorre in sostanza i giorni con la sua mente nella stanza dell’interrogatorio, ciò vuol dire che il suo inventario viene svuotato a ogni viaggio. Unico modo per salvare un po’ di risorse è quello di stiparle nei vari orologi a pendolo presenti in giro per il mondo.

Veniamo allora al secondo elemento, il più importante: il funzionamento della morte, tema portante dell’intera esperienza. Nel gioco non esiste una vera e propria morte definitiva. O meglio, c’è, ma può essere rinviata. Sofisticata metafora della professione medica o semplice giustificazione narrativa per i checkpoint? Un po’ dell’uno e un po’ dell’altro. Raccogliere l’elemento noto come Amalgalm (rompendo specchi, ma anche con altre azioni) ci permette di accedere – dopo la morte – a una specie di dimensione onirica attraverso la quale ripartire. Ogni risveglio consumerà un po’ di questo fondamentale elemento che, una volta prosciugato, condurrà al game over. 

Rompere specchi: fondamentale per rinviare il game over

In conclusione: Pathologic 3 è un passo avanti per la serie?

Ice-Pick Lodge si è certamente sforzata di realizzare un videogioco che fosse più accessibile dei precedenti con l’introduzione di meccaniche che permettono di “correggere” gli errori di Daniil e correre così ai ripari in caso di bisogno. La scelta inoltre di eliminare la “stamina” che avevamo visto nel secondo capitolo (fame e sete di Artemy), la nuova barra della “sanità mentale” da tenere in equilibrio tra apatia e mania risulta ancora molto vincolante per Daniil e quindi per noi.

L’indagine di Dankovsky si presenta come intricata, piena di possibili svolte e risvolti che rischiano di disorientare i videogiocatori meno avvezzi al genere. Ice-Pick Lodge ha preso ciò che funzionava dai precedenti giochi e lo ha approfondito per offrire quella che è – al momento – la più completa esperienza nel mondo di Pathologic. Nel complesso, Ice-Pick Lodge ha messo insieme una esperienza che da un lato rispetta i canoni del survival-horror psicologico (poche risorse e una creatura ineffabile che lurka nell’ombra), dall’altro mette nello stesso calderone elementi da simil gestionale che rallentano un ritmo già di per sé non frenetico.


Pathologic 3 non è un gioco destinato a tutti. Anzi. Le prime ore possono addirittura risultare respingenti pure per gli appassionati del genere. Ice-Pick Lodge ha deciso di proseguire sui punti forti della serie offrendo un gioco a metà strada tra il survival-horror psicologico e il gestionale. L’atmosfera è suggestiva, le novità interessanti, ma il ritmo già non frenetico è rallentato dalla componente gestionale, da dialoghi che si svolgono come muri di testo, dalla presenza – massiccia – di load screen, dalla tediosa meccanica delle diagnosi sui pazienti. L’indisponibilità della lingua italiana anche per i testi appesantisce ulteriormente un’esperienza che non brilla certo per ritmo, specie nelle prime ore.