Quarantine Zone The Last Check Recensione: “Io sono… il controllore!”

Quarantine Zone The Last Check Recensione

Quanti videogiochi ci mettono nei panni di un povero cristo impegnato a sopravvivere a un’apocalisse zombie senza precedenti? Tantissimi, non ai livelli di qualche anno fa ma comunque molti. E in quanti di questi le autorità vengono dipinte come “i cattivi della situazione”? Innumerevoli, al punto da essere diventato uno dei cliché più replicati nella storia di questo genere, assieme al suo corrispettivo cinematografico. Ebbene, Brigada Games e quei pazzi di Devolver Digital ci invitano a esplorare un vero e proprio ribaltamento di prospettiva con Quarantine Zone: The Last Check, un insolito gestionale in cui ci ritroveremo a coordinare le operazioni di un checkpoint sanitario durante una pandemia globale incurabile. Come sarà andata? Brigada Games potrà procedere verso la zona sicura oppure verso una sfortunata quarantena? Scopriamolo!

Quarantine Zone The Last Check Recensione
Keyart ufficiale del gioco

Un ultimo check per salvare l’umanità

Parlare di una vera e propria narrativa nel caso di Quarantine Zone: The Last Check sarebbe ingiusto nei confronti dello scopo generale del gioco: proporre un titolo “da stream” in cui il gameplay loop infinito la fa da padrone, lasciando poco spazio a storie da raccontare. Al contrario, la campagna principale del titolo non è altro che un enorme tutorial per ciò che verrà dopo, risultando al tempo stesso la parte più bilanciata a livello di pacing e struttura. Dopo un’introduzione che mostra una panoramica generale di ciò che ci aspetta — migliaia di demoni affamati di cervelli e carne umana che dominano una metropoli allo sbando — il nostro compito è controllare ogni singolo potenziale sopravvissuto e garantire la conservazione della vita umana all’interno di uno scenario disperato, in cui una cura per questo virus incontrollabile non sembra raggiungibile. Una crisi non solo sanitaria, ma anche umanitaria.

Come addetti al checkpoint, avremo a disposizione cinque giorni di tempo per accogliere un determinato numero di sopravvissuti incolumi e indirizzarli verso due destinazioni: l’ambito militare, dove potranno ampliare le mura difensive, oppure il team medico-scientifico, dedicato alla sopravvivenza della specie umana. In caso contrario, i nostri superiori non ci penseranno due volte a spedirci nella zona di liquidazione e terminare il nostro rapporto di lavoro in modo rapido, definitivo e soprattutto doloroso. Un fattore che, seppur nella sua immediatezza lascia poco spazio alle interpretazioni, spiazza per la sua disumanità nel momento in cui prendiamo il ruolo di giudice, giuria e boia dei civili. Non mancheranno ovviamente gli imprevisti, e come vedremo nelle prossime sezioni, su questo frangente il team di Brigada Games si è dimostrato piuttosto fantasioso nell’inventarsi contesti assurdi e personalità che — pur nella loro casualità — riescono a strappare almeno una risata. Ma, ovviamente, il tutto finisce lì: non c’è un vero e proprio punto d’arrivo specifico o interessante, solo una conclusione della campagna che non mostra particolari profondità degne di nota — e, in fondo, non mi aspettavo che ci fossero. Il focus principale di Quarantine Zone: The Last Check è un altro.

Quarantine Zone The Last Check Recensione
“Signore, vi giuro che non so come ci è finita dentro”

Quarantine: The Last Checkpoint of Defense

Gameplay alla mano, Quarantine Zone: The Last Check è un gioco in cui l’apprendimento della routine rappresenta tutto: il cuore dell’esperienza è suddiviso in tre strati. Tutto parte dall’ambito gestionale, nel quale si deve fare in modo che ogni reparto del campo di sopravvivenza sia non solo rifornito di cibo, medicinali, posti letto, carburante ed energia elettrica, ma anche che ogni struttura riesca a tenere il passo con l’aumento dei contagi: assicurarsi che la base possa difendersi in modo adeguato con linee di difesa automatiche, forze militari e un laboratorio dove analizzare nuovi casi e sintomi. Tutti gli upgrade e i rifornimenti possono essere effettuati spendendo il giusto quantitativo di denaro ma soprattutto punti ricerca, ottenibili soltanto attraverso una performance lavorativa eccellente ai controlli, dove occorrerà scegliere il destino dei vari individui in cerca di rifugio. Durante questa fase è importante avere un occhio attento ai dettagli, sfruttando i vari strumenti forniti durante i controlli, che aiutano il giocatore a individuare i sintomi del virus: occhi stanchi e sfiniti, congiuntivite, espressioni aggressive e temperature corporee irregolari — tutti elementi di diversa gravità che possono portare a un responso positivo e al salvataggio dell’individuo oppure all’eliminazione dell’infetto nel momento in cui uno o più sintomi gravi si manifestano.

E, nel caso in cui i sintomi dovessero rivelarsi preoccupanti ma non definitivi, si può sempre confinare qualcuno all’interno della cella di quarantena per ulteriori controlli nei giorni seguenti… oppure incenerirlo e insabbiare tutto. Scelte che possono influire non solo sul morale della base ma anche sui guadagni, causando spese impreviste e minori possibilità di sopravvivenza, non solo durante il giorno ma anche di notte. Certo, gli imprevisti — come un invasato omicida, un contrabbandiere che introduce materiale infetto nella base, un blackout o magari un civile un po’ troppo aggressivo — sono all’ordine del giorno. Nulla che un proiettile o una rapida epurazione non possano sistemare, rispetto a ciò che vive oltre la barricata e che, di tanto in tanto, proverà a entrare. In quel momento il giocatore ha accesso all’ultima fase di gioco di Quarantine Zone: The Last Checkpoint: un tower defense, a dirla tutta, piuttosto basilare, in cui viene dato un singolo input — l’uso di un mirino controllato con mouse o gamepad — e tre tipi di munizioni (proiettili, missili e bombe) da lanciare contro i non morti, oltre a una skill speciale in grado di generare una “pioggia di fuoco” per ripulire le orde in arrivo. Il risultato complessivo di questo trittico è un gameplay loop che fa egregiamente il suo dovere, senza andare troppo in profondità o complicarsi troppo. Anzi, forse dà il peggio di sé quando prova a farlo.

Quarantine Zone The Last Check Recensione
Ogni sintomo del virus potrà evolversi e variare a seconda del paziente, starà a noi individuare, analizzare e smistare i casi più gravi e mandarli in liquidazione

“Avanti il prossimo!”

Piuttosto che concentrarmi sulla componente tecnica del titolo, che francamente lascia un po’ il tempo che trova tra una qualità delle texture leggermente sotto la media dei titoli venduti a prezzo budget ed una stabilità del software altalenante e che non si è risparmiata nel proporre bug visivi in grado di minare l’esperienza di gioco, preferirei dedicare quest’ultima sezione della recensione alla seconda modalità di gioco presente in Quarantine Zone: The Last Check. Oltre alla campagna di 25 giorni, attraverso la Modalità Senza Fine è possibile avviare una run che prevede non solo una durata pressoché infinita, ma anche lo sblocco automatico di tutti gli strumenti fin da subito, senza però gli upgrade alla tabella dei sintomi e dell’intera base.

Una modalità che, sulla carta, si propone come un’ottima idea per estendere il loop di gameplay — e magari proporsi come un passatempo rilassante o un titolo da portare in streaming — ma che si scontra con un bilanciamento piuttosto infelice. Nei primi giorni porta infatti il giocatore a macinare orde su orde di civili nelle ricerche del laboratorio, per sbloccare la maggior parte dei sintomi e poter effettuare controlli precisi e produttivi in termini di risorse. Qualsiasi altra strategia in questa modalità risulta controproducente e, soprattutto, frustrante, all’interno di un’esperienza flessibile nelle possibilità ma non nel percorso. Un vero peccato, soprattutto nel momento in cui magari un giorno chi è rimasto convinto o intrigato dai vari video del proprio streamer preferito sul gioco vorrà ripescarlo ed utilizzarlo come un “macabro strumento di relax”.


Quarantine Zone The Last Check ha sicuramente centrato uno dei suoi propositi, ossia quello di proporre un titolo che riesce ad ingaggiare il giocatore all’interno di una routine pressoché infinita all’interno di uno scenario accattivante come il sempreverde scenario apocalittico, mettendolo dentro dei panni atipici per il genere e suscitando per i primi minuti sensazioni contrastanti dal punto di vista morale a causa delle scelte intrinseche nel loop di gameplay, per poi trasmettercele a causa di alcuni errori nel design del titolo che lo tirano un po’ giù. Sia per un’estetica e dettaglio grafico non proprio esaltanti oppure per un bilanciamento di gioco tutt’altro che ben pensato, il titolo di Brigada Games riesce a risultare divertente ma non “eterno” come probabilmente sperato. Sicuramente un update di ribilanciamento potrà risollevare quell’unico grande difetto che mi sento davvero di sottolineare come un grosso errore, ma al tempo stesso riconosco che giochi come questo nascono e muoiono poco dopo la loro uscita anche a causa della loro natura da “titolo da streamer/youtuber”, per poi ogni tanto riapparire dentro i carrelli di Steam durante uno dei loro periodi di sconti.


Game Designer e scrittore, alla fine si è deciso ad aggiornare la propria bio dopo 50 anni di muffa. Perché va bene l'essere "cresciuti a pane e Tekken 2", ma a una certa arriva il momento di "voltare pagina". Non chiedetegli quale sia il suo Final Fantasy o gioco Mega Ten preferito: non ne uscireste vivi!