Parasite Mutant Provato: l’eredità del cinematic-RPG di Square

Parasite Mutant
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Parasite Mutant e noi videogiocatori di lunga data lo sappiamo da un po’ ormai: gli anni ’90 e primi del 2000 hanno caratterizzato una fortissima sperimentazione da parte degli sviluppatori, e non solo in termini tecnologici ma anche ludici; non era raro infatti incappare in giochi che si divertivano a sperimentare e mischiare determinati contenuti provenienti da più generi, anche quando sembravano non avere niente a che fare tra di loro; un po’ era per differenziarsi e un po’ per seguire il successo di titoli che li avevano preceduti.

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Uno di questi, contraddistinto anche dalla grande identità del suo sviluppatore, era certamente Parasite Eve uscito sulla prima ammiraglia Sony nell’ormai lontano 1997. Influenzato dal successo dell’omonimo romanzo di Hideaki Sena e da quello della saga videoludica di Resident Evil, il titolo iconico di Square-Enix si contraddistingueva nel proporre un survival-horror in chiave JRPGIl primo titolo del brand ricorreva di una storia peculiare, con gran presenza di cinematiche che gli avvalsero la definizione di “Cinematic RPG”, e uno dei combat system più riusciti di quegli anni per il genere, tanto da non venire ripetuto nemmeno dal suo sequel che scelse un gameplay più simile ai generi da cui prendeva ispirazione.

Dopo di lui pochi titoli seguirono la sua strada (uno di questi fu Vagrant Story sempre di Square), nonostante una tipologia di action-JRPG apparentemente più semplice, ma in realtà più profondo e strategico di quello che si andasse a mostrare.

L’annuncio di Parasite Mutant, spuntato fuori come un fulmine a ciel sereno, poteva quindi far pensare che il titolo prendesse ispirazione sì da Parasite Eve, per atmosfera e protagonista (persino per il font del titolo!), ma attingendo dal suo sequel più improntato all’azione. È stata dunque una sorpresa scoprire che in realtà sembrava voler omaggiare in ogni modo possibile il capostipite di quello che ad oggi è uno dei titoli più iconici della prima Playstation.

Scopriamo quindi se il titolo IceSitruuna è riuscito a cogliere come si deve tutte le piccole sfumature che hanno reso Parasite Eve un unicum nel suo genere tra i jrpg e i survival horror.

mutante parassita
Se non fosse per i neon, l’aspetto futuristico e l’estetica poco occidentale potrebbe “quasi” passare per New York. No?

Parasite Mutant: un agente nell’isola del mistero

Il titolo ci porta nei panni di Nova, un agente Psionica incaricata di indagare dei misteriosi fatti avvenuti all’interno di una città su un’isola apparentemente abbandonata dalla popolazione invasa nel frattempo da creature mutanti sconosciute. Sarà l’obiettivo principale scoprire cosa sia successo e risolvere la situazione. Sebbene dal punto di vista estetico l’omaggio al titolo Square è più che riconoscibile, a partire dalla stessa protagonista che fa le veci dell’iconica Aya Brea, Parasite Mutant sembra voler seguire un incipit narrativo più vicino ai classici del genere horror piuttosto che prendere a piene mani dalla sua fonte di ispirazione principale. Anche giocando alla demo le informazioni sulla storia restano piuttosto fumose, ad eccezione di un evento a fine capitolo che fornirà un dettaglio su Nova e la sua natura.

Non ci sono quindi troppi punti di cui speculare a riguardo, sperando di avere qualcosa di più concreto nella versione definitiva del titolo. Sembra comunque un plot intenzionato a rendere onore allo stile di storia e narrazione, a volte anche sopra le righe, dei survival horror anni ’90, sperando che non incappi nelle loro stesse debolezze. L’introduzione piuttosto riduttiva potrebbe essere un importante campanello di allarme. Malgrado i pochi dettagli sul plot narrativo, la demo compensa questa lacuna con un assaggio piuttosto dettagliato di quello che sarà il gameplay, che più del lato estetico è quello che ha aiutato il titolo a meritarsi la nomea di sequel spirituale di Parasite Eve.

Le ambientazioni sembrano essere ampie e variegate

Una lode distinguibile

Partiremo con una Nova munita solo di una Lama di Risonanza, che verrà presto accompagnata anche da una pistola. Sarà infatti possibile utilizzare in tempo reale sia armi da mischia che a distanza in base alle nostre preferenze e necessità. Ciò ha personalmente sorpreso in quanto Parasite Eve rendeva possibile l’utilizzo di molte armi a distanza e solo un’arma da mischia, comunque non utilizzabile contemporaneamente. È intuibile o ci si aspetta perciò che con l’avanzare della storia questa doppia possibilità sia incisiva negli scontri, magari rendendo alcuni nemici sensibili ad un tipo di attacco piuttosto che un altro. Come per il titolo Square, in Parasite Mutant i nemici non saranno visibili sul momento ma appariranno nelle varie schermate a telecamera fissa (ma dinamica) che percorreremo. Saranno incontri casuali, ma non particolarmente invasivi, anche tornando indietro in certi percorsi.

A battaglia iniziata vedremo scorrere l’Active Time Chains, chiamata così proprio per la possibilità di concatenare un tot di mosse. Il primo slot permetterà un attacco normale in melee o a distanza, l’unione di due invece darà accesso all’utilizzo degli oggetti e delle abilità Psioniche di Nova, purché quest’ultima abbia abbastanza punti EP, rigenerati con lo scorrere del tempo. Gli attacchi saranno possibili solo se i nemici si troveranno all’interno del raggio di azione delle armi. Questi sono sembrati poco reattivi e con attacchi a volte facilmente schivabili e a volte inevitabili: l’area stessa di battaglia è sembrata poco o troppo ampia tra uno scontro e l’altro.

Partiremo con due slot, ma i trailer suggeriscono che queste potranno aumentare con l’avanzare del gioco, anche se non è ben chiaro se saranno disponibili con la progressione dei livelli o grazie alle armi e le armature equipaggiate: nei trailer vediamo infatti in certi frangenti in cui Nova sembra avere meno punti vita e più slot, o viceversa. Il potenziale per avere qualcosa di più profondo rispetto alle prime ore giocate ci sono: alcuni oggetti raccoglibili suggeriscono la presenza degli status alterati e, cosa interessante, sempre nei trailer mostrano anche delle altre abilità con effetto ad area ed elementari.

IceSitruuna dimostra un enorme conoscenza e amore per la serie Square, tanto da inserire meccaniche sullo sviluppo del personaggio che erano piuttosto smarribili per un giocatore in erba del titolo del ‘97. Le armi e le armature che troveremo infatti disporranno di statistiche che potranno essere aumentate sia raccogliendo dei consumabili specifici, che daranno punti permanenti a certe caratteristiche, che utilizzando degli attrezzi. Questi ultimi permetteranno di sacrificare un’arma per trasferire le sue caratteristiche in un’altra. Ciò fa pensare che alcune armi ed armature disporranno di abilità uniche che potranno essere trasferire all’equipaggiamento che più ci aggrada, unendole ad altre in base al numero di slot offerti. Come se non bastasse saranno presenti anche i Plus Points, dei punti speciali che otterremo ad ogni avanzamento di livello, investibili per potenziare le singole caratteristiche di ogni arma ed armatura.

mutante parassita
Il tasto “Comando” apparirà al completamento dell’ATC, per le abilità speciali o per l’accesso ai consumabili.

Parasite Mutant: un potenziale rinnovamento

L’esplorazione nella prima ora di gioco è soddisfacente grazie ad una buona ramificazione del level design, e premia piuttosto bene: come insegnato in questo caso da altri survival-horror avremo una mappa che cambierà colore se le ripuliremo da enigmi ed oggetti, che a volte saranno anche ben nascosti dalla vista del giocatore. Il primo enigma trovato si è dimostrato piuttosto semplice, anche grazie alla possibilità di visualizzare i documenti che troveremo durante l’avventura. C’è da considerare però che la mappa a volte sembra mostrare in largo anticipo e con troppa facilità le interazioni chiave per la risoluzione degli enigmi. A sorpresa invece, il menu principale suggerisce la presenza non solo di un obiettivo principale, ma anche di secondari.

Nonostante il palese omaggio Parasite Mutant soffre di alcune lacune che vengono ampiamente superate dal gioco del ’97 anche in maniera piuttosto imbarazzante. Si parte dalla gestione dell’inventario, che oltre ad essere confuso sembra anche non avere limitazioni di spazio, il che uccide del tutto la componente survival. Anche la maggior utilità delle armi melee rischia di mettere a repentaglio l’ansia nella gestione delle munizioni, che almeno nella prima ora di gioco troveremo in abbondanza. Si possono ricaricare le armi fuori dalle lotte, evitando di perdere un turno in battaglia, ma il modo per farlo è risultato poco intuitivo. Infine, nella selezione degli attacchi a distanza non potremo regolare quante munizioni utilizzare su un nemico, se indirizzarle piuttosto su un altro bersaglio o chiudere direttamente il turno: questo rischia di far perdere molti colpi inutilmente dato che a nemico abbattuto le pallottole andranno spesso a vuoto.

Si spera che queste mancanze siano una scelta precisa, in cui si rinuncia alla limitazione delle risorse per poter avere un gameplay più fluido ma sfidante in termini di nemici e danni subiti. Il gioco non offre una selezione della difficoltà e il team di sviluppo promette anche un New Game Plus con una sfida finale da affrontare, su cui magari ci sarà necessità di avere tutte le migliori risorse che avremo raccolto durante la run precedente.

parasite mutant
Le creature mutanti non sembrano essere l’unico ostacolo di Nova.

Un’estetica ignota

Come già accennato, il titolo IceSitruuna fa palese omaggio al titolo Square, a partire dall’estetica di Nova e di alcune delle creature mutate che incontreremo lungo il cammino, sebbene queste a volte sembrano prese di peso anche da altri mostri visti nel panorama della cinematografia, come Alien o La Cosa. Il gioco sceglie però un’estetica anime (forse anche a causa dei precedenti trascorsi del team con questo stile grafico), che cozza un po’ con l’atmosfera adottata per gli ambienti, tanto da renderla abbastanza anonima e poco inquietante. Spesso alcune scelte estetiche delle creature sembrano avere anche poco a che fare le une alle altre, quasi fosse più una limitazione del team che una decisione artistica vera e propria.

Dal punto di vista tecnico invece il Parasite Mutant fa il suo lavoro: la telecamera fissa che si muove in modo dinamico insieme alla protagonista aiuta ad avere una prestazione stabile offrendo comunque effetti atmosferici convincenti, come l’effetto umido della pioggia. Anche l’estetica delle mappe è piuttosto ricca di dettagli, da mezzi schiantati lungo le strade dell’isola a laboratori in preda all’abbandono e il caos, rendono il tutto stimolante all’esplorazione, che non viene ridotta alla sola apertura delle casse.

Molto carina invece l’idea di inserire sia un filtro grafico che riprende l’effetto delle TV a tubo catodico, che quello per rendere personaggi e ambiente più pixellati a richiamo dei titoli 3D di quinta generazione. Anche le musiche rievocano vagamente il grande lavoro fatto da Yoko Shimomura nel ’97, con ampio uso del pianoforte con qualche aggiunta più elettronica. Nonostante ciò le aree più ampie soffrono di alcuni cali di frame, anche se non dovute a momenti concitati ma ha semplici passeggiate e movimenti della telecamera, problema facilmente risolvibile nella versione definitiva. Il team comunque sembra piuttosto attivo sulla pagina Steam al momento, tanto da sistemare un bug che coinvolgeva il corretto scorrimento dell’inventario dopo l’utilizzo di un oggetto e altri piccoli accorgimenti, come alcune difficoltà nel movimento di Nova e crash improvvisi della partita.


Parasite Mutant ha potenziale per essere un buon omaggio, ma con ancora diversi aspetti da migliorare e tanti altri da dimostrare prima di considerarlo un’operazione ben riuscita. L’atmosfera ed estetica fa il suo lavoro ma non spicca particolarmente rispetto alla sua fonte di ispirazione originale, a vantaggio invece di un gameplay che sa, sì di nostalgia, ma con il potenziale e tutte le possibilità per essere più stimolante e aggiornato ai nostri tempi, se reso più profondo, difficile e ampio di possibilità.


 

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