The Alighieri Circle Dante’s Bloodline Provato: l’Inferno è in noi

The Alighieri Circle: Dante's Bloodline
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Non è certo la prima volta che la “Divina Commedia”, l’opera di Dante Alighieri, viene adattata al medium. In passato abbiamo assistito ad operazioni marcatamente revisionistiche dell’opera madre: dalle derive adulte e iper-violente di Dante’s Inferno fino al citazionismo pop della saga di Devil May Cry, sono state proposte alternative adrenaliniche ed action. In entrambi i casi, la Commedia viene ridotta ad un’arena, un pretesto per menare le mani, insomma. Invece ciò che One O One Games — studio romano forte dell’esperienza maturata con il claustrofobico The Suicide of Rachel Foster — sta sviluppando in The Alighieri Circle Dante’s Bloodline, una reinterpretazione dello scritto originale horror-noir, con l’obiettivo di scavare nella psiche umana e nei suoi orrori, con alla base una domanda: e se la Divina Commedia non fosse mai stata soltanto un semplice poema? 

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Abbiamo avuto modo di provare in anticipo una demo del progetto (la quale sarà disponibile a tutti da giovedì 19 febbraio 2026) che ci ha permesso di dare un breve sguardo alla città dolente di One O One Games.

The Alighieri Circle
“L’inferno non è un posto di fuoco; ma uno specchio della tua anima”

The Alighieri Circle Dante’s Bloodline: l’eredità di Dante

Nel 1996, a quasi sette secoli dalla discesa del capostipite, Gabriele Alighieri si ritrova costretto a ripercorrere i passi dei suoi antenati. Ogni trentatré anni dalla prima discesa negli inferi, infatti, il sangue della stirpe viene richiamato da un’antica maledizione: un invito forzato a varcare nuovamente la selva oscura per sprofondare ancora una volta ‘ne l’etterno dolore’ alla ricerca delle pagine perdute della Divina Commedia, unico sigillo in grado di separare la realtà dagli inferi. Tuttavia, la foresta dai sentieri smarriti lascia spazio alla villa, una magione dal forte carattere italiano costruita proprio nel cuore della selva per offrire un precario rifugio alla famiglia Alighieri, custode del terribile segreto: il portale infernale che attende il loro primogenito nei suoi sotterranei.

Un varco che trascinerà il nostro protagonista in un viaggio più personale di quanto non creda, attraverso un inferno che si plasma a sua immagine e somiglianza scavando nei suoi ricordi e paure più recondite, accompagnato solamente da una misteriosa voce guida. La scelta di chiuderci tra le mura di una buia villa alternata ai labirinti della mente sembra voler recuperare la dimensione più intima del viaggio dantesco. L’obiettivo del progetto è chiaramente portare su schermo un horror intessuto da una tensione costante che gioca sulla solitudine e sull’oppressione, quasi a ricordarci che l’Inferno, prima di essere un luogo, è uno stato mentale.

The Alighieri Circle
Una delle rappresentazioni del viaggio originale

Un’ispirata e cupa atmosfera

La demo ci permette di esplorare Villa Alighieri nel suo orrido splendore. Dall’estetica tipicamente italiana, la magione ci racconta di una nobiltà ormai decaduta attraverso i suoi busti e i suoi quadri nell’oscurità delle sue stanze ancora impregnate dal fumo di sigaretta e dei suoi antichi camini. Ad alimentare il senso di isolamento è un comparto sonoro che lavora per sottrazione, dove il costante picchiettare della pioggia contro i vetri funge da barriera acustica tra noi e il mondo esterno. Il silenzio interno è rotto solo da improvvisi cigolii del legno che sembrano provenire dalle pareti stesse, senza una fonte precisa, costringendoci, talvolta, a guardarci le spalle. Non è certo un horror fatto di jump-scare e ansia costante, sia chiaro, ma ha il potenziale di creare angoscia attraverso questi piccoli dettagli uditivi che rendono la villa un organismo vivo e inquietante. Questi primi passi nel gioco sono opprimenti e lasciano il giusto spazio a un comparto tecnico di altissimo livello: la grafica, estremamente curata, punta a un realismo fotografico che valorizza l’atmosfera della narrazione, dai marmi freddi dei busti alle venature del legno antico.

The Alighieri Circle Dante’s Bloodline non rinnega certo le proprie origini. Esiste sicuramente un filo rosso invisibile che collega l’hotel Timberline di The Suicide of Rachel Foster a questa nuova magione: in entrambi i casi, One O One Games sceglie di imprigionare il giocatore in un’architettura che è essa stessa protagonista. Ma il paragone più immediato, oltre ai lavori precedenti dello studio, è senza dubbio con What Remains of Edith Finch. Proprio come nel titolo di Giant Sparrow, la narrazione passa attraverso la lettura degli spazi. Nella Villa della demo questo si concretizza nel ritrovamento di pagine di diario scritte da un’antenata di Gabriele: frammenti opzionali che permettono di approfondire la lore e il passato della stirpe.

The Alighieri Circle
Villa Alighieri, il nostro legame con la realtà

The Alighieri Circle Dante’s Bloodline: un enigmatico inferno

La discesa nei sotterranei promette di svelare la vera natura dell’abisso. L’impatto visivo di questo regno è il tratto più distintivo del progetto: l’ambiente è immobile, di un bianco statuario, come una fotografia distorta del vissuto di tutti gli eredi di Dante. Poiché i ricordi che lo compongono provengono da epoche distanti, dal XIV al XX secolo per la precisione, lo stile architettonico degli inferi si fa specchio di questa frammentazione temporale, facendo convivere elementi classici e medievali con strutture decisamente più moderne. Qui, i ricordi si ritrovano compenetrati in un unico luogo, avvolto da un cielo rosso demoniaco che muta seguendo l’instabilità emotiva di un protagonista tormentato da un trauma represso.

Ad accompagnare Gabriele in questa discesa è una misteriosa voce guida, una presenza eterea la cui identità resta ancora avvolta nel mistero e che sembra conoscere i segreti della stirpe meglio del protagonista stesso. Un po’ come Virgilio fu la guida del sommo poeta Dante, che godette della sua compagnia per 2/3 del suo lungo viaggio.

Oltre all’aspetto artistico, lo studio ha dichiarato che l’intera esperienza poggerà sulla risoluzione di enigmi. Un approccio che abbiamo potuto assaggiare nella demo prima di poter varcare la soglia dell’abisso. Per quanto suggestivo, l’enigma iniziale proposto dal gioco si è rivelato in realtà piuttosto semplice e immediato nella sua risoluzione; si tratta sicuramente di un “enigma di benvenuto”, con la speranza che nella versione completa la complessità dei puzzle ambientali – e non – cresca di pari passo con la profondità della discesa verso gli inferi. Ci aspettiamo dunque che l’Inferno si riveli col tempo una vera sfida intellettuale, dove la progressione dipenda realmente dalla capacità di interpretare i simboli e i segni che circondano Gabriele. Ci auguriamo di trovarci davanti a un viaggio basato sull’osservazione e sulla logica, in cui la comprensione del contesto diventi l’unico strumento per avanzare e portare a termine il rituale, evitando che l’interazione rimanga confinata a compiti puramente accessori.


Questa prima prova di The Alighieri Circle Dante’s Bloodline ha lasciato la sensazione di un progetto ambizioso, che punta tutto sulla potenza dell’atmosfera e sulla qualità della sua direziona artistica. One O One Games sembra aver trovato la chiave giusta per trattare l’eredità dantesca in modo originale, trasformando l’Inferno in un labirinto psicologico che affascina e respinge allo stesso tempo. Tuttavia, è bene sottolineare che la demo si è focalizzata quasi interamente sull’impatto visivo e sul “mood” dell’opera, lasciando ancora avvolto nel mistero il reale spessore del sistema di enigmi, resta quindi da vedere come queste meccaniche verranno declinate sul lungo periodo e se, insieme alla narrazione e l’atmosfera, sapranno mantenere alta la tensione. Se volete giudicare con i vostri occhi, la demo sarà disponibile per tutti a partire da giovedì 19 febbraio: un appuntamento con l’abisso che, per quanto visto finora, sarebbe un peccato ignorare.


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