God of War Sons of Sparta Recensione: dèi si nasce o si diventa?

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Cosa succede quando un grande eroe, un dio vero e proprio, si spoglia della sua aura leggendaria e si “confonde” (ma solo per modo di dire) tra i comuni mortali? Questa è la domanda che si è posto il team di Mega Cat Studios e Santa Monica Studio, e che pone a nostra volta dallo scorso 12 febbraio, quando ha visto la luce il nuovo titolo dedicato a uno dei personaggi più leggendari e amati del mondo Sony PlayStation. Parliamo di Kratos e del suo ritorno (non solo nel remake della trilogia annunciato agli scorsi State of Play) in una versione decisamente non consueta in God of War Sons of Sparta, titolo che si discosta parecchio dal franchise a cui è legato, sia in termini narrativi, che stilistici e temporali. Uscito in esclusiva PlayStation 5, Sons of Sparta arriva soltanto (almeno per ora) sulla console di ultima generazione con un portato stilistico fortemente nostalgico, andando indietro nel tempo sia graficamente, che storicamente parlando nei confronti delle vicende dello stesso eroe. La domanda che dunque ci potremmo porre, partendo da questi primi dettagli, sarebbe: dèi si nasce o si diventa? “Il principe della risata” Totò avrebbe risposto “Io lo nacqui!”; cosa ci dirà invece quello che diventerà il dio della guerra? Lo scopriamo nel corso della nostra recensione dedicata!

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God of War Sons of Sparta
In Sons of Sparta scopriamo come comincia il cammino di un (anti)eroe

God of War Sons of Sparta: 20 anni divini

Facente parte dei prodotti lanciati in occasione del ventesimo anniversario del franchise (ebbene sì, sono già 20 anni che Kratos si arrabbia e fa arrabbiare il resto delle divinità), Sons of Sparta non ha davvero niente a che vedere con tutta la produzione mastodontica Tripla A uscita finora dalle fucine di Santa Monica Studio. Come si diventa quindi “il fantasma di Sparta”? Prima ancora di incontrare il freddo nordico e la cultura finnica, prima ancora di dare inizio a quella serie di combattimenti furiosi contro l’intero Olimpo, nonché trovarsi a dover ricoprire la figura di padre e mentore al contempo nei confronti del figlio Atreus, Kratos è stato a sua volta bambino. Piccolo e innocente? Non proprio.

Vediamo allora nello specifico cosa ci attende in questa nuova avventura. In God of War Sons of Sparta, Kratos narra alla figlia Calliope della sua adolescenza, e di come sia diventato l’uomo che tutti noi conosciamo oggi. Questo è lo stratagemma narrativo sfruttato sin dagli esordi, mentre siamo chiamati a indossare i panni di Kratos prima che diventasse un dio, quando era ancora un guerriero spartano, e lo facciamo all’interno di un action side-scrolling in 2.5D che ci porta all’adolescenza del nostro eroe. Il titolo ci consente di vivere un capitolo inesplorato della storia di Kratos, ambientato in maniera specifica durante gli anni intensi del suo allenamento spartano, insieme al fratello Deimos. Attraverso infinite prove, la loro mente, il loro corpo e il loro cuore vengono forgiati per diventare veri soldati spartani, per i quali il dovere e l’onore sono tutto, e tutto nasce dalla scomparsa di un cadetto loro compagno, portando Kratos e Deimos in un’avventura che metterà a dura prova il loro allenamento, ma anche il loro spirito spartano, alla ricerca del compagno.

In questa nuova avventura, vedremo Kratos affrontare i primi allenamenti per diventare il dio della guerra che conosciamo

Lontani dalla saga, lontani dall’eroe

Da quanto si evince finora, questo prequel spin-off rappresenta dunque qualcosa di molto diverso dalla saga che conosciamo. Niente open map gigantesche, niente esplorazione in terza persona, solo un side-scroller dal ritmo altalenante, basato sull’azione pura e sulla leggenda spartana prima dell’ascesa divina e uno stile retrò a tutto pixel che sembra portarci nel passato in tutti i sensi. Ma approfondiamo passo per passo i contenuti che abbiamo incontrato nel corso del gameplay, che vi anticipiamo sarà della durata di circa 15 ore complessive, considerando che non ci saranno mappe da esplorare, ma comunque tanta azione, e altrettante bestie terribili da sconfiggere (per quanto siano spesso molto simili tra loro, indice di una direzione creativa un po’ poco…creativa, per l’appunto.

Partendo proprio dal combattimento contro questi ultimi, avremo a che fare con scontri che richiedono una serie di combo veloci da mettere a segno, osservando un’impostazione di gioco che richiama i classici hack ‘n slash, ma con la potenza tecnica della generazione attuale che aiuta a non perdere un FPS nel corso dell’azione. Seppure ci troviamo per le mani una reinterpretazione del franchise, rimane comunque una rilettura spietata del mondo in cui è cresciuto Kratos, seppure non sia per nulla complesso e anzi, lo avremmo visto molto bene (anzi, meglio) come uno dei classici DLC in qualche versione deluxe del remake in arrivo per il ventesimo anniversario, o semplicemente un titolo per mobile, e niente più. La longevità e qualche combo un po’ più articolata lo spingono lievemente al di sopra di questa asticella, ma la nostra opinione a riguardo permane.

Il mondo di God of War Sons of Sparta è ricco di combattimenti, rendendo questo metroidvania simile ai classici hack ‘n slash

Figli di Sparta, compari di Kratos

Finora abbiamo raccontato di un approccio che non è per nulla quello legato a una saga tanto brutale come God of War. Se da un lato ci fa vedere Kratos in versione ancor più paternamente gentile, rispetto a quanto visto con Atreus, dall’altro ci regala una sorta di romanzo di formazione e crescita dell’eroe, anzi, dell’antieroe. Una storia che presenta anche un altalenante risultato a livello estetico. Guardando infatti al comparto tecnico e grafico, complessivamente il giudizio è discreto, dove i personaggi hanno più un aspetto “sprite”, con animazioni incredibilmente fluide, rispetto al lavoro svolto nei confronti degli sfondi, che risultano più pittorici e statici, con poca animazione nella maggior parte dei casi, fatta eccezione per alcune sezioni finali che offrono panorami splendidi, ma nel complesso lo sfondo rimane perlopiù anonimo e presentando i classici luoghi dell’antica Grecia. A livello grafico, gli ultimi boss del gioco hanno alcuni dei design migliori che si possano notare in Sons of Sparta, mentre quello che fa storcere un po’ il naso è il doppiaggio, dove le voci sono di attori adulti e chiaramente post-prodotte per ridurle a personaggi più giovani.

Insomma, non un lavoro… “divino”, seppure si tenti di innescare il classico effetto nostalgia con la narrazione della storia di Kratos e Deimos da adolescenti da parte di TC Carson, doppiatore di Kratos nei titoli più recenti della saga principale. E per quanto il titolo venga indicato con la possibilità di modalità coop, Sons of Sparta sblocca una mod ad arene chiamata Fossa delle Agonie, al termine della campagna principale, ed è affrontabile insieme a un secondo giocatore. Sarà una classica modalità roguelite che ci mette contro orde di nemici sempre più forti, ricompensandoci con diversi bonus a ogni vittoria. In buona sostanza, si tratta di un metroidvania piuttosto semplice e incentrato sul combattimento, con qualche enigma molto leggero e qualche strizzata d’occhio nostalgica ai primi titoli del mondo di God of War, tra cui la collezione di sfere ripresa dai giochi GoW greci che riporta alla mente un sacco di ricordi, e ci fa sentire tutti un po’ più compari di Kratos e compagni delle sue avventure, nonostante si mostri qui in vesti e contesti del tutto diversi.


Aspettative che avevamo a pelle? Miste, sinceramente. Avere di fronte una copertina che non sia la classica patinata per un GoW ci ha fatto dubitare, e avevamo ragione fino a un certo punto. Chiaro è che non potete, né dovete aspettarvi qualcosa che sia simile a quanto visto o giocato finora nel franchise di Santa Monica Studio, ma bisogna approcciarsi a esso per quello che è: un metroidvania a scorrimento orizzontale, con sfondi che ricordano per certi aspetti il caro, buon vecchio videogioco di Hercules del lontano 1997 (qualcuno di voi è abbastanza vecchio da ricordarsene e averlo giocato?) e che punta tanto sulla nostalgia dei giocatori, tra pixel art nemmeno troppo abbozzata e la presenza del doppiaggio originale di Kratos, che narra le vicende qui trattate alla figlia Calliope. Poteva essere un couch coop semplicemente, o un titolo solo per mobile, ma non lo è. Poteva diventare un DLC al remake della prima trilogia, come omaggio ulteriore alla saga che nel 2026 compie il suo ventesimo anniversario, ma di nuovo, non lo è. Cosa di sicuro può essere, invece? Un prodotto che ha tutte le carte in regola per essere divisivo, ma che di sicuro ci mette davanti agli occhi una verità obiettiva: God of War può reinventarsi, ancora. E riesce a far parlare di sé, ancora.


 

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