Pokémon 30th Anniversario Speciale: Acchiappali Tutti!

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“Questo mondo è abitato da creature chiamate Pokémon. Per alcuni i Pokémon sono piccoli amici, altri li usano per lottare.” A partire dal Professor Oak fino all’ultimo dei suoi successori, è questa la premessa che ha accompagnato generazioni di fan dei mostri tascabili più famosi del mondo. Oggi, 27 febbraio 2026, si celebra il 30esimo anniversario dalla nascita dei Pokémon, un vero e proprio fenomeno globale che è entrato nelle nostre case e non ne è mai più uscito, tenendo per mano i primi fan nella loro crescita, pronto ad accogliere nuovi giovani ogni giorno.

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30 anni di Pokémon

Il realizzarsi di un sogno

Il protagonista di questa storia è Satoshi Tajiri, un bambino che vive in un sobborgo di Tokyo. La sua infanzia è caratterizzata da una passione, quella per gli insetti. Tajiri era solito scovare e catturare insetti negli stagni, nei campi e nelle foreste che si trovavano nei dintorni del luogo in cui viveva, sempre alla ricerca di nuove specie e nuovi modi per attirarli. Alla fine degli anni settanta gli spazi verdi che ospitavano questa passione vennero sostituiti da palazzi che misero un freno a quell’attività genuina immersa nella natura. Tuttavia è probabilmente da quel momento che spuntò in Tajiri quel seme che germogliò anni dopo nell’idea dei Pokémon. 

Ci troviamo nel 1990, l’idea di approdare nel mondo dei videogiochi si fa strada nella mente di Satoshi Tajiri e la popolarità del Game Boy, console portatile marcata Nintendo, lo spinge a muoversi per realizzare il suo progetto. Tajiri propose il suo game design alla Nintendo, dove Shigeru Miyamoto, attuale amministratore e direttore generale del Nintendo Entertainment Analysis and Development, scorse il valore di quell’idea e decise di portarla avanti. Lo sviluppo durò 6 anni, che non furono per nulla semplici. Il progetto nacque con il nome di Capsule Monsters, che a partire dal titolo stesso incontrò i primi problemi, in quanto il suono ricordava molto quello dei gashapon, gadget tipicamente giapponesi che comprendono pupazzetti contenuti in capsule di plastica. Il nome venne quindi cambiato prima in CapuMon e poi nel definitivo Pocket Monsters. Anche i fondi rappresentarono un ostacolo. Il progetto sfiorò il fallimento diverse volte e per alcuni anni fu Tajiri stesso a finanziare i lavori con i suoi risparmi, ma la neonata software house, Game Freak, non si arrese e il 27 febbraio 1996 uscì con la sua coppia di giochi: Pocket Monsters versione rossa e verde. Al lancio i due titoli erano tutto fuorché perfetti. Tecnicamente erano molto instabili, presentando numerosi bug di programmazione, glitch grafici ed errori di memoria, ma qualche mese dopo venne rilasciata una nuova versione, Pocket Monsters versione blu, che corresse i vari problemi tecnici, migliorò gli sprite delle creature e rese l’esperienza più solida. Due anni dopo, sotto la direzione di Nintendo of America, i giochi sbarcarono in occidente con i nomi di Pokémon Rosso e Blu.

Pokémon - Pocket Monsters versione rossa e verde
Pocket Monsters versione rossa e verde

Un successo basato sul collezionismo

L’evoluzione del fenomeno Pokémon ha dello straordinario. Da giochi imperfetti a franchise numero 1 al mondo. Ma qual è la chiave del suo successo? La risposta è il collezionismo. Quando Satoshi Tajiri pensò ai pokémon riuscì ad immaginare questi mostriciattoli che si spostavano da un Game Boy all’altro “camminando” sui cavi link, ​​cavi di connessione dati che permettevano il trasferimento di file e le sfide multiplayer tra due console. Shigeru Miyamoto prese questo immaginario e lo evolse, proponendo l’idea della doppia versione di gioco, dove ognuna di esse avrebbe avuto dei pokémon esclusivi. Per completare il pokédex, una vera e propria enciclopedia in cui registrare le informazioni di ogni creatura, sarebbe stato quindi necessario scambiare con qualcun altro i pokémon della versione opposta. Con questa struttura si innescò un meccanismo ben preciso: i fan volevano collezionare tutti i pokémon e per farlo avevano bisogno di un fratello, un cugino, un amico che comprasse l’altra versione. In poco tempo si crearono delle community di appassionati in cui condividere, scambiare e lottare per poter dire di averli catturati tutti. Pocket Monsters rosso e verde contavano complessivamente 151 creature, di cui 150 catturabili nelle due versioni di gioco e il numero 151, Mew, che venne rilasciato qualche tempo dopo in oriente, tramite un evento di distribuzione in collaborazione con la rivista giapponese CoroCoro Comic, e in occidente, presso eventi organizzati come il Pokémon Tour in Italia nel 2000. 

Pokémon - CoroCoro Comic - la distribuzione di mew
CoroCoro Comic – la distribuzione di mew

La fame di collezionismo emersa tra i fan non si limitò al videogioco. Nell’ottobre del 1996 Nintendo fece uscire in Giappone, con la collaborazione della casa editrice Media Factory, il primo set di carte collezionabili Pokémon, chiamato Pocket Monsters Card Game. Il progetto non esplose subito, per i primi tempi le bustine rimasero a prendere polvere sugli scaffali dei negozianti. Ma la fama del brand cresceva sempre di più e le carte passarono dall’essere semplici gadget aggiuntivi ad un vero e proprio fenomeno di massa, portando in meno di un anno alla creazione di 3 set, che comprendevano complessivamente tutti i primi 151 pokémon. Essi sbarcarono in occidente nel 1999, ora con una identità più marcata che puntava a conquistare tutte le nazioni del mondo. I set presero i nomi di base set, jungle e fossil e l’intero progetto cambiò in Pokémon Trading Card Games (TCG). L’anno successivo approdarono anche in Italia.

L’epopea Pokémon: da Kanto a Paldea

Arrivati ormai all’alba della decima generazione, che speriamo di vedere annunciata oggi al Pokémon Presents, Pokémon ci ha accompagnati alla scoperta di luoghi fantastici in un viaggio che ci ha permesso di esplorare diverse culture del globo, rivisitate ed adattate ad un mondo in cui uomini e pokémon vivono in armonia. La nostra avventura inizia nella regione di Kanto, che prende il nome dall’omonima regione del Giappone. La terra del Sol Levante viene esplorata ed approfondita anche nei 3 giochi successivi, Pokémon Oro e Argento, 

Rubino e Zaffiro, Diamante e Perla; le rispettive regioni, Johto, Hoenn e Sinnoh, infatti,  rispecchiano i tratti di altre realtà della cultura giapponese. Il quartetto delle prime generazioni pokémon crea un filo rosso che collega i vari titoli l’uno con l’altro, basandosi sul tema delle leggende, dei miti e della religione. Ho-Oh e Lugia, in seconda generazione, prendono ispirazione da due miti orientali, quello del fenghuang, un uccello leggendario della mitologia cinese simile ad una fenice, e del drago Ryujin, dio del mare della religione shintoista, che insieme incarnano il concetto di yin e yang. Con la terza e la quarta generazione lo stampo mitico-religioso rimane, ma si inizia a delineare la storia e la cultura originali del mondo pokémon, con Groudon, Kyogre e Rayquaza che governano le terre emerse, gli oceani e il cielo, e con Arceus, divinità creatrice del mondo pokémon, Dialga e Palkia, sovrani del tempo e dello spazio.

Pokémon - Dialga - Pokémon Diamante
Dialga – Pokémon Diamante

Nei titoli Pokémon Bianco e Nero, il punto di riferimento cambia e la nostra avventura ci porta nella regione di Unima, che prende ispirazione dagli Stati Uniti d’America e in particolare dalla città di New York, aprendo le porte al racconto di culture distanti da quelle che i signori di The Pokémon Company vivono quotidianamente. La quinta generazione rappresenta per molti il picco artistico di Game Freak, in una coppia di giochi che tratta temi profondi e maturi in un ambiente che porta il 2D ad un livello successivo, con giochi di prospettiva e profondità che donano una immersività che si erge su un’altra scala rispetto ai titoli precedenti.

Proseguendo il nostro cammino ci spostiamo in un panorama europeo, con la sesta generazione di Pokémon X e Y che ci porta a Kalos, la Francia del mondo pokémon. Questi titoli rappresentano lo sbarco di Game Freak nell’era 3D, abbandonando lo stile 2D in pixel art che caratterizza i giochi precedenti. X e Y sono anche i giochi in cui troviamo la prima meccanica generazionale, una meccanica di gioco diversa per ogni coppia di titoli che rende unico il gameplay. Kalos è infatti la terra natìa della megaevoluzione, la più amata tra le meccaniche, che abbiamo rivissuto da poco con l’uscita di Leggende Pokémon ZA. 

Le opere successive sono Pokémon Sole e Luna, che hanno un setting tipicamente hawaiiano protratto nella regione di Alola, la terra delle mosse Z e delle ultracreature, dove la narrazione del mondo viene ampliata aggiungendo il concetto di multiverso. Sono loro i titoli pubblicati durante il 20esimo anniversario del franchise. In seguito arriviamo, con l’ottava generazione, alla Galar di Pokémon Spada e Scudo, ispirata alla Gran Bretagna nell’età della rivoluzione industriale, scenario del fenomeno gigamax, e l’ultima tappa del nostro viaggio, arrivati ad oggi, è Paldea, con i titoli Pokémon Scarlatto e Violetto, dove è possibile respirare l’aria della penisola iberica, con la sua teracristallizzazione e con i suoi pokémon paradosso, che incarnano i concetti di passato e futuro.

Pokémon - Starter - Pokémon Scarlatto e Violetto
Gli starter di Pokémon Scarlatto e Violetto

Pokémon day: il futuro che ci aspetta

Oggi, 27 febbraio 2026 alle ore 15:00, ci sarà il Pokémon Presents, l’appuntamento annuale per tutti i fan in cui The Pokémon Company illustra i nuovi progetti e ci aggiorna su quelli in corso d’opera. I tempi sono maturi per l’annuncio della decima generazione della serie mainline dei videogiochi pokémon, una coppia di titoli che fa parlare di sé da diverso tempo ormai, per via delle informazioni trafugate e rese pubbliche dall’attacco hacker ai danni di Game Freak, avvenuto l’estate del 2024. Si è parlato di comparto tecnico, bozze di trama e di meccaniche, anche i nomi dei giochi, che si vociferano essere Pokémon Wind e Wave (Vento e Onda), sono trapelati; si è trattato di un danno non indifferente per l’azienda ma, nel male, ha rappresentato per alcuni una speranza di trovarsi di fronte a dei giochi che rispecchiano le aspettative dei fan. Quello che possiamo aspettarci di vedere è un trailer di presentazione del gioco, che potrebbe mostrarci l’ambientazione, qualche pokémon inedito o magari un accenno di storia.

Inoltre potremmo aspettarci un momento dedicato a Pokopia, titolo spin off in uscita a marzo, o qualche informazione su Pokémon Champions, il progetto pensato per le lotte pokémon, sia amatoriali che in ambito esports, che i fan del competitivo aspettano con ansia. O ancora potrebbero stupirci con qualche altro progetto inaspettato, come lo è stato l’annuncio, fatto il 24 febbraio, dell’arrivo su Nintendo Switch di Pokémon Rosso Fuoco e Verde Foglia in uscita proprio durante il Presents. 


Il rapporto tra The Pokémon Company e i fan del brand ha vissuto sicuramente tempi migliori, ma in questi 30 anni i pokémon sono stati in grado di regalare emozioni e divertimento, che si parli di videogiochi, carte collezionabili o ancora anime e film. La speranza di vedere il proprio brand preferito risanarsi e raggiungere nuove vette è il carburante che sosterrà gli appassionati al Pokémon Presents di oggi, in fondo 30 anni sono un traguardo importante, decenni affrontati grazie all’amore e al sostegno dei fan, e questo 2026 si prospetta essere un anno ricco di Pokémon.


 

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