Jumpers – Un salto tra gli animali Recensione: animali alla riscossa

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Partito di slancio al botteghino, e con l’arrivo previsto su piattaforma Disney+ già a giugno 2026, è ora nelle sale Jumpers – Un salto tra gli animali (titolo originale Hoppers), 30° lungometraggio di casa Pixar, co-scritto e diretto da Daniel Chong (già theory Artist e Pixar Senior Creative Team di vecchia data nonché creatore e regista della serie animata di successo We Bare Bears – Siamo solo orsi). Un’idea che mescola spionaggio bucolico e progetti metafisici in una dinamica ambientalista nata proprio dalla mente di Chong che, dopo aver rinunciato ai suoi adorati protagonisti pinguini su suggerimento della stessa mente Pixar Pete Docter, ha poi trasformato l’idea mettendo al centro della storia un animale decisamente più funzionale, ovvero il castoro, vero ingegnere dell’ecosistema. Il risultato è un film d’animazione ibrido di carattere e divertente, saltellante proprio come il suo titolo, contraddistinto dall’imprevedibile magia del mondo animale, e dalla testarda verve ambientalista di una protagonista umana. Un racconto scorrevole e d’impegno sociale, a cui però non manca qualche semplificazione di troppo.

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Jumpers – Un salto tra gli animali
Che ci fa un castoro tra gli uccellini?

Jumpers – Un salto tra gli animali: un castoro per salvare lo stagno

Mabel Tanaka vive a Beaverton, ha diciannove anni e una verace passione per le scienze, ma il suo primo amore è la natura, e quel senso di pace che da essa si scaturisce. Un “segreto” che le ha lasciato in custodia la nonna, legame che lei coltiva sui bordi dello stagno della sua Beaverton, oasi di pace d’infanzia che tra foglie, vento, acqua e silenzio incarna il vincolo emotivo al suo speciale ponte generazionale. E così quando Mabel scoprirà che il sindaco Jerry Generazzo vuole smantellare lo stagno e costruire una sopraelevata per profitti personali, si lancerà con tutta sé stessa per opporsi al progetto. Dopo aver osservato da vicino i movimenti attorno allo stagno e avendo considerato lo strano silenzio che avvolge il luogo improvvisamente privo di fauna, ripartirà dalla necessità di ricondurre in loco un castoro, perché riaccenda il processo di ricostruzione faunistica. Un progetto per nulla semplice da metter in pratica, se non… assumendo lei stessa le sembianze del proattivo roditore. E in questo le verrà in aiuto l’ingegnosa e ribelle professoressa Samantha “Sam” Fairfax, alle prese con un interessante studio scientifico in grado di trasferire la coscienza umana all’interno di robot-animali perfettamente mimetizzabili nell’ecosistema della natura. Da quel momento in poi Mabel dovrà fare i conti con le dinamiche del regno animale nella sua interezza, facendo leva e affidamento soprattutto con il rapporto, poi amicizia, che la metterà in relazione all’amichevole e diplomatico Re George (castoro).

Jumpers-Un salto tra gli animali
L’animazione di Pixar è sempre apprezzabile

Tra (ri)conciliazione sociale e ambientalismo

Riparte da argomenti caldi e toccanti la Pixar con l’ultimo prodotto di casa (30° titolo per spegnere la candelina del 40° anniversario) dal titolo Jumpers – Un salto tra gli animali. E tira in ballo tante verità che hanno a che vedere con la voglia di salvaguardare la natura, nostro polmone di pace, dalle ingerenze di un mondo umano quasi sempre votato all’industrializzazione e motivato dal solo profitto. E se Mabel rappresenta la difficoltà, ma anche l’audacia del “lottare da soli” contro i disvalori coevi, e il sindaco Jerry Generazzo incarna il villain del capitalismo e dell’interesse, sono ancora una volta gli animali a raffigurare quella lealtà e solidarietà istintuale tipiche della natura e che invece spesso mancano all’essere umano. E in un mondo chiamato Beaverton, ovvero luogo dei castori, tutto risiede nei legami e in quella fiducia che proprio come una diga può rompersi, danneggiarsi, ma anche in extremis “fare la differenza”. Eppure, tra rimandi e citazioni di ogni genere (il progetto di trasferimento della coscienza a citare Avatar, Il silenzio degli innocenti rievocato dall’iconica farfalla, ma anche riferimenti sparsi nella ribellione animale a titoli figurativi come Gli uccelli o Sharknado) Jumpers procede spedito inanellando una serie di eventi a catena.

Insomma, un bel mosaico di idee, intuizioni, e dinamiche visive per una fiaba ambientalista che ci fa immergere nel contesto faunistico con la verve e la curiosità di osservare il mondo (forse) da una prospettiva diversa. E il gancio tra i due mondi qui è proprio nella figura di Mabel, giovane e ribelle volitiva che non ci sta a barattare la pace del suo regno/stagno con l’ingerenza di una cementificazione sempre più diffusa. Dunque una storia avvincente e in qualche modo edificante che però si perde per strada qualcosa, forse un approfondimento tale da mettere in prospettiva e spiegare i termini di questo processo di necessaria “pacificazione”. E infatti nel finale utopico/buonista Jumpers – Un salto tra gli animali tende a perdere parte di quel mordente che invece anima gli altri tempi della narrazione. Perché in un mondo sempre più guerrigliero e militarizzato, dove i conflitti sono all’odine del giorno e il cambiamento climatico continua a dire la sua in maniera sempre più incisiva, la semplificazione e riconciliazione tra uomo e natura appare come qualcosa di fondamentalmente anacronistico. O quantomeno davvero tanto difficile da immaginare. Un tema di cui è sicuramente bene parlare, ma che avrebbe bisogno di un’evoluzione più plausibile, pur essendo (o forse proprio per quello) all’interno di un prodotto pensato per i più piccoli.


Ora nelle sale il 30° prodotto di casa Pixar dal titolo Jumpers – Un salto tra gli animali. Un film d’animazione divertente e dinamico che tira in ballo molti temi scottanti e impegnativi della nostra attualità. Dalla riconciliazione sociale al tema dell’ambientalismo, Jumpers sfrutta la tecnologia di un Avatar per immergersi negli spazi della natura e guidare una rivolta che parte proprio dall’interno, ovvero da un castoro “infiltrato” investito del compito di sensibilizzare l’intera fauna a un’opera di resistenza. Un prodotto ricco, visivamente accattivante, che regala riferimenti e citazioni di ogni tipo, ma che si arena proprio nella parte narrativa, mancando di approfondire le tante tematiche che tira in ballo per farle confluire verso un finale di pacificazione che non risulti posticcio, ma frutto di una reale presa di coscienza delle parti. Forse si poteva fare di più o forse è solo una questione di aspettative sempre molto alte, e di una fiducia massimizzata nei confronti delle menti Pixar, autori di veri gioielli come Toy story, Ratatouille, Up, Inside Out, opere di culto – e di alto riferimento – dove immagine ed elaborazione concettuale risultano essere perfettamente allineate.


 

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