Arco – Un’amicizia per salvare il futuro Recensione: tra suggestioni ghibliane e poesia francese

Arco
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Presentato a Cannes ‘78 tra le proiezioni speciali, e ora anche uno dei candidati come Miglior film d’animazione agli imminenti oscar 2026, arriva nelle sale Arco – Un’amicizia per salvare il futuro. Una candida fiaba ricca di colori e sfumature che attraversa leggera spazi e tempi anni luce distanti tra loro. Si tratta dell’esordio al lungometraggio per il francese Ugo Bienvenu, classe 1987, già autore prolifico di numerosi cortometraggi e videoclip d’animazione, che qui scrive, dirige e produce, dando prova di un grande potenziale artistico. Un’opera concettualmente e visivamente suggestiva che si perde a tratti nel complesso narrativo, ma che dimostra ancora una volta (semmai ce ne fosse il bisogno) come il cinema francese riesca a essere delicatamente contemplativo. Anche quando al centro della storia si delineano complessi immaginari futuristici ed eco-sostenibili, o ci si appresta ad attraversare futuri attualmente plausibili solo con audaci voli pindarici della fantasia.

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Un suggestivo scorcio sul “mondo” di Arco.

Arco, il bambino del futuro

Il piccolo Arco fa parte di una comunità immersa tra le nuvole, alloggiata su enormi piattaforme sospese nel cielo grazie a delle strutture altissime (che ricordano longilinei tronchi d’albero) insieme alla sua famiglia, e in una dimensione futuristica dell’anno 2932. La loro peculiarità è quella di essere uomini-arcobaleno, in grado di spostarsi attraverso la vastità dello spazio e del tempo lasciandosi dietro brillanti scie colorate, grazie a una speciale divisa che include un mantello multicolore e un prezioso diamante capace di attivare il passaggio dimensionale. Ma tutto ciò è possibile solo una volta raggiunti i dodici anni d’età. Eppure Arco, che ha solo dieci anni e le tipiche smanie dell’età, vuole sperimentare il mondo ancor prima d’esserne totalmente in grado. Così, nella penombra della sera trafuga l’occorrente alla sorella maggiore, e prova a spiccare un volo che dovrebbe portarlo a un passo dal suo desiderio. Ovvero quello di tornare nella preistoria e incontrare dal vivo i dinosauri. Ma, ovviamente, con il suo planare inesperto finirà nell’anno sbagliato, e si ritroverà a fare i conti con tutta un’altra annata. Ovvero il 2075. Non l’anno desiderato, quindi, ma una stagione in cui farà l’incontro di Iris, e del suo piccolo fratellino Peter, abitanti di un mondo fatto di cupole ecosostenibili e accuditi dal dinamico tuttofare Mikki, un automa con potenziali black out di sistema ma perfettamente in grado di cogliere il senso più profondo della vita.

Una soluzione famigliare che nell’anno di Iris prende vita a sostegno dei genitori impegnati nelle attività lavorative, e in grado di materializzarsi all’occorrenza in veste di ologrammi. E in questa realtà che per Arco rappresenta un passato delle cose, indietro perfino nel linguaggio, visto che lui parla anche “l’uccellese” ed è in grado di comunicare con qualsiasi volatile, il bambino Arcobaleno troverà però il dono prezioso di una vera amica, abilissima disegnatrice, che s’impegnerà con tutta sé stessa pur di aiutare l’amico a far ritorno a casa. Il tutto mentre tre loschi figuri con degli appuntiti occhiali arcobaleno sono sulle tracce di Arco, anche se non si sa bene quale sia il motivo.

I protagonisti dell’avventura.

Arcobaleni e fantasia

Ugo Bienvenu pesca a piene mani dagli universi di Miyazaki (in particolare da Laputa – Castello nel cielo la cui piattaforma protagonista ricorda da vicino l’architettura abitativa di Arco e famiglia) e dalla delicatezza contemplativa del cinema francese per realizzare un’opera rapsodica, che lavora un po’ troppo per accumulo, ma fortemente suggestiva dal punto di vista simbolico. L’idea portante di mondi abitativi del futuro, accorti al tema della Natura (anche qui la tematica ha forti contatti con il mondo d’animazione dello Studio Ghibli) e impegnati ad autosostenersi, incontra poi la fantasia spielberghiana più audace con universi temporali paralleli che entrano per caso in contatto spingendoci a una riflessione più ampia sul concetto stesso di cosmo. Eppure, quello di Arco – Un’amicizia per salvare il futuro, è anche un mondo di adulti assenti (compaiono solo sotto forma di ologrammi), lasciati indietro di un migliaio d’anni, o rimpiazzati da forme di intelligenza artificiale oramai del tutto autonome.

E qui a decretare il senso e la bellezza della narrazione sono infatti la fervida creatività dell’età bambina, gli schizzi d’idee e fantasia che Bienvenu pennella con prodigio lungo tutto il film e poi raccorda in un finale armonico dove architettura (intesa come scienza ma anche come idea di disegno accorto degli spazi in cui viviamo) e famigliarità hanno ritrovato il loro posto. Senza tralasciare la riflessione contemporanea sulla tecnologia che ci corre in aiuto superando perfino le colonne d’ercole del sentimento, dimostrandosi in grado di “provare affetto” proprio come un essere umano.  Idea scandita nella bellezza della scena in cui Mikki disegna graffiti della sua vita nella consapevolezza di una memoria che lo abbandona, riportandoci a una condizione tipicamente umana di perdita cognitiva o mnemonica che ci affligge e rende vulnerabili. Così come l’operatività di Mikki e il suo essersi perfettamente integrato nel sistema-vita umana ci ricorda l’adattabilità di una tecnologia sempre più “senziente”, tema già esplorato in molte opere coeve, non ultima anche il bellissimo Il robot selvaggio.


Titolo presentato a Cannes ’78, che rientra nella cinquina dei candidati all’oscar Miglior film d’animazione, arriva con I Wonder Pictures il 12 marzo nelle sale Arco – Un’amicizia per salvare il futuro, del regista francese Ugo Bienvenu. Delicata parabola che attraverso il viaggiare e precipitare temporale del piccolo protagonista Arco, affascinante entità ibrida a metà tra uomo e arcobaleno, delinea un suggestivo affresco di mondi futuri dalle architetture naturalistiche ed eco-sostenibili. Un coming of age atipico che copre distanze e tempi lontanissimi tra loro, facendo leva sul valore di un’amicizia magica e contemplativa, in grado di superare la duplice sfida dello spazio e del tempo. Tra robot-automi che assumono il ruolo genitoriale, e suggestivi scenari arcobaleno che segnano la modalità di spostamento di un futuro prossimo, in solo 88 minuti Arco mette tanta carne al fuoco (a tratti anche troppa) ma convince per la delicatezza di un fluire leggero e poetico e di uno sguardo migliorativo volto a un futuro non così lontano. E pur nel suo essere a tratti caotico, e cervellotico, nel sovrapporre i personaggi e le civiltà dei due futuri che mette a confronto, è un film d’animazione che cattura per la semplicità del tratto e l’intensità dello sguardo.  


 

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