Starfield Anteprima: la fine dell’eternità su PlayStation 5

Starfield
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Il 12 marzo 2026 rimarrà, per molti appassionati, una data spartiacque nella storia di Starfield. Collegandomi da remoto allo Starfield Digital Preview, non sapevo esattamente cosa aspettarmi: un semplice aggiornamento tecnico o il vero punto di svolta per l’epopea spaziale firmata Bethesda Game Studios? Dopo aver vissuto in prima persona, seppur virtualmente, l’anteprima, la sensazione è che, dopo tanta fatica, il gioco abbia trovato la sua quadratura del cerchio, trasformandosi in quell’esperienza totalizzante che molti, al momento del lancio nel 2023, avevano intravisto ma che appariva ancora dispersa in un mare di menu e di caricamenti infiniti. L’evento non è stato insomma una semplice vetrina di passaggio, ma una vera dichiarazione di intenti da parte di uno studio che si è impegnato per rialzare la testa.

Corso Localizzazione Videoludica

Attraverso la voce di Tim Lamb, Lead Creative Producer, e una mole impressionante di contenuti inediti, ho potuto osservare un universo che smette di essere un insieme di bolle isolate per diventare un ecosistema coerente, vitale e, soprattutto, maturo. Il tono della presentazione è stato quello di un mea culpa costruttivo: nessuno ha cercato di nascondere le criticità del passato, ma di spiegare piuttosto come sia stato costruito e sviluppato l’intero impianto ludico utilizzandole come basi, poiché sembrano finalmente abbastanza solide da reggere l’ambizione di un progetto di tale portata. La maturazione del titolo è evidente nel modo in cui ogni sistema di gioco ora parla con l’altro, un passaggio fondamentale per istituire una sinergia che ponga l’esplorazione al centro dell’avventura senza minimizzarla con una scialba sequenza di transizioni.

La stazione Anchorpoint è un crocevia brulicante di vita tutto da scoprire

Starfield: l’alba della notte

L’evento ha aperto i battenti con una notizia che circolava da tempo ma che, nel momento in cui è stata confermata da Lamb, ha riempito la chat dell’evento con brusii eccitati: Starfield arriverà ufficialmente su PlayStation 5 il prossimo 7 aprile. A parte il consolidamento di un’informazione che mancava soltanto di un “quando” e non di un “se”, Bethesda ha posto l’accento sull’integrazione hardware, sottolineando come il team di sviluppo abbia lavorato duramente per mappare le sensazioni del volo intergalattico sul controller DualSense. L’approdo su una nuova piattaforma ha rappresentato dunque un’occasione preziosa tanto per affinare le proprie conoscenze, quanto per ridefinire gli standard tecnici del simulatore spaziale.

Nel corso dell’incontro, l’ottimizzazione per console ha impegnato buona parte della discussione, poiché ha richiesto un lavoro di raffinamento tecnologico profondo sul Creation Engine 2 di cui beneficeranno anche le versioni per Xbox Series, piuttosto che limitarsi a una semplice conversione di quanto già realizzato. Su PlayStation 5, il team ha implementato tecniche di upscaling dinamico di nuova generazione che permettono di mantenere una risoluzione percepita vicina al 4K nativo. La gestione della memoria è stata ritoccata per sfruttare l’SSD ultrarapido della macchina, riducendo quasi a zero i tempi di caricamento durante il passaggio tra interno ed esterno delle navi o degli avamposti. Su PlayStation 5 Pro, in particolare, gli sforzi si sono concentrati sulla stabilità del frame rate tramite una gestione avanzata della pipeline grafica, permettendo alla modalità fedeltà di sostenere un ritmo costante anche nelle scene più caotiche.

Chi ha avuto modo di testare il feedback aptico e i grilletti adattivi sa quanto queste tecnologie possano alterare la percezione sensoriale in un gioco: sentir vibrare la struttura del proprio velivolo durante il decollo o percepire la tensione dei motori sotto le dita mentre si corregge la rotta tra gli asteroidi saranno elementi precipui del coinvolgimento a tutto tondo, e non un semplice vezzo estetico. Ogni micro vibrazione trasmessa dal DualSense ci trasporterà direttamente nell’abitacolo, rendendo il controllo della nave un atto fisico più che puramente virtuale.

Il nuovo rover Moonjumper segna l’inizio di una rinnovata libertà di movimento

Il grande fiume del cielo

Se dovessi scegliere la funzionalità che più di tutte incarna la nuova visione di Bethesda, non avrei dubbi: la Cruise Mode introdotta con l’aggiornamento gratuito Free Lanes. Per anni, il viaggio rapido è stato il tallone d’Achille percepito da chiunque si sia avvicinato alla space opera ruolistica, quel tasto che interrompeva bruscamente la magia dell’esplorazione stellare. La possibilità di solcare lo spazio tra i pianeti senza interruzioni cancella finalmente la divisione a compartimenti stagni che affliggeva l’opera originale. Lamb ci ha mostrato quanto sia cambiato il paradigma con un sorriso che tradiva un pizzico di orgoglio,.

Abbiamo pertanto potuto ammirare il nostro velivolo solcare lo spazio tra i pianeti e le lune di sistemi come Marduk senza che dovessimo mai ricorrere a qualsivoglia interfaccia, una franchigia che possiede un impatto profondo: tutto d’un tratto, la distanza tra i mondi non è più tempo morto, ma un’occasione per conversare con l’equipaggio e affrontare al meglio eventuali imprevisti, fermo restando che l’alternativa del viaggio “via menù” è sempre disponibile. La stazione Anchor Point diviene quindi il palcoscenico ideale per questa ritrovata fluidità: agganciarsi alla cittadella diventa una manovra di precisione che richiede di gestire attivamente l’energia tra sistemi laser, balistici e missilistici durante le manovre di attracco come pure nelle schermaglie tra campi di asteroidi, dove la blindatura Nova Galactic della nave può fare la differenza tra la vittoria e un relitto alla deriva, cosicché il governo del nostro mezzo stellare da operazione automatica diventa competenza tattica.

L’evento ha dedicato ampio spazio alla presentazione di nuovi moduli strutturali e tecnici che cambiano radicalmente il meta del design delle navi. Tra i pezzi più significativi che ci sono stati mostrati, spicca il nuovo Reattore Classe C Helios-9 grazie alla sua produzione energetica base di 40 unità, un quantitativo generoso che consente di alimentare sistemi difensivi e d’attacco contemporaneamente senza sacrificare la mobilità. Tutti i componenti aggiuntivi sono stati pensati per offrire ulteriori alternative estetiche e una profondità di personalizzazione che trasforma ogni vascello in un’estensione diretta delle nostre strategie di sopravvivenza. Parlando in termini difensivi, Nova Galactic propone una blindatura che aggiunge ben 150 punti alla resistenza allo scafo con un incremento di massa relativamente contenuto, configurandosi come il modulo preferenziale qualora volessimo pilotare una corazzata spaziale. Infine, il modulo Stiva “Deep Storage” risolve il problema atavico del limite di inventario durante le lunghe spedizioni esplorative, mantenendo al contempo un profilo aerodinamico impeccabile.

Le nuove missioni della Terran Armada ci porteranno nel cuore di basi nemiche dense di pericoli e obiettivi strategici

Starfield: il giorno dell’invasione

Il momento di maggior tensione dell’evento è stato dedicato al nuovo DLC Terran Armada. Abbiamo visto sequenze di gameplay serrate, girate sui pianeti del sistema Kumasi, che mostrano un approccio al combattimento radicalmente diverso rispetto al passato. Le cosiddette incursioni non sono scontri da affrontare a Revenant spianati, ma operazioni che richiedono metodo e capacità tattica: il sabotaggio di reattori in sovraccarico, la neutralizzazione di sistemi di sicurezza automatici e il salvataggio di prigionieri in strutture industriali che presentano corridoi stretti, zone di manutenzione claustrofobiche e hangar presidiati da pirati e droni. Combattere contro la Terran Armada significa dover pianificare ogni singolo passo, e gli incarichi assumono la forma di una danza letale in bilico tra accuratezza e gestione delle scorte.

Il ritmo delle missioni è martellante e richiede particolare abilità nel destreggiarsi tra l’uso dei poteri astrali, anch’essi provvisti di qualche gradita aggiunta come il Pozzo Gravitazionale, che raggruppa i nemici in un singolo punto per renderli vulnerabili, o Spazio Senza Sole, capace di congelare il movimento degli avversari, e l’impiego ponderato delle nuove risorse X-Tech. Si tratta di materiali inconsueti che possono essere recuperati esplorando i relitti o completando i mandati della Armada, e permettono di potenziare al volo armi e moduli nave in modi che prima ci erano preclusi.

Sono stati proprio i poteri a occupare una delle sezioni più affascinanti del nostro incontro. Non siamo più di fronte a semplici abilità statiche da attivare nel momento del bisogno, ma a un vero e proprio sistema di progressione che invita alla sperimentazione. Osservando le sequenze di gioco, è emerso come il giocatore possa ora gestire l’avanzamento di rango di ogni singolo potere attraverso il consumo di Essenza Quantistica. È un sistema di progressione supplementare che si incastra bene con quelli esistenti e accorda una personalizzazione delle abilità che rispecchia il nostro stile di gioco unico. L’interazione tra questi poteri e il sistema di combattimento tradizionale è stata arricchita dalla possibilità di alternare in tempo reale le capacità speciali con l’arsenale balistico, in modo da premiare la creazione di build specifiche per dominare le incursioni più ostiche.

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La Trackers Alliance ci mette di fronte a misteri che attendono di essere risolti dal miglior cacciatore di taglie della galassia

La lega dei mondi ribelli

Durante la sessione Q&A, Lamb ha risposto a una domanda che mi premeva molto: “Come avete fatto a rendere il mondo di gioco meno asettico?”. La risposta, di fatto, traspirava da quanto era stato già mostrato, video o immagini che fossero: la cura per i dettagli negli avamposti è diventata maniacale, pertanto non sono solo le battaglie a definire il nuovo corso di Starfield.

Spostando il discorso sul potenziale ampliato degli insediamenti, l’anteprima ha svelato una profondità costruttiva che eleva gli avamposti da semplici estrattori di risorse a veri e propri avamposti abitati. Il sistema di costruzione modulare, esemplificato dalla nuova cabina sopraelevata, permette di giocare con la verticalità e l’esposizione al paesaggio. Trasfigurare uno sterile complesso estrattivo in un’abitazione vissuta è la prova tangibile di quanto Bethesda voglia farci sentire parte integrante del suo universo, mutuata direttamente dagli analoghi presenti nei vari Fallout. La possibilità di posizionare moduli che interagiscono con l’ambiente circostante, come la nuova cucina professionale brandizzata TerraBrew o le aree di lavoro ergonomiche, non si ferma all’aspetto puramente decorativo: la personalizzazione estetica, che si estende persino alla fauna locale addomesticabile, dovrebbe contribuire ad accrescere l’attaccamento che nutriamo nei confronti del nostro angolo di spazio profondo.

Per non parlare dei collezionabili: trovare una delle Action Figure delle Guerre Coloniali, come quella del Capitano Myeong o dell’Ammiraglio Coe Balewa, elargisce anche dei vantaggi concreti oltre a soddisfare le nostre personali tendenze compulsive. Questi piccoli tesori, nascosti negli angoli più remoti dei Sistemi Colonizzati, forniscono bonus permanenti, come l’aumento dei danni critici o la resistenza contro specifiche fazioni. Di conseguenza, dare loro la caccia premia finalmente il tempo che decideremo di investirci, convertendo ogni angolo inesplorato in una potenziale miniera di vantaggi tattici. Anche l’esplorazione planetaria ha subito una svolta radicale grazie al rover Moonjumper, di modo che scalare le formazioni rocciose verso stazioni radar panoramiche o raggiungere strutture isolate ora sia molto più agevole che in passato, mantenendo alta la curiosità e il ritmo complessivi.

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I moduli strutturali supplementari promettono di riequilibrare il design e l’efficacia delle nostre navi

Starfield: volgi lo sguardo al vento

La sessione di domande e risposte con Tim Lamb ha fornito la chiave di lettura per comprendere la direzione intrapresa: il produttore è apparso consapevole del fatto che, al lancio, Starfield potesse risultare un’esperienza frammentata e ha spiegato come il feedback della community sia stato fondamentale per orientare lo sviluppo di Free Lanes. Quando gli è stato chiesto della natura della Cruise Mode, la sua risposta è stata emblematica: “Volevamo che lo spazio non fosse una linea retta tra due punti, ma un luogo in cui perdersi”. Le parole di Lamb confermano che la direzione del gioco è dettata da una profonda e sincera volontà di prestare ascolto ai riscontri, alle domande e ai desideri del collettivo di appassionati.

Il dibattito si è poi spostato sulla reattività del mondo di gioco. Bethesda intende rendere le relazioni con gli NPC meno basate su trigger fissi e più su una continuità narrativa che rispecchia le azioni del giocatore nel tempo. La decisione di permetterci di conservare alcuni oggetti nel New Game Plus è nata proprio dalla volontà di dare valore alla storia personale di chi si immerge nell’avventura, un modo esplicito per riconoscere che l’arsenale e i pezzi unici raccolti sono parte integrante del vissuto del personaggio. Personalmente, ritengo che sia proprio una visione centrata sull’utente finale a garantire che Starfield possa evolversi organicamente, diventando una storia viva che cresce e matura con noi.


Al termine della sessione con il team di sviluppo, una certezza si è fatta largo con forza tra i miei pensieri: Starfield non è più lo stesso gioco uscito nel 2023. Bethesda non ha solo aggiustato il tiro; ha ascoltato, assorbito e, in molti casi, superato le aspettative di chi, come il sottoscritto, ha sempre riscontrato nel gioco originale un potenziale immenso ma ancora incompleto. La sinergia tra i miglioramenti tecnici della versione PS5, la profondità strategica introdotta con Free Lanes e la spinta narrativa di Terran Armada delinea un’opera che ora ha gambe solide per camminare e, soprattutto, ali per volare. Non ci troviamo più di fronte a un gioco fatto di caricamenti interminabili, ma a un vero simulatore di avventura spaziale dove la sensazione di scoperta è, finalmente, continua e tangibile. Il futuro di Starfield appare ora luminoso come una stella di classe G, pronto a guidare i giocatori verso avventure sempre più ambiziose. Il 7 aprile non rappresenterà solo l’arrivo di una banale conversione, ma il giorno in cui Starfield diventerà, per davvero, l’universo che Bethesda aveva immaginato più di 25 anni fa. Io mi farò di certo trovare pronto per un altro decollo, stavolta con la piena consapevolezza di ciò che mi attende tra le stelle.


 

Corso Giornalismo Videoludico
Gioca da quando ha messo per la prima volta gli occhi sul suo Commodore 64 e da allora fa poco altro, nonostante porti avanti un lavoro di facciata per procurarsi il cibo. Per lui i giochi si dividono in due grandi categorie: belli e brutti. Prima che iniziasse a sfogliare le riviste del settore erano tutti belli, in realtà, poi gli è stato insegnato che non poteva divertirsi anche con certe ciofeche invereconde. A quel punto, ha smesso di leggere.