The Drops of God First Look: quando il vino diventa destino, sfida… e poesia

The Drops of God
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Ci sono anime che colpiscono per l’azione, altri per la spettacolarità visiva, altri ancora per la costruzione di mondi fantastici. Poi esistono opere che fanno qualcosa di molto più raro: trasformano un tema apparentemente “quotidiano” in qualcosa di epico, quasi mitologico. The Drops of God appartiene esattamente a questa categoria. Al primo impatto, un anime sul vino potrebbe sembrare una proposta di nicchia, forse persino rischiosa. Niente combattimenti, niente poteri sovrannaturali, niente guerre galattiche. Solo bottiglie, aromi, ricordi e persone. Eppure, basta un solo episodio per capire che qui c’è molto di più. C’è una storia di eredità, rivalità, identità e riconciliazione. C’è una tensione che non nasce dalla forza fisica, ma dalla capacità di comprendere, interpretare, sentire.

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Il First Look del primo episodio riesce in qualcosa di estremamente difficile: catturare l’attenzione senza alzare mai la voce. Lo fa con eleganza, con misura, con una regia che non ha bisogno di eccessi per costruire atmosfera. E soprattutto lo fa con un’idea narrativa fortissima, capace di trasformare una collezione di vini in una vera e propria “caccia al tesoro” emotiva e intellettuale. Dietro tutto questo c’è il manga originale di Tadashi Agi e Shu Okimoto, un’opera che ha conquistato pubblico e critica non solo in Asia, ma anche in Europa, in particolare in Francia, patria del vino. L’adattamento anime, affidato allo studio Satelight, prende questa base e la trasforma in un racconto visivo che punta più sulle sensazioni che sullo spettacolo. E il risultato, almeno in questo primo episodio, è sorprendente.

Shizuku Kanzaki, protagonista dell’anime

Episodio 1: l’eredità che cambia tutto

Il primo episodio di The Drops of God introduce subito il tono della serie, evitando qualsiasi costruzione lenta o dispersiva. Si parte da una scena semplice, quasi quotidiana, ma che racchiude già tutta la filosofia dell’opera. Shizuku Kanzaki si trova in un ristorante quando assiste a una situazione tesa: un cliente sta protestando animatamente per il vino che gli è stato servito. Non si tratta di un errore qualunque, ma di una bottiglia prestigiosa, un Richebourg, che però sembra non soddisfare le aspettative. È qui che il protagonista entra in scena. Con calma, senza arroganza, Shizuku chiede un decanter e inizia a travasare il vino. Un gesto tecnico, ma che nell’anime assume quasi un valore rituale. Dopo aver lasciato respirare il vino, lo fa assaggiare nuovamente al cliente, che rimane sorpreso dal cambiamento. Il sapore è diverso. Migliore. Più complesso. In pochi minuti, la scena racconta tutto quello che serve sapere sul protagonista. Non è un esperto dichiarato, non è un sommelier, non è qualcuno che vive di vino. Eppure, possiede una sensibilità fuori dal comune, un’intuizione che va oltre la tecnica. E soprattutto, rifiuta la bottiglia offerta in regalo. Non beve vino.

Questo dettaglio, apparentemente secondario, è in realtà fondamentale. Perché Shizuku è il figlio di uno dei più grandi critici enologici del mondo… ma ha scelto una strada completamente diversa, lavorando in una compagnia di birra. Il legame con il vino, quindi, non è solo tecnico. È personale. È conflittuale. La narrazione cambia ritmo quando la scena si sposta nella dimora del padre, Yutaka Kanzaki, appena scomparso. Qui l’atmosfera si fa più cupa, più solenne. Non si tratta solo di un lutto, ma dell’inizio di qualcosa di molto più grande. Alla lettura del testamento, viene svelata la vera premessa della serie. L’eredità non sarà assegnata automaticamente al figlio. Per ottenerla, Shizuku dovrà affrontare una sfida: identificare “il nettare degli dei”. Ma non sarà solo. Nella stanza compare Issei Tomine, giovane e brillante critico enologico, adottato dal padre di Shizuku poco prima della morte. Un rivale perfetto, sia per competenze che per posizione. Il conflitto è immediato, ma non esplosivo. Non ci sono scontri diretti, né tensioni eccessive. È una rivalità sottile, fatta di sguardi, di parole misurate, di implicazioni. E proprio per questo, ancora più efficace.

Il resto dell’episodio costruisce il legame tra Shizuku e Miyabi, apprendista sommelier incontrata nel ristorante a inizio episodio. È lei a riconoscere il talento nascosto del protagonista, in particolare il suo olfatto straordinario. Subito si avverte una complicità che si costruisce attraverso la passione per il vino e la curiosità verso la sfida. Il momento finale, con Miyabi che rischia il lavoro dopo aver rotto una bottiglia importante e Shizuku che interviene per aiutarla, cercando un degno sostituto come vino, chiude l’episodio con un senso di promessa. Non solo per la trama principale, ma per il percorso dei personaggi.

Shizuku riceve il testamente da Kiryu

The Drops of God: eleganza e atmosfera raffinata in vino veritas

Dal punto di vista tecnico, The Drops of God sceglie una strada ben precisa: quella della sobrietà. Lo studio Satelight evita qualsiasi eccesso visivo, puntando su un’animazione pulita, fluida e soprattutto coerente con il tono della storia. Non ci sono momenti spettacolari nel senso tradizionale, ma una grande attenzione ai dettagli. Il vino, in particolare, è trattato con una cura quasi maniacale. I colori, i riflessi, il modo in cui viene versato e osservato: tutto contribuisce a creare una dimensione sensoriale molto forte. La regia di Kenji Itoso lavora in sottrazione. Le inquadrature sono spesso statiche, i tempi dilatati, i silenzi presenti. È una scelta che potrebbe risultare lenta per alcuni, ma che in realtà costruisce un’atmosfera perfettamente in linea con il tema. Il comparto sonoro segue la stessa filosofia. Le musiche di Eishi Segawa non invadono mai la scena, ma accompagnano le emozioni con discrezione. Anche le voci contribuiscono a definire i personaggi, con interpretazioni misurate e credibili. Il character design, firmato da Sodai Suwa, si mantiene realistico, evitando caricature e puntando su espressività e naturalezza.

Nel complesso, l’anime riesce a creare un’identità visiva molto chiara, che si distingue proprio per la sua capacità di non strafare. The Drops of God è disponibile in streaming su Crunchyroll, con il primo episodio rilasciato il 10 aprile 2026. La serie seguirà una distribuzione settimanale, con nuovi episodi in arrivo ogni venerdì. Una scelta che si adatta perfettamente al ritmo della narrazione, permettendo agli spettatori di assaporare ogni sviluppo con calma, proprio come si farebbe con un buon vino.


Il primo episodio di The Drops of God non è un’esplosione, ma un sorso lento e deciso. Non cerca di stupire con colpi di scena immediati, ma costruisce le basi di una storia che punta sulla profondità. Il vero punto di forza è l’equilibrio tra elementi tecnici e umani. Il vino non è solo un tema, ma un linguaggio attraverso cui raccontare emozioni, relazioni e conflitti. Shizuku non è un eroe classico. È un personaggio che rifiuta il proprio passato, ma che ne è inevitabilmente attratto. Issei rappresenta il talento puro, ma anche una figura quasi irraggiungibile. Miyabi è il ponte tra questi due mondi. E al centro di tutto c’è una sfida che va ben oltre l’eredità materiale. È una sfida di identità, di memoria, di comprensione. Se il primo episodio è un’indicazione, The Drops of God potrebbe diventare una delle sorprese più interessanti della stagione. Non per tutti, forse. Ma sicuramente per chi è disposto a lasciarsi coinvolgere da un racconto diverso, più lento, più riflessivo. Perché alla fine, proprio come il vino… anche questa storia va assaporata. E il primo assaggio lascia già un retrogusto difficile da dimenticare.


Corso Giornalismo Videoludico
Appassionato di videogiochi, anime e serie tv. Grande lettore e collezionista di fumetti e manga. Avvicinato al medium videoludico grazie a Wolf 3D in un floppy-disk nel pc di mia madre, per poi crescere a pane e Souls-like e abbracciare il credo di Ezio Auditore da Firenze.