DTF St. Louis Recensione: il dramma dell’incomprensione umana

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Prendi tre adulti in crisi di mezza etร , soprattutto quando uno di loro รจ appena uscito dal Sottosopra, un altro appena uscito dal giro della malavita di New York, e una terza che ha finito di combattere (malamente) con il cancro. No, non siamo impazziti: stiamo parlando dei recenti progetti seriali e cinematografici dei tre attori protagonisti di DTF St. Louis, la serie HBO Max sbarcata in Italia tramite Prime Video da quasi un mese e mezzo, e giunta alla conclusione della prima stagione lo scorso 13 aprile. Nell’ordine infatti compaiono in questa serie David Harbour (Jim Hopper in Stranger Things, di cui ricordiamo lo sbarco su Netflix dello spettacolo di Broadway), Jason Bateman (Vince in Black Rabbit) e Linda Cardellini (Judy in Dead To Me). Sette episodi che ci hanno raccontato un importante spaccato di vita adulta attraverso una miniserie televisiva dark comedy statunitense, creata da Steve Conrad, lo sceneggiatore che ha dato i natali a Wonder, I sogni segreti di Walter Mitty e Patriot. Abbiamo visto la serie per intero e, senza troppi spoiler per coloro che non la conoscessero ancora, vi raccontiamo nella nostra recensione quanto abbiamo visto e le nostre opinioni in merito!

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In DTF St. Louis ci attende un interessante spaccato di vita umana complessa e imperfetta

DTF St. Louis: un triangolo amoroso che… ammazza

Alla base di DTF St. Louis troviamo una struttura apparentemente semplice: un triangolo amoroso tra tre adulti, Clark, Floyd e Carol, che si muove all’interno di un contesto suburbano ordinario, destinato perรฒ a degenerare fino a un presunto omicidio.ย Clark (interpretato da Jason Bateman) รจ un meteorologo televisivo intrappolato in una vita emotivamente stagnante; Floyd (David Harbour) รจ un uomo goffo, vulnerabile, quasi infantilizzato nei suoi bisogni affettivi; infine Carol (Linda Cardellini) รจ il centro gravitazionale di questo triangolo,ย una figura che oscilla tra controllo e fragilitร , tra desiderio di fuga e incapacitร  di lasciare davvero ciรฒ che conosce.

Lโ€™innesco narrativo รจ la scoperta, o meglio, la decisione, di esplorare una piattaforma di incontri extraconiugali. Da qui, ciรฒ che potrebbe sembrare una deriva erotica si trasforma progressivamente in qualcosa di piรน complesso: una relazione a tre ambigua, carica di tensioni emotive, che mette in discussione identitร , ruoli e desideri repressi. Fino ad arrivare a un omicidio, evento che attribuisce l’etichetta “crime” a questa produzione seriale, anche seย la trama crime risulta essere quasi unโ€™esca.ย La perdita di un personaggio non รจ il cuore della storia, ma un dispositivo narrativo che permette alla serie di avanzare, mantenendo una tensione superficiale mentre sotto si sviluppa unโ€™indagine molto piรน interessante: quella sulle dinamiche relazionali e sul vuoto esistenziale dei personaggi.

La vera indagine della serie ruota attorno le dinamiche relazionali e il vuoto esistenziale dei personaggi

Il thriller che non ti aspetti

La trama che abbiamo presentato finora sicuramente disorienta e crea un effetto tale per cui lo spettatore รจ portato a cercare risposte alla domanda di chi abbia ucciso chi, per quanto la serie lo spinga continuamente altrove, soprattutto verso un altro interrogativo: perchรฉ queste persone sono cosรฌ incapaci di comunicare?ย Una narrazione dunque che lavora per sottrazione, dove, dal punto di vista strutturale, DTF St. Louis rifiuta il ritmo classico del thriller, senza una progressione lineare verso la soluzione del mistero, ma piuttosto una dilatazione del tempo narrativo. Molte scene sembrano sospese, quasi inutili sul piano dellโ€™azione: dialoghi lunghi, silenzi, momenti quotidiani apparentemente insignificanti.

Questo approccio rischia anche di appesantire e rendere piรน lenta la narrazione, a volte dando anche un senso di perdita di direzione della trama, una sensazione che si concretizza in episodi โ€œsenza hookโ€ e troppo focalizzati sulla costruzione dei personaggi, i quali risultano sicuramente approfonditi (a volte fin troppo).ย Eppure รจ proprio qui che la serie trova la sua identitร :ย Conrad costruisce una narrazione per accumulo emotivo, non per eventi, dove ogni scena aggiunge un micro-strato di comprensione sui personaggi, spesso contraddicendo ciรฒ che credevamo di sapere. Questo meccanismo รจ particolarmente evidente nella gestione dei punti di vista: non esiste una veritร  stabile, ma solo interpretazioni parziali. Perfino il finaleย รจ mostrato in maniera coerente con questo impianto, risultando non un twist costruito per sorprendere, ma per riorganizzare retroattivamente tutto ciรฒ che abbiamo visto; un momento che chiede allo spettatore di โ€œtornare indietroโ€ mentalmente, di rileggere ogni gesto e ogni dialogo.

Conrad costruisce una narrazione per accumulo emotivo, dove ogni scena aggiunge uno strato di comprensione sui personaggi

Che tragedia non capirsi

In tutto questo, il cuore tematico della serie รจ quello dellโ€™intimitร  come illusione.ย I personaggi di DTF St. Louis cercano connessione emotiva, fisica e identitaria, ma falliscono sistematicamente. Non perchรฉ non ci provino, ma perchรฉ non possiedono gli strumenti per farlo. Ad esempio, Clark รจ incapace di esprimere ciรฒ che prova senza filtri ironici o distacco; Floyd desidera amore in modo quasi infantile, ma non riesce a leggere correttamente le situazioni; a sua volta, Carol alterna apertura e chiusura, sabotando continuamente le possibilitร  di relazione autentica.ย Questo porta a una dinamica fondamentale: i personaggi non mentono deliberatamente, ma si fraintendono costantemente.ย La tragedia finale nasce proprio da questo: un gesto interpretato male, una parola non compresa, un segnale emotivo che non arriva a destinazione. La serie suggerisce che il vero problema non รจ la mancanza di desiderio, ma lโ€™incapacitร  di decodificare quello altrui; un elemento costante che viene suggerito anche dalla fotografia stessa della serie, la quale ci conduce spesso in un mondo che si divide tra realismo suburbano e straniamento.

Uno degli aspetti piรน interessanti della serie รจ proprio la fotografia, in quanto a prima vista sembra adottare unโ€™estetica realistica con ambientazioni suburbane, luce naturale, interni ordinari, ma sono due i livelli su cui si lavora: il primo si lega a un naturalismo controllato, conย scene spesso illuminate in modo morbido, una palette cromatica desaturata in stile Midwest americano e tutto leggermente spento, come se il mondo stesso fosse privo di energia. Dall’altro lato, emergono elementi disturbanti: inquadrature troppo statiche, composizioni leggermente sbilanciate, uso dello spazio che isola i personaggi anche quando sono insieme. Spesso i protagonisti vengono ripresi in campi medi o lunghi, circondati da ambienti vuoti o impersonali; anche nelle scene piรน intime, la macchina da presa mantiene una distanza, evitando il classico linguaggio del coinvolgimento emotivo e dando ultimamente un senso di alienazione e distacco.

La fotografia risulta uno degli elementi piรน interessanti a livello registico

La perfetta imperfezione umana in DTF St. Louis

Tutto quanto abbiamo appena descritto ci porta a una conseguenza diretta:ย Steven Conrad sembra voler costruire la regia attorno a un concetto chiave, quello dellโ€™imbarazzo come linguaggio.ย Le scene non sono costruite per essere โ€œbelleโ€ o โ€œfluideโ€, ma per risultare scomode. Dialoghi interrotti, pause troppo lunghe, cambi di tono improvvisi: tutto contribuisce a creare una sensazione di disagio.ย Questo รจ particolarmente evidente nelle sequenze piรน intime o sessuali, che raramente risultano erotiche; al contrario, sono goffe, vulnerabili, spesso quasi ridicole, come se la serie rifiutasse completamente la rappresentazione glamour del desiderio, scegliendo invece una dimensione piรน umana e imperfetta.

Se la serie funziona, รจ soprattutto grazie al cast, a partire daย David Harbour, che offre probabilmente la performance piรน complessa: il suo Floyd รจ allo stesso tempo patetico e profondamente umano. Riesce a rendere credibile un personaggio che, sulla carta, potrebbe risultare caricaturale.ย Jason Bateman lavora invece per sottrazione, costruendo un Clark apparentemente distaccato ma pieno di micro-espressioni che tradiscono insicurezza e desiderio. Infine Linda Cardellini รจ il punto di equilibrio: il suo personaggio รจ forse il piรน difficile da decifrare, e proprio per questo il piรน affascinante.

Il cast ben riuscito contribuisce alla resa ottimale della serie

Una serie ibrida e a tratti complessa

Le dinamiche tra i tre attori sono credibili, stratificate e mai completamente risolte, dunque complesse come il genere stesso della serie, che risulta nel suo complesso ibrido e volutamente instabile.ย DTF St. Louis sa essere contemporaneamente una dark comedy, un drama relazionale, un mystery e una riflessione esistenziale, rendendo per certi versi questa ibridazione uno dei suoi punti di forza, ma anche una delle sue criticitร . Chi cerca un thriller, potrebbe trovarlo troppo lento; chi cerca una commedia, potrebbe trovarlo troppo deprimente; e chi invece cerca un drama lineare, potrebbe perdersi nella sua ambiguitร .

Eppure, proprio questa instabilitร  รจ coerente con i temi della serie: nulla รจ definito, tutto รจ in bilico. Oltre che essere coerente con le precedenti produzioni dello stesso Conrad, e non solo; in questa produzione infatti ci sono elementi che richiamano il minimalismo emotivo delle serie di Conrad precedenti, la tragicommedia esistenziale di certo cinema indie americano e, per certi versi, una decostruzione del classico โ€œwhodunitโ€, ossia del racconto o romanzo poliziesco deduttivo, sovvertendo le aspettative del genere crime e trasformandolo in unโ€™analisi psicologica.


Alla fine, DTF St. Louis si rivela per ciรฒ che รจ davvero: una tragedia.ย Non nel senso classico “shakespeariano”, ma come racconto di persone incapaci di cambiare, intrappolate in schemi emotivi che non comprendono. Il mistero iniziale si dissolve, lasciando spazio a qualcosa di piรน scomodo: la consapevolezza che non cโ€™รจ un colpevole unico, ma una serie di micro-fallimenti relazionali che portano inevitabilmente al disastro.ย รˆ una serie che richiede pazienza, attenzione e una certa disponibilitร  a lasciarsi disorientare; non รจ facile, non รจ immediata, e sicuramente non รจ per tutti.ย Ma proprio per questo, nel panorama televisivo contemporaneo, risulta rara e, nel suo modo imperfetto e irregolare, anche profondamente necessaria per analizzare uno dei drammi piรน incombenti del mondo contemporaneo: quanto danno puรฒ arrecare l’incomprensione, sempre piรน frequente.


 

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