Romancing SaGa Minstrel Song Remastered International Recensione: l’eterno ritorno del menestrello

Esistono opere capaci di cristallizzarsi nel tempo non per consenso unanime, ma per la forza con cui dividono il pubblico. Romancing SaGa, per l’appunto, appartiene di diritto a questa categoria: quarto capitolo di una serie di JRPG che, fin dalla loro concezione, hanno rinunciato alla narrazione guidata e ai binari rassicuranti tipici dei rispettivi contemporanei per abbracciare una libertà quasi anarchica, manifestazione concreta del desiderio dell’autore, Akitoshi Kawazu, di mettere costantemente in discussione gli impianti ruolistici tradizionali. Negli anni, il titolo si è consolidato come un piccolo oggetto di culto per una nicchia di appassionati dediti alla ricerca di sistemi di combattimento stratificati e strutture non lineari, dove ogni scelta, o persino l’ordine con cui affrontare le singole battaglie, può alterare radicalmente il corso degli eventi.

Viceversa, la stessa natura sperimentale di cui si fregia ne ha limitato l’ascesa nel pantheon dei grandi successi commerciali perché, se da un lato i fanatici decantano la profondità e l’intransigenza, dall’altro la massa lo ha spesso percepito come un pane decisamente troppo duro per i suoi denti. I sistemi di progressione, lontani dai classici livelli di esperienza, risultano tuttora criptici per i neofiti, mentre la direzione artistica, con le sue proporzioni eccentriche e i tratti marcatamente incongrui, ha sempre rappresentato uno scoglio estetico non indifferente per chi cercava l’eleganza canonica dei capisaldi del genere. Eppure, è proprio in queste frizioni che va ricercata l’anima di un’avventura contraria a invecchiare secondo le regole convenzionali, preferendo ergersi piuttosto come un punto di contatto tra il design avanguardistico dell’era Super Nintendo e l’ambizione tecnologica della metà degli anni duemila.

Romancing Saga Minstrel Song Remastered International
La scelta del protagonista non è solo estetica, ma determina il grado di libertà e la direzione dei primi passi nel vasto mondo di Mardias

Romancing SaGa Minstrel Song Remastered International: otto sentieri, un solo mondo

Come vuole la natura stessa dei vari SaGa, il cardine attorno al quale viene costruito il racconto si basa sulla scelta tra otto diversi protagonisti, ciascuno in possesso di un punto di vista unico sulle vicende che coinvolgono il mondo di Mardias. La differenza fondamentale tra questi cammini risiede tanto nelle statistiche iniziali quanto nel grado di supporto fornito nel corso delle prime ore: personaggi come Albert, un giovane nobile la cui terra viene devastata, o Sif, una fiera guerriera delle terre ghiacciate, presentano introduzioni più strutturate e una campagna che nelle battute iniziali funge in pratica da tutorial intrinseco, suddiviso per obiettivi chiari che servono a contestualizzare le minacce che siamo chiamati a fronteggiare attraverso dialoghi e intermezzi; al contrario, figure come l’indomito Gray o lo scaltro Jamil rappresentano l’anima più pura e spietata della filosofia di Kawazu e ci scaraventano nel mondo di gioco abbandonati a noi stessi, senza alcuna indicazione, liberi di veleggiare verso l’ignoto o di perderci nelle profondità di un dungeon letale già nei primi dieci minuti. Tali sfumature consentono a ognuno di noi di trovare il punto d’ingresso prediletto: chi cerca una parvenza di epica classica troverà conforto nel retaggio di Albert, mentre i puristi dei calcoli e dell’esplorazione scrupolosa prediligeranno il vuoto pneumatico di direzioni offerto da Gray, dove il senso della scoperta è totale e privo di reti di sicurezza.

Ciascun attore principale porta con sé un’identità esclusiva che influenza drasticamente la composizione del party e le possibilità di reclutamento. Scegliere Claudia, protetta dagli spiriti della foresta e accompagnata da un orso e un lupo, significa gestire un gruppo con unità non umane che hanno regole di progressione proprie, impossibilitate a impugnare armi convenzionali ma dotate di attacchi naturali devastanti. Al contrario, optare per Barbara la danzatrice permette di iniziare con una mobilità globale superiore, grazie alla sua natura errante che sblocca precocemente numerosi nodi sulla mappa del mondo. L’elemento che coordina questi viaggi è l’Event Rank, un sistema invisibile, ma ora per fortuna verificabile, che fa avanzare lo stato del mondo in base al numero di scontri completati e trasforma il grinding in un rischio calcolato: combattere di continuo per potenziare le statistiche a dismisura può provocare la chiusura definitiva di determinati archi narrativi o la sparizione di personaggi secondari chiave che avrebbero potuto unirsi alla causa. È un sistema che premia l’efficienza bellica e punisce l’inerzia, creando una tensione costante tra il desiderio di esplorare ogni anfratto e la necessità di non far scorrere troppo velocemente le sabbie del tempo.

I personaggi apprendono nuove tecniche durante gli scontri, e trasformano semplici attacchi in mosse risolutive

La danza della Rivelazione

Le battaglie a turni si distinguono ulteriormente dalla media grazie alle cosiddette Rivelazioni (Kirameki in giapponese, originariamente tradotte come Glimmer): le abilità non vengono acquisite tramite una lista prefissata o acquistandole nei negozi, ma si manifestano improvvisamente durante l’enfasi dei duelli più impegnativi. Scorgere un’icona luminosa sopra la testa del proprio eroe mentre scatena una tecnica inedita rimane una delle sensazioni più gratificanti della storia dei JRPG, un momento di serendipità che può ribaltare le sorti di uno scontro disperato. La versione International amplia ulteriormente tale ventaglio tattico introducendo classi avanzate e leggendarie nonché Superboss inediti che richiedono una comprensione millimetrica delle sinergie. È interessante notare come l’interazione tra i protagonisti avvenga senza soluzione di continuità: molti di loro possono essere incontrati e reclutati come compagni nelle campagne altrui, ma questa edizione espande il roster e accoglie nel gruppo alleati che nell’originale erano semplici PNG legati alla storia, come la carismatica Marina o lo scaltro Aldora, i cui retroscena vengono ora approfonditi attraverso nuovi dialoghi e quest dedicate.

La crescita dei personaggi segue una logica darwiniana che abbandona i canonici punti esperienza. Le statistiche aumentano individualmente alla fine di ogni scontro, riflettendo le azioni compiute: chi brandisce di continuo un’ascia a due mani vedrà crescere la forza bruta, chi incassa colpi incrementerà la robustezza e i punti salute, e così via. Questa progressione naturale richiede una conoscenza approfondita delle voci che compongono i vari menu, dunque la rimasterizzazione ha reso più trasparente il tutto grazie a una UI rivisitata, tramite cui è possibile monitorare con precisione l’avanzamento dell’Event Rank, come dicevo poc’anzi, e persino modificare i tassi di crescita dei parametri attraverso opzioni di gioco specifiche. Non consideratela alla stregua di una banale semplificazione, ma come l’introduzione degli strumenti adeguati per padroneggiare un sistema che per decenni è rimasto avvolto nel mistero delle guide d’importazione, consentendoci di mantenere la concentrazione sulla strategia e sulla gestione delle risorse (come i DP delle armi e i BP dei personaggi) piuttosto che sulla cieca decifrazione di processi intenzionalmente oscuri.

Romancing Saga Minstrel Song Remastered International
Il Menestrello collega le storie degli otto eroi e funge da voce narrante di un’epopea antica e frammentata

Romancing SaGa Minstrel Song Remastered International: le melodie dell’acquerello

In termini visivi, il titolo rimane un unicum assoluto, un esperimento estetico che fonde il gusto barocco con la stilizzazione estrema. Se si riesce a superare l’impatto con i modelli “chibi” dalle proporzioni deformate, una scelta voluta per richiamare le illustrazioni originali di Tomomi Kobayashi che però si traduce in una resa a metà tra un libro di fiabe per bambini e le serie in “supermarionation” di Gerry Anderson, si scopre un mondo renderizzato con texture che richiamano le pitture a tempera e acquerello. Malgrado i limiti tecnici originali, l’atmosfera che ne deriva è onirica, calda e distintiva. Sulle piattaforme attuali, il titolo beneficia di una pulizia dell’immagine che esalta la natura leggendaria del racconto, sebbene permanga un contrasto evidente tra le fattezze molto più definite dei personaggi e alcuni fondali bidimensionali che tradiscono l’età degli asset di base. La versione International introduce opzioni per l’interfaccia che accordano la scelta di font più freschi e leggibili, migliorando sensibilmente la navigazione tra i menu, per quanto alcuni estimatori non proprio di primo pelo potrebbero rimpiangere lo stile più gotico dei caratteri originali.

Il comparto sonoro rappresenta l’aspetto più inattaccabile e maestoso della produzione: le musiche di Kenji Ito non fungono solo da sottofondo, ma sono parte integrante della narrazione, guidata dalla figura del Menestrello che collega i vari archi narrativi attraverso le sue ballate nelle taverne di tutto il mondo. L’inserimento della localizzazione italiana in questa edizione trasforma radicalmente l’accessibilità: i testi sono stati curati con una ricercatezza linguistica che riflette il tono solenne e arcaico della narrazione, rendendo finalmente comprensibili le sottili sfumature dei dialoghi che un tempo, specie per i non anglofoni, andavano perse con la sola traduzione inglese. La qualità dell’audio permette di godere appieno degli arrangiamenti ritmati e orchestrali che infondono un’energia straordinaria durante i combattimenti tanto contro i nemici comuni quanto i boss, valorizzando le numerose sfide tattiche con uno sfarzoso accompagnamento eufonico.

Romancing Saga Minstrel Song Remastered International
L’estetica controversa dei modelli poligonali divide ancora oggi il pubblico

Contrasti cosmpopoliti

Come già accaduto nella precedente incarnazione di questa remaster, il passaggio su macchine da gioco contemporanee è stato gestito con un’attenzione encomiabile alla fluidità. Romancing SaGa Minstrel Song mantiene un frame rate stabile e beneficia di tempi di caricamento quasi inesistenti grazie all’architettura SSD e alle memorie veloci, un fattore vitale per un gioco che incoraggia il backtracking e lo spostamento rapido tra i vari insediamenti di Mardias. La portabilità della Switch, in particolare, sfrutta al meglio la struttura frammentata del gioco: la possibilità di completare brevi sessioni di “grinding controllato” o una singola esplorazione urbana durante le pause quotidiane attutisce in maniera molto più gestibile il passaggio sfavorevole del tempo di gioco. Le opzioni di modernizzazione, come la velocità delle animazioni triplicata (essenziale per le battaglie contro i nemici minori) e i nuovi indicatori visivi dell’Event Rank, levigano gli spigoli dell’opera senza snaturarne l’anima intransigente, a concreta dimostrazione di quanto il lavoro svolto sia indulgente, rifinito e minuzioso.

Tra gli aspetti degni di nota, va citata la straordinaria capacità dell’avventura di generare storie vissute che non sono scolpite nel codice. Ogni partita produce aneddoti unici: un reclutamento fortuito, una fuga disperata da un dungeon troppo difficile o la scoperta di un tesoro leggendario grazie a un indizio colto per caso. Non c’è la sensazione che il mondo giri intorno all’eroe; piuttosto, quest’ultimo è di fatto un viandante in un ecosistema imparziale, che si sviluppa senza tenere troppo da conto le sue gesta. Sul versante opposto, sono invece costretto a evidenziare che i ritocchi apportati all’interfaccia originale non risolvono del tutto la legnosità di alcune funzioni dei menu, vincolate a passaggi ancora troppo numerosi per operazioni che in molti altri analoghi sono state perfezionate fino a divenire quasi istantanee. Se non altro, la presenza di una modalità New Game+ estremamente profonda e flessibile — grazie alla quale siamo in grado di ereditare quasi ogni parametro, dalle abilità ai soldi — incoraggia attivamente a rigiocare l’avventura più volte con diversi personaggi per scoprire segreti, boss opzionali e ramificazioni narrative che inevitabilmente andrebbero perse durante la prima, meravigliosa e caotica esplorazione di Mardias.


Romancing SaGa Minstrel Song Remastered International è la celebrazione definitiva di un modo di intendere il gioco di ruolo giapponese che oggi è quasi del tutto scomparso. Non è un prodotto per tutti: richiede dedizione, pazienza e la volontà di accettare lo smarrimento come parte integrante del biglietto d’ingresso. Tuttavia, per chi cerca un’avventura autenticamente non lineare, dove il senso di scoperta e la profondità dei sistemi superano di gran lunga la necessità di una trama preconfezionata, questo titolo rappresenta un’esperienza imprescindibile. La traduzione italiana e i miglioramenti tecnici mirati lo rendono oggi un’opera finalmente pronta a essere compresa, sviscerata e amata da una nuova generazione di strateghi e sognatori.


Gioca da quando ha messo per la prima volta gli occhi sul suo Commodore 64 e da allora fa poco altro, nonostante porti avanti un lavoro di facciata per procurarsi il cibo. Per lui i giochi si dividono in due grandi categorie: belli e brutti. Prima che iniziasse a sfogliare le riviste del settore erano tutti belli, in realtà, poi gli è stato insegnato che non poteva divertirsi anche con certe ciofeche invereconde. A quel punto, ha smesso di leggere.