Fallout Stagione 2 Recensione: New Vegas è una bomba… atomica

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Ammettelo: conclusa la seconda stagione 2 di Fallout, vi sareste sicuramente aspettati le pubblicazioni delle remastered di Fallout 3 e Fallout: New Vegas. Vi vediamo, è dimostrabile, tutti ce lo aspettavamo. E invece no, cari lettori: è in arrivo, anche piuttosto a breve, Fallout 4: Anniversary Edition per Nintendo Switch 2. Poco male, insomma, ma sicuramente ci saremmo aspettati uno sforzo maggiore in questo senso per consegnare ai giocatori qualcosa che effettivamente potesse far solleticare le idee a tutti quanti. Non possiamo nascondere, tuttavia, che ci siamo comunque sollazzati alla grande guardando la seconda stagione di Fallout. Ce la siamo goduta completamente e, lo ammettiamo, siamo un po’ tornati a casa nel rivedere i luoghi noti mostrati a suo tempo da Obsidian Entertainment quando pubblicò qualche eone fa quella perla di Fallout: New Vegas, RPG che, detto francamente, è letteralmente una roba assolutamente infognante nonostante siano passati letteralmente fin troppi anni da allora.

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Un po’ di quella passione, però, ce la siamo goduta con The Outer Worlds 2, di cui abbiamo parlato con enfasi e tanta gioia a ottobre scorso. Ora ci ritroviamo, invece, ad analizzare e approfondire la seconda stagione di Fallout, che è letteralmente la perla che ci aspettavamo ed è anche superiore alla prima, roboante stagione che ci siamo goduti due anni fa. Okey dokey, siete pronti? No, perché qua ce n’è da parlare e, probabilmente, potrebbe sinceramente finire che facciamo notte. Intanto, una premessa importante: la seconda stagione è un continuum sorretto da flashback e colpi di scena che abbiamo adorato per gran parte dell’esperienza visiva. Da spettatori, infatti, non potevamo aspettarci niente di meglio. Da giocatori, ecco… se abbiamo respirato nuovamente la sabbia del deserto del Mojave, è stato perché Amazon sta come deliziare i giocatori. La grande azienda di Jeff Bezos, che nel frattempo ha già messo le manine su altre IP molto interessanti per portarle su schermo, sa come cercare di trovare il compromesso giusto per attrarre i giocatori nella sua tela.

Con noi lo ha fatto immediatamente, facendoci tornare dove, in particolare per molto tempo, ci siamo trovati benissimo. A casa, direbbe qualcuno. E in un certo senso, lo siamo stati. Quella polvere, che abbiamo respirato quando abbiamo solcato le dune di quel luogo desolato e pieno zeppo di morte, è ancora sparsa sui nostri vestiti. Non ce la siamo ancora levata di torno, se qualcuno se lo stesse chiedendo… in parte perché era impossibile, ma secondariamente perché è meglio tenersi un po’ di polvere addosso che immergerla nell’acqua radioattiva. D’altronde, mica vogliamo trovarci con un terzo o quarto braccio, o addirittura senza alcun arto. Perché nella seconda stagione di Fallout accade anche, e soprattutto, questo.

Trio vincente non si cambia!

Fallout Stagione 2: Okey dokey?

La trama della seconda stagione di Fallout riprende le vicende affrontate nella prima, ricchissima esperienza. Se quest’ultima non era null’altro che un preludio alle avventure di Lucy McLean (Ella Purnell), la nostra ex abitante del Vault 111, questa seconda stagione è la sua consacrazione. Come accade ormai sovente negli show televisivi e affini, a contare soprattutto è la tecnica del POV. Se non ne avete mai sentito parlare, sintetizza un termine piuttosto comune: Point of View. In Fallout questo meccanismo è presente, e in questa seconda stagione è approfondito in modo oculato e ben realizzato, con l’intenzione di scandire al meglio la narrazione attraverso l’intero arco delle vicende.

Come accennavamo poco fa, la prima stagione di Fallout è stata una grossa, grossissima introduzione. La seconda stagione è un continuum che riesce in modo efficace a legarsi alla prima e quindi a espandere, anche in modo piuttosto inedito, quanto si è affrontato nell’ultimo episodio della prima. Avevamo lasciato Lucy e Ghoul/Cooper Howard (Walton Goggins) alle prese con l’inizio del loro viaggio verso il Mojave, con l’intenzione di ritrovare il padre egomaniaco di Lucy, il buon Hank McLean (Kyle McLahan, Twin Peaks), che si è dimostrato non solo il cattivone della situazione, ma pure un manipolatore provetto. Questa cosa ha spinto, peraltro, alla separazione tra Lucy e Maximus (Aaron Moten), che nella seconda stagione vive le conflittualità del Conclave per poi decidere di tornare dov’era stato un tempo, nei luoghi che lo appartenevano davvero: l’Ovest dimenticato. Non propriamente dimenticato, siccome Las Vegas, o cosa ne resta, è un luogo piuttosto abitato. La regia, affidata a Geneva Robertson-Dworet, offre come nella prima dei flashback e delle contrapposizioni interessantissime tra la realtà di quei momenti e quelli del passato. Non sono forzature, ma sono degli esatti, esaltanti momenti da osservare e vivere pienamente, con tutte le forze e le capacità necessarie per capire quanto sia profonda l’intera storia messa in campo dalla regista americana.

Ogni episodio, peraltro, non dura mai troppo né troppo poco. Il ritmo non risulta mai compassato ma regala invece dei momenti inediti. Sono istanti diluiti in modo piuttosto ottimo. Se ben ricordiamo, sono normalmente cinquantadue i minuti che tengono lo spettatore incollato allo schermo. Un tempo che, a nostro avviso, è preziosissimo anche da parte del regista per raccontare ogni avvenimento di qualsiasi Point of View. Nel corso della seconda stagione, inoltre, se ne aggiungono degli ulteriori ma, chiaramente, non possiamo rivelarvi perché, altrimenti, rischieremmo concretamente di rovinarvi la visione, qualora non aveste visto l’intera serie completa dall’inizio alla fine.

Fallout season 2
Lucy ha decisamente imparato a sopravvivvere fuori dal Vault

La seconda stagione di Fallout è la nostra bomba atomica preferita

È sempre complesso, quando pensiamo a una trasposizione da videogioco (o serial in questo caso) a cinema, che il risultato possa effettivamente consolidarsi e dimostrarsi efficace. Lo diciamo con l’amaro in bocca perché, per gran parte del tempo, lo è stato. Fallout poteva cadere nella seconda stagione, rischiando di perdere tutto ciò che aveva raccolto nella prima. Ma contrariamente alle previsioni, tutto quanto è stato ben realizzato e ben raccontato. È un po’ brutto non poter fare effettivi spoiler sulla trama principale, per cui intendiamo concentrarci ora sulle prove recitative del cast, sui tecnicismi, l’utilizzo dell’illuminazione e dei vari effetti speciali che ci hanno colpiti.

La prova più convincente, di primissimo livello, è quella di Ella Purnell. Se nella prima stagione è sbocciata come un’attrice di talento, in questa stagione ha letteralmente fatto un passo successivo, dando sfoggio della sua bravura in tutte le dinamiche proposte al suo interno. Poteva essere complesso riuscire a farlo, poteva pure risultare difficile e, a tratti, alquanto impossibile… eppure, ce l’ha fatta: lo ha fatto con la bravura di chi ha l’età giusta per definirsi definitivamente ancora più talentuosa di quanto è già. Di sicuro, questa seconda stagione le dà un accesso ulteriore a nuovi ruoli e, lo ammettiamo, non ci sorprenderebbe vederla in qualche altro film (ci aspettiamo di vederla, che so, in qualche pellicola diretta da Scorsese o a lavorare con attori di primissima fascia, come già sta peraltro facendo). A tal proposito, i due attori di assoluta prima fascia – ma non c’è neanche bisogno sottolinearlo – sono Kyle McLahan e Walton Goggins.

Posto che a noi piacciono in modo esagerato e quindi siamo di parte, le prove di entrambi ci hanno soddisfatto e non poco, facendoci luccicare gli occhi per l’emozione. Avere due attori del genere in circolazione è arte pure, per quanto ci concerne, ed è qualcosa di assolutamente inestimabile. Dopodiché c’è l’utilizzo dell’illuminazione, della scenografia e di tutti quei tecnicismi che sono da analizzare profondamente: sebbene in alcune occasioni ci sia sembrato di vedere luoghi un po’ troppo plasticosi e artificiosi (penso a Vegas), il resto ci ha invece piuttosto soddisfatto e lasciato un bel ricordo. Ad esserci piaciuto molto è difatti la fotografia usata per mostrare momenti e oggetti fondamentali all’interno della seconda stagione, e ciò che ci è piaciuto è cosa ci ha lasciato infine nella parte finale, con una premessa interessantissima per la terza stagione, già peraltro confermata da Amazon.


Piacevole, lunga e ben narrata, la seconda stagione di Fallout migliora e confeziona un’esperienza di primissima caratura. Riesce nel complesso tentativo di migliorare quanto è stato realizzato con la prima stagione, spingendo gli attori al loro massimo, e dando sfoggio di un’ottima regia e scrittura, entrambe amalgamate con l’obiettivo di offrire una prova che ha saputo darci un momento serio in cui gioire per gran parte della visione. Fallout è già di per sé un franchise eccezionale e fantastico, che ha da sempre offerto delle ottime produzioni. La parte più complessa era quella di portare Vegas su schermo e l’intero deserto del Mojave, riuscendo a incastrarli nella narrazione. Era complesso, e questo lo ribadiamo con forza, realizzarlo meglio. Insomma, se già prima potevamo leccarci le dita, ora non resta che rifarlo: Fallout Stagione 2 è tanta roba.


 

 

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