Artificial Detective Anteprima: il decopunk investigativo di VIVIX si candida a sorpresa del 2027

Artificial Detective - Key Art
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L’ultimo slot di uno showcase non è mai casuale. È la carta che tieni in mano fino all’ultima partita, l’asso vincente di cui vuoi che si parli il giorno dopo, con la consapevolezza che una volta giocata porterà inevitabilmente o al trionfo o al disastro, senza vie di mezzo. Abbiamo ancora chiaro in mente cosa succede quando va male: Highguard apre come gran finale dei The Game Awards 2025 e chiude i server quarantacinque giorni dopo il lancio. L’Xbox Partner Preview del 26 marzo mostra già il carico da novanta, Stranger Than Heaven dei creatori di Like a Dragon, la data Xbox di Hades 2, il primo grande DLC di STALKER 2, quando quell’ultimo slot arriva.

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Microsoft decide di affidare quello spazio ad Artificial Detective, opera prima di VIVIX Inc. Nessun publisher noto, nessun franchise riconoscibile, nessun nome che si sia già guadagnato il diritto di chiudere una serata del genere. Una città di marmo e ottone sospesa tra la nostalgia degli anni Trenta e un futuro che ha perso l’umanità per strada, una bambina che forse è l’unico essere umano rimasto al mondo, e un robot che ci tiene a precisare di essere un detective, non un babysitter. C’è tanto da indagare in questo caso a tinte noir, e gli ingredienti per qualcosa di gustoso sembrano esserci tutti.

Artificial Detective - Minigun
La risoluzione del caso presuppone l’utilizzo di un minigun.

Decopunk: l’estetica come dichiarazione d’intenti

Partiamo da ciò che colpisce fin dai primi fotogrammi: lo stile. Il termine che VIVIX Inc. ha utilizzato per la propria cifra visiva è infatti “decopunk“, il che dice già molto sull’intenzione del progetto. Il cyberpunk, di cui negli ultimi anni siamo un po’ assuefatti, guarda al decadimento tecnologico e alle estreme conseguenze della deriva umana. Il decopunk di Artificial Detective guarda invece agli anni Trenta, all’ottimismo geometrico dell’Art Déco, a un’epoca in cui la civiltà credeva ancora nel proprio futuro e lo costruiva in marmo e ottone.

Il risultato è visivamente splendido. Conglomerate North è una metropoli multistrato con grattacieli monumentali, ponti sospesi, tram volanti che scivolano tra livelli di strade sovrapposte, dalle stazioni di polizia futuristiche ai laboratori sotterranei. Una città costruita per durare. Tutto bellissimo, se non fosse che gli umani sono scomparsi, le macchine hanno continuato a fare il loro lavoro per decenni senza capire più perché, e qualcosa sembra aver corrotto quella perfezione dall’interno. Insomma…una città pulita, grandiosamente decadente, eppure completamente rotta dall’interno.

Artificial Detective, D.A.W.G
Sezione stealth con il nostro fedele D.A.W.G.

AD 2846 e il più grande caso della storia

Nel gioco vestiremo i panni di AD 2846, nome che richiama quasi certamente l’anno in cui è ambientata la storia, con quell’abbreviazione che suona insieme come sigla burocratica e come Anno Domini, come a ricordare che stiamo parlando di un’era lontanissima dalla nostra. AD si risveglia senza quasi nulla in testa, con qualche frammento di memoria di una vita passata in coppia con un detective umano. Nel reveal si definisce il miglior detective al mondo, anzi l’unico: impossibile non cogliere la vena sarcastica di un’intelligenza artificiale perfettamente consapevole di sé, che trasforma la propria condizione di ultimo esemplare rimasto in un titolo onorifico.

Quando la situazione con la bambina si complica, aggiunge: un detective, non un babysitter, ok? Sono due righe di dialogo, ma dicono molto su dove VIVIX vuole andare con questo personaggio. In un gioco che promette decine di interazioni con robot bizzarri, indizi da raccogliere e misteri da svelare, la nostra speranza è che quella voce venga coltivata fino in fondo, perché un protagonista così definito non è un dettaglio estetico, quanto piuttosto la differenza tra esplorare un mondo e abitarlo. Il caso che si trova a risolvere AD poi è a tutti gli effetti il più grande della storia umana: capire che fine ha fatto l’intera umanità, scomparsa senza spiegazioni. La pagina Steam definisce la vicenda un dilemma sul futuro della razza umana, non un semplice mistero, e la distinzione non è lessicale. Un dilemma implica che la risposta potrebbe non essere quella che ci si aspetta, e che ottenerla potrebbe non risolvere niente.

La nostra pistola d’ordinanza sembra essere dotata di scarica elettrica capace di paralizzare gli androidi nemici.

Artificial Detective: i Monks e il meccanismo del villain

Il momento più squisitamente splatter di frame mostrati arriva al North Zoo. Sull’asfalto, la renna con le zampe meccaniche che avevamo visto qualche attimo prima giace al suolo morta, o sembra tale, finché dalla sua bocca non emerge un piccolo oggetto geometrico con puntini rossi, che lo riporta in vita in una sorta di versione zombie. Poi vediamo quegli stessi manufatti entrare in contatto con l’androide di polizia della scena d’apertura. Anche quell’androide riprende vita.

Stando al deep-dive pubblicato da Xbox Wire al momento dell’annuncio, l’antagonista principale si chiama Bishop, un’entità composta da cellule modulari chiamate Monks, capace di trasformarsi e adattarsi. Quello che il footage mostra senza spiegarlo è probabilmente il suo meccanismo di propagazione: i Monks si diffondono fisicamente attraverso la città, infettando e rianimando i robot che incontrano, convertendo il malfunzionamento sistemico in qualcosa di intenzionale. VIVIX non spiega niente. Mostra, e lascia che sia il giocatore a collegare i punti. Per un reveal di tre minuti, è già una dichiarazione di intenti.

Artificial Detective - Poliziotto androide
La polizia di Artificial Detective sembra tutt’altro che al servizio del cittadino.

Artificial Detective: i compagni, la progressione, i flashback

Al fianco di AD c’è Mowgli, il personaggio di cui sappiamo meno ma che esercita in noi i dubbi e le speranze più grandi nei confronti del titolo. Quel che sappiamo è che è una bambina umana, l’unica sopravvissuta, cresciuta in isolamento da robot che non sapevano come fare i genitori. Il risultato è che Mowgli non sa di essere umana: si crede una macchina, ragiona come una macchina, e la sua certezza è assoluta e tranquilla, senza traccia di crisi identitaria. Questo paradosso potrebbe rappresentare il presupposto narrativo più interessante del gioco: un robot che cerca di capire gli umani, e una bambina umana che non sa di essere tale. Se VIVIX saprà fare tesoro di questa tensione nel prodotto finito, Artificial Detective potrebbe avere qualcosa di raro.

Il terzo componente è D.A.W.G., cane robotico militare dalla batteria danneggiata, capace di rilevare tracce invisibili ad AD e di fare il lavoro sporco negli scontri. L’intuizione di design più interessante riguarda come questi tre si relazionano alla crescita del personaggio: sempre stando alle dichiarazioni degli sviluppatori, in Artificial Detective non esiste un sistema di esperienza tradizionale. Le abilità di AD si sbloccano costruendo il rapporto con i compagni. Il giocatore diventa più forte perché diventa qualcuno di cui qualcun altro si fida.
Sul fronte investigativo, il meccanismo dei flashback è la feature su cui attendiamo più chiarimenti. Raccogliendo indizi nel presente a quanto pare si sbloccano frammenti del passato che permettono di rivisitare le stesse location com’erano quando Conglomerate North era ancora abitata. La città di ieri e quella di oggi come chiavi reciproche per lo stesso mistero. Se funziona come descritto, è qui che risiede l’identità vera del gioco.

Da Detective a artificiere è un attimo.

Artificial Detective: quello che si è visto del gameplay e i dubbi che ci rimangono

Il reveal ci ha offerto un punto di vista quasi esclusivamente cinematografico, e il poco gameplay visibile lascia più domande che certezze. Vediamo AD con una pistola laser, una bomba da lancio, una minigun, sezioni stealth tra robot nemici e D.A.W.G. in azione. Gli sviluppatori promettono sandbox encounters con uso creativo dell’ambiente, fuoco, elettricità, magneti, torrette da rivoltare contro i propri creatori. È una promessa interessante. In quello che abbiamo visto, però, quella promessa non si materializza: si vede combattimento, e non particolarmente distinto. La domanda che vale la pena porre senza ammorbidirla è questa: come si ottiene così tanto combattimento da un gioco che ha “detective” nel titolo? Se il cuore del progetto sono i flashback investigativi e il sistema relazionale con i compagni, VIVIX ha scelto deliberatamente di non mostrarli. Lo studio ha il 2027 per dimostrare che quella scelta non era una necessità, e nel corso dell’anno ci sarà certamente modo di saperne di più.

Chi è VIVIX, del resto, è parte integrante di questa equazione. Uno studio al debutto assoluto, fondato a San Francisco nel 2019, con un team che annovera veterani di Control, Dead Space, Call of Duty: Modern Warfare 2, della serie Netflix Love, Death & Robots, e, stando alla pagina Steam, anche ex DreamWorks e Crytek: un pedigree che spiega almeno in parte la qualità visiva quasi-AAA del video mostrato, frutto anche della collaborazione con lo studio esterno Team from Earth. Il motore è Unreal Engine 5. Gli stessi fondatori hanno ammesso di avere ancora molto lavoro davanti e di aver bisogno di più persone. Qualche risposta in più inizieremo ad averla quando potremo mettere le mani su una build del gioco per un provato, che ci auguriamo non tarderà troppo.


Il reveal chiude con un’immagine che non si dimentica facilmente. Mowgli è a terra. AD 2846 la guarda dall’alto. La scena è silenziosa, e in quel silenzio si concentra tutto quello che il gioco non ha ancora detto. Non sappiamo se AD l’abbia trovata per salvarla, se questo sia il momento in cui il loro rapporto si incrina, o se quella bambina convinta di essere una macchina abbia scoperto qualcosa che la mette in pericolo agli occhi del nostro detective. Tre possibilità, tutte plausibili, nessuna rassicurante. Se Artificial Detective manterrà questa tensione per tutta la sua durata, potremmo trovarci davanti a qualcosa di raro, un gioco che non ha paura di lasciare il giocatore a disagio. AD 2846 dice di essere il miglior detective al mondo. Anzi, l’unico. Un detective, non un babysitter. Guardando quella bambina a terra nell’ultima inquadratura, cominciamo a chiederci se AD stesso creda davvero a quello che dice. Il 2027 ci darà una risposta. O forse, trattandosi di un dilemma, non ce la darà affatto.


 

 

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