Pokémon Champions Recensione: la rivoluzione che divide e convince

Pokémon Champions
Aggiungici come sito preferito su Google

Ci sono saghe che, a un certo punto della loro vita, devono fare una scelta difficile: continuare a ripetersi oppure cambiare davvero. Pokémon, dopo quasi trent’anni di evoluzioni, remake, reboot e generazioni che si inseguono senza sosta, ha deciso di provare qualcosa di diverso. E non parliamo di una nuova regione o di una gimmick da trailer, ma di una trasformazione più profonda, quasi filosofica. Pokémon Champions è la risposta a un problema che esiste da anni ma che nessuno aveva mai affrontato davvero: il competitivo Pokémon è sempre stato il cuore della serie… ma anche la sua gabbia. Per partecipare serviva comprare il gioco principale, allenare per ore, costruire la squadra perfetta e, solo dopo, iniziare davvero a giocare contro altri. Un percorso lungo, a tratti estenuante, che per molti rappresentava più un ostacolo che un invito. Champions arriva e ribalta tutto questo con una semplicità disarmante: elimina il viaggio, elimina la storia, elimina l’esplorazione… e lascia solo le battaglie. Una scelta che può sembrare folle, quasi sacrilega per chi è cresciuto con il sogno di diventare Campione attraversando regioni e sfidando Palestre, ma che in realtà nasconde una logica molto più lucida di quanto sembri. Qui non si diventa Allenatori. Qui si combatte. E basta.

Corso Localizzazione Videoludica
Da Brooke al Pascolo è possibile ingaggiare nuovi Pokèmon (anche in prova)

Quando Pokémon smette di raccontare e inizia a competere

La prima sensazione avviando Pokémon Champions è straniante. Non c’è introduzione epica, non c’è professore, non c’è nemmeno un minimo accenno di narrativa. Si entra, si crea il proprio avatar e nel giro di pochi minuti si è già pronti a combattere. È un approccio diretto, quasi brutale, che mette subito in chiaro una cosa: questo gioco non vuole farvi vivere un’avventura. Vuole mettervi alla prova. E in questo senso, funziona. Il sistema di combattimento (in singolo o in doppio) è quello che conosciamo da sempre, ma qui viene ripulito, velocizzato e reso più leggibile. I menu sono più snelli, il ritmo è più rapido, le animazioni meno dispersive.

È come se qualcuno avesse preso il cuore delle battaglie Pokémon e lo avesse distillato fino a lasciarne solo l’essenza. E quell’essenza, ancora oggi, è straordinaria. Perché sotto la superficie apparentemente semplice si nasconde una profondità che pochi altri giochi riescono a raggiungere. Ogni scelta conta, ogni turno è una scommessa, ogni mossa può ribaltare completamente la situazione. È strategia pura, ma anche intuizione, esperienza e lettura dell’avversario. Pokémon Champions non inventa nulla, ma ricorda a tutti perché questo sistema funziona ancora così bene.

Qui durante una lotta competitiva in Doppio

Addio grind, benvenuta strategia

Uno degli aspetti più rivoluzionari del gioco non si vede subito, ma si sente dopo poche partite. Per la prima volta nella storia della serie, costruire una squadra non è più un processo lungo e frustrante. Non esistono più EV e IV da ottimizzare con ore di allenamento. Non serve passare giornate intere a far nascere Pokémon perfetti. Non serve studiare tabelle, calcoli e probabilità per ottenere la creatura ideale. In Pokémon Champions, tutti i Pokémon sono uguali alla base. Le differenze le create voi, modificando statistiche, mosse e natura con pochi click. È una semplificazione enorme, ma non banalizza il gioco. Al contrario, lo rende più puro. Perché elimina tutto ciò che stava intorno al combattimento e lascia solo ciò che conta davvero: la capacità del giocatore. Per la prima volta, vincere non significa aver investito più tempo. Significa aver fatto le scelte migliori.

I giocatori che scaricheranno il gioco prima del 31 agosto 2026 potranno ricevere un Dragonite  (molto utile nelle prime battaglie) e, facendo progressi attraverso il Battle Pass della prima stagione, una Dragonitite  per poter utilizzare una Megaevoluzione. Il Battle Pass non condiziona troppo le battaglie competitive, ma permette di raggiungere alcune ricompense più velocemente; ma chi vuole giocare un’esperienza del tutto gratuita, senza nessuna iscrizione, può raggiungere gli stessi traguardi e competere senza problemi con altri giocatori. Il Pass Lotta è composto da 50 livelli e i premi si distribuiscono in indumenti per il vostro Avatar, biglietti allenamento e standard, icone e Megapietre. Vi è anche un pacchetto introduttivo che si può acquistare, e che contiene a sua volta: spazio per ulteriori 50 Pokémon, Musica “Lotta! (Allenatore)” di Pokémon Let’s GO Pikachu ed Eevee, 30 biglietti Standard e 50 biglietti allenamento.

Se c’è un altro elemento rivoluzionario che potrebbe davvero cambiare il destino di Pokémon Champions, è la sua presenza su mobile. Portare il competitivo Pokémon su smartphone significa abbattere definitivamente ogni barriera. Chiunque può entrare, provare, giocare, migliorare. È una porta d’ingresso gigantesca per una nuova generazione di giocatori. E questo potrebbe avere un impatto enorme anche sulla scena competitiva ufficiale, rendendola più ampia, più accessibile e più dinamica.

Dragonite nella sua Megaevoluzione

Pokémon Champions: un gioco accessibile… soprattutto per chi già conosce le regole

Ed è qui che emerge una delle contraddizioni più evidenti del gioco. Pokémon Champions è pensato per essere accessibile, ma non fa quasi nulla per insegnarvi davvero come giocare. Dopo una breve introduzione, qualche tutorial minimo, il gioco vi lascia praticamente da solo. Non c’è una guida approfondita, non c’è un percorso di apprendimento graduale, non c’è nemmeno una modalità offline che permetta di testare le proprie strategie senza pressione. Tutto il mondo del titolo competitivo gira intorno a una struttura, il Palalotte, dove si svolgono le battaglie. Qui, ad aiutare i giocatori, sono presenti: Carrie, la proprietaria del posto; Torina, pronta ad aiutare gli Allenatori con le iscrizioni alle competizioni; Brooke, una ragazza che si occupa del Pascolo Ingaggio e permette ai giocatori di ingaggiare nuovi Pokémon (anche in prova) e fare squadra con i Pokémon lì presenti; Beruza, padre di Carrie ed esperto di lotte; Loman, un Coordinatore con cui è possibile elaborare nuove strategie nelle battaglie.

Se conoscevate già il sistema Pokémon, vi sentirete a casa in pochi minuti. Ma se siete neofiti, o qualcuno che arriva da esperienze più leggere come Pokémon GO, potreste trovarvi completamente spaesati. E questo è un peccato, perché il potenziale per avvicinare nuove persone al competitivo è enorme. Ma senza una vera fase di accompagnamento, molti potrebbero fermarsi prima ancora di iniziare. Un difetto che emerge con forza dopo qualche ora di gioco, è la sensazione di mancanza. Pokémon Champions è costruito bene, funziona, diverte… ma è incredibilmente scarno. Non c’è molto da fare oltre alle battaglie online.

Nessuna modalità alternativa, nessuna attività secondaria, nessun contenuto che spezzi il ritmo o offra qualcosa di diverso. È un’esperienza focalizzata al cento per cento sul competitivo, e questo da un lato è coerente, ma dall’altro limita enormemente la varietà. Dopo diverse partite, soprattutto per chi non è completamente immerso nel mondo competitivo, può iniziare a emergere una certa ripetitività. È come avere un motore potentissimo montato su un’auto senza carrozzeria. Funziona alla perfezione, ma manca tutto ciò che lo rende davvero completo.

La strategia consiste soprattutto nel cambiare le mosse ai vostri Pokèmon

Pokémon Champions: il meta e la monetizzazione

A questa sensazione contribuisce anche il numero limitato di Pokémon disponibili. Ridurre il roster è stata una scelta comprensibile per motivi di bilanciamento, ma ha un effetto collaterale evidente: il meta tende a stabilizzarsi molto rapidamente. Dopo un po’, si iniziano a vedere sempre le stesse combinazioni, gli stessi Pokémon dominanti, le stesse strategie. Questo non significa che il gioco perda profondità, ma che la varietà percepita si riduce. È un problema che può essere risolto con aggiornamenti costanti, nuove introduzioni e cambiamenti al bilanciamento. Ma al momento, la sensazione è che il gioco abbia bisogno di più contenuti per mantenere alta la curiosità nel lungo periodo.

Uno degli aspetti che preoccupava di più prima del lancio era il modello economico. E invece, almeno per ora, Pokémon Champions riesce a trovare un equilibrio interessante. Non esiste un vero pay-to-win. Tutto ciò che influisce sulle battaglie può essere ottenuto giocando. I Punti Vittoria (PV) si guadagnano in partita e permettono di modificare i Pokémon senza dover spendere soldi reali. Questo rende l’esperienza più equa e accessibile, soprattutto per chi vuole semplicemente competere senza investire denaro. Restano però alcune scelte discutibili, come lo spazio limitato per i Pokémon nella versione gratuita, che appare fin troppo restrittivo. È uno di quei casi in cui il gioco non diventa ingiusto, ma cerca comunque di spingere verso l’abbonamento in modo piuttosto evidente.


Pokémon Champions è un progetto strano, difficile da incasellare, pieno di contrasti. Da una parte è una delle idee più intelligenti e necessarie che la serie abbia avuto negli ultimi anni. Dall’altra è un gioco che, al lancio, sembra quasi incompleto. È solido, ma essenziale. È accessibile, ma poco guidato. È profondo, ma limitato nei contenuti. Eppure, nonostante tutto, è impossibile ignorarne l’importanza. Perché questo non è semplicemente un nuovo spin-off. È un cambio di direzione. È il momento in cui Pokémon decide di separare definitivamente il suo lato competitivo da quello narrativo, dando a entrambi lo spazio per evolversi. Champions non è il punto di arrivo, ma il punto di partenza. Se verrà supportato nel modo giusto, con aggiornamenti costanti, nuovi contenuti e una maggiore attenzione all’esperienza complessiva, potrebbe diventare la piattaforma definitiva per il competitivo Pokémon. Per ora resta un’esperienza imperfetta (a tratti spoglia), ma incredibilmente promettente. E forse, in fondo, è giusto così. Perché ogni grande campione prima di esserlo davvero, deve ancora dimostrare di meritare quel titolo. E Pokémon Champions è comunque sulla strada buona per farlo!


Corso Giornalismo Videoludico
Appassionato di videogiochi, anime e serie tv. Grande lettore e collezionista di fumetti e manga. Avvicinato al medium videoludico grazie a Wolf 3D in un floppy-disk nel pc di mia madre, per poi crescere a pane e Souls-like e abbracciare il credo di Ezio Auditore da Firenze.