Senua Anteprima: un nuovo inizio per Ninja Theory

Senua Anteprima
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Hellblade 2: Senua’s Saga è stato per certi versi un titolo molto divisivo. Quello che allora si pensò sarebbe stata l’ultima opera di Ninja Theory, uscita durante l’inizio della crisi di quello che chiameremo “l’Impero Spenceriano” di Xbox, prendeva quello che aveva reso il primo capitolo un gioiellino narrativo incredibilmente coinvolgente; un titolo che riuscì a parlare di temi come il trauma, il dolore per un lutto e i disturbi psicologici causati da essi nella maniera più delicata e al tempo stesso brutale possibile attraverso il medium videoludico ed estenderli in un viaggio cinematografico nel folklore celtico che però tutto aveva tranne che un gameplay d’impatto. Ebbene, a due anni dall’uscita del secondo capitolo Senua è tornata sul palco virtuale dell’Xbox Game Showcase con un nuovo capitolo dal titolo piuttosto esplicativo: non più “Hellblade”, solo “Senua“. Sarà l’inizio di un nuovo ciclo? O la fine di tutto? Cominciamo a tirare fuori le prime teorie in questa anteprima.

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Senua
Key art promozionale del gioco

La Passione di Senua

La storia di Senua si colloca (al momento della scrittura di questo articolo) dopo la fine degli eventi di Hellblade 2, con Ninja Theory che afferma di trattare questo nuovo titolo sia come un sequel che come “il punto d’ingresso ideale” per i nuovi giocatori che si approcciano alla serie, segno che questo potrebbe essere l’inizio di un nuovo racconto con protagonista la guerriera celtica; non più impelagata con il tormento di una vita dilaniata dal dolore e dal sacrificio e ora bloccata all’interno di un purgatorio in cui spiriti e creature provenienti dalla mitologia celtica si frapporranno tra lei e l’immolazione verso un’apparente pace. Ma come nella religione cristiana il purgatorio è il crocevia tra il paradiso e l’inferno, né puramente buono né puramente cattivo, quello rappresentato in Senua è un purgatorio distorto e apparentemente plasmato dai ricordi della stessa guerriera. E nei ricordi, vuoi o non vuoi, ci puoi trovare di tutto: dai ricordi piacevoli, nati dalla propria felicità o da sentimenti più alti come l’amore per una persona con la quale si è stretto un forte legame, ai ricordi nati da traumi irrisolti, esperienze spiacevoli e lutti. Un mix caotico che attirerà Senua verso una discesa nella follia più nera, nonostante quest’ultima possa avere connotati brillanti come l’oro.

Durante il trailer, infatti, molte delle creature e degli scenari presenti avevano il giallo iridescente dell’oro come colore predominante, come se la stessa Senua stesse viaggiando per raggiungere “la luce in fondo al tunnel” e che la porterà a una divinità associata all’oro e alla luce, seppur nel modo più distorto e macabro possibile; come testimonia la scena di fine trailer dove la guerriera viene assorbita da una cupola d’oro fuso, con dialoghi di un’entità esterna che la intimano di lasciarsi andare e accettare ciò che verrà, prima di uscirne grazie all’incoraggiamento delle Furie, le varie sfaccettature del suo io che, come voci nella sua testa, la accompagnano dal primo capitolo. Il trailer si chiude con quello che potrebbe essere il principale antagonista del gioco, una divinità al momento sconosciuta ma che, stando agli indizi descritti poco fa, potrebbe essere legata a Belenus, il dio della luce e della guarigione e che in Senua potrebbe prendere il ruolo del “Re Giallo” che, come nell’opera maledetta di Robert W. Chambers, corromperà la guerriera portandola sempre più giù, verso il punto più basso e oscuro della follia. Ma per ora queste sono semplici speculazioni.

Un mondo “specchio” in cui gli orrori nasceranno dalla stessa mente frammentata della protagonista sarà teatro di questa via crucis verso il Paradiso

La dualità di Senua tra rivoluzioni e tradizioni

Ciò che possiamo definire più concreto del titolo di Ninja Theory è il nuovo approccio verso un gameplay più orientato all’azione pad alla mano che all’immersione narrativa con elementi puzzle e combattimenti 1v1. Tutte premesse che verranno mantenute, come ha specificato lo stesso studio head di Ninja Theory Dom Matthews in un’intervista con il blog ufficiale di Microsoft Xbox Wire; ma che al tempo stesso verranno ripensate in modo da accomodare un combat-system e logiche di level design in grado di dare al giocatore più controllo e azione di gioco. Non tanto un espediente per “venire incontro a tutti e non accontentare nessuno”, quanto più una rivalsa verso la parte più indigesta e criticata di Hellblade 2: l’assenza di un gameplay action complesso o migliorato rispetto al suo predecessore. Per certi utenti, il secondo capitolo è stato percepito come “uno showcase visivo”, una vetrina su ciò che l’Unreal Engine 5 poteva tirar fuori se padroneggiato da un team capace; ma comunque incatenato a una bidimensionalità pad alla mano incapace di far fare allo studio il classico “salto di qualità” che sembra star per arrivare con questo capitolo.

Durante il trailer abbiamo avuto modo di assistere non solo a brevi momenti di gameplay stealth, con Senua intenta a pedinare delle unità nemiche di soppiatto per poi eliminarle senza farsi notare, intervallati da scontri più violenti e caotici, che finalmente esulano dal semplice 1v1, che rimarrà, ma probabilmente concentrato in momenti più importanti come le Boss Fight; e che resteranno coerenti con la formula alla base dei precedenti capitoli, improntata verso una gestione più tattica, aggiungendo al classico contrattacco con parry anche una gestione degli elementi ambientali su schermo e l’uso della verticalità come ulteriore arma da aggiungere al mix con attacchi dalla distanza. E parlando di armi, in Senua la guerriera celtica potrà finalmente variare il suo arsenale impugnando una seconda arma trafugabile dalle carcasse dei nemici e utilizzarla in congiunta con la sua spada.

Senua
Di sicuro il gioco rimarrà tematicamente viscerale e pesante a livello visivo, con l’Unreal Engine 5 che verrà spremuto fino alla sua ultima risorsa

Senua: la chiusura di un cerchio per Ninja Theory

Ciò che traspare dalle parole di Dom Matthews è una certa serenità, come se la stessa Ninja Theory avesse concluso un percorso di maturazione e guarigione, con Senua che rappresenta la vera luce in fondo a un tunnel nero e oscuro. Bisogna specificare, infatti, come questo sarà il primo titolo in oltre 10 anni dove verrà impiegata tutta la forza lavoro di Ninja Theory al suo massimo potenziale, una cosa che non accadeva dal lontano 2013, ovvero da DmC: Devil May Cry.

Dopo l’apparente flop del reboot in salsa occidentale nato da un periodo di CAPCOM piuttosto burrascoso e in conflitto sia con la propria identità che con il proprio pubblico, e che finì per coinvolgere lo studio inglese in un fuoco incrociato e in una PR Nightmare che, anche solo a rievocarla brevemente, mi fa venire i brividi, in stile Flashback del Vietnam, Hellblade: Senua’s Sacrifice rappresentò il primo passo verso una rinascita; un progetto minore nato dalla pura sperimentazione che riuscì a recuperare i cocci rotti dalla collaborazione con CAPCOM e rimetterli insieme per creare qualcosa di nuovo. Ora, con Senua, lo studio è pronto a riaffermarsi come uno dei principali player di rilevanza nel mondo dei videogiochi action.


In definitiva, Senua si presenta come un progetto dal potenziale enorme, sospeso tra la volontà di dare continuità all’identità narrativa costruita da Ninja Theory e il desiderio di compiere quel salto evolutivo sul piano del gameplay che in molti avevano richiesto a gran voce dopo Hellblade 2. Tra suggestioni mitologiche, simbolismi legati al tema della follia e un impianto action che sembra finalmente voler spingere di più sull’acceleratore, il nuovo capitolo ha tutte le carte in regola per rappresentare non solo una nuova tappa nel viaggio della guerriera celtica, ma anche un momento cruciale per il futuro stesso dello studio inglese. Resta ora da capire se queste premesse riusciranno a tradursi in un’esperienza davvero capace di unire visione autoriale, intensità emotiva e solidità ludica, ma una cosa è certa: per Senua e per Ninja Theory, questa non sembra affatto una semplice continuazione, bensì l’inizio di qualcosa di molto più importante.


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Game Designer e scrittore, alla fine si è deciso ad aggiornare la propria bio dopo 50 anni di muffa. Perché va bene l'essere "cresciuti a pane e Tekken 2", ma a una certa arriva il momento di "voltare pagina". Non chiedetegli quale sia il suo Final Fantasy o gioco Mega Ten preferito: non ne uscireste vivi!