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		<title>Tomb Raider Legacy of Atlantis Anteprima: un ritorno alle origini corposo e autentico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Sirtori]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 08:40:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Tomb-Raider-Legacy-of-Atlantis.jpg" width="1920" height="1080" title="" alt="Tomb Raider Legacy of Atlantis" /></div>
<div>Tra i numerosi annunci che hanno caratterizzato lo State of Play del 2 giugno (di cui potete ritrovare qui tutti gli annunci), uno dei momenti più significativi per gli appassionati di videogiochi d&#8217;avventura è stato senza dubbio il ritorno di Lara Croft sotto i riflettori. Crystal Dynamics e Flying Wild Hog hanno infatti mostrato un [&#8230;]</div>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Tomb-Raider-Legacy-of-Atlantis.jpg" width="1920" height="1080" title="" alt="Tomb Raider Legacy of Atlantis" /></div><div><p>Tra i numerosi annunci che hanno caratterizzato lo <strong>State of Play del 2 giugno</strong> (di cui potete ritrovare <a href="https://www.vgmag.it/420617/state-of-play-ecco-tutti-gli-annunci-in-diretta/">qui tutti gli annunci</a>), uno dei momenti più significativi per gli appassionati di videogiochi d&#8217;avventura è stato senza dubbio il ritorno di Lara Croft sotto i riflettori. Crystal Dynamics e Flying Wild Hog hanno infatti mostrato un nuovo trailer di <strong>Tomb Raider Legacy of Atlantis</strong>, l&#8217;ambiziosa <strong>reinterpretazione del primissimo Tomb Raider del 1996,</strong> confermando al tempo stesso il rinvio dell&#8217;uscita al <a href="https://www.playtombraider.com/it-it">12 febbraio 2027</a>. Una notizia che potrebbe aver deluso chi sperava di mettere le mani sul gioco entro la fine del 2026, ma che è stata accompagnata da una dimostrazione decisamente più sostanziosa del progetto, capace di alimentare ulteriormente l&#8217;entusiasmo attorno a uno dei remake più attesi degli ultimi anni. Facciamo quindi un&#8217;analisi di quanto visto e quello che ci aspettiamo da questo nuovo, attesissimo ritorno di Lara Croft!</p>
<figure id="attachment_389962" aria-describedby="caption-attachment-389962" style="width: 2560px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-389962 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2025/12/TombRaider_LegacyofAtlantis_LaraCroft_Vilcabamba_VistaReveal-scaled.png" alt="" width="2560" height="1440" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2025/12/TombRaider_LegacyofAtlantis_LaraCroft_Vilcabamba_VistaReveal-scaled.png 2560w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2025/12/TombRaider_LegacyofAtlantis_LaraCroft_Vilcabamba_VistaReveal-300x169.png 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2025/12/TombRaider_LegacyofAtlantis_LaraCroft_Vilcabamba_VistaReveal-1024x576.png 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2025/12/TombRaider_LegacyofAtlantis_LaraCroft_Vilcabamba_VistaReveal-768x432.png 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2025/12/TombRaider_LegacyofAtlantis_LaraCroft_Vilcabamba_VistaReveal-1536x864.png 1536w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2025/12/TombRaider_LegacyofAtlantis_LaraCroft_Vilcabamba_VistaReveal-2048x1152.png 2048w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2025/12/TombRaider_LegacyofAtlantis_LaraCroft_Vilcabamba_VistaReveal-450x253.png 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2025/12/TombRaider_LegacyofAtlantis_LaraCroft_Vilcabamba_VistaReveal-780x439.png 780w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2025/12/TombRaider_LegacyofAtlantis_LaraCroft_Vilcabamba_VistaReveal-1600x900.png 1600w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /><figcaption id="caption-attachment-389962" class="wp-caption-text">Siete pronti a rivivere l&#8217;avventura di trent&#8217;anni or sono nella prima uscita videoludica di Tomb Raider?</figcaption></figure>
<h2>Tomb Raider Legacy of Atlantis: una vecchia conoscenza in un nuovo mondo</h2>
<p>Fin dal suo annuncio ai Game Awards dello scorso dicembre,<strong> Legacy of Atlantis è stato presentato come molto più di un semplice rifacimento tecnico</strong>. Come era stato raccontato anche nel corso della <a href="https://www.vgmag.it/389951/tomb-raider-catalyst-e-tomb-raider-legacy-of-atlantis-abbiamo-parlato-con-gli-sviluppatori/">sessione Q&amp;A online</a> a cui avevamo partecipato, l&#8217;obiettivo dichiarato degli sviluppatori sembra essere quello di riportare in vita l&#8217;avventura originale di Lara Croft, attraverso <strong>una rilettura moderna e capace di mantenere intatto lo spirito dell&#8217;opera di Core Design</strong>, ma adattandolo alle aspettative del pubblico contemporaneo. Lo State of Play ha offerto probabilmente il primo sguardo davvero concreto a questa filosofia, mostrando sequenze ambientate nella <strong>Valle Perduta del Perù</strong>, alcune porzioni delle tombe egizie e diversi scorci di ambientazioni che richiamano direttamente le iconiche location del titolo originale. Il trailer ha immediatamente colpito per la <strong>qualità visiva</strong>: l&#8217;utilizzo di Unreal Engine 5 appare evidente nella gestione dell&#8217;illuminazione, nella densità degli scenari e nella resa delle superfici naturali.</p>
<p>Le montagne andine, le rovine sommerse dalla vegetazione e le immense caverne sotterranee mostrano <strong>un livello di dettaglio che avvicina il progetto alle produzioni più avanzate dell&#8217;attuale generazione. </strong>Tuttavia, la vera domanda che molti appassionati si stanno ponendo riguarda la <strong>natura del gameplay, </strong>e quanto questo nuovo capitolo saprà distinguersi sia dal Tomb Raider originale, sia dalla trilogia reboot pubblicata tra il 2013 e il 2018. Le immagini viste durante la presentazione suggeriscono infatti un equilibrio molto interessante tra vecchio e nuovo. Da una parte si percepisce chiaramente la volontà di <strong>recuperare il senso di isolamento</strong> che caratterizzava il primo Tomb Raider; <strong>Lara sembra trascorrere lunghi periodi lontana da qualsiasi centro abitato</strong>, esplorando ambienti ostili e misteriosi dove il vero protagonista è il level design. Dall&#8217;altra, le animazioni e il sistema di movimento ricordano molto più da vicino i moderni action adventure, con arrampicate fluide, salti spettacolari e una maggiore enfasi sulla verticalità.</p>
<figure id="attachment_420741" aria-describedby="caption-attachment-420741" style="width: 1200px" class="wp-caption alignnone"><img decoding="async" class="wp-image-420741 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/tomb-raider-legacy-of-atlantis-.webp" alt="" width="1200" height="675" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/tomb-raider-legacy-of-atlantis-.webp 1200w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/tomb-raider-legacy-of-atlantis--300x169.webp 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/tomb-raider-legacy-of-atlantis--1024x576.webp 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/tomb-raider-legacy-of-atlantis--768x432.webp 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/tomb-raider-legacy-of-atlantis--450x253.webp 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/tomb-raider-legacy-of-atlantis--780x439.webp 780w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><figcaption id="caption-attachment-420741" class="wp-caption-text">Le prime scene mostrano un livello di dettaglio che avvicina il progetto alle produzioni più avanzate dell&#8217;attuale generazione</figcaption></figure>
<h2>Un lavoro di fino per ritrovare lo Scion</h2>
<p>Questi ultimi dettagli appena citati potrebbero rappresentare <strong>una delle differenze più importanti rispetto ai titoli reboot </strong>visti finora. Se la trilogia iniziata nel 2013 aveva progressivamente avvicinato Lara Croft a un modello quasi cinematografico, influenzato da produzioni come Uncharted, <strong>Legacy of Atlantis sembra voler riportare al centro dell&#8217;esperienza l&#8217;esplorazione delle tombe</strong> e la <strong>risoluzione di enigmi ambientali complessi</strong>. Lo stesso trailer dedica parecchio spazio a meccanismi antichi, trappole monumentali e percorsi nascosti, elementi che molti fan considerano l&#8217;essenza autentica della saga. <strong>Anche il tono narrativo sembra seguire questa direzione</strong>: la storia ruota ancora attorno alla <strong>ricerca dei frammenti dello Scion</strong>, il misterioso manufatto legato alla leggenda di Atlantide e alla figura della celebre antagonista <strong>Jacqueline Natla</strong>.</p>
<p>Un punto di attenzione posto dagli sviluppatori è che <strong>la trama sarà ampliata rispetto all&#8217;originale</strong>, approfondendo personaggi e motivazioni attraverso nuove sequenze narrative. Questa scelta potrebbe <strong>avvicinare Legacy of Atlantis a quanto visto in Tomb Raider Anniversary del 2007</strong>, ma con una profondità decisamente maggiore e con una caratterizzazione di Lara più vicina all&#8217;eroina sicura di sé e determinata, che ha reso celebre il personaggio negli anni Novanta. Particolarmente interessante è anche <strong>il lavoro che sembra essere stato svolto sui combattimenti</strong>: sembra infatti che il team stia dedicando <strong>molta attenzione al design dei boss</strong>, <strong>prendendo ispirazione persino da produzioni come Elden Ring</strong>, per garantire scontri impegnativi ma leggibili e corretti nei confronti del giocatore. Se questa filosofia sarà applicata all&#8217;intera esperienza, potremmo trovarci davanti a <strong>una reinterpretazione molto più moderna e raffinata</strong> degli incontri memorabili presenti nell&#8217;avventura originale.</p>
<figure id="attachment_420717" aria-describedby="caption-attachment-420717" style="width: 1920px" class="wp-caption alignnone"><img decoding="async" class="wp-image-420717 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ss_ed2cab36765386632d74491a6e53d4b461e185e3.1920x1080.jpg" alt="Tomb Raider Legacy of Atlantis" width="1920" height="1080" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ss_ed2cab36765386632d74491a6e53d4b461e185e3.1920x1080.jpg 1920w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ss_ed2cab36765386632d74491a6e53d4b461e185e3.1920x1080-300x169.jpg 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ss_ed2cab36765386632d74491a6e53d4b461e185e3.1920x1080-1024x576.jpg 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ss_ed2cab36765386632d74491a6e53d4b461e185e3.1920x1080-768x432.jpg 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ss_ed2cab36765386632d74491a6e53d4b461e185e3.1920x1080-1536x864.jpg 1536w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ss_ed2cab36765386632d74491a6e53d4b461e185e3.1920x1080-450x253.jpg 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ss_ed2cab36765386632d74491a6e53d4b461e185e3.1920x1080-780x439.jpg 780w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ss_ed2cab36765386632d74491a6e53d4b461e185e3.1920x1080-1600x900.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption id="caption-attachment-420717" class="wp-caption-text">Grande attenzione viene posta al design dei boss, prendendo ispirazione persino da produzioni come Elden Ring</figcaption></figure>
<h2>Cosa cambierà in questa rivisitazione del primo Tomb Raider?</h2>
<p>Naturalmente non mancano le speculazioni circa questa produzione, considerando la lore e l&#8217;attesa da parte dell&#8217;ampio pubblico di fan. Una delle più diffuse riguarda la <strong>struttura stessa</strong> del gioco: a oggi il trailer non chiarisce infatti se Legacy of Atlantis manterrà la suddivisione lineare dell&#8217;originale, oppure adotterà mappe più ampie e interconnesse. Alcuni scorci mostrati durante lo State of Play sembrano suggerire <strong>aree sensibilmente più grandi rispetto a quelle del 1996</strong>, con percorsi alternativi e zone opzionali. Non sarebbe sorprendente vedere una struttura semi-open world, simile a quella sperimentata in Shadow of the Tomb Raider, ma costruita attorno a grandi complessi archeologici anziché a veri e propri hub esplorabili.</p>
<p>Un altro aspetto che potrebbe subire una profonda evoluzione riguarda la <strong>fauna ostile</strong>: nel gioco originale i giocatori affrontavano<strong> lupi, orsi, gorilla, dinosauri e creature mutanti</strong>. Alcune immagini del trailer sembrano confermare il ritorno di questi nemici iconici, ma è difficile immaginare che vengano riproposti in maniera identica. È plausibile che Flying Wild Hog abbia introdotto<strong> comportamenti più sofisticati, trasformando alcuni incontri in vere e proprie battaglie dinamiche</strong>. In particolare, il celebre <strong>scontro con il T-Rex</strong> potrebbe diventare uno dei momenti più spettacolari dell&#8217;intera produzione, in quanto gli sviluppatori hanno già dichiarato di <strong>voler ricreare l&#8217;impatto emotivo che quella scena ebbe sui giocatori nel 1996</strong>, sfruttando però tutte le potenzialità tecnologiche odierne.</p>
<figure id="attachment_420740" aria-describedby="caption-attachment-420740" style="width: 2048px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-420740 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ATREV_thumb_13.webp" alt="" width="2048" height="1152" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ATREV_thumb_13.webp 2048w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ATREV_thumb_13-300x169.webp 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ATREV_thumb_13-1024x576.webp 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ATREV_thumb_13-768x432.webp 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ATREV_thumb_13-1536x864.webp 1536w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ATREV_thumb_13-450x253.webp 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ATREV_thumb_13-780x439.webp 780w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ATREV_thumb_13-1600x900.webp 1600w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /><figcaption id="caption-attachment-420740" class="wp-caption-text">Alcuni scorci mostrati durante lo State of Play sembrano suggerire aree sensibilmente più grandi rispetto a quelle del 1996</figcaption></figure>
<h2>Il recupero dell&#8217;essenza narrativa</h2>
<p>Dal punto di vista artistico, <strong>Legacy of Atlantis sembra inoltre recuperare</strong> un elemento che molti fan avevano percepito come attenuato nei reboot recenti: <strong>il senso del mistero</strong>. Le ambientazioni mostrate non puntano soltanto sul realismo, ma anche su un&#8217;atmosfera quasi mitologica. Atlantide, nella tradizione di Tomb Raider, non è soltanto una civiltà perduta ma una fonte di orrori e anomalie biologiche. Se gli sviluppatori riusciranno a valorizzare questa componente,<strong> il gioco potrebbe avvicinarsi per certi versi alle sensazioni trasmesse dai primi Resident Evil o dai classici avventurosi degli anni Novanta</strong>, pur mantenendo la propria identità. È inoltre possibile che Crystal Dynamics stia utilizzando <strong>Legacy of Atlantis come ponte verso il futuro della serie</strong>. L&#8217;esistenza parallela di Tomb Raider Catalyst, previsto anch&#8217;esso per il 2027 (ma occhio ad un potenziale rinvio all&#8217;anno successivo), suggerisce la volontà di costruire una nuova continuità narrativa che recuperi gli elementi più iconici della Lara classica senza rinunciare alle conquiste dei capitoli moderni.</p>

<a href='https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ss_d1f378b21c18d93cd08a4ab396c10fae7841a0fd.1920x1080.jpg'><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="169" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ss_d1f378b21c18d93cd08a4ab396c10fae7841a0fd.1920x1080-300x169.jpg" class="attachment-medium size-medium" alt="Tomb Raider Legacy of Atlantis" /></a>
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<p>In questo senso, il remake potrebbe rappresentare una <strong>sorta di manifesto creativo per la nuova era del franchise</strong>. Dopo anni di assenza e numerose incertezze sul destino della serie, <strong>Tomb Raider Legacy of Atlantis appare quindi come un progetto particolarmente importante</strong>. Non soltanto perché riporta in scena la prima avventura di Lara Croft, ma perché sembra voler ridefinire il significato stesso di Tomb Raider nel panorama contemporaneo. Le immagini mostrate allo State of Play lasciano intravedere <strong>un titolo che vuole celebrare il passato senza restarne prigioniero</strong>, recuperando esplorazione, enigmi e senso della scoperta, ma aggiornandoli attraverso tecnologie e soluzioni di game design moderne.</p>
<p><iframe title="Tomb Raider: Legacy of Atlantis - Release Date Trailer | PS5 Games" width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/0wEjbSYNUM8?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<div role="heading">
<hr />
<p><strong>Il rinvio al febbraio 2027 potrebbe risultare frustrante per chi attende da anni il ritorno dell&#8217;archeologa più famosa dei videogiochi, ma il nuovo trailer lascia l&#8217;impressione che il tempo supplementare verrà utilizzato per rifinire un&#8217;opera estremamente ambiziosa. Se le promesse verranno mantenute, Tomb Raider Legacy of Atlantis potrebbe non essere soltanto l&#8217;ennesimo remake di un classico, ma la definitiva consacrazione di una nuova Lara Croft, capace di unire trent&#8217;anni di storia videoludica in un&#8217;unica, grande avventura. Dopo lo State of Play, l&#8217;impressione generale è che Tomb Raider abbia finalmente ritrovato una direzione chiara: le immagini mostrate non promettono semplicemente una grafica migliore o un gameplay più moderno, ma il ritorno di quell&#8217;equilibrio unico tra esplorazione, mistero, scoperta e avventura che aveva reso speciale il capostipite della serie. Se Crystal Dynamics riuscirà a mantenere tutte queste promesse, a febbraio 2027 si potrebbe segnare non soltanto il ritorno di Lara Croft, ma l&#8217;inizio di una nuova epoca per uno dei franchise più importanti della storia dei videogiochi.</strong></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
</div>
</div><p>L'articolo <a href="https://www.vgmag.it/420710/tomb-raider-legacy-of-atlantis-anteprima-un-ritorno-alle-origini-corposo-e-autentico/">Tomb Raider Legacy of Atlantis Anteprima: un ritorno alle origini corposo e autentico</a> proviene da <a href="https://www.vgmag.it">Vgmag.it</a>.</p>
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		<title>Mixtape Recensione: Mixed by Stacey</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Di Clemente]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 May 2026 08:36:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_cover-scaled.jpg" width="2560" height="1440" title="" alt="Mixtape" /></div>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_cover-scaled.jpg" width="2560" height="1440" title="" alt="Mixtape" /></div><div><p data-path-to-node="1"><strong>Sono stanco, capo</strong>. Mi sarebbe piaciuto iniziare citando uno degli innumerevoli film di formazione adolescenziale a cui il gioco si riferisce in maniera più o meno esplicita, ma sono stato costretto a utilizzare le immortali parole di John Coffey così come Frank Darabont le ha reinterpretate nel suo adattamento del romanzo <strong>Il Miglio Verde</strong> di Stephen King. <strong>C’è qualcosa di profondamente estenuante nel modo in cui oggi ci avviciniamo a un’opera come Mixtape</strong>, una sorta di deriva tribalistica che si percepisce ovunque, dalle testate specializzate ai gruppi di discussione, e trasforma ogni uscita in un campo di battaglia ideologico, <strong>sul quale il videogioco smette di essere qualcosa da sperimentare in prima persona per diventare un emblema da sfoggiare o un bersaglio da abbattere</strong>: da una parte, i custodi del vero gameplay, pronti a impugnare il cronometro e il Sacro Manuale delle Meccaniche per sentenziare che, se non c&#8217;è sfida o complessità sistemica, allora non ci troviamo di fronte a un gioco; dall&#8217;altra, l’entusiasmo acritico e aprioristico di chi si lascia trasportare dalle sensazioni di pancia, rischiando di premiare esclusivamente lo stile a scapito della sostanza. <b data-path-to-node="1" data-index-in-node="622">È una polarizzazione fastidiosa che, forse per colpa dell&#8217;età, tollero sempre meno e avvelena il pozzo della discussione costruttiva</b>, rendendo quasi impossibile parlare con onestà intellettuale di un <a href="https://mixtape.game/">prodotto dell&#8217;ingegno umano</a> che, per sua natura, nasce per dividere.</p>
<p data-path-to-node="2">È frustrante osservare quanto la conversazione si sia spostata dal merito dell’avventura, da ciò che gli sviluppatori per bocca di Stacey e dei suoi amici hanno da dirci, a una sorta di guerra culturale sul senso del medium. <strong>Non sopporto l&#8217;idea che un voto alto debba essere visto come un abbaglio collettivo causato da un bel connubio di musica e immagini</strong>, così come mi urta chi difende a spada tratta ogni mancanza di interazione etichettandola preventivamente come naturale passaggio evolutivo. Abitiamo in un clima di sospetto perenne, dove ogni recensione viene vivisezionata alla ricerca di un interesse nascosto, e così perdiamo qualsivoglia piacere ricavato dal confronto. <b data-path-to-node="2" data-index-in-node="585">Siamo diventati esperti nel catalogare i giochi invece di viverli</b>, dimenticandoci che il videogioco nasce, prima di tutto, come linguaggio capace di assorbire qualsiasi forma d&#8217;arte per riconsegnarci qualcosa di nuovo.</p>
<p data-path-to-node="3">La mia insofferenza nasce dalla consapevolezza di quanto il pregiudizio distrugga la scoperta. C’è chi ha già deciso che <b data-path-to-node="3" data-index-in-node="103">Mixtape</b> sia un capolavoro assoluto solo perché pubblicato da Annapurna e chi, al contrario, lo bolla come un vuoto simulatore di camminata prima ancora di averlo avviato, <strong>una mentalità da stadio che soffoca la critica e, peggio ancora, allontana le persone dalla possibilità di lasciarsi sorprendere</strong>. Preferirei mille volte discutere della coerenza di un dialogo o della scelta di un determinato brano (cara Rockford, hai ascoltato l&#8217;intera discografia di <strong>Iggy Pop</strong> e hai messo proprio <strong>Candy</strong> nella tua cassetta?), piuttosto che perdermi in <a href="https://www.vgmag.it/416773/mixtape-xbox-in-difesa-del-gioco-di-beethoven-and-dinosaur-dopo-le-polemiche/">sterili dibattiti</a> su quanto spesso debba premere i pulsanti in un gioco perché sia degno della mia attenzione. <b data-path-to-node="3" data-index-in-node="618">Sarebbe anche ora di tornare a parlare della materia di cui sono fatti i sogni digitali</b>, lasciando fuori dalla porta le fazioni e i loro dogmi.</p>
<figure id="attachment_417541" aria-describedby="caption-attachment-417541" style="width: 1920px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-417541" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_01.jpg" alt="Mixtape" width="1920" height="1080" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_01.jpg 1920w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_01-300x169.jpg 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_01-1024x576.jpg 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_01-768x432.jpg 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_01-1536x864.jpg 1536w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_01-450x253.jpg 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_01-780x439.jpg 780w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_01-1600x900.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption id="caption-attachment-417541" class="wp-caption-text">I tre ragazzi lanciano lo skateboard lungo le strade californiane, cercando di seminare la paura del futuro tra un battimano e l&#8217;altro</figcaption></figure>
<h2 data-path-to-node="4"><b data-path-to-node="4" data-index-in-node="0">Mixtape: Voice of America&#8217;s Sons</b></h2>
<p data-path-to-node="5">Molti si chiedono se, tolti i brani dei <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="207">Joy Division </b>e dei <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="207">Roxy Music</b> o l&#8217;estetica anni Novanta, resti davvero qualcosa di concreto sotto la superficie di <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="303">Mixtape</b>, oppure se abbia abusato della nostalgia come arma di distrazione di massa. Domanda necessaria e plausibile, che però spesso viene posta con un tono accusatorio, <strong>come se evocare un ricordo fosse un peccato originale o una truffa ai danni dell&#8217;acquirente</strong>, e me ne fa sovvenire un&#8217;altra: quand&#8217;è che siamo diventati talmente cinici da temere l&#8217;emozione, quasi fosse un virus che va a infettare la presunta purezza delle interazioni dinamiche? <strong>Se un gioco riesce a sfruttare una canzone per farmi sentire di nuovo il peso dello zaino che portavo sulle spalle a diciotto anni non significa che mi stia manipolando</strong>, ma che piuttosto sia capace di parlare il linguaggio universale della musica per stabilire un contatto.</p>
<p data-path-to-node="6">Il pericolo del voto facile, dettato da un potenziale abbaglio superficiale, è un tema effettivo che merita opportuni approfondimenti, ma <strong>non può diventare la scusa per sminuire la potenza di una visione artistica coesa</strong>. La linea tra film interattivo e videogioco è diventata talmente sottile da essere quasi invisibile, eppure è proprio in quello spazio liminale che sono nate le produzioni più interessanti di questi anni. Non è una questione di strumentalità nel senso stretto del termine, non siamo i campioni predestinati a sconfiggere il male né stiamo decidendo le sorti dell&#8217;universo, bensì di partecipazione emotiva. <b data-path-to-node="6" data-index-in-node="526">La facoltà di intervento qui risiede nel decidere di abitare una vestigia del passato</b>, di assecondare il respiro di un&#8217;epoca che ci siamo lasciati alle spalle. Chi pretende che ogni titolo rispetti canoni di interattività rigidi finisce per perdersi la magia di una narrazione che vuole solo farci fluttuare nel tempo.</p>
<p data-path-to-node="7">Dovremmo smetterla di chiederci se <b data-path-to-node="7" data-index-in-node="34">Mixtape</b> meriti di essere considerato un videogioco e iniziare piuttosto a domandarci perché sappia coinvolgerci in maniera così intensa, a comprendere che la sfida che ci presenta non è superare un livello uccidendo tutti i nemici, ma <strong>riuscire a guardare oltre il riflesso distorto dei nostri pregiudizi per cogliere l&#8217;essenza di ciò che stiamo ascoltando</strong>. Fino a ieri lamentavamo un&#8217;offerta generalista che troppo spesso ci bombarda di contenuti preparati a tavolino, edulcorati ad hoc per non dare fastidio a nessuno e concentratissimi nel percorrere strade sicure già battute da molti altri, dunque perché non possiamo considerare un&#8217;esperienza che sceglie di essere sporca, rumorosa e intimamente legata alla cultura pop di fine millennio quale atto di genuina resistenza?</p>
<p data-path-to-node="7">Nessuno ha mai stabilito che l&#8217;intrattenimento digitale debba essere soltanto un modo per mettere alla prova i nostri riflessi, <b data-path-to-node="7" data-index-in-node="525">abbiamo lottato per anni affinché il potenziale espressivo delle opere videoludiche venisse riconosciuto alla stregua di quello cinematografico o letterario</b>, pertanto dobbiamo partire da questa cognizione di causa per liberare la mente e addentrarci davvero nel nuovo lavoro di un team che ha fatto della metafora percettiva il proprio stendardo.</p>
<p data-path-to-node="7">Inoltre, quale scusa migliore per stilare un personalissimo collage musicale con i titoli dei paragrafi della qui presente recensione?</p>
<figure id="attachment_417543" aria-describedby="caption-attachment-417543" style="width: 1920px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-417543 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_03.jpg" alt="Mixtape" width="1920" height="1080" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_03.jpg 1920w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_03-300x169.jpg 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_03-1024x576.jpg 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_03-768x432.jpg 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_03-1536x864.jpg 1536w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_03-450x253.jpg 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_03-780x439.jpg 780w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_03-1600x900.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption id="caption-attachment-417543" class="wp-caption-text">Persino le finte sculture di dinosauri, che torreggiano in questo parco abbandonato, sembrano fatte di quella plastica gommosa che profuma di infanzia</figcaption></figure>
<h2 data-path-to-node="9"><b data-path-to-node="9" data-index-in-node="0">Hell is Around the Corner</b></h2>
<p data-path-to-node="10">Quando mi sedetti davanti ai titoli di coda di <b data-path-to-node="10" data-index-in-node="51">The Artful Escape</b>, <strong>ebbi la netta impressione che Johnny Galvatron avesse voluto trascinarmi dentro la sua personale cosmogonia rock più che limitarsi a vendermi un videogioco</strong>. Grazie ai suoi trascorsi come frontman della band The Galvatrons (sì, il nome viene proprio dal Galvatron del film dei <strong>Transformers</strong>), ha da sempre trasposto nel DNA di Beethoven &amp; Dinosaur un’urgenza espressiva che trascende le dinamiche ludiche. Lo studio australiano, nato da una costola della scena creativa di Melbourne, ha saputo ritagliarsi una nicchia nel panorama mondiale indipendente grazie a <strong>una visione che fonde l&#8217;estetica dei video musicali ad alto budget con una sensibilità romanzesca quasi utopistica</strong>.</p>
<p data-path-to-node="10">Il loro titolo esordio è stato un’esplosione di colori stroboscopici e assoli di chitarra che squarciavano lo spazio profondo, <strong>una temeraria velleità che però, per quanto visibilmente sbalorditiva, mi aveva lasciato con un vago retrogusto di incompiuto</strong>. Era un viaggio a senso unico che puntava tutto sul sentire piuttosto che sul fare, scivolando spesso in un esercizio di stile dove ero poco più che il passeggero di una lussuosa astronave psichedelica.</p>
<p data-path-to-node="11">Con <b data-path-to-node="11" data-index-in-node="4">Mixtape</b>, mi aspettavo di conseguenza che il team riuscisse a incanalare quella potenza visiva in qualcosa di radicato, meno etereo e più razionale. <strong>Il passaggio dalle galassie lontane di Francis Vendetti ai sobborghi californiani di Stacey Rockford costituisce una scommessa non indifferente</strong>, nonché il banco di prova ideale per dimostrare che Beethoven &amp; Dinosaur non fosse rimasto intrappolato nel ruolo di creatrice di sfondi dinamici, incapace di dare peso specifico all&#8217;interazione. Eppure, l’eredità di <b data-path-to-node="11" data-index-in-node="474">The Artful Escape</b> trapela dalla scelta di inquadrare la musica quale tessuto connettivo della realtà, al di là del semplice sottofondo di accompagnamento. In Australia, lo sviluppo di titoli di questo calibro è diventato il segno di maturità di un&#8217;industria che non ha più paura di lasciare la propria firma: in tal senso, <b data-path-to-node="11" data-index-in-node="756">Beethoven &amp; Dinosaur prende le distanze dalla perfezione tecnica e ma insegue una ben precisa epifania sonora</b> che solo chi ha vissuto su un palco o in una sala prove può comprendere davvero.</p>
<p data-path-to-node="12">L&#8217;approccio di Galvatron in questo nuovo progetto sembra effettivamente maturato, meno rivolto verso l&#8217;infinito e più concentrato sul microscopico, sulle pieghe di un&#8217;adolescenza che si consuma tra un marciapiede e una camera da letto. Le aspettative generate dal successo di critica del primo lavoro hanno messo lo studio sotto una luce diversa: <strong>oggi non sono più gli outsider che fanno esperimenti colorati, ma i portabandiera di un genere che potrei definire narrativa sensoriale</strong>. Questo cambio di rotta, dalle stelle alla polvere delle strade di periferia, segna un momento cruciale: percepisco un desiderio palpabile di dimostrare che la loro formula può sostenere una storia umana, quotidiana, senza bisogno di divinità cosmiche o pianeti di cristallo. <strong>È un atto di fiducia verso il potere evocativo della normalità</strong>, filtrata però attraverso quella lente deformante e caleidoscopica che è diventata il marchio di fabbrica della squadra.</p>
<figure id="attachment_417545" aria-describedby="caption-attachment-417545" style="width: 1920px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-417545 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_05.jpg" alt="Mixtape" width="1920" height="1080" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_05.jpg 1920w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_05-300x169.jpg 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_05-1024x576.jpg 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_05-768x432.jpg 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_05-1536x864.jpg 1536w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_05-450x253.jpg 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_05-780x439.jpg 780w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_05-1600x900.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption id="caption-attachment-417545" class="wp-caption-text">Il riverbero del sole di fine anni Novanta trasforma la stanza della protagonista in un palcoscenico di sogni e incertezze</figcaption></figure>
<h2 data-path-to-node="13"><b data-path-to-node="13" data-index-in-node="0">Mixtape: Moving in Stereo</b></h2>
<p data-path-to-node="14">Trovarmi immerso nel mondo di Stacey, Cassandra e Van ha riaperto nella mia mente un cassetto che non sapevo più di avere. <strong>La storia si svolge verso la fine dello scorso millennio, anni che per molti di noi hanno delineato il vero spartiacque tra un’epoca analogica e un futuro digitale ancora tutto da decifrare</strong>. Siamo alla vigilia di una partenza fisica e allegorica, Rockford (il cognome di Stacey, lei e Van vengono appellati di solito per gentilizio, Slater nel caso di quest&#8217;ultimo) si prepara a un salto monumentale per inseguire quel sogno americano che i disordini economici e geopolitici del XXI secolo non avevano ancora scalfito, ossia diventare una rinomata supervisora musicale in una New York che appare come una terra promessa e spaventosa allo stesso tempo.</p>
<p data-path-to-node="14"><strong>La struttura descrittiva di Mixtape non è lineare, ma frammentaria</strong>, costruita su una serie di aneddoti che esplodono nel presente partendo da un ricordo stimolato da una delle canzoni che fanno parte della playlist &#8220;perfetta&#8221; di Stacey, espediente che richiama prepotentemente la filmografia di formazione degli anni Ottanta e Novanta, da <b data-path-to-node="14" data-index-in-node="686">Breakfast Club</b> a <b data-path-to-node="14" data-index-in-node="703">Empire Records</b>, da <strong>La Vita è un Sogno</strong> a <strong>Una Pazza Giornata di Vacanza</strong>, ma lo fa senza quel velo di perfezione patinata che li caratterizzava un po&#8217; tutti. I dialoghi tra i tre amici sono brillanti, scritti con una penna che sa quando essere sarcastica, quando esibire sferzate crudeli come solo gli adolescenti sanno pronunciare e quando cedere alla vulnerabilità. <strong>Rockford non è la tipica eroina innocente e dei teen drama, ma una ragazza che porta addosso il peso di un’identità ancora in costruzione</strong>, e la sua chimica con la caotica Cassandra e il più riflessivo Slater è il motore che tiene in piedi l&#8217;intera architettura espositiva.</p>
<p data-path-to-node="15">A voler cercare il pelo nell&#8217;uovo, c&#8217;è un fattore che ogni tanto ha fatto vacillare la solidità dell&#8217;incantesimo: lo slang dei protagonisti. <strong>Per quanto l&#8217;ambientazione sia fermamente ancorata all&#8217;ultimo stralcio del secolo scorso, alcune frasi e locuzioni suonano un po&#8217; troppo moderne</strong>, creando una strana dissonanza cognitiva, sottile ma concreta, per chi quegli anni li ha vissuti davvero con i pantaloni larghi e le magliette sbiadite, o per chi li ha visti di riflesso nei lungometraggi di allora. Aggiungo che è possibile cogliere tali sfumature soltanto ascoltando i dialoghi o impostando i sottotitoli in inglese perché <strong>l&#8217;adattamento italiano, pur essendo di buon livello, tende ad appiattire un po&#8217; tutto per amore, forse eccessivo, di intelligibilità</strong>.</p>
<p data-path-to-node="15">Detto questo, <strong>il modo in cui il gioco reinterpreta il percorso di crescita è affascinante</strong>, senza grandi eventi clamorosi ma mediante una successione di piccoli momenti significativi, i titolari successi della compilation di Rockford: un bacio rubato, una corsa in skateboard che sembra durare un&#8217;eternità, la fuga rocambolesca da una festa interrotta dalla polizia, il silenzio pesante in una camera piena di scatole. Le vicende non progrediscono tramite la raccolta di tesori o punti esperienza, ma con la presa di coscienza che tutte quelle schegge di vita resteranno impresse nella memoria come tracce musicali su un nastro, destinate a non tornare mai più. <b data-path-to-node="15" data-index-in-node="833">Le scene che (ri)viviamo sono tante tessere di un mosaico che compone il ritratto di un&#8217;amicizia che sta per cambiare forma</b>, e questa sottile malinconia permea ogni dialogo.</p>
<p data-path-to-node="16">Il ritmo espone però i suoi limiti quando la transizione tra un episodio e l&#8217;altro diventa troppo brusca: ci sono stati attimi in cui avrei voluto abitare più a lungo una determinata reminiscenza, approfondire la tensione latente tra i personaggi, ma il gioco mi spingeva avanti verso la prossima traccia della cassetta. Per carità, <strong>è una dispersione coerente con l&#8217;idea del mixtape come collezione di istanti, ma a volte sacrifica lo spessore psicologico sull&#8217;altare dell&#8217;estetica</strong>. Malgrado ciò, la forza dei personaggi principali riesce spesso a colmare questi vuoti: Stacey è una protagonista in cui è facile rispecchiarsi, specialmente quando la sua voce fuori campo abbatte la quarta parete per riflettere insieme a noi sulle incertezze del futuro, mentre Van e Cassandra sono per certi versi un contraltare perfetto alle sue emozioni, e tutti e tre assieme compongono <strong>un quadro magnifico di quel periodo delle nostre vite in cui</strong>, per parafrasare la giovane Morino, <strong>qualsiasi cosa sembrava enorme, pesante, come se fosse la fine del mondo</strong>. Il resoconto che ne deriva non ha paura nemmeno di indugiare nei tempi morti, quelle pause dove all&#8217;esterno non succede nulla di eclatante anche se a livello emotivo c&#8217;è una tempesta in corso, e in tal modo cattura quell&#8217;energia nervosa che precede le contingenze più importanti.</p>
<figure id="attachment_417542" aria-describedby="caption-attachment-417542" style="width: 1920px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-417542 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_02.jpg" alt="" width="1920" height="1080" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_02.jpg 1920w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_02-300x169.jpg 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_02-1024x576.jpg 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_02-768x432.jpg 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_02-1536x864.jpg 1536w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_02-450x253.jpg 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_02-780x439.jpg 780w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_02-1600x900.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption id="caption-attachment-417542" class="wp-caption-text">Una sequenza onirica dove il mondo reale si sfalda, lasciando che il grigio dei pensieri di Stacey trabocchi nella realtà</figcaption></figure>
<h2 data-path-to-node="17">20th Century Boy</h2>
<p data-path-to-node="18">Il comparto audiovisivo di <b data-path-to-node="18" data-index-in-node="32">Mixtape</b> mi ha lasciato senza fiato, non tanto per la potenza bruta del motore grafico, quanto ancora una volta per l&#8217;armonia della sua direzione artistica. La scelta di utilizzare uno stile che richiama la ripresa a passo uno, <strong>con animazioni che sembrano avere un frame rate ridotto per trasmettere quella sensazione di effetti pratici artigianali</strong>, è una mossa da maestro. Rispetto ad altri titoli che hanno esplorato strade simili, come il recente <b data-path-to-node="18" data-index-in-node="455">South of Midnight</b>, qui la tecnica è una dichiarazione deliberata di intenti, oltre a essere gradevole alla vista di chi apprezza il genere: le animazioni scattose comunicano la manchevolezza delle memorie, il luogo onirico che abitano nelle nostre menti, <strong>la natura poco fluida del subconscio che si sofferma su certi dettagli ignorandone altri</strong>.</p>
<p data-path-to-node="18">A tal proposito, gli ambienti sono gremiti di particolari d’epoca: poster alle pareti, vecchie televisioni a tubo catodico, confezioni di cereali che riportano immediatamente alla fine degli anni Novanta, e naturalmente <strong>valanghe di citazioni più o meno esplicite</strong> (per dirne una, se siete appassionati di <strong>Fallout</strong> aguzzate la vista quando vi troverete in camera di Slater). La UI stessa è integrata con sagacia e ricca di indicazioni che sembrano scarabocchiate sui margini di un quaderno o scritte fatte col pennarello sulle etichette di un compact disc.</p>
<p data-path-to-node="19">La colonna sonora meriterebbe un capitolo a parte. Chiaramente, la prima cosa che cattura l&#8217;attenzione è la corposa lista di brani su licenza, ma non appena ci lasciamo prendere per mano da Stacey comprendiamo quanto la cura riservata a questo specifico aspetto raggiunga vette altissime, forse più di qualsiasi altro. <strong>Sentire i Joy Division, i Mondo Rock o B.J. Thomas mentre vaghiamo a vario titolo per gli assolati sobborghi californiani crea un contrasto emotivo potente</strong>, soprattutto grazie a un sound design che non si limita a riprodurre i pezzi, ma li modula in base a ciò che accade sullo schermo: la musica può suonare ovattata se siamo a casa di qualcuno, esplodere in alta fedeltà quando entriamo nel vivo di un ricordo o diventare una eco lontana mentre i personaggi parlano.</p>
<p data-path-to-node="19"><strong>Il missaggio è eccellente, capace di dare spazio ai dialoghi senza mai depotenziare l&#8217;impatto dei brani </strong>di band come <b data-path-to-node="19" data-index-in-node="681">Devo</b>, <b data-path-to-node="19" data-index-in-node="687">Smashing Pumpkins</b> e <b data-path-to-node="19" data-index-in-node="707">Silverchair</b> (oltre a un excursus anacronistico nella synthwave moderna con l&#8217;evocativa <strong>Remember When</strong> di <strong>Mitch Murder</strong>), selezionati non solo per il loro valore simbolico, ma per la capacità di sottolineare l&#8217;ansia esistenziale o l&#8217;euforia improvvisa dei diciotto anni nei rispettivi contesti in cui vengono inseriti. <b data-path-to-node="19" data-index-in-node="877">Senza troppi giri di parole, la musica è l&#8217;effettivo centro nevralgico sul quale è stato costruito tutto il resto del gioco.</b></p>
<p data-path-to-node="20">Eppure, non tutto funziona come dovrebbe. In alcune sequenze più concitate, la densità degli effetti visivi e la natura volutamente instabile delle animazioni possono creare qualche problema di leggibilità. Sebbene il gioco non richieda riflessi fulminei, <strong>ci sono momenti in cui la sovrapposizione di filtri vintage e distorsioni oniriche rende difficile capire immediatamente dove dirigersi o con quale elemento possiamo interagire</strong>. Anche determinate scelte cromatiche, pur essendo concordi con lo stile sgargiante di Beethoven &amp; Dinosaur, tendono a ripetersi e stemperano la specificità di ambientazioni e scampoli del nostro vissuto. <strong>Il riscontro visivo durante certe azioni interattive è a volte troppo volatile, e mi ha lasciato sovente con un leggero senso di incertezza sull&#8217;effettiva esecuzione di un comando</strong>. Sono però sbavature minori in un quadro che complessivamente ridefinisce il modo in cui un videogioco può impiegare una declinazione multimediale unica per evocare un determinato momento storico, nel bene e nel male, senza cadere nel banale effetto nostalgia.</p>
<figure id="attachment_417546" aria-describedby="caption-attachment-417546" style="width: 1920px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-417546 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_06.jpg" alt="" width="1920" height="1080" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_06.jpg 1920w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_06-300x169.jpg 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_06-1024x576.jpg 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_06-768x432.jpg 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_06-1536x864.jpg 1536w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_06-450x253.jpg 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_06-780x439.jpg 780w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_06-1600x900.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption id="caption-attachment-417546" class="wp-caption-text">Il contrasto tra i riflessi violacei della notte e l&#8217;oro dei fuochi d&#8217;artificio sembrano catturare quel momento in cui, almeno per adesso, il futuro resta un&#8217;ipotesi lontana</figcaption></figure>
<h2 data-path-to-node="21"><b data-path-to-node="21" data-index-in-node="0">Mixtape: Backwater</b></h2>
<p data-path-to-node="22">Eccoci dunque arrivati ad affrontare il proverbiale elefante (o meglio, dinosauro) nella stanza: la giocabilità di <b data-path-to-node="22" data-index-in-node="26">Mixtape</b>, operazione che richiede di abbandonare i classici precetti di abilità e bilanciamento. Qui l’interazione è funzionale alla narrativa, un mezzo per toccare con mano ciò che vivono i protagonisti più che per avere ragione di un ostacolo. <strong>Le sezioni in cui controlliamo Stacey e i suoi amici sono strutturate come una serie di micro-esperienze</strong>: una corsa a perdifiato tra le macchine parcheggiate, un volo surreale tra i palazzi della sonnolenta cittadina di provincia, o momenti più intimi come le pose da assumere nella cabina fotografica del centro commerciale per ingannare un pomeriggio che pareva infinito.</p>
<p data-path-to-node="22">I comandi sono generalmente morbidi, quasi eterei, un riflesso diretto della natura fuggevole e kafkiana dei flashback. <strong>Non corriamo mai il rischio di fallire davvero, o di finire in un vicolo cieco</strong>; il gioco vuole farci arrivare a tutti i costi al termine di ogni discorso, di ciascuna rimembranza, di qualsivoglia canzone, una scelta che funziona perfettamente se siamo disposti ad accettare il contratto proposto dagli sviluppatori: <strong>non siamo qui per vincere, ma per vivere</strong>.</p>
<p data-path-to-node="23">Tuttavia, certi minigiochi sembrano inseriti più come clausole obbligatorie del succitato accordo che per reale necessità espressiva. Le sequenze sullo skateboard, ad esempio, pur essendo quelle più articolate e visivamente splendide, concedono una libertà di movimento molto limitata e accentuano la sensazione di correre lungo una carreggiata invisibile. <strong>Questo squilibrio tra la bellezza di ciò che vediamo e la semplicità di quel che ci viene richiesto di fare è il punto critico del titolo</strong>, a mio avviso: quando l&#8217;interazione diviene troppo elementare, l&#8217;azzardo è quello di trasformarci in meri esecutori di quick time event mascherati, il che può spezzare il coinvolgimento emotivo invece di rafforzarlo. <strong>Gli spunti più originali emergono invece nelle scene in cui l&#8217;ambiente reagisce dinamicamente alla musica</strong>, dove il movimento del personaggio altera il paesaggio o il ritmo della traccia sonora, creando una sinergia tra input e output che rafforza e amplifica l&#8217;estremo sperimentalismo ricercato da Galvatron e i suoi.</p>
<p data-path-to-node="24">L&#8217;andatura del gameplay è strettamente legata alla durata delle tracce musicali, il che di conseguenza impone una modulazione molto rigida. <strong>Le sequenze durano al massimo quanto la canzone a cui sono connesse, un escamotage che assicura varietà costante ma impedisce qualsiasi forma di esplorazione svincolata</strong>. Gli spazi sono angusti, progettati per essere attraversati in una sola direzione, un&#8217;astrazione spaziale in linea con il concetto delle rievocazioni inconscie che sono sempre parziali e focalizzate, ma viceversa possono instillare una sensazione di claustrofobia o di eccessivo controllo da parte dei designer.</p>
<p data-path-to-node="24">Mi sono chiesto spesso se una maggiore libertà di movimento o una sfida leggermente più accentuata avrebbero potuto rendere il legame con Stacey ancora più forte, <b data-path-to-node="24" data-index-in-node="703">ho avvertito i confini dei binari narrativi più spesso di quanto avrei voluto </b>e, col passare del tempo, la stanchezza si è occasionalmente insinuata quando non veniva sostenuta da scene particolarmente vigorose. La strada che si spiega dinanzi a noi è in costante, precario equilibrio tra videoclip interattivo e avventura grafica, e devo ammettere che <b data-path-to-node="24" data-index-in-node="926">Mixtape</b> la percorre con inusitato coraggio, senza comunque riuscire a evitare qualche caduta nella monotonia meccanica.</p>
<figure id="attachment_417544" aria-describedby="caption-attachment-417544" style="width: 1920px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-417544 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_04.jpg" alt="" width="1920" height="1080" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_04.jpg 1920w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_04-300x169.jpg 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_04-1024x576.jpg 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_04-768x432.jpg 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_04-1536x864.jpg 1536w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_04-450x253.jpg 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_04-780x439.jpg 780w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_04-1600x900.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption id="caption-attachment-417544" class="wp-caption-text">Seduti sul dorso di un gigante del passato, Stacey, Cass e Van avanzano verso un drammatico tramonto che simboleggia, letteralmente, la fine di un&#8217;epoca</figcaption></figure>
<h2 data-path-to-node="25">Can&#8217;t Get It Out of My Head</h2>
<p data-path-to-node="26">Personalmente, questa loro seconda impresa conferma il mio rapporto complicato con le opere di Beethoven &amp; Dinosaur. Come accennavo, <b data-path-to-node="26" data-index-in-node="108">The Artful Escape</b> mi aveva affascinato dal punto di vista figurativo ma lasciato indifferente da quello emozionale; <strong>mi era parso un video musicale troppo lungo, dove il luccichio delle stelle serviva soltanto a nascondere una certa vacuità interattiva</strong>. In <b data-path-to-node="26" data-index-in-node="330">Mixtape</b>, invece, ho trovato una sostanza diversa: forse è merito dell&#8217;ambientazione, o forse è perché anch&#8217;io ho passato serate intere a registrare canzoni dalla radio per creare la cassetta perfetta per una ragazza o per un viaggio che non avrei mai fatto, ma <strong>l&#8217;atmosfera delle storie di transizione verso l&#8217;età adulta, quel misto di cinismo adolescenziale e speranze sconfinate, è stata catturata con una precisione chirurgica</strong>. Mi sono ritrovato a sorridere più volte davanti a certe discussioni inutili tra Rockford e Slater, ricordando quanto fosse importante allora stabilire quale fosse la rivista più autentica, qual era il posto migliore dove andare a mangiare o quale disco avesse cambiato la storia.</p>
<p data-path-to-node="27">Inoltre, a costo di ripetermi, uno degli elementi più memorabili resta lo stile in stop motion: a differenza di altre produzioni, <strong>qui non troviamo solo un filtro che riduce i fotogrammi, ma una cura maniacale nella resa delle texture e delle superfici</strong>, con i personaggi che sembrano fatti davvero di argilla o di una plastica gommosa che cattura la luce in modo unico. La fluidità, pur essendo volutamente limitata nelle animazioni dei corpi, è impeccabile quando si tratta di scegliere le inquadrature giuste, le fonti di illuminazione e gli effetti particellari da applicare senza lasciar trapelare problemi di stabilità o di latenza significativi, il che è fondamentale per un gioco che punta tutto sul feedback sensoriale. <b data-path-to-node="27" data-index-in-node="639">La scelta stilistica adottata trasforma il gioco in un oggetto fisico</b>, qualcosa che potresti quasi toccare se allungassi la mano verso lo schermo, un contrasto meraviglioso rispetto alla natura digitale del medium che funziona molto meglio rispetto ad altri tentativi analoghi perché qui le animazioni a singhiozzo sono spesso sincronizzate con il fremito della musica.</p>

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<a href='https://www.vgmag.it/417126/mixtape-recensione-mixed-by-stacey/mixtape_09/'><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="169" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_09-300x169.jpg" class="attachment-medium size-medium" alt="Mixtape" /></a>
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<a href='https://www.vgmag.it/417126/mixtape-recensione-mixed-by-stacey/mixtape_10/'><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="169" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mixtape_10-300x169.jpg" class="attachment-medium size-medium" alt="" /></a>

<p data-path-to-node="28">Ma, per onestà intellettuale, non posso negare che la brevità dell&#8217;esperienza, attestata intorno alle tre o quattro ore, e la sua natura estremamente guidata continuano a rappresentare un ostacolo per chi vede nel videogioco uno strumento per mettere alla prova se stesso in completa libertà. <strong>Mi sono sentito spesso come se stessi sfogliando un bellissimo album fotografico mentre qualcuno faceva girare i dischi in sottofondo</strong>, un&#8217;attività piacevolissima che però lascia poco spazio all&#8217;autonomia decisionale. La sensazione è quella di un&#8217;avventura che ha paura di lasciarci sbagliare, che ci conduce per mano dall&#8217;inizio alla fine per paura che possiamo perdere anche una singola nota. Nonostante ciò, la felicità che ho provato mentre suoni e immagini avviluppavano i miei sensi è innegabile, specialmente perché mi sono identificato a più riprese con quanto stavo guardando. <b data-path-to-node="28" data-index-in-node="729">È un titolo che ho amato per quello che mi ha fatto prov</b><strong>are, non per ciò che mi ha permesso di fare</strong>, e questa è la discriminente fondamentale da rammentare quando ci si approccia a un prodotto firmato Johnny Galvatron.</p>
<p data-path-to-node="0">Inoltre, la forza di un’opera come <b data-path-to-node="0" data-index-in-node="26">Mixtape</b> risiede nel fatto che non prova a raccontare un’adolescenza documentaristica, bensì cinematografica. C’è una sottile ma fondamentale distinzione nell&#8217;operazione nostalgia impacchettata da Beethoven &amp; Dinosaur: il team australiano non sta mettendo in scena i propri ricordi d’infanzia vissuti tra le strade della California alle soglie del nuovo millennio, ma <strong>sta rielaborando i brandelli di tutti i film, i videoclip e i racconti di formazione con cui è cresciuto a sua volta dall&#8217;altra parte del mondo</strong>. È un&#8217;adolescenza filtrata, masticata e sputata fuori attraverso la visione romantica e idealizzata dei cult di Hughes, Reiner, Heckerling e Linklater.</p>
<p data-path-to-node="1">Eppure, questa mancanza di un&#8217;esperienza diretta nei sobborghi americani non depotenzia il racconto ma, al contrario, lo rinvigorisce. Proprio perché si tratta di una sintesi di archetipi universali, <strong>il mondo in cui si muovono Stacey, Cassandra e Van smette di appartenere a una specifica coordinata geografica per diventare la giovinezza di tutti</strong>, una sublimazione pop che funziona perché non parla ai nostri effettivi trascorsi, ma a quel passato mitizzato che abbiamo costruito consumando la stessa cultura visiva e musicale. Spogliando il ricordo dai dettagli troppo personali e legandone la progressione ai brani iconici delle band dell&#8217;epoca, <strong>il team di sviluppo ha azzerato le distanze culturali, parlando direttamente a una platea globale</strong> che in quel tramonto californiano color pastello ritrova, eccezionalmente, lo specchio della propria giovinezza.</p>
<p><iframe title="MIXTAPE | Launch Trailer" width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/aQoEd5rnxiQ?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<hr />
<p data-path-to-node="22"><strong>A costo di sembrare banale, Mixtape rappresenta l&#8217;esempio perfetto di un&#8217;esperienza che riesce nel difficile compito di essere più della somma delle sue parti. È un viaggio emozionale potente, sorretto da una direzione artistica superba e da una colonna sonora che definire monumentale è quasi riduttivo. Beethoven &amp; Dinosaur ha dimostrato di saper scendere a terra, abbandonando le cosmogonie astratte per raccontare una storia umana che pulsa di vita propria. Nonostante le criticità legate a un gameplay estremamente leggero, a una durata contenuta che potrebbe far storcere il naso a molti e a qualche scelta di scrittura forse troppo moderna per il contesto, il gioco brilla per schiettezza e creatività visiva, mentre l&#8217;estetica stop motion è la ciliegina sulla torta di un&#8217;opera che vuole glorificare i momenti migliori e più devastanti di quella gioventù che tutti noi abbiamo vissuto. Lo ribadisco per maggior chiarezza: Mixtape non è un videogioco tradizionale, è un ricordo interattivo che aspetta solo di essere ascoltato. Se siete pronti a lasciarvi trasportare dal ritmo, Stacey e i suoi amici hanno una storia intensa, struggente e bellissima da raccontarvi, una di quelle che porterete con voi anche dopo l&#8217;assolo strumentale di chiusura dell&#8217;ultima traccia.</strong></p>
<hr />
</div><p>L'articolo <a href="https://www.vgmag.it/417126/mixtape-recensione-mixed-by-stacey/">Mixtape Recensione: Mixed by Stacey</a> proviene da <a href="https://www.vgmag.it">Vgmag.it</a>.</p>
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		<title>Split Fiction Anteprima: il ritorno dei creatori di It Takes Two</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Sirtori]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Dec 2024 13:00:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/12/split-screenshot-cutscene-summit-3840x2160.jpg.adapt_.crop16x9.1455w.jpg" width="1455" height="818" title="" alt="" /></div>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/12/split-screenshot-cutscene-summit-3840x2160.jpg.adapt_.crop16x9.1455w.jpg" width="1455" height="818" title="" alt="" /></div><div><p>14I sogni vissuti con i titoli di <strong>Hazelight Studios</strong> sono stati davvero belli e coinvolgenti, ma soprattutto sono stati delle vere e proprie &#8220;follie a due&#8221;, per riprendere anche il recente capitolo della saga cinematografica di Joker. <strong>E il team di sviluppo di It Takes Two</strong>, loro recente successo arrivato in seguito a A Way Out, <strong>è salito sul palco dei TGA 202</strong>4 (di cui potete trovare <a href="https://www.vgmag.it/326840/the-game-awards-2024-ecco-tutti-i-vincitori-in-aggiornamento/"><strong>qui la lista dei vincitori</strong></a>), nella persona di <strong>Josef Fares</strong> che ha mostrato per la prima volta la sua nuova creazione, <strong>Split Fiction</strong>. Come abbiamo anticipato anche<a href="https://www.vgmag.it/326890/split-fiction-svelato-ufficialmente/"><strong> in questa notizia</strong></a>, il titolo sarà in linea con i precedenti titoli dello studio, si tratta di un&#8217;avventura cooperativa per poter <strong>giocare in couch-coop</strong> con un nostro compagno di avventure in locale. Cosa abbiamo appreso di questa nuova, bellissima avventura, che verrà lanciata con il supporto di <strong>Electronic Arts</strong>, dove dovremo darci man forte con il nostro compare? Scopriamolo nel corso della nostra anteprima!</p>
<figure id="attachment_327109" aria-describedby="caption-attachment-327109" style="width: 1200px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-327109 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/12/Split-Fiction.avif" alt="" width="1200" height="675" /><figcaption id="caption-attachment-327109" class="wp-caption-text">La nuova avventura del team di It Takes Two e A Way Out sarà nuovamente in cooperativa locale</figcaption></figure>
<h2>Split Fiction: un mondo sci-fi a misura&#8230;di donne</h2>
<p>In questo viaggio che è stato appena rivelato sul palco dei TGA 2024, saremo chiamati a vestire<strong> i panni di Mio e Zoe</strong>, due ragazze che vengono assunte in una compagnia che sperimenta con universi immaginari e, a causa di una svista, le due ragazze finiscono per utilizzare lo stesso simulatore. Le due dovranno trovare un modo per tornare alla realtà, e il modo per farlo sarà esplorare due universi distinti, uno di stampo futuristico e l&#8217;altro fantasy. Mescolando i gusti e le influenze delle due protagoniste, Split Fiction dà vita ad <strong>un folle viaggio</strong> che mescola i generi <strong>cyberpunk e fantasy</strong>, accompagnando fasi platform a sequenze di azione ed esplorazione, per un concept che ci è sembrato abbastanza originale, o quantomeno inusuale. Il team promette ai giocatori che potranno esplorare gli innumerevoli mondi di Split Fiction, ciascuno impregnato di <strong>elementi sci-fi e mondi dai personaggi e dalle ambientazioni influenzati da fantasy</strong> e storie di avventura che hanno finora popolato l&#8217;intrattenimento pop ampiamente.</p>
<p>Impossibile ad esempio non notare la somiglianza nel trailer di alberi viventi simili a Groot, o ancora mondi che ci hanno ricordato nel design Unspoken di Square Enix o ancora il titolo di Stormind Games Batora Lost Haven. Split Fiction ci porta quindi, da quanto abbiamo compreso dal trailer, a vivere <strong>un&#8217;avventura co-op senza limiti</strong>, dove saremo chiamati ad apprendere abilità sempre diverse, e superare sfide sempre nuove, mentre attraversiamo mondi fantascientifici e fantasy. E i <strong>momenti di interazione e cooperazione tra i due avatar</strong>, e di conseguenza tra i due protagonisti,<strong> saranno praticamente costanti</strong>, ciascuno portando avanti la sua missione, che sarà sempre complementare a quella del compagno.</p>
<figure id="attachment_327156" aria-describedby="caption-attachment-327156" style="width: 1455px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-327156 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/12/split-screenshot-gameplay-side-glitch-pigworld01-3840x2160-no-logo-1.jpg.adapt_.crop16x9.1455w-1.jpg" alt="" width="1455" height="818" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/12/split-screenshot-gameplay-side-glitch-pigworld01-3840x2160-no-logo-1.jpg.adapt_.crop16x9.1455w-1.jpg 1455w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/12/split-screenshot-gameplay-side-glitch-pigworld01-3840x2160-no-logo-1.jpg.adapt_.crop16x9.1455w-1-300x169.jpg 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/12/split-screenshot-gameplay-side-glitch-pigworld01-3840x2160-no-logo-1.jpg.adapt_.crop16x9.1455w-1-1024x576.jpg 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/12/split-screenshot-gameplay-side-glitch-pigworld01-3840x2160-no-logo-1.jpg.adapt_.crop16x9.1455w-1-768x432.jpg 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/12/split-screenshot-gameplay-side-glitch-pigworld01-3840x2160-no-logo-1.jpg.adapt_.crop16x9.1455w-1-450x253.jpg 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/12/split-screenshot-gameplay-side-glitch-pigworld01-3840x2160-no-logo-1.jpg.adapt_.crop16x9.1455w-1-780x439.jpg 780w" sizes="(max-width: 1455px) 100vw, 1455px" /><figcaption id="caption-attachment-327156" class="wp-caption-text">La creatività di Hazelight Studios si è sbizzarrita anche stavolta, offrendoci la possibilità di impersonare anche&#8230;un maialino</figcaption></figure>
<h2>Due mondi, due misure</h2>
<p>La <strong>doppia ambientazione</strong> presentata in questo primo, breve trailer di Split Fiction ci ha mostrato come il team avrà modo di sbizzarrirsi con una grande varietà di meccaniche che ci metteranno alla prova con altrettante sfide e abilità, come già successo nell&#8217;ultimo successo del team Hazelight Studios, oltre a trovate per offrire <strong>gameplay differenti</strong>, con i giocatori che dovranno collaborare per togliersi dall&#8217;impiccio di tante situazioni pericolose, e talvolta fuori di testa. Non mancherà dunque l&#8217;occasione di domare adorabili draghi, combattere nei panni di una cyber ninja, sfuggire a spaventosi troll o <strong>schivare automobili volanti</strong> lanciate da un addetto al parcheggio robotico. L&#8217;universo di Split Fiction è stravagante, intenso e pensato per essere condiviso, osservando come le due protagoniste dovranno fare affidamento l&#8217;una sull&#8217;altra per liberarsi da questa sorte, ma senza perdere i propri ricordi.</p>
<p>Le due protagoniste dovranno collaborare tra loro, e noi con il nostro compare, per apprendere nuove abilità e superare sfide sempre diverse mentre esplorano mondi immaginari in una sorprendente storia di amicizia, che ci stuzzica davvero e non vediamo l&#8217;ora di scoprirne ancora di più. Dal punto di vista delle meccaniche inoltre, non sappiamo quanto il motore di gioco potrà venirci incontro,, ma Fares sul palco ci ha raccontato che <strong>ogni mondo sarà caratterizzato da meccaniche uniche,</strong> che sapranno mettere i giocatori di fronte a sfide sempre diverse. Otterremo, quindi, un gameplay estremamente dinamico influenzato dall&#8217;ambiente, sperando appunto che il motore di gioco sappia supportarci a dovere.</p>
<figure id="attachment_327166" aria-describedby="caption-attachment-327166" style="width: 1455px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-327166 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/12/split-screenshot-side-glitch-solar-flare01-3840x2160-no-logo.jpg.adapt_.crop16x9.1455w.jpg" alt="" width="1455" height="818" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/12/split-screenshot-side-glitch-solar-flare01-3840x2160-no-logo.jpg.adapt_.crop16x9.1455w.jpg 1455w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/12/split-screenshot-side-glitch-solar-flare01-3840x2160-no-logo.jpg.adapt_.crop16x9.1455w-300x169.jpg 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/12/split-screenshot-side-glitch-solar-flare01-3840x2160-no-logo.jpg.adapt_.crop16x9.1455w-1024x576.jpg 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/12/split-screenshot-side-glitch-solar-flare01-3840x2160-no-logo.jpg.adapt_.crop16x9.1455w-768x432.jpg 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/12/split-screenshot-side-glitch-solar-flare01-3840x2160-no-logo.jpg.adapt_.crop16x9.1455w-450x253.jpg 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/12/split-screenshot-side-glitch-solar-flare01-3840x2160-no-logo.jpg.adapt_.crop16x9.1455w-780x439.jpg 780w" sizes="(max-width: 1455px) 100vw, 1455px" /><figcaption id="caption-attachment-327166" class="wp-caption-text">Il mix di universi fantasy e sci-fi presenti all&#8217;interno di Split Fiction saranno davvero sfiziose e interessanti da osservare</figcaption></figure>
<h2>In attesa della fiction</h2>
<p>Come mai ci sono venuti questi primi dubbi sulle performance tecniche? Ci è sembrato che nei pochi momenti di gameplay osservati, i movimenti ci sono sembrati un po&#8217; scattosi, soprattutto nelle corse dei protagonisti e nella fluidità dei loro abiti poco naturale come risposta &#8220;fisica&#8221; al loro movimento. Oltretutto, siamo curiosi di osservare come ci verranno restituiti in fase finale di rilascio, alla quale non manca nemmeno troppo tempo. Come ci viene rivelato al termine del trailer,<strong> Split Fiction sarà lanciato il 6 marzo 2025, per PC e console di ultima generazione, sia Microsoft che Sony</strong>, e sarà disponibile come da tradizione il <strong>Pass Amici</strong>, grazie al quale si dovrà acquistare<strong> una singola copia per permettere a due persone di giocarci</strong>.</p>

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<p>E una promessa già espressa ai TGA 2024 dal creator è che nel gioco <strong>non ci saranno lootbox, né microtransazioni</strong>. Si tratterà di un gioco pensato per chi ama divertirsi senza distrazioni inutili, una scelta in contrasto con la strategia attuale di Electronic Arts, ma potrebbe essere al contrario in linea con quanto proposto finora dal developer team, offrendo ancora una volta un gameplay semplice nella sua concezione, senza &#8220;orpelli&#8221; aggiuntivi.</p>
<p><iframe title="Split Fiction™ | Official Reveal Trailer" width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/fcwngWPXQtg?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<hr />
<p><strong>Split Fiction sembra davvero un titolo stuzzicante e in grado di offrire importanti momenti di collaborazione con il nostro amico in locale, con il quale potremo giocare nella classica modalità split screen, già vista nei precedenti titoli di Hazelight Games. Un&#8217;avventura a metà tra lo sci-fi e il fantasy, con la possibilità di attraversare mondi molto diversi tra loro, ispirati alle storie create dalle due scrittrici e con il costante obiettivo in mente di collaborare per sfuggire alle insidie di ogni scenario. Non manca molto al lancio ufficiale di questo titolo: in meno di tre mesi, dovremmo avere per le mani quella che potrebbe essere un&#8217;altra avventura interessante, difficilmente forse dal livello emotivo pari a quello raggiunto in It Takes Two, ma comunque stuzzicante.</strong></p>
<hr />
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</div><p>L'articolo <a href="https://www.vgmag.it/327106/split-fiction-anteprima-il-ritorno-dei-creatori-di-it-takes-two/">Split Fiction Anteprima: il ritorno dei creatori di It Takes Two</a> proviene da <a href="https://www.vgmag.it">Vgmag.it</a>.</p>
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		<title>LEGO Horizon Adventures Recensione: mattoncini e ilarità nel mondo di Aloy</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Sirtori]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Nov 2024 11:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Games]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/06/lego-horizon-adventures-official-announce-trailer_uzt4.1280.webp" width="1280" height="720" title="" alt="" /></div>
<div>Annunciato in occasione dell’ultimo Summer Game Fest (come avevamo approfondito anche noi a questo link), il mondo LEGO si amplia ulteriormente con un titolo che, negli ultimi tempi, ha avuto abbastanza seguito e attenzione. Dopo il lancio della versione remastered di Horizon Zero Dawn (che abbiamo recensito quiper voi), arriva il prossimo 14 novembre LEGO [&#8230;]</div>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/06/lego-horizon-adventures-official-announce-trailer_uzt4.1280.webp" width="1280" height="720" title="" alt="" /></div><div><p>Annunciato in occasione dell’ultimo <strong>Summer Game Fest</strong> (come avevamo approfondito anche noi <a href="https://www.vgmag.it/283668/lego-horizon-adventures-annuciato-ufficialmente-al-summer-game-fest-2024/"><strong>a questo link</strong></a>), il mondo LEGO si amplia ulteriormente con un titolo che, negli ultimi tempi, ha avuto abbastanza seguito e attenzione. Dopo il lancio della versione remastered di Horizon Zero Dawn (che abbiamo <a href="https://www.vgmag.it/318424/horizon-zero-dawn-remastered-recensione-e-migliorato-il-primo-titolo-del-franchise-di-guerrilla-games/"><strong>recensito qui</strong></a>per voi), arriva <a href="https://www.playstation.com/it-it/games/lego-horizon-adventures/">il prossimo 14 novembre</a> <strong>LEGO Horizon Adventures</strong>, titolo che ripropone le avventure di Aloy, l’audace guerriera della tribù Nora, vissuta in un mondo post-apocalittico, ma questa volta con personaggi e ambientazioni ricostruiti con i celebri mattoncini danesi. Il titolo, sviluppato da Guerrilla Games in collaborazione con Studio Gobo, è il primo tuffo di uno studio first-party a marchio Sony nel mondo Lego, e anche uno dei primi giochi dedicati ai mattoncini a essere interamente ispirato ad un videogioco pre-esistente. Ma come ci è sembrata questa esperienza? Scopriamolo insieme nel corso della nostra recensione, dopo aver t<strong>estato il titolo in questione sull&#8217;ultima console di Sony, PlayStation 5</strong>!</p>
<figure id="attachment_319797" aria-describedby="caption-attachment-319797" style="width: 3840px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-319797 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/11/LHA_Review_Screenshot_PS5_Celebrate.png" alt="" width="3840" height="2160" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/11/LHA_Review_Screenshot_PS5_Celebrate.png 3840w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/11/LHA_Review_Screenshot_PS5_Celebrate-300x169.png 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/11/LHA_Review_Screenshot_PS5_Celebrate-1024x576.png 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/11/LHA_Review_Screenshot_PS5_Celebrate-768x432.png 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/11/LHA_Review_Screenshot_PS5_Celebrate-1536x864.png 1536w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/11/LHA_Review_Screenshot_PS5_Celebrate-2048x1152.png 2048w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/11/LHA_Review_Screenshot_PS5_Celebrate-450x253.png 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/11/LHA_Review_Screenshot_PS5_Celebrate-780x439.png 780w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/11/LHA_Review_Screenshot_PS5_Celebrate-1600x900.png 1600w" sizes="(max-width: 3840px) 100vw, 3840px" /><figcaption id="caption-attachment-319797" class="wp-caption-text">Siete pronti a scoprire quanto è alto il tasso di ironia e leggerezza nella versione LEGO del mondo di Aloy e delle Macchine?</figcaption></figure>
<h2>LEGO Horizon Adventures: tante risate e ironia</h2>
<p>LEGO Horizon Adventures ripercorre gli eventi raccontati in Zero Dawn, tuttavia con un piglio più ironico e scanzonato, proprio come accade solitamente in tutti i titoli della serie LEGO. Questa nuova uscita infatti rappresenta uno<strong> spin-off realizzato da Studio Gobo</strong>, team britannico con sede a Brighton che ha alle spalle già altre collaborazioni con Disney, Ubisoft o Arkane Studios, fino al recente successo con Warner Bros. Games grazie a Hogwarts Legacy. Ora con Guerrilla ha realizzato un mondo colorato e molto più felice di quello originale che abbiamo visto in Horizon Zero Dawn, ma comunque fedele all&#8217;originale e in grado di prendere spunto dagli eventi centrali della storia. Questi sono stati rielaborati sulla base del classico umorismo dei videogiochi basati sui mattoncini di Billung, con l&#8217;obiettivo di <strong>rendere la narrazione più adatta al target familiare</strong> a cui il progetto punta, per far scoprire la saga di Horizon (anche) a un nuovo pubblico.</p>
<p><strong>Tutto è uguale e al contempo diverso</strong> rispetto al titolo uscito sette anni or sono, a partire dal tone-of-voice di ciascun personaggio, con pregi e difetti enfatizzati vieppiù volte tra tante battute, citazioni e ironia pungente, che ci fanno divertire e strappare una risata con una buona costanza. In questo modo, la <strong>reinterpretazione in chiave umoristica del brand di Guerrilla Games diventa la chiave di lettura ideale</strong> per permettere a un pubblico più giovane di avvicinarsi al mondo di Horizon, sia per rivivere la storia del primo episodio in modo più allegro e spensierato. E le occasioni di divertimento, accompagnate da un gameplay di diversa difficoltà a seconda dell&#8217;opzione selezionata, sono state davvero tante per un&#8217;esperienza godibile e spensierata. Una nota a nostro avviso positiva è che tutta questa leggerezza non ha portato gli sviluppatori a eliminare i momenti più cupi e alcuni temi sensibili, come quello della morte, rendendo però anche queste parti di narrazione accessibili a tutti, grazie al tono mai troppo pesante dei titoli riletti in chiave LEGO.</p>
<figure id="attachment_319806" aria-describedby="caption-attachment-319806" style="width: 3840px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-319806 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/11/LHA_Review_Screenshot_PS5_Shield.png" alt="" width="3840" height="2160" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/11/LHA_Review_Screenshot_PS5_Shield.png 3840w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/11/LHA_Review_Screenshot_PS5_Shield-300x169.png 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/11/LHA_Review_Screenshot_PS5_Shield-1024x576.png 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/11/LHA_Review_Screenshot_PS5_Shield-768x432.png 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/11/LHA_Review_Screenshot_PS5_Shield-1536x864.png 1536w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/11/LHA_Review_Screenshot_PS5_Shield-2048x1152.png 2048w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/11/LHA_Review_Screenshot_PS5_Shield-450x253.png 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/11/LHA_Review_Screenshot_PS5_Shield-780x439.png 780w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/11/LHA_Review_Screenshot_PS5_Shield-1600x900.png 1600w" sizes="(max-width: 3840px) 100vw, 3840px" /><figcaption id="caption-attachment-319806" class="wp-caption-text">Il mondo di Horizon Zero Dawn scopre la dimensione colorata e divertente dei mattoncini LEGO</figcaption></figure>
<h2>Un gameplay con buona rigiocabilità (e tanta ilarità)&#8230;</h2>
<p>Ma vediamo nello specifico cosa ci ha atteso nel corso della nostra prova, dalla <strong>buona longevità e rigiocabilità</strong>, soprattutto in termini di scelta di approccio. <strong>Single player o couch co-op? Entrambe gradevoli e divertenti</strong>, dove fin da subito abbiamo fatto esperienza di<strong> numerosi scambi dialogici</strong> (a volte troppi, ma comunque skippabili ogni volta) tra Aloy e gli altri personaggi, anche perché il cast è rimasto invariato (sia in versione originale che italiana, con doppiaggio italiano completo e ben realizzato). Alla lunga, questo stile narrativo difficilmente ci ha stancato, per via della buona scrittura delle gag concepite da Studio Gobo e Guerrilla, supportate adeguatamente anche da <strong>novità in termini di gameplay</strong>, e dalla scoperta graduale dei numerosi esemplari di Macchine. L&#8217;avventura inoltre permette di controllare più personaggi dell&#8217;universo di Horizon, i quali chiaramente possono correre, saltare, arrampicarsi, distruggere oggetti per rivelare segreti o monete, esplorando lo scenario in cerca di passaggi nascosti o percorsi secondari.</p>
<p>Qualche piccola pecca in merito alle azioni, non sempre precise per via della goffaggine con cui si muovono i personaggi LEGO: i movimenti dei personaggi sono abbastanza scattosi a volte, e quando saltano o si devono arrampicare e lanciarsi su carrucole, i movimenti sono un poco sgraziati e meccanici. In particolare, quando abbiamo fin da subito accesso all&#8217;immancabile arco, abbiamo notato come prendere la mira precisa sia abbastanza difficile, in quanto <strong>la sensibilità del puntatore al nostro lieve movimento del joystick è davvero elevata</strong>, mettendo in difficoltà, in particolare, coloro che si vogliono avvicinare al gioco in modalità più difficili e volte a combattimenti più intensi. Non dimentichiamo nemmeno la <strong>presenza del celebre Focus</strong>, che qui ritorna per enfatizzare i punti deboli dei nemici o gli oggetti di interesse come da prassi, e la <strong>possibilità di interagire con lo scenario che ci circonda</strong>, a seconda delle situazioni: chi ha già giocato a Horizon sa che nascondendosi nell&#8217;erba alta si può tentare un approccio furtivo, colpendo gli esplosivi è possibile provocare un&#8217;esplosione per colpire i nemici, o ancora sfruttando i falò e scoccando una freccia attraverso le fiamme è possibile sia infliggere danni maggiori ai nemici e alle Macchine, sia &#8220;infuocare&#8221; determinate strutture e liberare il passaggio.</p>
<figure id="attachment_319905" aria-describedby="caption-attachment-319905" style="width: 1920px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-319905 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/11/LegoHorizonAdventures1.webp" alt="" width="1920" height="1080" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/11/LegoHorizonAdventures1.webp 1920w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/11/LegoHorizonAdventures1-300x169.webp 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/11/LegoHorizonAdventures1-1024x576.webp 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/11/LegoHorizonAdventures1-768x432.webp 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/11/LegoHorizonAdventures1-1536x864.webp 1536w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/11/LegoHorizonAdventures1-450x253.webp 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/11/LegoHorizonAdventures1-780x439.webp 780w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/11/LegoHorizonAdventures1-1600x900.webp 1600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption id="caption-attachment-319905" class="wp-caption-text">In LEGO Horizon Adventures le sfide saranno numerose, ma dalla difficoltà sempre ben calibrata rispetto al livello di sfida selezionato</figcaption></figure>
<h2>&#8230;ma anche ripetitività, e parecchi gadget</h2>
<p>Al netto di queste caratteristiche rimaste invariate rispetto all&#8217;originale, è<strong> impossibile non valutare per sottrazione il gameplay</strong> sotto alcuni aspetti, per via forse di una <strong>semplificazione talvolta eccessiva</strong> di quanto possiamo fare nell&#8217;originale, con alcune facilitazioni che si trasformano qui in una certa ripetitività di fondo. Non aiuta nemmeno la rigida divisione in livelli in cui sono divisi i mondi di gioco, che se da un lato aiuta la narrazione a restare in linea con la trama dello Zero Dawn di sette anni fa, dall&#8217;altro ci instrada su <strong>un percorso che prevede ben poche deviazioni in termini di esplorazione</strong>, rendendo così l&#8217;esperienza meno stimolante di quanto si potesse fare. Soprattutto considerando il corposo materiale originale a cui si poteva attingere.</p>
<p>Non sono mancate però alcune sorprese, capaci di rendere l&#8217;esperienza di gioco più divertente, soprattutto quando a difficoltà intermedia la sfida contro i nemici non risulta affatto banale. Ci torneranno particolarmente utili i <strong>gadget,</strong> oggetti da utilizzare per ottenere dei vantaggi in combattimento o nell&#8217;esplorazione. Tra questi, degli <strong>stivali</strong> in grado di offrire un doppio salto e scatenare un&#8217;esplosione che può bruciare nemici e superfici infiammabili, rivelando dunque passaggi segreti o ardendo umani e Macchine, o un chiosco di hot dog che fa esplodere bombe in vari punti della mappa, ottimo per il controllo della folla quando ci sono fin troppi nemici su schermo.</p>

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<a href='https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/11/LHA_Review_Screenshot_PS5_Erend.png'><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="169" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/11/LHA_Review_Screenshot_PS5_Erend-300x169.png" class="attachment-medium size-medium" alt="" /></a>
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<p>E se forse il gameplay non sa offrire tanto quanto avrebbe potuto attingere dall&#8217;originale, <strong>dal punto di vista tecnico la produzione Sony è davvero ben riuscita</strong>, con una resa dei mattoncini LEGO davvero realistici e con bellissime ambientazioni e i colori. Una scelta ben diversa rispetto agli attuali giochi LEGO, dove i mattoncini sono mescolati con elementi reali. Ottimale per offrire un risultato estetico e tecnico ben congegnato, unito a una risposta del motore di gioco tutto sommato ben performante nel complesso.</p>
<p>Inoltre, completando un livello dopo l&#8217;altro, si intravedono le versioni a mattoncini di alcune tra le creature più famose della saga e reinterpretazioni dei classici <strong>Calderoni,</strong> dungeon che propongono una <strong>dimensione maggiormente votata alla risoluzione di enigmi e ai combattimenti</strong> contro un grosso numero di Macchine. Tra sfide, taglie da completare, decine di skin anche appartenenti ad altre saghe LEGO (tra cui Ninjago o LEGO City) e le immancabili boss fight, LEGO Horizon Adventures offre da questo punto di vista un&#8217;esperienza di gioco sufficientemente varia e divertente, per conquistare grandi e piccini.</p>
<p><iframe title="Official LEGO® Horizon Adventures™ Trailer" width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/L3_6wPzCPBw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<hr />
<p><strong>LEGO Horizon Adventures è un&#8217;avventura capace di mantenere il divertimento per tutta la sua durata, che come abbiamo detto è di una buona manciata di ore, variabili anche in base alla difficoltà selezionata (fino a cinque modalità differenti) e dal tempo impiegato a scoprire tutti i segreti disseminati. Giocando con un&#8217;altra persona è facile che il tempo si dilati ulteriormente, considerando che le stesse meccaniche di gioco in co-op a rendere l&#8217;esperienza spassosa, frizzante e frenetica. Il nuovo lavoro di Guerrilla Games e Studio Gobo è un titolo interessante, che va però valutato per quello che è davvero, ossia una potenziale apertura a nuovi titoli PlayStation su altre piattaforme, che non siano PC, e soprattutto un titolo pensato per giocatori giovanissimi e con il desiderio di approcciarsi a un&#8217;esperienza videoludica senza troppe pretese. Apertamente rivolto a un pubblico forse &#8220;meno audace&#8221;, e con tutti i pregi e i difetti che potrebbero riscontrare i giocatori più maturi, al netto di questa valutazione LEGO Horizon Adventures si prospetta come un&#8217;esperienza ben confezionata e che sa regalare ore e ore di spensieratezza e divertimento.</strong></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
</div><p>L'articolo <a href="https://www.vgmag.it/319684/lego-horizon-adventures-recensione-mattoncini-e-ilarita-nel-mondo-di-aloy/">LEGO Horizon Adventures Recensione: mattoncini e ilarità nel mondo di Aloy</a> proviene da <a href="https://www.vgmag.it">Vgmag.it</a>.</p>
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		<title>Neva Recensione: il nuovo platform commovente degli sviluppatori di GRIS</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Sirtori]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Oct 2024 16:00:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/06/neva_cover.jpg" width="1920" height="1080" title="" alt="Neva" /></div>
<div>Ci avevano già incantato una volta con GRIS, ed era il &#8220;lontano&#8221; 2018. Un platform a dir poco emozionante, che ha saputo conquistare il cuore di tantissimi giocatori in tutto il mondo. Ed è proprio con il compimento di un sogno e il raggiungimento di importanti traguardi di successo per GRIS che Nomada Studio lancia [&#8230;]</div>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/06/neva_cover.jpg" width="1920" height="1080" title="" alt="Neva" /></div><div><p>Ci avevano già incantato una volta con <strong>GRIS,</strong> ed era il &#8220;lontano&#8221; 2018. Un platform a dir poco emozionante, che ha saputo conquistare il cuore di tantissimi giocatori in tutto il mondo. Ed è proprio con il compimento di un sogno e il raggiungimento di importanti traguardi di successo per GRIS che <a href="https://nomada.studio/"><strong>Nomada Studio</strong></a> lancia la sua nuova avventura, sempre in veste platform. Si chiama <strong>Neva,</strong> titolo concepito come una lettera d&#8217;amore che racconta l&#8217;emozionante storia di una ragazza e del suo legame con un lupo, mentre si imbarcano in un&#8217;avventura attraverso un mondo che si sta spegnendo rapidamente. Il mondo in cui è stata circoscritta questa nuova avventura è stato spesso descritta dal team di sviluppo stesso come &#8220;la versione di GRIS armata di spada&#8221;, dunque viene sottolineato fin dalle intenzioni del team <strong>un forte influenzamento proveniente dal titolo precedente</strong>, riprendendone lo stile artistico, la tipologia di gameplay e la colonna sonora d&#8217;autore, ma con l&#8217;aggiunta di ulteriori componenti, tra cui in primi il movimento avanzato e il combattimento, elementi evidentemente mancanti nell&#8217;altra esperienza videoludica. Le premesse sono buone? Altroché. Perché allora non tuffarci insieme alla scoperta di questo nuovo titolo? Lo abbiamo provato nella sua <strong>versione definitiva sulla console di casa Sony:</strong> vediamone insieme tutti i dettagli!</p>
<figure id="attachment_314247" aria-describedby="caption-attachment-314247" style="width: 1920px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-314247 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/10/ss_bac6402dad7388116a088dfef16cc870c5b368bf.1920x1080.jpg" alt="" width="1920" height="1080" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/10/ss_bac6402dad7388116a088dfef16cc870c5b368bf.1920x1080.jpg 1920w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/10/ss_bac6402dad7388116a088dfef16cc870c5b368bf.1920x1080-300x169.jpg 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/10/ss_bac6402dad7388116a088dfef16cc870c5b368bf.1920x1080-1024x576.jpg 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/10/ss_bac6402dad7388116a088dfef16cc870c5b368bf.1920x1080-768x432.jpg 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/10/ss_bac6402dad7388116a088dfef16cc870c5b368bf.1920x1080-1536x864.jpg 1536w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/10/ss_bac6402dad7388116a088dfef16cc870c5b368bf.1920x1080-450x253.jpg 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/10/ss_bac6402dad7388116a088dfef16cc870c5b368bf.1920x1080-780x439.jpg 780w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/10/ss_bac6402dad7388116a088dfef16cc870c5b368bf.1920x1080-1600x900.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption id="caption-attachment-314247" class="wp-caption-text">L&#8217;arte di GRIS si ritrova all&#8217;ennesima potenza in tutti i fondali di Neva, con disegni commoventi e narrazioni dalla carica emotiva notevole</figcaption></figure>
<h2>Neva: una storia tristemente forte e commovente</h2>
<p>Con due soli differenti livelli di difficoltà, Conrad Roser e Roger Mendoza ci introducono fin dalle primissime scene della sequenza animata iniziale in un <strong>mondo che vede la netta influenza di GRIS</strong>, a partire dal concept design della protagonista Alba, ma con toni molto più drammatici e intensi, che subito ci fanno comprendere come la caducità della vita e il lutto fortemente percepito fin nel profondo della propria anima siano due dei pilastri fondamentali dell&#8217;esistenza dell&#8217;uomo. Cominciamo la nostra storia nel primo di quattro capitoli, <strong>Estate,</strong> tutti dedicati alle quattro stagioni e immersi in un mondo tinteggiato da colori tenui e disegni quasi pastello, dai confini meglio definiti rispetto ai tratti ad acquerello di GRIS, ma dove permane comunque il concetto dello scorrimento orizzontale mentre esploriamo il mondo intorno a noi.</p>
<p>Interessante la presenza costante dell&#8217;uso dell&#8217;altoparlante del nostro controller per <strong>sentire la voce di Alba</strong>, che spesso canticchia o richiama Neva, il lupo fedele al suo fianco. Con i richiami che Alba farà verso il suo compagno di viaggio, quest&#8217;ultimo la raggiungerà ovunque andrà, anche se spesso saremo noi a dover essere guidati da Neva. Il piccolo lupo è rimasto orfano di madre quando una terribile minaccia si è propagata sulla terra, portando con sé morte e distruzione. Ora Alba è l&#8217;unico punto di riferimento per Neva, e viceversa, ma con la <strong>spada</strong> della ragazza gli ostacoli verranno tolti di mezzo e sarà possibile procedere lungo il nostro viaggio.</p>
<figure id="attachment_314250" aria-describedby="caption-attachment-314250" style="width: 1920px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-314250 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/10/ss_d7df58777b3562b464f1b4d54c212d0493631624.1920x1080.jpg" alt="" width="1920" height="1080" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/10/ss_d7df58777b3562b464f1b4d54c212d0493631624.1920x1080.jpg 1920w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/10/ss_d7df58777b3562b464f1b4d54c212d0493631624.1920x1080-300x169.jpg 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/10/ss_d7df58777b3562b464f1b4d54c212d0493631624.1920x1080-1024x576.jpg 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/10/ss_d7df58777b3562b464f1b4d54c212d0493631624.1920x1080-768x432.jpg 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/10/ss_d7df58777b3562b464f1b4d54c212d0493631624.1920x1080-1536x864.jpg 1536w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/10/ss_d7df58777b3562b464f1b4d54c212d0493631624.1920x1080-450x253.jpg 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/10/ss_d7df58777b3562b464f1b4d54c212d0493631624.1920x1080-780x439.jpg 780w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/10/ss_d7df58777b3562b464f1b4d54c212d0493631624.1920x1080-1600x900.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption id="caption-attachment-314250" class="wp-caption-text">La dimensione del lutto e della paura sono ampiamente esplorate nel corso dell&#8217;avventura in Neva</figcaption></figure>
<h2>Le quattro stagioni di Neva</h2>
<p>In questo titolo, <strong>l&#8217;ambiente</strong> non è nelle mani del giocatore come in GRIS, ma <strong>è un essere in costante mutazione</strong>, qualcosa da temere e da cui bisogna proteggere chi è vulnerabile. Il mondo sta marcendo, in Neva, e dobbiamo essere pronti a fronteggiare questa situazione: il giocatore comincia in estate, poi passa all&#8217;autunno e all&#8217;inverno e più si raffredda l&#8217;ambiente più diventa ostile. Neva è un viaggio alla ricerca di una nuova casa, di una nuova dimensione, mentre ci approcciamo a un gameplay molto semplice, ma che ci immerge in un racconto intenso e dal gameplay ben costruito.</p>
<p>Neva ha come pilastro fondamentale un&#8217;atmosfera creata a regola d&#8217;arte, bilanciando uno <strong>stile grafico ispirato</strong>, dei momenti di <strong>combattimento intuitivo</strong> ed <strong>enigmi mai complessi</strong>, e nemmeno banali, oltre all&#8217;evocativa narrazione dove l&#8217;intera storia, dalla longevità non troppo lunga, è immersa. Quattro stagioni infatti non faticheranno troppo a svolgersi sul nostro schermo, e proprio in questi passaggi la storia vede una crescita e sviluppo dei suoi protagonisti, passando da un ruolo più passivo a uno sempre più attivo, tanto nell&#8217;esplorazione quanto nel combattimento. Per non parlare del <strong>livello artistico </strong>qui raggiunto, che unisce la tradizione stabilita da GRIS all&#8217;innovazione introdotta da Neva, creando un interessante ponte tra i due titoli e osservare non solo i fantastici panorami idilliaci e mozzafiato, che ci fanno rimpiangere amaramente la mancanza della modalità foto in un titolo come questo.<strong> Sono davvero tutti meritevoli di screenshot, per riempire la nostra galleria fotografica di immagini evocative e ricche di emozioni</strong>.</p>
<figure id="attachment_314938" aria-describedby="caption-attachment-314938" style="width: 1920px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-314938 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/10/ss_2c112088eb5d3ed2e1376fe34a22afa96110daa6.1920x1080.jpg" alt="" width="1920" height="1080" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/10/ss_2c112088eb5d3ed2e1376fe34a22afa96110daa6.1920x1080.jpg 1920w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/10/ss_2c112088eb5d3ed2e1376fe34a22afa96110daa6.1920x1080-300x169.jpg 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/10/ss_2c112088eb5d3ed2e1376fe34a22afa96110daa6.1920x1080-1024x576.jpg 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/10/ss_2c112088eb5d3ed2e1376fe34a22afa96110daa6.1920x1080-768x432.jpg 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/10/ss_2c112088eb5d3ed2e1376fe34a22afa96110daa6.1920x1080-1536x864.jpg 1536w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/10/ss_2c112088eb5d3ed2e1376fe34a22afa96110daa6.1920x1080-450x253.jpg 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/10/ss_2c112088eb5d3ed2e1376fe34a22afa96110daa6.1920x1080-780x439.jpg 780w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/10/ss_2c112088eb5d3ed2e1376fe34a22afa96110daa6.1920x1080-1600x900.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption id="caption-attachment-314938" class="wp-caption-text">La corsa dei nostri eroi lungo il percorso sarà lunga e tortuosa, attraverso quattro stagioni artisticamente rappresentate con sensibilità ed emotività</figcaption></figure>
<h2>Quanto manca alla perfezione?</h2>
<p>Domanda lecita, considerando il suo predecessore di così ampia fama e altrettanto successo. Non è facile mantenere così alte le aspettative, soprattutto se gli stilemi di questo nuovo titolo riprendono quelli mostrati in GRIS. La scelta degli sviluppatori di includere il combattimento, se da un lato distingue Neva per questo aspetto, dall&#8217;altro porta con sé il grosso rischio della monotonia. Come Nomada Studio aveva proposto nel titolo precedente, anche qui torna l&#8217;assenza quasi totale di interfaccia giocatore, unita a un sistema di comandi molto minimale che rischia di appiattire questo aspetto del gameplay. Se la <strong>struttura</strong> di Neva è <strong>divisa in quattro capitoli</strong>, con leggeri salti temporali per vedere il lupo crescere, è proprio questo <strong>senso di progressione vissuto attraverso la crescita di Neva</strong> che ci fa percepire il compimento degli step. Grazie al lupo che diventa più grande, e anche più attivo in combattimento, avvertiamo l&#8217;incedere della narrazione, ma non sentiamo di star progredendo con Alba.</p>

<a href='https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/10/ss_f8c9358149ccd86f1046d031bc749b6ff13bc64e.1920x1080.jpg'><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="169" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2024/10/ss_f8c9358149ccd86f1046d031bc749b6ff13bc64e.1920x1080-300x169.jpg" class="attachment-medium size-medium" alt="" /></a>
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<p>Pro e contro a fronte di questa scelta: <strong>si predilige la storia al focus sul gameplay</strong>, concentrandosi anche sulla rappresentazione artistica e visiva di quello che succede intorno a noi, ma con poca attenzione alla corposità del gameplay in fase di combattimento. Ad esempio, il secondo capitolo si chiude con una sezione di platforming a tempo, che ci ha ricordato altre esperienze come in Ori and the Blind Forest, senza raggiugere però lo stesso stato di tensione. A livello di ambientazioni ed esplorazione, i toni del rosso e del marrone fanno da tema principale, <strong>senza dimenticare la citazione alle architetture &#8220;belle e impossibili&#8221; di GRIS</strong>, mescolate al paesaggio più naturale e selvaggio di questo titolo. E per quanto abbiamo visto l&#8217;assenza di solidità e struttura nei combattimenti e nell&#8217;interfaccia di gioco, è interessante osservare come cambia il ruolo della lupa in battaglia, mentre che attacca in nemici volanti,<strong> paralizza per alcuni istanti i mini-boss e aiuta Alba in ogni situazione</strong>, rinforzando nuovamente il concetto di legame quasi genitoriale tra i due come uno dei principali fondamenti di questa storia. Per rispondere alla domanda dunque &#8220;Quanto manca alla perfezione?&#8221;, la risposta è non molto, ma nemmeno pochissimo.</p>
<p><iframe title="Neva | Release Date Trailer | Coming October 15" width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/lgzNUZk0U1Y?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
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<p><b>L&#8217;esperienza in Neva è qualcosa di emozionante e duro al contempo. La verità nuda e cruda della caducità delle nostre vite si è propagata in ogni istante del gioco, con momenti di esplicita sofferenza e commozione. Il comparto artistico è ancora una volta impeccabile, più traballante invece l&#8217;innovazione del sistema di combattimento, decisamente povero a favore di un forte focus sulla narrazione. Anche il motore di gioco e le scelte stilistiche si sono mostrati ben riusciti e impeccabili nelle loro performance, le ultime forse strizzando un po&#8217; troppo l&#8217;occhio al precedente titolo, GRIS. Un&#8217;esperienza decisamente breve, ma altrettanto intensa, con</b><b> la via tracciata da GRIS che ha lasciato forse fin troppo il segno di un solco seguito pedissequamente da Neva. Mancata personalità in questo titolo? No, anzi, Nomada Studio fa il suo lavoro molto bene, ma si concentra in maniera talvolta esagerata su un sentimentalismo e un &#8220;bombardamento di emozioni&#8221; che mettono troppo in disparte alcuni dettagli tecnici ben poco approfonditi. Rimane comunque un&#8217;opera da scoprire, anche solo per lasciarsi fortemente commuovere da una narrazione fin troppo aderente alla realtà.</b></p>
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</div><p>L'articolo <a href="https://www.vgmag.it/314131/neva-recensione-il-nuovo-platform-commovente-degli-sviluppatori-di-gris/">Neva Recensione: il nuovo platform commovente degli sviluppatori di GRIS</a> proviene da <a href="https://www.vgmag.it">Vgmag.it</a>.</p>
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