Unicorn Overlord Recensione: Una straordinaria conquista

Vanillaware torna in pista con un'altra delle sue perle, un delizioso strategico a turni da non perdere: Unicorn Overlord.

Vanillaware: un nome, una garanzia! La compagnia fondata da George Kamitani, in vent’anni, ha sfornato “appena” nove titoli, ma tutti capaci – pur nelle loro imperfezioni – di far parlare di sé, per la perizia e la cura certosina di molti dei loro aspetti portanti, in primis la confezione grafica e stilistica, che negli ultimi anni ha con naturalezza trovato casa sotto l’ombrello di Atlus, che tiene molto in conto la ricercatezza dell’art direction. Kamitani, illustratore egli stesso, ha saputo conferire uno stile unico alle sue opere, sempre in bilico tra fantasy e sci-fi e con un gusto unico per lo storytelling. A cinque anni di distanza da 13 Sentinels: Aegis Rim ecco arrivare la nuova opera del team, che anche stavolta si misura con uno strategico dalla forte spinta narrativa di stampo anime: Unicorn Overlord. Si tratta, tuttavia, di un titolo assai diverso in molti dei suoi aspetti: andiamo a scoprire perché.

Unicorn Overlord
Ser Josef a cavallo porta in salvo un piccolo Lord Alain.

Alain, il principe di Unicorn Overlord

Così come il precedente 13 Sentinels raccoglieva suggestioni e ispirazioni dalla fantascienza robotica nipponica degli ultimi trent’anni, Unicorn Overlord raccoglie l’eredità dell’high fantasy anime da Lodoss War in poi, presentando un canovaccio non particolarmente originale ma che riserva, comunque, diverse sorprese. La narrazione torna su binari più lineari, per quanto possa in realtà estendersi parecchio a seconda dell’approccio del giocatore, vista la quantità di possibili deviazioni o snodi paralleli. La storia narra di un principino rimasto orfano dopo che il trono della regina – sua madre – viene usurpato; crescerà con in mente e nel cuore l’obiettivo della riconquista, portando avanti una campagna bellica che lo porterà ai quattro angoli del vasto neo-impero creato in pochi anni dalla sua nemesi, accrescendo le fila della sua armata ribelle tanto di mercenari quanto di guerrieri esperti e distintivi nelle proprie arti belliche. Un canovaccio, come già detto, visto e rivisto, ma che procede piacevolmente, tra qualche scossone qua e là e continue aggiunte al roster dei personaggi coinvolti, andando a ricordare in più occasioni Suikoden II, sia a livello di avvenimenti che della meccanica di arruolamento di nuovi ufficiali. Kamitani ha raccolto, in verità, elementi dai più disparati J-RPG più o meno tattici degli ultimi quarant’anni, creando un vero e proprio minestrone di riferimenti e strutture ludico-narrative che appaiono piuttosto palesi ai fan del genere, eppure non risultano mai fuori posto o eccessivamente derivativi.

Unicord Overlord
Un party pronto all’azione!

Quel che cambia davvero, tuttavia, rispetto a molti videogiochi simili (e al precedente titolo della compagnia), è nel comparto del sistema di gioco, dato che si è passati da uno strategico in tempo reale a uno turni, anzi, “a schermaglie”. Non si tratterà, difatti, di selezionare le mosse per ogni singolo turno, a rotazione con le unità del nemico (come in un Final Fantasy Tactics o un Fire Emblem, per dire) ma di mandare all’attacco i propri plotoni con delle strategie preimpostate, che decideranno l’andamento della battaglia in automatico; battaglia che procederà finché si avranno a disposizione energie per continuare, finite le quali si deciderà “ai punti” chi sarà il vincitore della schermaglia. È un sistema inusuale, che per alcuni potrebbe sembrare quasi straniante perché si ha l’impressione (iniziale) di “non giocare” e aver tutto settato in modalità Auto-battle. In realtà non è così, perché il gameplay vero e proprio non è la battaglia ma la preparazione. Si tratta, a tutti gli effetti, di un titolo da assaporare con tutta calma, dato che la differenza tra vittoria e sconfitta sta completamente in quello che fate tra una battaglia e l’altra.

I campi di battaglia sono inizialmente abbastanza limitati in estensione, ma a poco a poco cominciano a regalare elementi inaspettati che costringono ad attuare strategie originali in relazione a quanto accade in gioco: basilarmente, tuttavia, si tratta di conquistare la roccaforte avversaria principale, evitando che le truppe avversarie facciano lo stesso con la nostra o decimino le nostre forze. Schierare truppe costa punti azione dell’esercito: punti che possono essere recuperati operando bene in battaglia, di modo da far scendere in campo rinforzi o utilizzare le abilità speciali dei nostri ufficiali. Una volta partita la battaglia parte un timer a scandire il tempo a disposizione: di base questo scorre mentre le truppe si spostano o sono a riposo per recuperare le forze, ma in ogni momento è possibile richiamare una pausa tattica per impostare strategie e mosse speciali. L’elemento di gameplay, in battaglia, consiste nello scegliere come e dove schierare o muoversi e quando utilizzare le abilità o gli oggetti. Quando due plotoni si scontrano l’azione è automatica e procede in base alle formazioni, a come esse sono equipaggiate e a quali ordini preimpostati daranno retta.

Unicorn Overlord
Sedetevi comodi e godetevi le animazioni in battaglia, particolarmente curate.

L’imbarazzo della scelta

È qui che si apre un ventaglio enormemente ampio di possibilità, perché al di là del fatto che ognuno dei circa sessanta eroi che potremo portare in battaglia con noi ha caratteristiche e mosse proprie, i meccanismi di interazione “sasso/carta/forbice” e di collaborazione sono numerosissimi e intricati, e aprono il titolo a una fruizione assai stratificata a seconda del livello di difficoltà scelto e all’approccio stesso del giocatore. A un livello di difficoltà basso è possibile giocare (e vincere) senza troppi patemi, portando in battaglia i personaggi preferiti e gestendo le truppe, gli spostamenti e gli obiettivi a piacimento, seguendo principalmente l’andazzo della storia; a medi livelli ci sarà bisogno di imparare tutte le interazioni principali, i rapporti di forza, le combo basilari tra reparti d’attacco e difesa; a un livello esperto invece c’è pane per i denti degli hardcore fan del genere, con la possibilità di creare build raffinatissime e certosine. Da questo punto di vista c’è davvero di che tessere le lodi perché si tratta di un titolo incredibilmente bilanciato nel suo essere aperto a vari livelli di esperienza e approfondimento, restando sempre godibile qualunque sia l’approccio scelto. Non si tratta di un titolo troppo semplice (come il precedente 13 Sentinels) né di qualcosa che potrebbe causare frustrazione in certi passaggi nei giocatori meno avvezzi alla strategia (come avviene spesso nei titoli “duri e puri” del maestro del genere, Yasumi Matsuno, a cui comunque Unicorn Overlord palesemente si ispira).

Sebbene, come già ribadito, personaggi e storia non entreranno negli annali del genere, è impossibile non appassionarsi alle vicende e viverne con trasporto gli andazzi, tutt’altro che lineari data l’estrema libertà data al giocatore nello scegliere l’ordine con cui affrontare le missioni e l’esplorazione, la quantità di quest secondarie da intraprendere, le relazioni amicali con gli ufficiali, piccole/grandi scelte morali (tra cui giustiziare o graziare gli ufficiali nemici sconfitti, con conseguenze dirette sull’organigramma delle nostre truppe e scorte). Anche in questo caso è consigliato prendersela comoda ed esplorare tutto con calma: siamo quasi ai livelli di “cozyness” di certi farming J-RPG… ma con in più le campali! Anche perché sarebbe davvero un peccato non godere di tutte le raffinatezze grafiche con cui, inevitabilmente, Vanillaware delizia il suo pubblico, insieme a ottime musiche d’atmosfera e un notevole e ricchissimo doppiaggio bilingue.


In un 2024 che si prospetta eccezionale per i J-RPG, Unicorn Overlord riesce comunque a conquistarsi il suo meritato spazio in virtù non solo delle consuete eccellenze artistiche al servizio di Vanillaware, ma anche di una formula di gioco che è un azzeccato e profumatissimo potpourri che tiene da conto le inclinazioni di ogni tipologia di giocatore, da quello in cerca di un semplice passatempo fantasy a chi, invece, è alla ricerca di sfide e meccanismi da oliare. Certo, avrebbe potuto essere più narrativamente ispirato, meno dispersivo e intricato nel suo far perdere letteralmente ore ai suoi utenti nei menù di formazione dei plotoni, ma se avete il giusto tempo da dedicargli, con la giusta calma, verrete ripagati da moltissime soddisfazioni.