Stellar Blade: mordiamo insieme ad Eve il frutto della conoscenza

SHIFT UP ci porta nel suo mondo distopico alla scoperta della sua interessante opera prima, Stellar Blade.

Stellar Blade

Il catalogo di esclusive PlayStation si arricchisce di Stellar Blade, un titolo imponente e, al contempo, inaspettato ma familiare. Inaspettato perché non arriva da una software house già nota all’interno dei ranghi o dei third-party sodali di Sony; familiare perché oramai il gioco è stato presentato a più riprese, nel corso degli anni, e si inserisce perfettamente nella libreria di PlayStation ricca di giochi più o meno simili: tripla A, single player, appassionanti, spettacolari, cinematografici. A tentare il grande passo è SHIFT UP, studio coreano ambizioso e ricco di talento che prova a scardinare le logiche interne dell’industria videoludica della Corea del Sud, nella quale si gioca (e si produce) soprattutto titoli mobile in cui l’aspetto live service e comunitario è il primo e fondante.

Stellar Blade
La protagonista Eve in tutto il suo splendore!

Stellar Blade: The Last Love Song On This Lonely Planet

Stellar Blade è stato annunciato per la prima volta nel 2019, quando ancora si chiamava Project Eve ed era un progetto multipiattaforma: il segnale dato da Sony, prendendo il tutto sotto la sua ala, è significativo e promettente, visto anche il responso del pubblico, sempre più caloroso. Parliamo di uno dei titoli più preordinati degli ultimi tempi se non anni… e ripetiamo: è una IP uscita dal nulla, da parte di uno studio alla sua prima prova sul campo dei campioni. Sarà un successo? Scopriamolo insieme.

La storia di Stellar Blade vede l’umanità, in un tutto sommato non troppo distante futuro, rifugiarsi su una colonia spaziale in seguito a una guerra contro le feroci forze dei Naytiba, mostruosi esseri alieni che hanno poco alla volta conquistato il pianeta Terra riportandolo alla barbarie. Della civiltà rimangono solo rovine intervallate da deserti e oasi, con frotte di droni e robot che ancora pattugliano le zone di competenza, intrappolati in un loop del quale non hanno coscienza. Dopo circa settant’anni di riorganizzazione nello spazio, le forze del Settimo Squadrone Aerospaziale decidono di contrattaccare dallo spazio, inviando le migliori guerriere a disposizione per riconquistare il mondo. Nel corso degli ultimi secoli, prima del tracollo, la bioingegneria ha fatto salti da gigante e gli umani sono a tutti gli effetti dei cyborg, o per certi versi, vista la quantità di componenti non biologiche, degli androidi: le necessità primarie sono diminuite o cambiate, le potenzialità di sopravvivenza enormemente accresciute… ma l’incontro con un Naytiba risulta comunque probabilmente fatale per un civile non addestrato alla lotta.

EVE è una sopravvissuta dell’attacco del Settimo Squadrone: rimasta isolata, deve farsi strada in un mondo ostile in cui anche gli ultimi umani rimasti la guardano con sospetto, se non peggio… forse invidiosi della sua condizione privilegiata di coloniale. E, al contempo, desiderosi che riesca a risolvere grandi e piccoli problemi legati all’infestazione dei mostri. L’incontro con Lily (ingegnere militare commilitona di Eve in un’altra unità) e con lo scaltro Adam (un predone del deserto che funge da ponte tra Eve e la comunità di Xion) porrà le basi di un disperato salvataggio di quel che resta dell’umanità.

Stellar Blade
La squadra è pronta all’azione!

Ciò che amiamo diventa parte di noi e di quel che vogliamo raccontare.

Kim Hyung Tae, deus-ex machina di Stellar Blade e SHIFT UP, ha più volte rimarcato alcune delle sue ispirazioni per il gioco, ma anche senza la sua testimonianza il suo bagaglio cultural-pop è piuttosto palese a chi mastica la fantascienza moderna – soprattutto quella di stampo nipponico – e ama i videogiochi d’azione “à la PlayStation”. La prima cosa che colpisce immediatamente i giocatori è quanto ci sia di Nier: Automata nel nuovo gioco. Un contesto post-apocalittico con una Terra devastata, l’ombra di un’umanità perduta, (sexy) androidi che cercano di comprenderla mentre fanno a fette mostri e robot impazziti con l’ausilio di armi da fuoco e droni. C’è tuttavia molto, molto di più. Ci sono Masamune Shirow e Yukito Kishiro, Shin Takahashi, Tsutomu Nihei e Naoki Urasawa, Hideaki Anno e Hitoshi Iwaaki, Gō Nagai e Ken Ishikawa, Yu Aida e Hiroya Oku. Distillati, con piccole e grandi influenze, in un unico contesto sia narrativo che grafico, a volte in maniera quasi spudorata, altre volte più sottile. Si tratta un po’ di un omaggio, un po’ di un giochino sotteso con gli utenti – con tutta probabilità altrettanto fan del genere –, un po’ un espediente per avere un’ottima base di partenza per un gioco del genere. La miscela è comunque molto ben riuscita e non si avverte un’atmosfera di plagio quanto quella di una comoda copertina di genere.

Stellar Blade
Eve in azione contro uno dei nemici più potenti appena incontrati!

La stessa cosa, in realtà, avviene per il gameplay, anche se in maniera un po’ più ruvida. Sostanzialmente siamo davanti a un action J-RPG di stampo spettacolare e narrativo, con alcuni elementi “souls-like” se vogliamo chiamarli così: avversari da abbattere in maniera ragionata, boss da studiare e controbattere con perizia, checkpoint in cui recuperare le forze, salvare, fare compere e… far respawnare i mostri e così via. Le ispirazioni variano, andando da Sekiro a Bayonetta e Devil May Cry, fino a chiari riferimenti a Metroid Prime, Uncharted e Tomb Raider, recuperando anche un sistema di missioni dinamiche (e puzzle grafici) dallo Spider-Man di Insomniac. La varietà generale dell’azione, che spazia dall’esplorazione alla risoluzione di enigmi a forti dosi di adrenalina tra combattimenti, fasi action e platform, non dà mai modo di annoiarsi, ma allo stesso tempo è a volte un po’ straniante.

Si tratta di un raro caso in cui le missioni secondarie sono migliori di quelle principali, sia a livello di varietà, che di storia, e anche di svolgimento: l’esplorazione libera è un piacere e le sub-quest si inanellano bene nel contesto. La progressione “obbligatoria”, al contrario, ha un flow, un livello di difficoltà e soluzioni di design non sempre ben calibrate, e anzi a volte frustranti. Questo è dovuto anche ad una colpevole progettazione dei checkpoint, a volte troppo ravvicinati, a volte lontani dai possibili punti (quasi obbligati, in certi momenti di trail & error) di morte della protagonista, obbligando anche a diversi minuti di reiterazione di un percorso solo per ritrovarsi davanti a un malefico salto non molto chiaro. Anche perché il gioco a volte sottovaluta l’utente, segnalando (anche tramite suggerimento a schermo) l’ovvio, ma non aiuta quando davvero la soluzione è davanti gli occhi ma tutt’altro che intellegibile. Alcune sezioni sono poi insensate in un’ottica di verosimiglianza e plausibili solo in un’ottica ludica: c’è addirittura un enigma in particolare che è assolutamente metatestuale, in maniera quasi ridicola.

Stellar Blade
Le ambientazioni sono state create con estrema maestria, che dettagli!

Un gameplay accessibile a tutti?

Un altro elemento spinoso è quello della gestione delle risorse: a volte sembrano quasi eccessive, tra quelle che raccogliete in giro e quelle che potete acquistare, ma presto vi scontrerete con la bizzarra trovata del “se muori, quando resusciti conserverai quanto hai trovato ma quel che hai consumato (sia oggetti che barre di energia delle supermosse) sarà perso e dovrai ricomprarlo o farmarlo nuovamente”, soluzione assolutamente frustante quando si fronteggiano i boss, per i quali dovete dare per scontati numerosi e ardui tentativi in cui dovrete imparare i pattern migliori di attacco e difesa e le mosse, skill e armi da fuoco migliori. Il problema è che prova dopo prova il combattimento non si fa più facile ma più difficile, a meno che non passiate molto tempo a fare farming e grinding tra un tentativo e l’altro mentre cercate la build giusta. Se avete la pazienza e la voglia buon per voi, ma per chi non mastica pane e souls (pur non essendo questo un “vero” Souls) potrebbe trovarlo un sistema oltremodo scomodo se si è alla ricerca di un action abbordabile con solo un minimo di impegno.

Detta così, sembrerebbe quasi che la giocabilità del titolo SHIFT UP sia un disastro… tutt’altro. Il gameplay è ricco, variegato, mette a disposizione del giocatore una enorme varietà di mosse, stili, approcci da utilizzare, combo da padroneggiare, skill speciali su distinti alberi delle abilità e con tre branche da attivare con tre distinte barre di energia, e non si ha mai l’impressione che una mossa valga l’altra. I mostri hanno pattern d’attacco intelligenti e a volte sorprendenti, sono coriacei, ti costringono a dare il meglio ma non risultano mai soverchianti. I controlli sono responsivi, gli elementi a schermo numerosi ma mai confusionari. Funziona davvero tutto a dovere (tranne, forse, la selezione al volo delle munizioni del drone in configurazione da sparo, un po’ scomodo a livello tattile) e i combattimenti divertono e soddisfano, con tocchi stylish niente male e impreziositi da animazioni di gran livello.


Stellar Blade è un titolo assolutamente meritevole d’attenzione, ma è un po’ come una torta votata al cake design: l’aspetto esteriore è stupefacente, al gusto si può notare qualche asperità, con una crema deliziosa ma un pan di spagna che avrebbe avuto bisogno di una cottura diversa. Se alcuni aspetti sono eccellenti (soprattutto quando si mettono in diretto confronto con l’agguerrita concorrenza di studi ben più blasonati, con cui finiscono per non temere il confronto) su altri si ha l’impressione di aver strafatto non riuscendo a calibrare bene l’esperienza finale. La giocabilità varia da una generale piacevolezza a momenti davvero esaltanti, con punte però di frustrazione decisamente evitabili, magari anche semplificando alcuni aspetti dell’esplorazione o rendendoli, al contrario, meno scontati (all’ennesimo codice da recuperare da un cadavere per riattivare la corrente abbiamo un po’ storto la bocca, lo ammettiamo) ed è davvero un peccato perché in linea di massima fila tutto che è una bellezza, con gli occhi rapiti da un comparto grafico curatissimo sotto ogni aspetto e le orecchie cullate da un ottimo doppiaggio (anche in italiano) e musiche che vanno direttamente nella top 3 delle ost del 2024. Senza dimenticare che l’impianto narrativo funziona e appassiona (con addirittura la presenza di finali multipli) ma i personaggi avrebbero meritato più spazio personale, approfondimento, tempo per permettere ai giocatori di affezionarsi loro, non solo per rimanerne affascinati. Diciamo che, in alcuni casi, l’inesperienza in alcune piccole e grandi cose salta fuori oltre la coltre di elementi di spicco, o al contempo si nota che il titolo ha una matrice derivativa e ha la fortuna di uscire in un panorama (ecosistema, per meglio dire) videoludico che, per certi versi, non è tanto diverso da quello del 2019, quando è stato concepito. Certi limiti o spigolature, diciamo, lasciano un po’ l’amaro in bocca per quel che poteva essere e invece non può ambire al perfect score come vorrebbe. In quanto opera prima, tuttavia, è un piccolo-grande portento che farà felici ogni appassionato di giochi d’azione e avventura, e possiamo solo immaginare cosa potranno realizzare gli artisti di SHIFT UP col loro prossimo progetto.