Quanto sono brutti!: 7 pessimi film basati sui videogiochi… da vedere almeno una volta

Quanto sono brutti!

Negli ultimi anni il mondo del cinema sembra aver “compreso” quello dei videogiochi. Tramite l’inserimento all’interno della produzione (come figure di supervisione) dei principali top player dell’industria videoludica, i fan di brand come Mario, Gran Turismo e soprattutto Sonic hanno goduto di una trasposizione sul grande schermo quanto meno fedele o in grado di rendere giustizia al materiale originale. Se a questo ci aggiungiamo anche Serie TV magistrali come Fallout, Arcane e The Last of Us, è chiaro come la transizione dal joypad alla cinepresa sia un processo ormai più che padroneggiato. Ma non è sempre stato così. In questa nuova TOP cinematografica infatti, vorremmo riaprire le porte di un mondo ambiguo, fatto di problemi di produzione, personaggi narcisistici o più semplicemente trash. Preparate i popcorn e la vostra bibita preferita, stiamo per partire con la “maratona” di  7 pessimi film basati sui videogiochi, ma che secondo noi dovrebbero essere visti almeno una volta nella vita. Vi siete mai detti: quanto sono brutti!

Film basati sui videogiochi

Per il ciclo “quanto sono brutti! – Resident Evil Welcome to Racoon City

Il primo caso di film che andremo a trattare è quello a nostro parere più innocente: quei film basati sui videogiochi e prodotti con un sincero interesse o stima verso il materiale originale, ma che purtroppo falliscono nel rendergli giustizia in termini di messa in scena ed esecuzione. Resident Evil: Welcome to Racoon City è proprio nato come un progetto celebrativo e che, secondo la visione dello sceneggiatore Greg Russo, avrebbe rievocato le atmosfere cupe e grottesche di Resident Evil 7 e della Famiglia Bakers, portando il franchise verso nuovi orizzonti cinematografici una volta concluso il capitolo con protagonista Milla Jovovich, del quale parleremo più avanti. Tuttavia, tra incertezze e scontri creativi con il produttore James Wan, si decise di fare “tabula rasa” di tutti i progressi fatti e affidare il progetto al filmmaker britannico Johannes Roberts.

A differenza di Greg Russo, la sceneggiatura di Roberts si propose come ambiziosa e votata all’uso sconsiderato di elementi in computer grafica e numerose reference ai giochi di Capcom, includendo una varietà mai vista prima di tutti i mutanti presenti nei primi due capitoli usciti su PlayStation e proponendo due trame separate che si sarebbero poi incontrate verso il climax del film, e con protagonisti praticamente tutti i personaggi storici della serie come Leon Kennedy, Ada Wong, Claire Redfield, Albert Wesker e Jill Valentine. Come detto all’inizio, il fanservice è il principale e duole dirlo unico punto di forza di questo film, che riesce quanto meno ad accontentare i fan della saga, ma con il classico contentino senza particolari lodi, soprattutto a causa di una narrativa che cerca in poco più di due ore di racchiudere le storyline di giochi che in totale hanno una durata di ben 20 ore di gioco.

Final Fantasy: The Spirits Within

Di per sé, Final Fantasy: The Spirits Within appartiene a quei film basati sui videogiochi non proprio così tremendi, soprattutto se paragonato ad altri capolavori del brutto che vedremo tra poco. È semplicemente figlio di una sfortunata concatenazione di eventi e pratiche dell’industria. Chi di noi appassionati di JRPG non ha mai sognato di vedere scene come l’ascesa di Kefka Palazzo in Final Fantasy VI, il viaggio di Zidane in Final Fantasy IX o gli sguardi poco eterosessuali tra Cloud e Sephiroth in Final Fantasy VII, fedelmente riprodotti su un grande schermo? Ammettiamolo, tutti. Motivo per cui nel 1997 venne fondata Square Pictures, una costola di Square Soft che avrebbe dovuto approfondire e avanzare i progressi fatti dalla software house nella creazione di quei meravigliosi filmati in FMV che tutti abbiamo almeno una volta visto durante l’era PS1/PS2 della serie Final Fantasy. E quale miglior modo per imporsi in un settore dominato all’epoca da Pixar e giocattoli parlanti, se non con la propria IP di punta? 

E da quel punto di vista possiamo dire che Final Fantasy: The Spirits Within è un ottimo e innovativo esercizio di animazione in 3D, in grado di resistere alla prova degli anni e che tiene fede alla qualità in termini visivi che Square proponeva durante quel periodo. Il problema? Tutto il resto. A parte chiari rimandi alla mitologia della serie, anche grazie alla regia dello stesso Hironobu Sakaguchi, lo script non prendeva quasi nulla dalla serie Fantasy, optando per una sci-fi story piuttosto caotica e con dialoghi che non vedremmo neanche nel peggiore film Marvel degli ultimi anni. E se a questo aggiungiamo anche vari ritardi nella produzione, riscritture dell’ultimo minuto e un marketing molto “ammerrigano” focalizzato sulle poche scene d’azione presenti, il flop al botteghino era più che certo. E infatti il film divenne (con i suoi 137 milioni di budget) la bomba ad orologeria che innescò la morte di Square Pictures e qualche anno dopo la fine della Square Soft che conoscevamo

Quanto sono brutti!… per davvero – Tekken (2008)

Tekken e il mondo del cinema si sono incontrati molte volte nel corso dei 30 anni di vita del brand. Ma al di là dei due film basati sui videogiochi della serie Namco “Tekken: The Motion Picture” (1998)  e “Tekken: Blood Vengeance” (2011) che più o meno rimanevano coerenti rispetto agli elementi fondamentali della “lore” del picchiaduro 3D più folle in circolazione, quello di cui parleremo oggi è invece il primo film in live action uscito nel 2009 diretto da Dwight Little e scritto da Alan B. McElroy, ma che ha una storia che parte addirittura fin dal 2002. Incoraggiati dal successo dei film basati sui videogiochi di Tomb Raider con protagonista Angelina Jolie, la casa di produzione Crystal Sky Pictures iniziò a fare i primi passi nella produzione di un film su Tekken. Ma dopo aver ottenuto i diritti da Namco e aver iniziato delle trattative con attori del calibro di Dwayne “The Rock” Johnson e Jackie Chan, la prima versione del film “a la Bruce Lee” non arrivò mai oltre la fase di pre-produzione e l’intero staff del progetto venne rielaborato.

Il film di Tekken di cui siamo venuti quantomeno a conoscenza tramite la sua release in DVD è tutt’altro che una produzione ad alto budget, quanto più un fan film con i lustrini e completamente pagato dal producer Steven Paul, ambientato all’interno di una serie di scenografie molto limitate, e proponendo un film d’arti marziali bello da vedere quando si parla delle coreografie dei combattimenti e pessimo per tutto il resto, al punto da guadagnarsi il disgusto del director del franchise Katsuhiro Harada. Ed è meglio se non parliamo del suo sequel “Tekken 2: Kazuya’s Revenge”, perché lì andremmo ad impelagarci in uno scenario ancora più confusionario e contorto.

Monster Hunter

Con l’uscita di Monster Hunter World nel 2017, il franchise di punta di Capcom ha iniziato ad interfacciarsi col pubblico più generalista proponendo diverse rifiniture a livello di gameplay che riuscì a conquistare proprio tutti… anche il controverso regista britannico Paul W. S. Anderson, e che dopo ben 5 anni di trattative con Capcom riuscì ad accaparrarsi i diritti sviluppare un lungometraggio su un brand che – a detta sua – voleva realizzare fin dal lontano 2008. E secondo voi, chi potrà mai essere la star dietro ad un film diretto dall’uomo dietro i già citati film del trash cult dedicati a Resident Evil? Ma ovviamente la moglie Milla Jovovich, che in Monster Hunter avrebbe ricoperto il ruolo di un sergente militare dispersa nel Nuovo Mondo di Astera dopo essere entrata all’interno di un portale magico… Cosa?

Ora, il mondo di Monster Hunter non è estraneo a poteri magici e altre dimensioni, relegandole però a quest di assoluto endgame, a eventi strani come quello di Final Fantasy XIV o a volte solo all’ambiguamente canonico Fatalis Bianco, ma nel caso di questo film il concetto di “multiverso” viene utilizzato come espediente per trasportare un gruppo di militari sprovveduti all’interno di un mondo che non li appartiene, e anche nel momento in cui il personaggio di Milla impara l’arte della caccia il tutto sembra una lenta e agonizzante parodia dell’esperienza “bread and butter” di un cacciatore novizio. Consigliamo la visione solo per vedere gli ottimi render dei mostri come l’immancabile Rathalos, il Diablos e tanti altri, o anche se siete in vena di un po’ di sano masochismo cinematografico.

Super Mario Bros. (1993)

Non giriamoci troppo attorno. C’è un motivo se Nintendo si è presa ben 30 anni di tempo prima di anche solo concepire l’idea di riportare Mario e Luigi all’interno delle sale cinematografiche. Ma partiamo dall’inizio. Nel 1989 Nintendo diede a DIC Entertainment i diritti per sviluppare un film basato sul “The Super Mario Bros. Super Show!”, cartone animato prodotto dalla stessa DIC e che verrà ricordato più avanti come la base per innumerevoli Youtube Poop dei primi anni della piattaforma, ma non se ne fece nulla. Successivamente si presentarono al tavolo delle trattative attori come Dustin Hoffman e Danny De Vito, per intepretare e dirigere un film dedicato a rispettivamente Mario e Luigi, ma anche qui nulla da fare. E fu allora che si inserì all’ultimo un outsider, rappresentato dal produttore Roland Joffé e la sua casa di produzione Lightmotive, che ottenne miracolosamente non solo il via libera da Nintendo, ma anche il benestare da parte di Hiroshi Yamauchi per produrre il film senza alcun cavillo creativo da parte dell’azienda nipponica. Con queste premesse, cosa mai sarebbe potuto andare storto? Un po’ tutto.

Ispirato allo stile onirico e irriverente dei film di Tim Burton, il film di Super Mario Bros. che uscì in sala catapultò i due fratelli idraulici all’interno di un universo spaccato a metà dalla collisione di un meteorite, suddividendo il pianeta terra in due mondi ben distinti: una dimensione dominata da dinosauri intelligenti e il mondo di Mario e Luigi, due idraulici di Brooklyn messi alle strette dal boss mafioso Anthony Scapelli e sull’orlo di perdere il lavoro. Tra malintesi e incontri del terzo tipo, i due si ritrovano ad intraprendere una missione di salvataggio multi dimensionale, che li porterà ad esplorare il mondo parallelo di Dinohattan governato dal malvagio King Koopa e dai suoi “sgherri”. Una trama delirante, prestazioni attoriali ultra caricaturali da parte di attori come Bob Hoskins e John Leguizamo e la sfortuna di essere usciti due settimane dopo l’arrivo nei cinema di Jurassic Park sono gli ingredienti chiave attorno alla creazione di uno degli emblemi della cinematografica che rappresenta perfettamente il detto “It’s so bad, but it’s so good”.

Film basati sui videogiochi

Street Fighter Sfida Finale

Correva l’anno 1994 e tutti, ma proprio tutti erano presi dalla “Street Fighter Mania” arrivata con il rilascio su Arcade e successivamente su console di Street Fighter II e delle sue innumerevoli versioni ufficiali e amatoriali. La rivoluzione apportata al genere picchiaduro da parte di Capcom aveva creato un vero e proprio fenomeno di massa, e come abbiamo avuto modo di constatare fino a questo punto, ad Hollywood piace molto investire sulle mode del momento. E quindi pronti via, Capcom iniziò assieme alla Edward Pressman Production i lavori sulla trasposizione cinematografica della loro gemma, investendo inizialmente un budget di ben 4 miliardo di yen (35 milioni di dollari all’epoca) e imponendo una supervisione totale non solo sul materiale proposto in termini di design e sceneggiatura, ma anche in termini di consegna dell’Intero progetto, fissata per il dicembre dello stesso anno e spingendo la troupe a ritmi lavorativi estenuanti.

Come se non bastasse, le condizioni di salute dell’attore Raul Julia (M. Bison), che in quegli anni se la stava vedendo con un cancro allo stomaco, costrinsero il regista Steven E. De Souza ad invertire la schedule delle riprese, favorendo le scene d’azione rispetto ai dialoghi e alle scene dedicate a una trama semplice ma in linea con il canovaccio che tutti conosciamo: un Colonnello Guile interpretato da Jean-Claude Van Damme recluta i lottatori d’arti marziali più forti del mondo per contrastare la tirannia di M. Bison e della sua organizzazione terroristica Shadaloo. In termini di cast troviamo un po’ tutti i personaggi presenti all’interno del gioco come Ryu, Ken, Chun-Li, Zangief e Vega, messi come comparse o vene comiche di un film che per quanto semplicistico e caricaturale nella sua esecuzione, divenne un vero e proprio cult tra gli appassionati di Street Fighter, ottenendo addirittura una trasposizione videoludica e diventando (assieme ad altri capolavori dell’orrido come Dragon Ball Evolution più avanti) il primo film sui videogiochi ad aver fatto il giro ed essere diventato l’adattamento di un adattamento. Ci sarebbe poi “Street Fighter: The Legend of Chun-Li”, ma anche in questo caso non vogliamo torturarvi.

Film basati sui videogiochi

Quanto sono brutti! (tutti eh) – I Resident Evil con Milla Jovovich

Come posso non menzionare la madre di tutti i film basati sui videogiochi dopo averla anticipata per tutto l’articolo? E infatti concludiamo in bellezza parlandovi dei film basati sui videogiochi della saga cinematografica di Resident Evil diretta da Paul W. S. Anderson e rilasciati tra il 2002 e il 2016. Esatto, non uno, non due ma essenzialmente tutti i film prodotti da questo duo delle meraviglie del trash meritano un posto in ex-equo sulla vetta del nostro podio. Ma perché? Cos’hanno di così drammaticamente terribile questi film campioni di incassi? Diciamo che il tutto può essere riassunto con due parole: “follia” e “ignoranza”. Essenzialmente ogni film di Paul W. S. Anderson si basa sulla stessa e medesima premessa: l’ambientazione ispirata al videogioco di turno – che sia Resident Evil o Monster Hunter – è solo un pretesto, uno sfondo senza alcun world building o narrazione di sfondo degna di essere chiamata tale, in cui far brillare i personaggi interpretati dalla moglie all’interno di scene d’azione tamarrissime e all’insegna dell’uso pesante di effetti speciali e animazioni in CGI. Certo, esistono rimandi al materiale originale o piccoli cameo da parte di personaggi come Jill Valentine o il Nemesis, ma anche in quel caso il tutto viene ridotto vere e proprie macchiette di sfondo che potrebbero anche non esserci e non influirebbero per nulla sulla narrazione. E allora perché hanno avuto così tanto successo? Perché in fondo sono – nel bene e nel male – delle piccole gemme che fanno il giro per quanto sono brutti, diventando degli ottimi film da vedere in compagnia con gli amici per farsi qualche risata.

https://www.youtube.com/watch?v=79Sd4GtOXuI

Game Designer e scrittore, alla fine si è deciso ad aggiornare la propria bio dopo 50 anni di muffa. Perché va bene l'essere "cresciuti a pane e Tekken 2", ma a una certa arriva il momento di "voltare pagina". Non chiedeteli quale sia il suo Final Fantasy o gioco Mega Ten preferito: non ne uscireste vivi!