Dragon Quest VII Reimagined Recensione: un viaggio nel passato per riscoprire il presente

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Quando si parla di giochi di ruolo provenienti dal Giappone, il pensiero vola subito alla celebre saga di Final Fantasy. Eppure, allโ€™ombra del suo colossale figlio prediletto, Square Enix ha sempre continuato a far brillare anche unโ€™altra amatissima serie cadetta: Dragon Quest. Complice la crescente riscoperta del franchise in Occidente, lโ€™azienda nipponica sta riportando alla luce con discrezione i suoi capitoli piรน antichi, offrendo a nuovi giocatori e veterani lโ€™occasione di recuperare titoli accantonati o addirittura mai arrivati da noi. Dopo le riedizioni vissute attraverso Dragon Quest I & II e Dragon Quest III, รจ il momento di fare un balzo in avanti negli anni della storia videoludica e riscoprire uno dei capitoli piรน significativi e formativi dellโ€™intera saga grazie a Dragon Quest VII Reimagined.

Corso Localizzazione Videoludica
DRAGON QUEST VII Reimagined
Dragon Quest VII prende il concetto di “imbarcarsi” in un’avventura molto alla lettera.

Gli eoni alle spalle di Dragon Quest VII Reimagined

Per cogliere davvero la portata di questa โ€œreimmaginazioneโ€ รจ utile fare un passo indietro e considerare il retaggio che questa si porta appresso. Pubblicato nel 2000, Dragon Quest VII segnรฒ un punto di svolta per la serie, giร  allora ben avviata in Giappone, ma quasi del tutto sconosciuta in Occidente, con il settimo capitolo che ambiva a rappresentare il vero debutto globale del franchise. I lettori piรน attempati potrebbero ricordare le lunghe anteprime riportate sulle riviste videoludiche dellโ€™epoca โ€“ rigorosamente cartacee โ€“ e gli approfondimenti entusiasti che mettevano in risalto la possibilitร , per i protagonisti, di intraprendere una varietร  di mestieri mai vista prima.

Il pubblico statunitense fu effettivamente benedetto con tanta grazia digitalizzata, tuttavia le PlayStation in versione PAL rimasero a bocca asciutta e il gioco non raggiunse mai lโ€™Europa. O meglio: non lo raggiunse nella sua prima incarnazione. Nel 2016 arrivรฒ infatti โ€“ non senza qualche resistenza โ€“ una localizzazione di Dragon Quest VII: Fragments of the Forgotten Past, esclusiva per 3DS, che cercava di condensare lโ€™esperienza del titolo originale rivedendone perรฒ in profonditร  estetica, gameplay e impianto narrativo. Una scelta dettata sรฌ dai limiti tecnici della piattaforma, che imponevano compromessi inevitabili, ma anche da una precisa volontร  autoriale: una delle critiche piรน ricorrenti rivolte alla versione di inizio millennio riguardava infatti lโ€™estrema lentezza delle sue fasi iniziali.

Eccoci, piรน di un quarto di secolo dopo, ad accogliere Dragon Quest VII Reimagined, un progetto che punta a riportare in auge un titolo spesso etichettato come un vero e proprio โ€œcapolavoroโ€. Come suggerito dal titolo, perรฒ, non si tratta di un remake in senso stretto, bensรฌ di una reinterpretazione. Una reinterpretazione che รจ certamente meno radicale rispetto a quanto visto in alcuni dei Resident Evil o nei piรน recenti Final Fantasy VII, ma che risulta comunque significativa. Il produttore Takeshi Ichikawa ha del resto raccontato che, da bambino, non fosse riuscito a digerire il gioco originale, arrivando ad abbandonarlo, esasperato dai suoi ritmi dilatati. Ciรฒ che esce ora sul mercato รจ dunque un prodotto bizzarro, che rende omaggio al passato chinando il capo alle esigenze dei gusti odierni: una creatura ibrida, capace di spiazzare qualsiasi aspettativa.

Diversi elementi estetici ricalcano piรน la versione 3DS che il titolo originale.

Un mondo grande quanto unโ€™isola

Dragon Quest VII Reimagined si smarca dai topoi piรน consueti del genere. Non racconta, almeno allโ€™inizio, di eroi chiamati a risvegliare entitร  elementali al fine di salvare il mondo, ma segue un manipolo di adolescenti annoiati che vivono nel placido regno di Estrad, un territorio grande quanto unโ€™isola. Unโ€™isola che, perรฒ, coincide con lโ€™intero mondo conosciuto: oltre i suoi confini si estende soltanto un oceano sconfinato. Il protagonista e i suoi amici, il principe Kiefer e la figlia del sindaco, Maribel, faticano perรฒ a credere che ciรฒ che gli adulti hanno sempre raccontato sia vero, che tutto inizi e finisca in uno spazio cosรฌ minuscolo, privo di mostri, avventure o sfide. Spinti dal desiderio di mettere in discussione la tradizione e scoprire cosa si nasconde oltre, i tre intraprendono un viaggio che li porterร  attraverso il tempo e lo spazio, alla riscoperta di continenti perduti, leggende sopite e di uno scontro tra bene e male che si fa via via piรน acuto man mano che il mondo torna a popolarsi di culture e civiltร .

Si tratta di unโ€™avventura che ruota attorno al confronto con il diverso e, attraverso la consapevolezza e le decisioni personali, alla conquista di unโ€™autodeterminazione capace di valorizzare il concetto di Io. Proprio per questo, al centro del gioco trova spazio anche un sistema di scelte e conseguenze che puรฒ modificare in maniera sensibile lo sviluppo della trama, generando ripercussioni nettamente percepibili. Sono gli eroi โ€“ e, per estensione, i giocatori โ€“ che definiscono il tipo di societร  che finirร  con il consolidarsi, definendo cosรฌ la vita e i destini di intere cittadine. A onor del vero, questo genere di diramazioni narrative non sono numerosissime e, nella maggior parte dei casi, รจ facile intuire quale sia lโ€™opzione โ€œgiustaโ€; in altri frangenti, perรฒ, le opzioni si fanno piรน sfumate e gli esiti sono decisamente meno prevedibili.

Nel loro insieme, i temi affrontati sono tuttโ€™altro che banali, ma vengono trattati con quel tono semplice e colorato che da sempre caratterizza lโ€™intera saga di Dragon Quest e, piรน in generale, la produzione fumettistica del compianto Akira Toriyama, il mangaka che ne ha curato il character design fin dagli esordi. Un risultato notevole per unโ€™opera che, al momento della sua genesi, era stata pensata soprattutto per un pubblico giovane. Oggi, perรฒ, รจ facile immaginare che Dragon Quest VII Reimagined si rivolga perlopiรน a un pubblico adulto, magari nostalgico, anche perchรฉ lโ€™impianto di gameplay resta inevitabilmente arcaico, nonostante gli interventi sostanziali introdotti dagli sviluppatori per alleggerire il peso degli anni.

Sul piano della presentazione, il gioco offre un doppiaggio inglese e giapponese curatissimo e una veste grafica completamente rinnovata. Abbandonata la pixel art bidimensionale a favore della tridimensionalitร , il titolo adotta modelli dichiaratamente ispirati ai diorama, con lโ€™effetto di far sembrare che lโ€™avventura sia ambientata in un mondo fatto di miniature e modellini. รˆ una scelta elegante che, pur non spingendosi fino a unโ€™estetica alla Super Mario RPG, convince, soprattutto durante il gameplay effettivo. I filmati e le scene animate, perรฒ, risultano meno soddisfacenti: lโ€™impiego del motore grafico Unreal Engine 5 ha dimostrato in passato di poter tranquillamente replicare lo stile caratteristico del fumettista Toriyama โ€“ basti pensare a Sandland โ€“, tuttavia, in questa sede, i risultati sono ben piรน scialbi e legnosi, con risvolti che possono risultare anche leggermente alienanti.

DRAGON QUEST VII Reimagined
Gli eroi: la principale fonte di guadagno dei ceramisti.

Tornare al passato per plasmare il futuro

Le meccaniche di Dragon Quest VII Reimagined rispecchiano esattamente ciรฒ che ci si aspetterebbe da un gioco di ruolo dei primi anni Duemila. Il gruppo di eroi esplora cittร  e villaggi per interagire con i personaggi chiave e, come da tradizione, distruggere sistematicamente il vasellame dei proprietari di casa. A questo schema si alternano lโ€™attraversamento della mappa globale e lโ€™esplorazione dei dungeon, ambienti in cui รจ piรน probabile imbattersi in mostri e avversari. Le battaglie si svolgono dunque a turni: i giocatori scelgono le azioni di ciascun personaggio da un menรน a tendina che comprende attacco, difesa, uso di oggetti e le abilitร  legate alla classe di combattimento, detta anche โ€œvocazioneโ€. Sebbene alcuni titoli abbiano saputo rinnovare questo collaudato format con soluzioni originali โ€” si veda Bravely Default โ€” il gameplay di questo remake evidenzia la natura arcaica del progetto e, soprattutto, la lentezza intrinseca che lo appesantisce. Ma, come giร  ricordato, Ichikawa non ama affatto i ritmi dilatati.

Per compensare i limiti intrinseci del sistema di gioco, gli sviluppatori hanno introdotto una serie di modifiche pensate per migliorare la qualitร  di vita dei giocatori. Alcune di queste opzioni sono facoltative, altre sono invece integrate in modo permanente e indelebile. Cosรฌ, invece degli incontri casuali, i nemici compaiono direttamente sulla mappa e possono essere evitati con facilitร  o affrontati con attacchi a sorpresa. I personaggi, una volta sconfitti, non devono piรน essere trasportati in cittร  per essere resuscitati, bensรฌ si rialzano automaticamente al termine di ogni scontro. Inoltre, se gli eroi hanno un livello nettamente superiore rispetto agli avversari, รจ possibile ottenere una vittoria automatica, senza dover affrontare il combattimento vero e proprio.

In pratica, queste modifiche rimodernizzano il titolo, adeguandolo agli standard delle uscite piรน recenti, tuttavia le rivoluzioni non si fermano qui: tramite le opzioni รจ possibile regolare la velocitร  dei combattimenti, lโ€™esperienza e lโ€™oro ottenuti, i gradi di vocazione guadagnati, la sensibilitร  dei mostri nel rilevare il gruppo e la rigenerazione delle ferite al termine di ogni lotta. Si possono inoltre assegnare tattiche autonome ai singoli personaggi o attivare una modalitร  di โ€œbattaglia automaticaโ€ in cui tutte le decisioni sono prese dal sistema. A eccezione di pochi scontri con i boss, questa modalitร  รจ piรน che in grado di superare le insidie che si presentano agli eroi, velocizzando e snellendo le meccaniche piรน arcaiche di Dragon Quest VII Reimagined. Allo stesso tempo, questo approccio non migliora in senso effettivo lโ€™esperienza di gioco, piรน che altro la circumnaviga, riducendo in maniera sensibile la partecipazione allโ€™avventura.

Le battaglie automatiche evitano ogni forma di sbattimento.. ma poi pare di giocare un gatcha game per smartphone.

Dragon Quest VII Reimagined: piรน che un mestiere, una vocazione

Una parentesi sostanziale se la meritano infine le vocazioni, i mestieri di cui ogni personaggio giocabile puรฒ fregiarsi. Allโ€™epoca della sua uscita, nel Duemila, lโ€™impostazione di Dragon Quest VII risultava radicale e travolgente; oggi lo รจ molto meno, ma resta comunque uno dei punti di forza del titolo, anche perchรฉ alcune delle professioni proposte sono piรน uniche che rare. Accanto agli standard consolidati โ€” paladino, guerriero, mago โ€” fanno capolino classi decisamente meno comuni come il bardo o il pirata, fino a toccare figure decisamente piรน eccentriche quali il giullare e il pastore.

A differenza del remake per 3DS, Dragon Quest VII Reimagined non osa reinterpretare il design dei costumi dei protagonisti in funzione della vocazione equipaggiata; offre perรฒ la possibilitร  di attribuire a ciascun personaggio fino a due vocazioni contemporaneamente. Questa soluzione amplia notevolmente la versatilitร  delle abilitร  individuali e riduce sensibilmente le situazioni in cui uno o piรน combattenti restano sostanzialmente inattivi in quei casi in cui, per esempio, si trovano ad affrontare avversari resistenti alle capacitร  di un singolo mestiere.

Certo, per sfruttare appieno la complessitร  del sistema di vocazioni i giocatori devono perรฒ mostrare una certa dedizione: i protagonisti รจ assegnata una classe fissa fino ad avventura inoltrata e la possibilitร  di applicare due vocazioni contemporaneamente non si concretizza che dopo circa venti o trenta ore di gioco. Si tratta di unโ€™attesa considerevole, se si pensa allโ€™importanza di questa meccanica allโ€™interno degli equilibri ludici dellโ€™opera. Superato quel traguardo, perรฒ, si puรฒ finalmente sperimentare ogni alternativa a disposizione al fine di padroneggiare diverse vocazioni, sbloccarne di nuove e piรน potenti e calibrare uno stile di gioco che sia in sintonia con le proprie preferenze strategiche.

A questo punto, un rapido inciso tecnico: la recensione che avete appena letto si basa sulla versione digitale del gioco distribuita tramite PlayStation Store. Nonostante si tratti di una build preโ€‘lancio, non abbiamo riscontrato bug, errori o anomalie; anzi, tutto scorre con sorprendente pulizia. Anche impostando la velocitร  dei combattimenti al massimo, il sistema non mostra cali di prestazioni e i caricamenti restano ridotti al minimo. Lโ€™unica osservazione che ci sentiamo di poter muovere riguarda la gestione della profonditร  di campo: per simulare la distanza e ottimizzare le risorse processurali, le aree piรน lontane dal gruppo di protagonisti vengono coperte da un effetto di sfocatura che, perรฒ, รจ delimitato da una linea piuttosto netta che, in determinati contesti, risulta molto evidente. Parliamo comunque di una lieve imperfezione, quasi trascurabile… tuttavia non si sa mai che gli sviluppatori capitino da queste parti e decidano di levigare anche questa piccola increspatura.


Dragon Quest VII Reimagined รจ una reinterpretazione autoriale che, in larga misura, centra lโ€™obiettivo: coniuga il rispetto per lโ€™opera originale con interventi modernizzanti che attenuano i limiti tecnici e i ritmi dilatati del titolo dโ€™origine. Il sistema delle vocazioni rinnovato, lโ€™attenzione ai dettagli e le opzioni di qualityโ€‘ofโ€‘life rappresentano i principali punti di forza; dโ€™altro canto, lโ€™impianto di gioco conserva una struttura intrinsecamente datata e la possibilitร  di automatizzare gran parte dellโ€™esperienza puรฒ indebolirne la profonditร , riducendone in maniera palpabile il coinvolgimento. Per i nostalgici e per chi apprezza le meccaniche classiche, il gioco offre certamente contenuti di grande valore, ma chi invece predilige giochi di ruolo dal gusto piรน moderno potrebbe trovare piรน soddisfacente rivolgersi a capitoli piรน recenti della saga. E questo nonostante gli interventi di restauro.ย 


 

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