The Alighieri Circle Dante’s Bloodline Intervista: A One-O-One piace cambiare

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Il percorso di uno studio di sviluppo non è mai una linea retta, ma un’evoluzione costante fatta di sperimentazioni e coraggio. Dalle avventure grafiche ai titoli sportivi in VR, il team dietro l’imminente The Alighieri Circle Dante’s BloodlineOne-O-One Gamesha attraversato piattaforme e generi diversi prima di approdare su questa nuova deriva horror, più introspettiva e marcatamente cinematografica, con il già uscito The Suicide of Rachel Foster e l’annunciato Aftermath.

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Abbiamo avuto modo di scendere nei meandri di questa produzione, raccontandovi le nostre prime impressioni nel nostro provato dedicato, dove abbiamo saggiato l’atmosfera opprimente della Magione. Tuttavia, per capire meglio questa “virata” e la genesi profonda del progetto, abbiamo deciso di andare oltre, abbiamo intervistato Emanuele Miccianza (Creative Director e Autore) e Gaia Richelli (Game Director).

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Gaia Richelli ed Emanuele Miccianza del team di One O One Games

Un’identità ritrovata nell’orrore

Analizzando il portfolio dello studio è facile chiedersi se l’approdo al genere horror fosse un obiettivo prefissato da tempo o una deviazione di percorso. La risposta dei direttori è netta: le esperienze narrative e introspettive sono il terreno dove lo studio ha trovato la sua consacrazione.

“È il genere con cui siamo emersi, vogliamo sfruttare l’expertise nata dallo sviluppo di The Suicide Of Rachel Foster. Nonostante i vari progetti è il genere con cui ci sentiamo più confident e crediamo sia il nostro punto di forza. L’idea è quella di costruire su delle basi che già avevamo”

Nonostante l’eclettismo dei progetti passati, il team sottolinea come questo sia il genere in cui si sentono più pronti a osare, considerandolo il vero punto di forza dello studio. L’idea non è quella di ricominciare da zero, ma di costruire su fondamenta e basi solide che il team possedeva già, affinando la loro formula.

The Suicide of Rachel Foster
L’Hotel Timberlane di Rachel Foster che ricorda inevitabilmente la nuova villa

L’italianità tra Villa e Commedia: un viaggio oltre il poema

Affrontare un’opera di rilievo come quella del Sommo Poeta porta con sé un’eredità culturale inevitabile e pesante. Essendo un’opera basata sulla Divina Commedia, ambientata in Italia e con una Villa che fa da perno alle vicende, il legame con il territorio emerge in modo spontaneo.

“Di per sé ci basiamo sulla Divina Commedia che è di base italiana ed è anche ambientata in Italia, la villa è in Italia appunto. Quindi per forza di cose andiamo a prelevare un po’ della nostra italianità”, ammettono gli sviluppatori.

Tuttavia, il team chiarisce che l’italianità non è un marchio da ostentare:

“Il punto del gioco è il viaggio interiore ed umano del protagonista, abbiamo creato una storia e un’ambientazione che può essere apprezzata da tutti. Il cuore del gioco è il viaggio interiore e umano del protagonista, creato per essere apprezzato universalmente da ogni tipo di pubblico”

Anche sui riferimenti diretti al “Sommo Poeta”, i due director invitano alla cautela:

“Non possiamo esporci ma non sarà il punto del gioco. Qualche sorpresa ci sarà, ma è molto più un viaggio interiore del protagonista che un viaggio nei luoghi e negli avvenimenti del poema. Tuttavia per chi ha letto il testo originale riserviamo qualche sorpresa”.

The Alighieri Circle Dante's Bloodline
L’italianità spicca particolarmente nell’architettura e nello stile della villa

The Alighieri Circle Dante’s Bloodline: tra cinema e videogiochi

Il Creative Director Emanuele Miccianza ha affermato come lo studio ha guardato molto al cinema e ad altre forme d’arte per costruire l’immaginario di The Alighieri Circle, citando in particolare la pellicola “Al di là dei sogni” (What Dreams May Come) come riferimento estetico e concettuale principale. Lo studio ha tratto l’idea di un aldilà che non è un luogo fisico statico, ma una costruzione della mente e dei ricordi del protagonista. Proprio come nella pellicola — dove il paradiso è un dipinto impressionista sature di colori e l’inferno è un luogo cupo fatto di relitti e volti che affiorano dal terreno — anche in The Alighieri Circle l’ambiente reagisce allo stato d’animo. Il concetto di scendere nel proprio abisso personale per salvare ciò che si ama, tema centrale del film, permea l’intera struttura del gioco.

Sul fronte videoludico, pur mantenendo una forte continuità con il precedente The Suicide of Rachel Foster, la Game Director conferma che è facile tracciare parallelismi con pietre miliari delle esperienze narrative in prima persona come Firewatch e What Remains of Edith Finch.

Al di là dei sogni
Il panorama onirico del film Al di là dei sogni (1998)

The Alighieri Circle Dante’s Bloodline: Tra la Magione e l’Abisso

Uno degli aspetti più intriganti del gioco, emerso con forza dalle dichiarazioni sul progetto, è la meccanica dell’esplorazione duale tra la Magione e l’Abisso. Su questo punto, i due sviluppatori hanno preferito mantenere un certo riserbo per non rovinare l’esperienza narrativa, limitandosi a tracciare un confine concettuale molto chiaro:

“Diciamo solo che la magione è legata alla persona, mentre l’abisso all’anima e al lato interiore”.

In questa architettura metafisica, deduciamo, che la Villa rappresenta la dimensione legata alla persona e alla sua realtà tangibile, mentre l’Abisso si configura come lo specchio dell’anima e del lato interiore più profondo. Questa alternanza sembrerebbe essere il pilastro non solo del gameplay, ma della narrazione stessa.

Ci siamo poi domandati se la presenza del sottotitolo “Dante’s Bloodline”, strizzasse l’occhio all’idea di possibili sequel. Ma la risposta è rimasta volutamente criptica:

“Non possiamo dire molto su questo, ma per quanto riguarda il sottotitolo alla fine del gioco capirete il suo significato”.

The Alighieri Circle Dante's Bloodline
L’Abisso rimane ancora un mistero

Aspettative e orizzonti futuri

Il Creative Director esorta in fine i giocatori a non limitarsi a una fruizione superficiale. Il gioco vuole strizzare l’occhio soprattutto a chi si impegnerà a cercarne i lati nascosti. L’invito è quello di analizzarlo in modo attento, cercando easter egg e prestando attenzione alla narrativa ambientale. Deduciamo quindi che la vera essenza di The Alighieri Circle si rivelerà solo a chi saprà guardare oltre le apparenze.

Con il lancio ormai vicino, il team ha fissato i propri obiettivi basandosi sui risultati delle precedenti uscite e sul target del genere horror. E per chi spera in un ritorno alla realtà virtuale, sebbene i vincoli non hanno permesso di rilasciare troppo, lo studio non chiude le porte a nulla: “Ci piace cambiare”.


L’intervista a Emanuele Miccianza e Gaia Richelli delinea un quadro chiaro: One-O-One Games non sta semplicemente realizzando un horror, ma sta consolidando una propria identità autoriale. Dopo le sperimentazioni del passato, lo studio sembra aver trovato la sua “casa” nella narrazione psicologica e cinematografica, facendo tesoro delle lezioni apprese con The Suicide of Rachel Foster. Se riuscirà a coniugare la solidità narrativa dei “walking simulator” con una tensione horror più marcata e una direzione artistica di stampo cinematografico, One-O-One Games potrebbe confermarsi come una delle realtà italiane più interessanti nel panorama dei titoli narrativi AA. Non resta che attendere l’uscita per scoprire se questa “discesa nell’abisso” saprà regalare ai giocatori un’esperienza tanto profonda quanto gli inferi a cui si ispirano.


 

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