Corsair Novablade Pro Recensione: la soluzione pratica per chi è pro… o vuole diventarlo

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Storicamente, i picchiaduro si sono sempre giocati con due tipi di controller: i joystick in stile arcade e i joypad da console, con risultati, prestazioni ed ergonomie diverse. Negli ultimi anni, però, hanno preso piede i dispositivi cosiddetti “leverless”, sempre più amati e utilizzati anche dai grandi campioni. Corsair, brand che non ha bisogno di presentazioni quando si parla di componentistica PC, continua ad allargare il suo già ricco catalogo di accessori da gaming (qui trovate la recensione del mouse Sabre V2 Pro MG, ad esempio) con un prodotto inaspettato, ovvero proprio un leverless ambiziosissimo e creato per restare a lungo sul mercato, facendo probabilmente da apripista per una serie di controller speciali: ecco dunque il Corsair Novablade Pro, che abbiamo avuto la fortuna e il piacere di provare in modo approfondito.

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Il Novablade Pro si presenta comodo e al contempo incredibilmente stabile

I leverless sono il futuro dei fighting game? Corsair è già pronta

Come dicevamo in apertura, i leverless come categoria a parte sono relativamente recenti, eppure partono da lontanissimo, essendo fondamentalmente delle tastiere: una pletora di tasti disposti in maniera strategica e nessuna leva direzionale, né “a croce”, né analogica o a manovella. Qualcosa che inizialmente potrebbe anche stranire, ma che ha dimostrato di essere, una volta padroneggiata, la periferica regina per questo genere di videogiochi. Corsair, data la sua già notevole esperienza nel campo del controllo da gaming tramite tastiera, ha dunque saggiamente deciso di partire da qui alla conquista di questo mercato, tramite una nicchia interessante e specializzata.

In generale, ci si potrebbe chiedere il “perché” dello scegliere un leverless, e che vantaggi dovrebbe vantare. Fermo restando che in videogiochi di tipo competitivo la preferenza personale è la regina, la funzionalità generale è comunque il re della scena, e i leverless lo dimostrano. I classici joystick donano il feeling generalmente migliore e sono pensati allo scopo… o i fighting games stessi sono spesso ottimizzati per essere usati con essi. Tuttavia, serve molta pratica e una certa affinità col mezzo per padroneggiarlo, e la precisione non è mai da dare per scontata, soprattutto per le motion e le tecniche più difficili. I joypad, invece, sono più maneggevoli, ma non sono pensati (anzi, spesso non sono proprio adatti) a questo genere, soprattutto per la dislocazione dei pulsanti, quando invece la mano del giocatore dovrebbe trovare i tasti a distanze, pendenze e resistenze uguali per garantire la stessa reattività su tutte le combo (a meno di non rivolgersi a pad specificamente dedicati, ovvio). Paturnie a cui è lecito pensare più che altro per il competitivo, ne conveniamo, ma in quel caso cambia davvero tutto ed ecco che i leverless scendono in campo e si fanno notare, perché ogni singolo tasto è posizionato in maniera strategica a uso e consumo del giocatore di questo genere; e se i tasti in generale sono pensati in questo modo, l’utilizzo di ulteriori tasti specifici permette di compiere determinati input con maggiore reattività e precisione, e questo è un dato di fatto.

Il Novablade Pro si presenta in una scatola relativamente spartana, con una pratica sportina utile come prima protezione da polvere e schizzi, una cover superiore antiurto, un eccellente e lunghissimo cavo di connessione e un ricevitore nascosto all’interno della scocca.
La solidità non è un’impressione, ma un dato di fatto: tra i materiali e il peso considerevole (ma non eccessivo) non si ha mai l’impressione di un accessorio giocattolo, ma di uno strumento professionale. Diretta conseguenza di questo è la stabilità: appoggiato su una superficie, anche grazie alla base perfettamente antiscivolo, è inamovibile, ma è possibile anche giocarci tenendolo sulle ginocchia, senza alcun problema. Le finiture sono premium e la soddisfazione tattile è enorme: non si tratta solo di estetica, ad ogni modo, dato che sono le prestazioni poi a convincere definitivamente. La cover antiurto è molto resistente e, inizialmente, anche un po’ ostica da aprire: una volta trovato il verso giusto si apprezza anche questo elemento, alla fine. Molto semplice, invece, aprire e chiudere lo scompartimento interno, che contiene tra l’altro i selettori PS/PC, quelli di collegamento e l’alloggio per l’adattatore wireless. La placca metallica si solleva con un dito e si rimette a posto in modo magnetico.

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La meccanica dei tasti e pregevole, con lo straordinario sistema di Rapid Trigger impostabile.

Corsair Novablade Pro: pregi (tanti) e (pochi) difetti

Essendo un prodotto con licenza ufficiale Sony PlayStation, è perfettamente compatibile con PS4 e 5, e lo sarà anche con la prossima generazione di console: un investimento duraturo nel tempo, cosa non scontata. L’ufficialità non porta con sé solo la compatibilità ma la presenza dei tasti PS, Share e addirittura un touchpad, in alto a destra: una feature che potrebbe essere sottoutilizzata ma che risulta graditissima. Su PC il touchpad è un vero proprio mouse! Personalmente avrei forse gradito un piccolo analogico da utilizzare nei titoli che presentano un battlehub “navigabile” con un personaggio in terza persona (oramai comunissimo) e per modalità come il World Tour di Street Fighter 6: certo, si può sempre aggiustare la visuale con l’accorto utilizzo di R1 e L3, ma non è altrettanto comodo. Ma mi rendo conto di chiedere la luna, dato che una feature simile al momento non è disponibile su nessun tipo di controller dedicato.

Parliamo piuttosto della connessione: il cavo è di alta qualità e lunghissimo, abbastanza da attraversare un salotto medio in scioltezza. È possibile sganciarlo in un attimo per passare alla modalità bluetooth (solo su PC) o wi-fi, e quest’ultima crea la magia. Il bluetooth è comodo e funzionale, con tempi di risposta nella media e, tutto sommato, risulta in realtà superfluo data la presenza della terza opzione: il wireless a 2,4 Ghz, che invece dona tempi di risposta straordinariamente simili al cavo (1-2 ms), e in sostanza è assolutamente adatto anche al gioco competitivo. Si tratta di una delle feature migliori del dispositivo, nonché di uno dei suoi punti di forza rispetto alla concorrenza. Collateralmente, c’è da considerare che la batteria, con tutto il circo di luci al LED acceso, dura più di 30 ore senza ricarica, e anche questo è eccezionale. Parlando proprio dei LED, non sono solo per bellezza: chiaramente si possono disattivare o personalizzare, ma sia la fascia esterna che quelli dei singoli tasti possono avere funzionalità effettive di riconoscimento e conferma di tocco, e ci si può sbizzarrire nella personalizzazione.

Il packaging è davvero ben curato

Passiamo ora al punto focale della disanima: i tasti. Abbiamo tutti quelli “classici” di PlayStation 5, con L3 e R3 intesi come pulsantini in cima, sei tasti funzione in alto (tra quelli PS e quelli dedicati del controller per modalità gaming etc.), cinque programmabili sul lato destro e quindici principali sulla plancia: tre di questi sono “extra” rispetto a quelli standard PS5 e quindi danno maggior respiro alle assegnazioni di macro e tasti “situazionali”. C’è da considerare infatti che è possibile mappare scorciatoie o elementi utili per il training, passando attraverso varie configurazioni in un attimo e, cosa molto importante, è possibile riportare il dispositivo in modalità “tournament legal” in un attimo, disattivando non solo i tasti “inopportuni” ma anche certe combinazioni troppo vantaggiose non ammesse nei tornei.

Per il resto, la possibilità di scegliere come gestire input come i SOCD è una manna dal cielo per i più scafati, sempre restando sotto l’ombrello del “giusto” vantaggio competitivo.
Ma i tasti in sé, come sono? 14 sono da 24 mm, con quello “del salto” da 30. Una differenziazione utile e ben pensata. Si tratta non di semplici tasti meccanici ma di MGX Hyperdrive proprietari Corsair, con switch magnetici dotati di tecnologia “Hall Effect”. In soldoni, sono sensibilissimi ma al contempo regolabili. Il punto di attuazione per ogni singolo tasto è regolabile tra 0.1 mm e 4.0 mm, con regolazione a incrementi di 0.1 mm a scalare: quindi a seconda delle preferenze basterà “sfiorare” o premere con decisione per far funzionare un determinato tasto. Qui sta tutto alle preferenze e destrezze personali, ma la calibrazione al decimo di millimetro è qualcosa di realmente game-changing per input specifici come i “footsies”, le corse e certi giochi “neutrali”. Nei pulsanti tradizionali due contatti metallici si toccano (e si consumano): qui non c’è contatto diretto, si misura solo il campo magnetico. Cosa che tra l’altro provoca anche meno usura nei tasti stessi. La disposizione è ottimale e adatta a ogni tipo di mano, senza affaticare certe articolazioni (come i muscoli tra pollice, indice e medio, che sono solitamente quelli messi a dura prova). Altro particolare degno di nota è la “sonorità” dei tasti, croce e delizia di tanti giocatori. C’è chi apprezza il rumore meccanico, chi preferisce tastiere più “dolci”: il Novablade si posiziona nel mezzo, con un suono deciso ma ben lontano dal baccano di certi joystick.

Finora abbiamo parlato delle caratteristiche della periferica, constatando come siano generalmente non solo in linea con gli standard, ma anche superiori a esso: tuttavia, non mancano chiaramente le criticità. Che non sono, per fortuna, veri e propri difetti, ma vanno considerati nel momento in cui si decide di spendere circa 250 euro per una periferica dedicata a un genere specifico. Il controller è pensato per PlayStation e PC: nativamente non è possibile collegarlo con Xbox o Nintendo Switch. Gli elementi solitamente intercambiali in joystick e leverless (in primis i tasti) sono tecnologia proprietaria Corsair: è chiaramente possibile trovare rimpiazzi di altre marche, ma la costumizzazione hardware, in questo caso, non è consigliata. Stesso discorso vale per la cover: potete personalizzare quella metallica di serie, ma non esistono rimpiazzi ufficiali di altro tipo, colore o adattabilità alle velleità artistiche che di solito vanno di pari passo con i leverless. Sempre parlando della scocca: tra colori e materiali, tende ad accumulare polvere e ditate… niente di grave, siam certi che periferiche del genere sono adottate per essere ben trattate, ma entrate nell’ottica di prendervene cura.


Il Novablade Pro di Corsair mi ha profondamente convinto, e parlo da persona appassionata di picchiaduro che affronta i leverless per la prima volta. Periferiche come questa non danno direttamente dei vantaggi: danno delle possibilità agevoli con cui fare il salto di qualità e a quel punto la strada per diventare bravi (se non campioni: dipende dall’ambizione) è solo questione di allenamento e volontà. I pro superano di molto i contro, con i primi che sono oggettivi, mentre i secondi relativi alla propria specifica esperienza o si tratta di peccati veniali. Forse, la parte che potrebbe ricevere più critiche da parte degli hardcore gamer è il presentare una periferica che permette sì enorme personalizzazione dell’esperienza “interna” ma pochissima o nulla possibilità di modifica “esterna”: non esistono faceplate ufficiali compatibili e sostituire i tasti in modo custom è sconsigliato per varie ragioni. Del resto, è un controller pensato per essere usato coi componenti madre, con una certa efficienza built-in: sia i neofiti che i pro sono invitati a fidarsi della qualità “base” proposta, perché il dispositivo non necessita di ulteriori modifiche, per come è stato pensato. E va bene così. Se avete voglia di studiare e applicarvi al genere dei picchiaduro versus, il Novablade Pro è una scelta che vi cambia la vita.


 

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