Pacific Rim Recensione: Kaiju e Jaegers, il sogno di ogni nerd!

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Una guerra scoppia all’improvviso tra gli esseri umani e i Kaiju, creature aliene provenienti da una dimensione la cui porta si colloca sul fondo dell’Oceano Pacifico. Per combattere gli esseri, i governi si alleano e danno vita agli Jaegers, robot giganti comandati da squadre di due o piรน uomini in connessione neurale: armi efficaci… ma basteranno? Pacific Rim ci darร  la risposta.

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Pacific Rim. Una locandina del film

Il vero Cinema รจ impegno, quello per le masse รจ rilassamento: chi l’ha detto?

Guillermo del Toro non รจ certo un regista che ha bisogno di presentazioni, soprattutto oggigiorno, ma questa pellicola rappresenta tuttora un veroย unicum nella sua filmografia. Laddove egli ci ha abituati da sempre alle pellicole fantastiche con elementi orrorifici (pensiamo ad esempio a Hellboy 2 – The Golden Army o a Il Labirinto del Fauno), qui si tuffa nella fantascienza. Non una fantascienza qualsiasi, per giunta, bensรฌ quella di stampo nipponico, dove macchine gigantesche e creature che fanno impallidire i tirannosauri se le danno di santa ragione. Per una volta, il Maestro ha deciso di tralasciare la propria autorialitร  e dedicarsi a unย divertissement senza impegno alcuno? Sรฌ e no: sicuramente, c’รจ una tamarraggine che trasuda da ogni poro tra combattimenti, onde enormi ed esplosioni. Tuttavia, del Toro non rinuncia a uno dei suoi temi preferiti: l’introspezione dei personaggi, in particolare quella relativa alle relazioni. Gli Jaegers, infatti, non funzionano solo in base all’abilitร  dei piloti, bensรฌ grazie principalmente alla loro compatibilitร . Essa si verifica attraverso un collegamento neurale e, qualora non vi sia effettiva connessione, l’efficacia cala drasticamente: d’altro canto, un errore durante il combattimento reca forti dolori a chiunque sia a bordo del robot. Nulla di nuovo sotto il sole, รจ evidente l’influenza da capolavori del Sol Levante comeย Neo Genesis Evangelion, ma la messa in scena รจ incredibilmente affascinante e, in piรน di un momento, la regia ci fa sentire il sapore della tensione che attanaglia i personaggi.

Uno degli spaventosi Kaiju in Pacific Rim

Un’estetica straordinaria

Se si pretende di raccontare una storia a tema mostroni e robottoni, le immagini sono ancor piรน essenziali che in qualsiasi altro film. Non che reggano tutto da sole, altrimenti i vari Transformers sarebbero tutti capolavori, perรฒ รจ innegabile che facciano un buon ottanta per cento del lavoro. Sappiate quindi che, nonostante il grande impiego di computer grafica, tutti gli elementi che vediamo a schermo sembrano effettivamente ripresi da una telecamera: ogni Kaiju e ogni Jaeger dร  l’idea di poter essere toccato (cosa che, ve lo dico, eviterei accuratamente). Peraltro, ciascuno di loro vanta unย design veramente bello, con tante variazioni che denotano un grande impegno da parte delloย staff creativo: altro aspetto sul quale si รจ lavorato molto รจ la verosimiglianza. Seppur si parli di fantascienza, i mostri sono sensati nell’ottica di una biologia plausibile: รจ piuttosto ovvio come i dinosauri abbiano fatto da modello di base.
Se devo tuttavia muovere una critica, riguarda le immagini: nonostante la regia di del Toro sia stupenda e il comparto visivo spettacolare, a volte le inquadrature si trasformano in un caleidoscopio di colori, luci ed effetti che, quando infuriano le battaglie, possono dare qualche difficoltร  in quanto diventa complesso capire dove guardare. Nulla che mini la visione, dopo qualche minuto ci si abitua abbastanza, ma sicuramente รจ qualcosa che potrebbe stancare coloro che, come me, hanno gli occhi particolarmente sensibili.

Gli imponenti Jeagers

Una sceneggiatura dai capelli corvini ma con qualche filo argenteo

Chiaramente, il Maestro del Toro e il suo coscrittore Travis Beacham non miravano alla Divina Commedia: nonostante il desiderio di costruire i personaggi, la trama doveva essere improntata sul divertimento dello spettatore. Ci sono riusciti? Assolutamente sรฌ, in quanto Pacific Rim intrattiene dall’inizio alla fine, dandoci una storia sufficientemente articolata e ben calibrata, dove serietร  e tamarraggine si alternano con equilibrio. Non รจ cionondimeno tutta seta l’oscura chioma: alcuni passaggi sono veramente forzati con una graffatrice, con personaggi ferreamente convinti di qualcosa che, nel giro di un dialogo, rivedono completamente la loro posizione, oppure eventi drammatici che non sembrano lasciare eccessive tracce o addirittura gente che prende delle decisioni senza capo nรฉ coda e, badate bene, non in momenti di panico, bensรฌ con una luciditร  che atterrisce proprio per il suo non essere affatto luciditร ! Non escludo che, magari, i due sceneggiatori abbiano voluto omaggiare quell’ingenuitร  tipica di certi anime: resta perรฒ il fatto che, tanto per cominciare, quelli sono stati creati in epoche ben diverse. Secondariamente, questo non รจ un cartone animato, bensรฌ un film: non vuole essere un discorso discriminatorio verso l’animazione, tecnica che personalmente adoro, perรฒ รจ vero che il disegno concede una maggior sospensione dell’incredulitร  rispetto all’ambiente realistico o fotorealistico. Se perรฒ riuscite a passar sopra a questi piccoli problemi, rimarrete soddisfatti per l’interezza delle due ore di durata.

Un cast molto azzeccato

Quando mi recai a vedere in sala questo film, diciamo pure mille anni fa, rimasi stupito: dovete capire che non conoscevo ancora Guillermo del Toro e, vedendo mostri e robot, mi aspettavo quel malinconico effetto che si verifica in tanti blockbuster d’azione, ossia quello dell’attore sfruttato per la presenza piuttosto che per le capacitร . Come detto, non sapevo chi fosse il Maestro: quando si punta a inserire pure l’introspezione, va da sรฉ che ci vogliono i volti giusti e, tanto per cambiare, del Toro ci ha azzeccato. Nei panni di Raleigh Becket, il protagonista, troviamo un allora poco noto Charlie Hunnam: se inizialmente si ha l’impressione di trovarsi confrontati con un fotomodello, procedendo con la visione ci si rende conto di quanto l’interprete britannico abbia saputo sfaccettare bene il proprio personaggio.
Al suo fianco troviamo invece una ragazza asiatica, andando cosรฌ a creare la coppia particolare tipica di questi prodotti: una personalitร  femminile forte, indipendente e decisa ad affrontare i propri drammi senza perรฒ sforare nel girl-power forzato. Mako Mori, questo il suo nome, ha il viso della graziosa e molto in parte Rinko Kikuki.
Intorno a loro ruota una rosa di comprimari e secondari non particolarmente approfonditi ma in generale ben funzionanti. Tra di essi spicca indubbiamente Stacker Pentecost (nome non casuale per ammissione dello stesso staff creativo) impersonato dal grande Idris Elba: come elementi comici, ma comunque importanti narrativamente, troviamo la coppia di scienziati Newton Geiszler e Hermann Gottlieb, interpretati rispettivamente da Charlie Day e da Burn Gorman (caratterista veramente poliedrico). C’รจ pure uno degli artisti feticcio di Guillermo del Toro, ossia Ron Perlman: avrei preferirei non rivelarvelo ma, tanto, รจ giร  presente nel lanciamento. Vi lascio almeno il piacere di scoprire chi interpreta.


Pacific Rim รจ una pellicola che meriterebbe di essere piรน chiacchierata. Fu sicuramente un successo, tanto che ne vennero poi realizzati un mockbuster dal titolo Atlantic Rim (prodotto da The Asylum) e un seguito ufficiale del quale parleremo, ma ora come ora la sento citare sin troppo poco, soprattutto in quanto dimostra come sia possibile integrare il blockbuster colmo d’azione con il film concettuale. Magari non lo ha fatto con un risultato perfetto, perรฒ รจ fuor di dubbio che l’insieme sia mirabile: Warner Bros e Legendary Pictures ci hanno davvero azzeccato. Recuperatelo senza indugio. La pellicola รจ reperibile in DVD, Blu-Ray e 4K Ultra HD per il formato fisico. Su Prime Video, Timvision, Rakuten TV, Apple TV Store e Chili รจ a disposizione il formato digitale per noleggio e acquisto. Per lo streaming potete invece rivolgervi a Sky e Now.


 

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