Unicorni Recensione: un maschio può essere una sirena?

I genitori di Blu alla seduta psicologica
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Blu è bella, dolce e adora vestirsi da principessa e da sirena. Ha un ottimo rapporto con i genitori e, tutto sommato, i compagni di scuola le vogliono bene. Solo che non è una lei… Unicorni è un film che parla di identità.

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Unicorni, la locandina del film
Unicorni, la locandina del film

Analizziamo i fatti…

Questa è la frase con la quale Lucio, padre di Blu, inizia i propri discorsi quando deve esprimere un’opinione e, di fatto, tale sintagma incarna il tema centrale del film. Quali sono i fatti? Blu è un maschietto, la biologia non lascia adito a dubbi: eppure non ama il calcio, non si interessa ad attività approvate da un macho ideale, porta i capelli lunghi e adora i vestitini da ragazzina. Fortunatamente, ha una famiglia amorevole che lo accetta e questo, sicuramente, lo aiuta: tuttavia, mamma e papà possono proteggerlo solo tra le mura domestiche e, al di fuori di queste ultime, c’è il mondo.

Cosa devono quindi fare le figure di riferimento? Lasciare che Blu segua il suo corso o cercare di normalizzarlo? Unicorni ci mostra come, per rispondere a tale quesito, sia importante analizzare la situazione ma anche che, aspetto probabilmente ancora più importante, trovare una soluzione facile sia praticamente un’utopia.

Blu e sua madre alla seduta terapeutica

Delicato ma mai ricattatorio

Desidero fare una precisazione: personalmente, seguo delle persone che affermano di soffrire di disforia di genere (non accettazione del proprio genere, per dirla molto banalmente) e, se siete interessati all’argomento, vi consiglio di cercare sul web o di rivolgervi alla letteratura specifica. Sappiate però che la mia conoscenza è piuttosto limitata, dunque sia chiaro che non intendo sminuire nessuno né offendere qualcuno con eventuali imprecisioni. Detto questo, trovo che il film tratti la questione con grande delicatezza: non si cerca la battuta facile, non si tenta di far piangere lo spettatore ad ogni costo.

Tutto ciò che la regista e i colleghi sceneggiatori vogliono è sensibilizzare chi guarda, limitandosi però a mostrare una storia che, stringi stringi, potrebbe riguardare tutti noi: chi, a nove anni (e non solo), non ha provato solitudine, scarsa accettazione di sé o totale indecisione? Blu sente tutto questo, semplicemente in una forma ai nostri occhi più estrema. Non lo vediamo soffrire in maniera teatrale, non lo vediamo intoccabile: vediamo bensì un ragazzo come tutti, impegnato a combattere la propria crociata ma senza farsene seppellire. Anzi, paradossalmente sono coloro che lo circondano a essere sconvolti!

Blu e suo padre

Non è questione di buoni o cattivi

Quando si trattano tematiche così delicate, c’è sempre il rischio di cadere nello schieramento. Grazie al cielo, Michela Andreozzi e i suoi collaboratori non lo fanno: ti mettono sullo schermo personaggi aperti, personaggi chiusi e personaggi neutrali ma caratterizzandoli in modo tale che ognuno di loro abbia le proprie ragioni. Vediamo uomini chiusi a causa di un dolore che non vogliono mostrare, vediamo donne ben intenzionate ma che sbagliano approccio, vediamo intuizioni interessanti, vediamo voli pindarici assurdi eppure non riusciamo mai a giudicare nessuno fino in fondo, né nel male né nel bene.

Un narrativa a mio parere indispensabile data la delicatezza delle questioni in esame. Al tempo stesso, però, si è cercato di evitare il buonismo spicciolo: una persona come Blu andrebbe accettata, ma la società non è di certo ancora pronta per bambini (e adulti) come lui; il film spiega dunque quanto sia necessario riflettere e, a volte, accettare un aiuto.

I genitori di Blu nel corso di una seduta terapeutica

Didascalie e sottotrame leggermente monche

Finora mi sono speso con parole di lode, peraltro meritatissime, ma bisogna essere onesti sino in fondo: il film ha anche due difetti piuttosto consistenti seppur non gravi. Prima di tutto, il didascalismo in molte sequenze: capisco la voglia di informare e spiegare certe terminologie che sentiamo ormai abitualmente ma delle quali, spesso, abbiamo un’idea distorta. Cionondimeno, i momenti spiegone possono risultare ridondanti: sono quantomeno contestualizzati, avvenendo perlopiù durante delle sessioni terapeutiche, però si potevano magari distribuire meglio.

Altra mancanza è la gestione di alcune sottotrame: vi sono linee narrative interessanti ma che si rivelano poi estremamente stringate, mentre alcuni personaggi vengono messi da parte non appena iniziano ad evolversi. Non che sia un grave problema, in quanto la trama principale porta a una quadratura globale precisa, tuttavia è un po’ peccato anche perché taluni spunti erano pure molto metaforici.

Un cast di prim’ordine

Un applauso sentito va al piccolo Daniele Scardini che, al suo primo ruolo, ha dovuto reggere una parte difficilissima: il rischio di far andare Blu sopra le righe era enorme, eppure il ragazzino è credibilissimo e risulta di una naturalezza incredibile. Vi dirò di più: non avessi letto il suo nome, avrei pensato che avessero preso una bambina per interpretare la parte!

Nei panni dei genitori abbiamo invece una bravissima e bellissima Valentina Lodovini, capace sia di intenerire che di commuovere ma anche di risultare odiosa, e un eccelso Edoardo Pesce, il quale restituisce alla perfezione la figura di questo padre amorevole eppure confuso, incapace di accogliere pienamente la particolarità del figlio in quanto impaurito tanto per lui quanto per sé stesso.
La stessa Michela Andreozzi è presente come attrice, calata nei panni della psicologa che aiuta i protagonisti, e oltre a lei abbiamo una rosa di comprimari interessanti anche se magari non particolarmente esplorati: tra di loro, quelli impersonati da Lino Musella e da Thony.


Unicorni è un film che mi è piaciuto moltissimo: delicato, ben diretto e ben interpretato. Chiunque dica che il Cinema italiano ci ha illusi, promettendoci un’evoluzione grazie a film come Veloce Come il Vento o Lo Chiamavano Jeeg Robot che poi non è avvenuta, dovrebbe guardare questa pellicola, per comprendere che per innovare e realizzare qualcosa di qualità non serve per forza puntare sul blockbuster o su qualcosa di mai visto nel nostro paese. Pure un prodotto classico, se tratta tematiche di attualità importanti e lo fa nel modo corretto, può rivitalizzare l’arte. Certo che se poi lo si ignora, allora non ha scopo alcuno lamentarsi. Fatevi un favore e recuperate quest’ultima fatica di Michela Andreozzi.  Unicorni si può acquistare in DVD, oppure potete guardarlo su Prime Video, Now, Sky Go e Disney+.


 

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