Super Mario Bros. Recensione: può un trash essere un cult?

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A volte, a qualcuno viene un’idea: in alcune occasioni il risultato è straordinario, in altre è pessimo. Ci sono però dei casi che non si possono giudicare facilmente, in quanto incarnano qualcosa di talmente assurdo da sembrare prossimo al divino: uno di questi è proprio Super Mario Bros., primo lungometraggio ad essere tratto da un videogioco!

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Super Mario Bros. Una locandina del film

Super Mario Bros.: un impatto quantomeno discutibile

Chiudete gli occhi e immergetevi nel mondo di Mario: cosa vedete? Esatto: castelli medievali, principesse dalle chiome dorate, tartarughe sorridenti, funghi di vario genere, draghi e due buffi idraulici italiani che saltellano davanti a verdi colline e nuvole dal viso benevolo. Bene, cancellate tutto e sostituitelo con Brooklyn, una metropoli che pare uscita da Total Recall – Atto di forza, veicoli rubati a uno spin-off sottomarca di Mad Max, dittatori provenienti da qualche pianeta di Star Trek e un pizzico di Omen – Il Presagio.

Cosa esce? Un ibrido ridicolo ma, soprattutto, Super Mario Bros! Se non avete mai visto la pellicola in esame, sappiate che a livello visivo non troverete nulla del concept di Nintendo: l’universo fantasy si trasforma in qualcosa di cyberpunk che dona al tutto un’aura che vorrebbe essere simil-oscura e che diventa invece un Luna Park di assurdità come difficilmente ne avete anche solo immaginate. Non so da dove sia provenuta un’idea simile, però è chiaro che chi l’ha partorita non aveva molto in chiaro ciò che stesse facendo.

La Torre di Koopa svetta sulla Città. Il Regno dei Funghi perfetto, no? Ah, lo ricordavate diverso? Anch’io…

Chi salverà la Terra dai dinosauri?

Questa era la frase che giganteggiava sulla copertina della videocassetta del film: ricordo ancora il giorno in cui la recuperai sulla bancarella di una fiera di paese alla mostruosa cifra di circa 2’500 lire (che poi, data l’età che avevo, non si trattava effettivamente di un capitale scontato da avere in tasca). Come dite? Cosa c’entrano i dinosauri con Mario Bros? Non ne ho idea, però li hanno fatti collidere. Naturalmente non manca la principessa da salvare (almeno quello), tuttavia diviene quasi subito un pretesto per proporre allo smarrito spettatore una storia inutilmente complicata, la quale parte dallo spunto che il meteorite responsabile dell’estinzione dei nostri rettili preferiti, all’epoca collocato a circa 65 milioni di anni fa, abbia in realtà creato una dimensione parallela dove i dinosauri si sono evoluti in maniera simile a noi e che, ora, vogliono riconquistare il nostro pianeta. Se già tutto questo vi sembra folle, fidatevi che non avete il benché minimo sentore di cosa vi aspetti! Sono convinto che la lore di Super Mario Bros. sia tra le più confuse, inconcludenti e balorde che si siano viste in un grande blockbuster: probabilmente non mi credete, eppure è la verità.

Toad nel film… sì, ve lo giuro: è lui! Non ha attinenza con l’uomo funghetto, dite? Aspettate di vedere Yoshi e ne parliamo.

Una messa in scena senza capo né coda

Vi è un modo di dire che, in narrativa, è molto importante: non è il cosa che conta, bensì il come. Pertanto, anche se la sinossi del film è assurda a livelli inenarrabili, una buona messa in scena avrebbe potuto renderla estremamente accattivante. Una di quelle situazioni dove i fans della materia originale avrebbero fatto i conti con la completa rivisitazione di quanto conoscevano e si sarebbero consolati con una bella storia, elemento che avrebbe peraltro appagato immediatamente i fruitori maggiormente casuali.

Purtroppo, così non è stato: se la lore non sta né in cielo né in terra, lo storytelling è persino peggio; regole cambiate a seconda della situazione, dialoghi del tutto assurdi, utilizzo di elementi visivi originali (ad esempio le celebri bombe con i piedini) totalmente a caso, battute a tratti infantili e a tratti inutilmente sboccate e così via discorrendo. Oltretutto, qui in Italia il risultato si è rivelato ancor più folle in quanto, sorpresa sorpresa, manca il finale! Non sto scherzando, i titoli di coda partono all’improvviso dopo che Mario e Luigi sconfiggono il cattivo: del perché non so nulla, ma la conseguenza è che non vedremo la conclusione di diversi personaggi.

Mike… Mike! Toglimi dalle scatole questi tre Mario…

La parte di Mario Mario (non sto delirando, i fratelli si chiamano effettivamente Mario di cognome e ci ironizzano pure sopra) è affidata al compianto Bob Hoskins, doppiato in italiano dal grande Michele Gammino: sappiate che è l’unico attore ad assomigliare effettivamente alla controparte videoludica, perché gli altri sono un delirio quanto tutto il resto del film. Luigi Mario è John Leguizamo, interprete molto bravo ma che con il celebre idraulico in blu e verde ha attinenza quanto un gatto con la fisica nucleare: giovane, aitante, nerd; rimane giusto quella componente leggermente impacciata che muta però quasi subito in eroismo. A regola sarebbe andata bene Samantha Mathis nei panni della Principessa Peach: bionda, graziosa, sorridente e rapita dal cattivo di turno; peccato che, dovendola a tutti i costi rendere l’oggetto di interesse di questo Luigi adolescente (al quale potevano almeno mettere i baffi, cavolacci a loro), abbiano stabilito che fosse Daisy: quindi abbiamo Daisy con l’aspetto di Peach. Dove… diavolo… siamo… finiti?!

E Bowser? Si chiama Koopa in questa versione e, invece che essere un drago, è un dittatore in giacca e cravatta interpretato dallo scomparso Dennis Hopper, doppiato in italiano da Dario Penne: contrariamente a Hoskins e Leguizamo (lasciamo stare Mathis che è meglio), Hopper si è proprio arreso. La sua interpretazione è sopra le righe da far spavento e, come cattivo, sembra solamente un evaso dal manicomio. Facciamo silenzio sui suoi vari galoppini, oscillanti tra il completamente scemo e la parodia del poliziotto nazista.
Insomma, sono riusciti a sbagliate quasi totalmente pure gli attori coinvolti.


Lamentiamoci pure del secondo lungometraggio della Illumination, se vogliamo, ma cerchiamo di capire che è oro puro rispetto a questo primo tentativo del 1993. Super Mario Bros è un film atroce, orribile, sbagliato su talmente tanti livelli da risultare più tossico di una parodia fatta male. Si salvano solo gli effetti speciali, piuttosto buoni, qualche elemento sonoro e un minimo le interpretazioni di Bob Hoskins e John Leguizamo: tutto il resto è spazzatura. Però… c’è un grande però:  vi conosco, mascherine. So benissimo che anche voi, esattamente come il sottoscritto, vi portate tale pellicola nel cuore (l’ho posseduta in videocassetta e ora ce l’ho fieramente su Digital Versatil Disc). Mi riferisco specialmente a coloro cresciuti negli Anni ’90, ma io so che anche spettatori più giovani lo amano mentre lo guardano nascosti in un bunker, premurandosi che nessuno sappia della loro segreta passione. Sapete perché? Perché è un film che trasuda voglia di fare, costruire, sperimentare: tutti elementi che anche capolavori giustamente più blasonati non sempre hanno avuto. Pertanto, vi confermo che sarebbe tecnicamente un film da evitare e che, allo stesso tempo, è anche una pellicola da non perdersi: almeno una volta nella vita, dovete fare l’esperienza. Super Mario Bros. è reperibile in DVD (sino a pochi anni fa, l’edizione Blu-Ray non esisteva neppure negli Stati Uniti: ora è stata stampata in varie lingue, ma non da noi). On-demand si trova invece su Amazon Prime Video e Rakuten TV. Curiosamente, nessun catalogo streaming ufficiale lo comprende. 


 

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