Il Diavolo Veste Prada Retrospettiva: Lucifero ha molto da imparare!

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Care lettrici e lettori, il 29 aprile uscirร  un film che viene percepito come piuttosto atteso: non dico che abbia il richiamo di Avengers 5 – Doomsday o di Dune – Parte 3, ma sicuramente c’รจ una forte nicchia di spettatori che ne รจ incuriosita. Mi riferisco ovviamente a Il Diavolo Veste Prada 2: quale occasione migliore per farci una retrospettiva sull’amato primo capitolo, uscito nel 2006 e basato sull’omonimo romanzo di Lauren Weisberger (ve lo consiglio, รจ molto scorrevole). Ecco a voi Il Diavolo Veste Prada.

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Il Diavolo Veste Prada. Locandina

Attenta a ciรฒ che desideri: potresti ottenerlo!

Quando l’avvenente ma impacciata Andrea Sachs affronta un colloquio a Runway, potente pubblicazione modaiola, spera di ottenere il posto come seconda assistente della direttrice, Miranda Priestly. Riuscirร  a ottenerlo nonostante l’iniziale sensazione di inadeguatezza, ma quello che a prima vista sembra un sogno che si avvera si rivela un incubo agghiacciante, in quanto la sua raffinata datrice di lavoro si rivela tirannica e ai limiti della follia lucida. Il film si sviluppa quindi intorno alla figura della protagonista e cerca di restituirci il peso che la professione eserciterร  mano a mano sulla sua vita: vedremo Andrea vessata dalla capa, guardata con alterigia dai colleghi, denigrata dalla sua diretta superiore e poi, procedendo con la sua carriera, sempre piรน incompresa e allontanata dal fidanzato e dagli amici. David Frankel (regista) e Aline Brosh McKenna (sceneggiatrice) optano per la miscelanza tra dramma e commedia: lo spettatore ride spesso per via delle esagerate e spesso confuse richieste di Miranda, ma percepisce la disperazione di Andrea nel suo sentirsi sempre fuori posto.

Anche mettendo da parte l’inferno personale di Andrea, il resto della pellicola non ci lascia molto allegri, in quanto il mondo della moda viene raffigurato come falso e intrigante, dove bellezza ed eleganza vengono prima di tutto e dove l’umanitร  non ha altro valore se non quello di rappresentanza estetica, di consumo o di forza lavoro. I colleghi della ragazza, ce ne rendiamo conto ben presto, non sono cattivi perรฒ, purtroppo, il sistema malato per il quale lavorano li ha divorati, trasformandoli in macchine disilluse e dedite alla propria autoconservazione.

Andrea, Miranda ed Emily a una festa

Una cattiva iconica

Nel romanzo, Miranda รจ un personaggio poco credibile, in quanto le sue fisime sono volutamente esagerate dalla scrittrice, la quale ha probabilmente (non lo ha mai realmente ammesso) voluto parodizzare la reale figura di Anna Wintour, direttrice americana di Vogue ed ex-datrice di lavoro della Weisberger. Indifferentemente dalle fonti, resta il fatto che la gestora letteraria di Runway sembra davvero una donna ai limiti della neurodivergenza: basti pensare al fatto che chiami la protagonista “Andreaaaaaa” o al fatto che le sue richieste siano del tenore di “Trovami il ristorante che ho visto pubblicizzare sul giornale di ieri”, senza minimamente preoccuparsi di fornire i giusti dettagli affinchรฉ lo sventurato interlocutore possa svolgere il proprio compito.

Nel film, di contro, vediamo una Miranda decisamente piรน controllata e perfettamente in grado di mantenere una continua e gelida dignitร . Ogni tanto scade nell’assurdo, perรฒ in generale รจ l’entitร  delle domande a costituire un problema e non l’incomprensibilitร  di quanto viene chiesto: peraltro, se la versione letteraria pare distaccata dal mondo e comprendere esclusivamente il suo lavoro, in questo contesto ne intravvediamo distintamente dei tratti sadici. Ci sono momenti dove porta i collaboratori all’isteria e al crollo senza il minimo senso di colpa e, anzi, con l’intenzione specifica di umiliarli! Tuttavia, tra le pieghe della sua cattiveria, emerge a fil di spada un lato umano inaspettato, facendo di Miranda un personaggio decisamente piรน complesso di quanto si potrebbe pensare. Non a caso, villain successivi sono stati chiaramente ispirati da lei: alzi la mano chi, ora come ora, non pensa alla Priestly quando, guardando Cruella (2021), si trova confrontato con la perfida Baronessa von Hellman!

Miranda Priestly contempla una rassegna con Nigel e Andrea

Un adattamento fatto con criterio

Accantonando per un attimo Miranda, il romanzo รจ davvero carino ma, se avessero dovuto adattarlo pedissequamente, ne sarebbe uscita una pellicola senza particolare coinvolgimento. La ragione รจ naturalmente da ricercarsi nella differenza tra i vari media e, infatti, il film vanta in generale personaggi piรน sfaccettati, vicende piรน teatrali e un finale francamente piรน spettacolare. L’unico difetto, a mio parere, รจ una sorta di sottotrama thriller che sarebbe potuta essere un’aggiunta efficace qualora fosse partita, ad esempio, a metร  della storia: invece, viene inserita in via di conclusione e si risolve estremamente in fretta. Lo scopo รจ chiaro: mostrare un ulteriore livello di cattiveria da parte della direttrice e imbastire una riflessione sulla protagonista. Sicuramente una scelta interessante, perรฒ uno sviluppo piรน cadenzato e meno casuale sarebbe stato migliore…

Resta il fatto che regista e sceneggiatrice hanno saputo portare a schermo le vicende descritte da Lauren Weisberger in maniera oculata.

 

Come faremmo senza i nostri attoroni?

Regia, trama e scrittura si rivelano un’ossatura solida per Il Diavolo Veste Prada, ma un grandissimo merito va agli interpreti, a cominciare da Anne Hathaway. Non solo questa ragazza buca lo schermo con la sua bellezza e istintiva simpatia, ma riesce a passare con grande facilitร  dall’essere la giovincella goffa eppure animata da inesauribile bontร  ed entusiasmo alla donna in carriera la quale, quasi senza rendersene conto, comincia seriamente a prendere decisioni che il pubblico, pur comprendendo, guarda con leggero sospetto.
Nei panni della sua capoufficio, ossia la prima assistente, abbiamo una bravissima e affascinante Emily Blunt: se pensiamo a che livelli gioca ora questa attrice magistrale, fa sorridere vederla nei panni di tale ragazza acida e intransigente. Per altro, Emily (sรฌ, attrice e personaggio sono omonime) รจ una personalitร  positiva, nel romanzo: renderla scostante รจ stato a mio avviso un cambiamento azzeccato, in quanto ci aiuta a percepire maggiormente il disagio della povera Andrea.
Non ho potuto fare a meno di apprezzare Nigel: laddove nel libro si tratta di una presenza estremamente secondaria, qui diviene un vero e proprio comprimario e, dopo un iniziale atteggiamento sarcastico, si trasformerร  nell’unico vero amico che la protagonista troverร  in quell’inferno giornalistico. Aggiungeteci la presenza di uno Stanley Tucci convintissimo e avrete fatto il paio.
Molto in parte anche Simon Baker nel ruolo del giornalista sciupafemmine Christian Thompson: non un personaggio eccessivamente sviluppato, perรฒ ha un ruolo importante che l’attore riesce a valorizzare al massimo delle sue possibilitร .
Per il resto, troviamo personaggi piรน o meno secondari e cameo di personalitร  della moda interpretati da loro stessi, ma la portata principale รจ naturalmente Meryl Streep nel prestare il volto a Miranda Priestly: come detto, la storica attrice รจ riuscita a dare alla malevola direttrice una classe imperturbabile, dove ogni ordine, ogni cattiveria e ogni critica sono pronunciati con una freddezza e un sadismo che quasi esce dal set e si insinua sotto la pelle degli spettatori. Di tanto in tanto, perรฒ, esprime anche dei sentimenti gentili e, almeno parzialmente, altruistici: occasioni estremamente rare, tuttavia si ricordano proprio per il contrasto. Non a caso, la Streep si รจ aggiudicata una candidatura ai Premi Oscar: peccato non abbia vinto.


Il Diavolo Veste Prada non รจ un capolavoro, non gli ci si avvicina neppure, ma รจ diventato un piccolo cult: il merito va a tutti, perรฒ sono soprattutto la dolce Anne Hathaway e la regale Meryl Streep a reggere il palcoscenico. Pur essendo una commedia all’americana, riesce a far riflettere su diversi temi e, in alcuni momenti, strappa persino qualche lacrima: uno di quei rari casi dove il pur buon libro viene superato dall’adattamento cinematografico. Ve lo dico, non vedo l’ora di godermi il seguito che, con mio grande sollievo, non si baserร  (o comunque non principalmente) sul terribile romanzo La Vendetta Veste Prada, seguito letterario scritto dalla stessa Lauren Weisberger… . Il Diavolo Veste Prada รจ recuperabile in DVD (Blu-Ray esaurito). Altrimenti, potete guardarlo in streaming su Disney+, oppure su Sky viene proposto di sovente. Per il noleggio o l’acquisto, rivolgetevi a Apple TV, Rakuten TV e TIMvision.ย 


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