Witch Hat Atelier First Look: la magia è stupenda. La magia è pericolosa!

witch hat atelier Coco e Qifir sono i protagonisti della storia
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Nel cuore di una stagione anime primaverile, targata Crunchyroll, che si preannuncia davvero scoppiettante, batte anche la magia, quella di Wich Hat Atelier. L’anime, attesissimo da una gigantesca fetta d’utenza, adattato dall’opera cartacea di Kamome Shirahama, ha riscosso un successo impressionante, spinto anche da un target di riferimento sempre più vicino alla tipologia di contenuti offerta. Witch Hat Atelier, infatti, è diventato uno dei manga più apprezzati del panorama fantasy.

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Il grande merito dell’opera dell’opera della mangaka, che ha collaborato anche a diversi progetti più blasonati, targati Marvel e DC Comics, è quello di offrire un mondo vivo, coerente e spaventosamente credibile, al netto della deriva fantasy, contornato da un world building a livello demografico imponente. Ciò, ovviamente, è reso tale da un insieme di fattori anche complessi, ma che, messi insieme, funzionano alla perfezione.

Per tutti questi motivi, e non solo, abbiamo atteso con grande interesse l’arrivo dell’adattamento animato, curato dallo Studio BUG FILMS (già autore, tra le altre cose, di Zoom 100), che ha anche subito un piccolo ritardo sulla tabella di lancio. Per fortuna, però, il momento è arrivato. L’anime debutterà a breve su Crunchyroll e noi abbiamo già potuto guardare, in anteprima, i primi 2 episodi della prima stagione. Ecco le nostre prime impressioni, in attesa della recensione finale.

Coco e Qifrey sono i protagonisti della storia

Witch Hat Atelier: la magia per tutti, ma non per tutti

Witch Hat Atelier è un’opera delicata, complessa e decisamente lontana dagli “standard” di buona parte delle produzioni a tema. Il lavoro più illustre dell’autrice, che ha consolidato la propria formazione nell’illustre Tokyo University of the Arts, è un amplesso narrativo culturale e tematico enorme, straripante, ricco di influenze esterne. L’amore per il cinema dell’autrice trasuda da ogni poro e si riflette anche sulla concezione dell’opera, che strizza parecchio, ed evidentemente, l’occhio ai Blockbuster più blasonati del genere.

Witch Hat Atelier segue quel filone narrativo tanto caro agli amanti del fantasy degli anni 90’, con un protagonista innocente, caparbio, giusto, la cui crescita umana e morale è il cuore pulsante dell’avventura. Il tutto è racchiuso in un contesto narrativo in cui la magia, rappresenta il vero e proprio deus ex machina dell’equazione, per quanto la sua natura effimera, quasi mistica, sia un fattore capace, come pochi, di plasmare una narrazione, complessa ma anche straordinariamente semplice e profonda.

Le forme infinite della magia

Alla ricerca di sé stessi

Proprio la magia, per quanto elemento centrale della storia, appare subito come qualcosa di alieno. Per quanto il “mondo magico” sia qualcosa di tangibile è anche una sorta di mistificazione, un concetto quasi aulico, qualcosa che esiste ma che non è facilmente raggiungibile. Grazie a una buonissima regia e una gestione dei ritmi degli episodi, almeno di questi primi due, abbiamo potuto apprezzare quanto lo studio d’animazione abbia saputo dare il giusto peso e il giusto spazio a ogni elemento, rendendo la comprensione del contesto e della storia, per quanto ancora tutta da svelare, familiare e accattivante.

Witch Hat Atelier parla di magia, certo, ma la magia non è per tutti e può fare molta paura. Ciò, ovviamente, strizza parecchio l’occhio all’universo fantasy per antonomasia, quello di Harry Potter, la cui ispirazione si avverte con forza in più di un passaggio e che, da amanti dell’opera di JK Rowling, non abbiamo potuto non amare e apprezzare. Esprimere giudizi sulla qualità del progetto e, di conseguenza sulla sua conversione animata, è ancora prematuro, ma una cosa è certa: Wtich Hat Atelier non è un’opera per tutti e questo, ovviamente, non è per forza di cose un aspetto negativo. Sia chiaro.

Un viaggio inaspettato

Un contesto fantasy e culturale “differente”

La protagonista della storia è Coco, una giovane ragazza che racchiude in sé tutto quello che significa il termine “stereotipo”. Coco, infatti, è una timida e dolcissima ragazzina, con un cuore grande e puro, la cui curiosità straborda da ogni poro. Grazie a ciò, vive la vita, per quanto modesta e con pochi veri e propri momenti “epici”, con grande tranquillità, diligenza e passione. Per farla breve, Coco sembra proprio il protagonista perfetto di ogni storia che si rispetti: gentile, cordiale, ligia e, soprattutto, sembra essere il classico personaggio che, per ovvie ragioni di scrittura, sia destinato a fare grandi cose.

Il punto di svolta nella sua vita avviene relativamente presto. Lo spettro della magia, un fattore con cui, da sempre, Cleo ha manifestato di avere un rapporto particolare, è destinato a bussare alla sua porta, in modo doloroso, spaventoso. Coco, come buon parte dei personaggi coinvolti nella storia e, in generale, inseriti nel contesto narrativo di riferimento, non possiede alcun potere magico. O, almeno, così sembrerebbe. Quello che, successivamente, si attiva nella sua vita, è tutto un crescendo di emozioni, negative e positive che siano, che si abbattono su di lei e spazzano via quella vita monotona, ma che preservava in lei un’innocenza purissima.

Lo spartiacque, manco a dirlo, è proprio legato alla magia. L’arrivo in città del misterioso mago Qifrey, anch’egli molto canonico per quanto riguarda la sua connotazione caratteriale e, perché no, estetica, è il punto di snodo della sua nuova esistenza.

Qifrey è certamente il volto più affascinante di questi primi episodi

Witch Hat Atelier: se ci credi, riesci

Coco, manco a dirlo, è in qualche modo fortemente legata alla magia, almeno sul piano emotivo. La giovane assistente dell’atelier della madre, infatti, sogna una vita lontana da quella che conduce, sin troppo ordinaria, e povera di avventure. Quelle, infatti, è costretta a leggerle solo nei libri, a fantasticare, a sperare di poter, in qualche modo, spiccare il volo e diventare qualcosa che non sembrerebbe destinata a diventare. Questo frammento emotivo, così pesante, anche se narrato con tempi e modi molto leggeri, quasi buffi, è in realtà il focus di questi primi episodi. Coco vuole diventare una maga a tutti i costi e l’arrivo di Qifrey diventa l’espediente perfetto per mettere in moto tutta la vicenda.

Quello che ci ha colpito, in positivo, è la velocità, senza rinunce particolari, con cui gli eventi si susseguono. Tutta la vicenda, che sembra avere dimensioni ben più grandi di quella semplice vita ordinaria che ruota intorno ai protagonisti della storia, si sviluppa con grande velocità, con un ritmo incalzante ma mai esagerato. La scelta degli autori è molto precisa e funziona alla perfezione. I primi episodi evidenziano un gran cura per i dettagli, e un rispetto profondo per il materiale di riferimento. Può sembrare banale, certo, ma in realtà non lo è. Spesso, infatti, specialmente quando si adatta qualcosa di molto complesso, si  tende o a diventare pesanti o a perdersi passaggi delicati. Qui, almeno per ora, sembrerebbe essere scongiurato.

Un mondo gigantesco, tutto da scoprire

Una realizzazione tecnica curata e appassionante

La dolcezza è un elemento centrale dell’opera. I temi trattati, le emozioni, la cura per i dettagli. Ogni cosa sembra essere creata, apposta, per trasmettere questo sentimento, per far fuoriuscire emozioni da ogni frame. E, in larga parte, ci riesce molto bene. Ciò è reso possibile, ovviamente, anche da un adattamento anime molto ben realizzato. Studio BUG FILMS ha realizzato un’opera intelligente, rispettosa e con un carattere ben preciso. Ancora una volta, il team ha lavorato con decisione sui colori, che diventano i protagonisti assoluti. La palette cromatica adottata per raccontare la storia, una storia solenne ma con toni leggeri, che parla di magia ma senza “esplosioni” di poteri e power up, è assolutamente coerente e gradevole. A questo, poi,  si aggiunge un comparto animazioni di buonissimo livello. Pur senza risultare un’opera particolarmente avara di scene d’azioni super veloci e frenetiche, quel che si è visto, finora, ci ha trasmesso delle ottime sensazioni.

Le sezioni di movimento, anche i piccoli gesti, ci sono apparsi in buonissima forma, con grande attenzione per il movimento dei volti e per la credibilità dell’impatto del moto, in senso generale, sugli sfondi e sul mondo, in generale. Proprio a proposito di modellazione del mondo, Witch Hat Atelier ha potuto contare su un adattamento molto curato e intelligente. La resa del mondo, infatti, riesce a far comprendere quanto il mondo circostante sia smisurato, alieno, vastissimo e abbia tanto da raccontare, dando ragione a Coco. Quel mondo circostante, sì, è veramente enorme e merita di essere esplorato. Noi non vediamo l’ora di scoprire dove la porterà e dove ci porterà.


I primi due episodi i Witch Hat Atelier ci hanno sinceramente sorpreso. Per quanto conosci del grande potenziale dell’opera, abbiamo comunque potuto ritrovare qualcosa al di là delle nostre più rosee aspettative. Studio BUG FILMS ha dimostrato di sapere trattare al meglio il materiale di riferimento, realizzando un adattamento curato e appassionante. Il viaggio di Coco, per quanto soltanto agli inizi, sembra già avere un potenziale enorme. Del resto, l’ispirazione ai contesti fantasy più blasonati è evidente e quello che arriverà in futuro potrebbe fare veramente qualsiasi cosa. Noi, onestamente, non vediamo l’ora di proseguire questo viaggio. 


 

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