Tim Cannon: the real cyborg

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cyborg sono da sempre l’ibrido uomo-macchina che affascina i più futuristi tra gli amanti della fantascienza. Ci sono registi, scrittori e pittori che hanno esplorato a fondo questo tema.
Cronenberg ne ha fatto un’analisi antropologica, prospettando un futuro dove quest’ibridazione porterà cambiamenti radicali nella natura dell’uomo: un percorso che il regista ha sviluppato lungo l’arco di almeno due decenni, a partire con Videodrome per culminare nel suo onirico ExistenZ.
Tsukamoto con il suo Tetsuo ce ne ha raccontato gli aspetti più morbosi, paragonando il desiderio di inserire componenti metallici nel corpo umano a una sorta di feticismo autolesionista che conduce l’essere umano alla follia.
Ciascuno ha una personalissima visione di questo fenomeno che per ora era rimasto confinato all’immaginazione, ma come più volte ci è stato dimostrato, spesso la realtà supera la più fervida immaginazione e ora sappiamo che esiste almeno un uomo che questo salto nel vuoto l’ha fatto.

pc device

Tim Cannon è un coraggioso tedesco che ha deciso di entrare nel Guinnes dei primati in qualità di primo vero cyborg. Il giovane ha inserito sotto pelle un dispositivo che gli permette di monitorare i suoi parametri vitali; questi vengono inviati tramite connessione bluetooth ad un device Android da cui, comprensibilmente, Tim si separa molto di rado. Una sorta di Adam Jensen in carne ed ossa.

implant

Tutta questa operazione potrebbe essere accettabile agli occhi di un profano se dietro ci fosse un vero e  proprio studio, ma la realtà è che Tim ha fatto tutto in completa autonomia progettando il chip, la batteria e il programma di download dei dati. Non potendo effettuare l’operazione in prima persona, Tim ha chiesto il supporto di un tale Steve Haworth, appassionato di impianti sottocutanei, che si è occupato di inserire il chip sotto la pelle del braccio sinistro: nessun medico, nessuna anestesia.

La notizia è di solo una settimana fa ma possiamo scommettere sul fatto che susciterà grande interesse, andando ad alimentare l’eterno dibattito etico che ruota attorno agli impianti biomeccanici. Sarà questo il nostro futuro?

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