Intervista ad Aaron Lemke, il creatore di Lunadroid 237 – Seconda parte

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Dopo avervi fatto leggere le prime chiacchiere scambiate con Aaron Lemke, il game designer e compositore autore di Lunadroid 237 e Eden River, vi riportiamo qui di seguito la seconda parte dell’intervista che abbiamo realizzato in esclusiva per voi.

In cosa consiste la sfida nel creare un’esperienza narrativa senza le classiche game tool, come ad esempio le cutscenes?

La sfida consiste nel raccontare la storia intorno al giocatore. Tutti i giochi Half-Life sono riusciti alla grande in questo intento. Non ci sono cutscenes, ma piuttosto un ammasso di azioni narrative che si succedono su ogni lato, destra, sinistra, davanti, dietro e da qualsiasi altra parte dove il giocatore può guardare. In Lunadroid la storia viene raccontata attraverso il setting. Mi è anche piaciuta l’idea di raccontare una storia in maniera non-verbale, senza parole. È una scelta divertente e rende il gioco più universale. Machinarium è tra i miei giochi preferiti e riesce a farti vivere l’intero gioco raccontando una storia interessante con pochissime parole. La narrazione visuale e non-verbale è sempre stata una colonna portante dell’animazione. Un esempio è sicuramente il bellissimo film “Appuntamento a Belleville”, ma sulla stessa scia si muovono anche molti cortometraggi della Pixar.

Pensa che in futuro la realtà virtuale, così come le sue opere, sarà in grado di diventare altrettanto popolare quanto i giochi tradizionali?

Me lo auguro vivamente! Ma è difficile dirlo. I riscontri sono stati davvero positivi. Esiste già un pubblico di nicchia che comprerebbe questo tipo di videogiochi. Tuttavia, bisognerà aspettare per sapere quanto grande sia questo pubblico. Anche se credo che esisteranno sempre hardcore gamers che prediligeranno un gioco lungo, intenso e tradizionalmente strutturato come Good of War o Diablo o COD. Alcune delle più eccitanti applicazioni per la realtà virtuale sono ai margini della game industry, come ad esempio gite scolastiche virtuali, musei virtuali e classi virtuali. Anche l’uso delle esperienze VR come terapia è molto interessante a mio parere. C’è un tizio in Australia che ha provato ad usare Eden River per tenere sotto controllo le sue classi nei giorni particolarmente agitati. Anche le fobie possono essere dominate con queste applicazioni. Pochi mesi fa ho visto il progetto di un simulatore di discorsi in pubblico in modo da fornire la possibilità di far pratica a tutte le persone che hanno tale fobia. Vi confesso che probabilmente lo userò anch’io.

Quali stati d’animo e quali emozioni le piacerebbe far provare in futuro con un gioco per Oculus Rift?

Vorrei creare un gioco in grado di catturare l’essenza dei dipinti dei pittori surrealisti come Salvador Dalì o Max Ernst. Ho anche in mente alcune tecniche per far sì che gli horror game per Oculus Rift siano capaci di immergere il giocatore in un posto vulnerabile. Vorrei farli saltare dentro quel posto, mostrare loro qualcosa di bello e farli sentire al sicuro. Probabilmente vorrei farli oscillare tra queste due cose. Sto pensando anche a Fantasia di Disney. Questo film d’animazione è capace di far provare qualsiasi tipo di sensazione, in particolare la sensazione data dalla musica che ti circonda è davvero eccitante, e potrebbe essere utilizzata per il mio prossimo gioco. Vi consiglio di rimanere sintonizzati!

Quale futuro prevede per la realtà virtuale? Pensa che riuscirà a cambiare la vita delle persone? Se è sì, in che modo?

Non ho alcun dubbio sul fatto che VR riuscirà a cambiare la vita delle persone. Al momento due scenari estremi si sono aperti e probabilmente finiranno per convergere fra di loro. Il primo sarebbe una realtà virtuale auto appagante: basti pensare a cose come il porno VR o gli addictive videogame VR. Pensate solo se fosse realizzata una versione per VR di Candy Crush, le persone dimenticherebbero addirittura di mangiare. Ma pensate anche a World of Warcraft: le persone morirebbero per giocare tanto tempo a World of Warcraft su uno schermo, immaginate che cosa accadrebbe con la realtà virtuale. Esiste una teoria interessante sul perché gli umani non abbiano mai usato l’intelligenza artificiale per esplorare il gran numero di stelle e pianeti potenzialmente inabitabili nella nostra galassia. Secondo tale teoria, la civiltà evoluta è capace di masterizzare il suo ambiente e rispondere alla maggior parte dei suoi bisogni con la tecnologia, inclusa la realtà virtuale. Così, se quest’ultima fosse migliorata, gli umani potrebbero perdere la voglia di esplorare personalmente lo spazio e il cosmo. Io spero che ciò non accada mai. D’altra parte, però immagino un futuro più utopico. Noi esseri umani potremmo essere educati in un modo più efficiente ed efficace. Efficiente perché tutto quello di cui avremo bisogno per migliorare la nostra educazione sarà un impianto VR, che diventerà più economico nel corso del tempo, e un accesso ad Internet che si sta diffondendo in sempre più parti del mondo. Efficace perché sappiamo che il miglior modo per imparare qualcosa è immergersi in essa e non leggerla da un libro. La biologia cellulare può essere molto noiosa se letta da un libro. Ma immaginate un gioco che faccia vedere le cellule all’opera: si vedono alcune di esse e poi l’insegnante virtuale spiega cosa stanno facendo. Vi sfido a trovare un bambino delle scuole elementari che non consideri questo meraviglioso!

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