Tutti a scuola con Oculus Rift!

Gli studenti della Jackson School, una  scuola primaria e secondaria che si trova nei pressi di Melbourne in Australia, utilizzano Oculus Rift non solo come tester ma anche come strumento di apprendimento. A tal proposito, il coordinatore IT e insegnante della scuola Mathieu Marunczyn ha spiegato: “Stiamo utilizzando Oculus Rift per migliorare l’insegnamento a favore di studenti con disabilità, e allo stesso tempo per scoprire i potenziali benefici terapeutici scaturiti in casi di portatori di autismo“.

Uno dei software più utilizzati dagli allievi della Jackson School è Blue Marble, una demo che permette ai giocatori di ascoltare la propria musica preferita durante l’esplorazione di uno spazio esterno. L’effetto tranquillizzante e chill-out di questo gioco è un supporto fondamentale alla classe, in quanto permette ai ragazzi di spaziare in luoghi lontani dalla consuetudine scolastica e sviluppare così la propria fantasia.  

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Un’altra applicazione VR utilizzata è Titans of Space, che consente di viaggiare nello spazio effettuando un vero e proprio tour, durante il quale ci si può divertire a modificare le dimensioni dei pianeti con giochi alternati di zoom e riduzioni.

Ed è proprio a proposito delle aule interattive, lo stesso Mark Zuckerberg sul blog di Facebook ha pubblicato un post in cui ha voluto sottolineare alcuni degli obiettivi da raggiungere assieme a Oculus. Le sue parole in merito sono state queste: “Stiamo facendo di Oculus una piattaforma per molte altre esperienze… Immaginatevi di poter partecipare a una lezione da ogni parte del mondo indossando semplicemente un paio di occhiali.

Le parole di Zuckerberg hanno suscitato la reazione di Jeremy Bailenson, un esperto di realtà virtuale che ha fondato un laboratorio denominato Stanford University’s Virtual Human Interaction e che ha dichiarato che il patrono del social network più famoso dell’universo riuscirà a introdurre la tecnologia nelle aule, visto che già in passato ha dimostrato di avere a cuore l’istruzione donandole circa un miliardo di finanziamenti. Difatti, Bailenson crede che la notorietà di cui gode Facebook potrà trasformare la realtà virtuale in una utility di uso comune poiché, al contrario dei linguaggi adoperati da altri software, l’interfaccia VR è più semplice e inoltre è più simile a quello utilizzato durante l’apprendimento nella vita reale.

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Tuttavia, pur riconoscendo l’influenza che hanno i nuovi media e le recenti tecnologie come Oculus VR sull’educazione, Marunczyn ha voluto comunque ricordare che nulla potrà mai sostituire l’insegnamento di un grande maestro. Premesso che chi vi scrive concorda pienamente su queste ultime affermazioni pur non negando l’importanza educativa delle nuove tecnologie, vi domando: voi cosa ne pensate? Forse un giorno per andare a scuola, al posto dello zaino, dovremo portare da casa il nostro visore Oculus VR?

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