Il primo appuntamento di Zuckerberg e Oculus

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Come ogni storia d’amore che si rispetti, anche quella tra Mark Zuckerberg e Oculus VR ha avuto un primo appuntamento degno delle migliori commedie romantiche di Hollywood. Non a caso, durante la cena a lume di candela del first date, come viene definita in America la magica prima serata tra due innamorati, fu impossibile per la compagnia di Iribe & Co. resistere al fascino del papà di Facebook, e nel giro di pochissimo tempo cadde tra le sue braccia.

Tutto iniziò lo scorso febbraio quando Zuckerberg sfoderò la sua prima arma di seduzione contattando in video chat Brendan Iribe, CEO di Oculus VR. In quell’occasione rimase piuttosto vago e gli chiese di svelargli la natura della “killer app” messa a punto per Oculus Rift. Ma da che mondo è mondo, tutti noi sappiamo quanto sia difficile conquistare il cuore di qualcuno e, come la maggior parte delle donzelle, anche la compagnia di Iribe decise di “fare la preziosa” e di non concedersi alle prime avances. Pertanto, il CEO mentì spudoratamente a Mark, dicendogli che la “killer app” era soltanto un nuovo gioco per il nostro visore e nascondendogli che in realtà avrebbe fornito anche l’opportunità di usare la realtà virtuale nel campo della comunicazione. Da parte sua Zuckerberg, come ogni baldo giovane ferito nell’orgoglio per aver ricevuto un apparente “due di picche”, decise per il momento di lasciar perdere.

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Ma per quanto si fosse imposta di resistere, l’azienda di Iribe ormai era finita nella rete ammaliante di Mr. Facebook e senza rendersene conto se ne stava innamorando perdutamente. Difatti, un mese più tardi, stufa di aspettare una sua nuova mossa che non arrivava, Oculus VR fece recapitare al quartier generale del noto social network una demo e il Crystal Cove, il nuovo prototipo di Oculus Rift di cui in quel di Irvine si andava particolarmente fieri, per essere riusciti ad eliminare il senso di disorientamento causato negli utenti dalle versioni precedenti del visore. Come folgorato da Afrodite, dopo averlo testato, Zuckerberg poté soltanto esclamare: “E’ la cosa più bella che io abbia mai visto in vita mia e che probabilmente mai vedrò”. E da quel momento decise che avrebbe fatto di tutto per conquistare completamente il cuore di quella fanciulla. Così fece sapere a chi di dovere di essere a completa disposizione di quella compagnia che già considerava sua, e dichiarò di essere pronto a correre in suo aiuto per risolverle qualsiasi tipo di problema. Commosso dal suo comportamento, Iribe aprì il cuore di Oculus a Zuckerberg e gli rivelò come il denaro fosse il più grande ostacolo sulla scalata verso il successo del visore. Difatti, nonostante la notorietà fosse inizialmente arrivata per essere il risultato dell’assemblaggio di pezzi di cellulari, Oculus Rift ben presto richiese alla compagnia grossi investimenti per poter apportare modifiche al visore, come l’aggiunta di sensori ottici e lenti speciali che naturalmente avrebbero finito per migliorarlo.

Allora, come il miglior cavaliere che arriva a salvare la principessa sul suo cavallo bianco, Zuckerberg tranquillizzò Iribe e la sua Oculus VR dicendo semplicemente: “Facebook ha la soluzione a tale problema, visto che ha la tendenza a fare molti soldi”. Qualche sera più tardi, un sabato di marzo, per far cadere la compagnia totalmente ai suoi piedi, Mark invitò l’intero team a cena a casa sua e tutti assieme chiusero l’accordo, che venne reso ufficiale il martedì successivo. Zuckerberg ce l’aveva fatta: 2 miliardi di dollari sul piatto e Oculus VR era diventata finalmente sua.