Fantasie deliranti: cosa può fare la VR per i pazienti in coma?

Noi di VR Gamer abbiamo sempre avuto un particolare interesse verso tutti i modi in cui la realtà virtuale può aiutare l’essere umano nelle relazioni sociali, nella ricerca, nello studio, nella medicina e qualsiasi altro campo della conoscenza atto al progresso scientifico. E’ sempre buona cosa ricordare che la VR non è solo una forma di intrattenimento, ma un vero e proprio strumento polifunzionale come mai se ne sono visti fino ad ora. In virtù di ciò, nulla vieta che un giorno qualcuno scopra un modo per applicare questa tecnologia in maniera assolutamente rivoluzionaria, facendo qualcosa che non è mai stato possibile fare prima. Quello di cui discuteremo a breve è stata una delle primissime fantasie che ho avuto quando sono entrato in contatto per la prima volta con la realtà virtuale, ed è tutt’ora una delle maggiori spinte che infondono in me un’incrollabile fiducia sul futuro di questa tecnologia. Ma prima, vorrei condividere con voi questo video realizzato dal team BranitFX and Lucamax Pictures, il quale narra una breve storia che rappresenta in maniera commovente proprio la mia fantasia.

Cosa sappiamo noi del coma? Il termina deriva dal greco, e significa “sonno profondo” per indicare uno stato di incoscienza da cui non ci si riesce a svegliare, e può essere provocato da lesioni o malattie cerebrali, intossicazioni e alterazioni del metabolismo. E’ sempre stato un argomento piuttosto delicato a causa della sua natura piuttosto misteriosa. Esistono casi di persone tornare coscienti da questo stato che hanno affermato di poter sentire le voci intorno a sè, di voler comunicare, ma di essere impossibilitati a farlo. Insomma, alcune persone sono ancora in grado di ricevere degli stimoli durante il coma e possiedono ancora una strana forma di coscienza, ma non riescono a comunicare o interagire col mondo esterno. Proviamo quindi a fantasticare un pò. Viaggiamo avanti nel futuro, in un mondo dove la medicina, ahimè, non ha ancora trovato un modo per aiutare queste persone sfortunate, ma la realtà virtuale ha creato un sistema con cui i pazienti possono vivere all’interno di un mondo virtuale. Grazie a questa tecnologia, è possibile mettere in comunicazione, all’interno di una realtà simulata, il malato col mondo reale. E’ come un’esperienza social per VR, ma la persona con cui stai interagendo potrebbe essere un nostro caro in stato comatoso, il quale sarà in grado di comunicare, svolgere attività simulate, o persino seguire delle lezioni scolastiche virtuali, così da rimanere sempre in contatto con la realtà. Una delle peggiori conseguenze del coma, infatti, è che il paziente potrebbe risvegliarsi solo dopo molti anni, e ho sentito storie di persone entrate in coma in età molto giovane che si sono risvegliati dopo diverso tempo nel corpo di un adulto. L’idea fa venire i brividi, soprattutto perchè diventa traumatico e difficile relazionarsi con un mondo che è diventato improvvisamente così diverso, col nostro nuovo corpo e con l’angosciante idea di un’infanzia perduta nell’oblio. E se un giorno la realtà virtuale potesse permettere a queste persone di ingannare l’attesa del ritorno al mondo reale svolgendo una vita virtuale attiva, ricca di stimoli sociale e in contatto con i propri cari? Certo, è probabile che se riuscissimo a realizzare qualcosa di così incredibile, magari saremo già in grado di gestire con successo questo grave stato, ma nel caso non fosse così, che impatto avrebbe una simile tecnologia per i pazienti e le loro famiglie? Riusciamo anche solo ad immaginare quanto questo possa facilitare quello che normalmente sarebbe un percorso durissimo e psicologicamente devastante? Questa è certamente una fantasia piuttosto delirante, ma dove sarebbe oggi l’uomo se non si fosse fatto commuovere dalle proprie fantasie?