Metro 2039 Anteprima: gli orrori della guerra, visti da molto vicino

Metro 2039
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Xbox ha finalmente portato avanti la sua attesissima presentazione di Metro 2039, sequel – più o meno spirituale – della fortunata serie letteraria Metro 2033, nonché dell’omonimo videogioco del 2010. Del gameplay vero e proprio si è visto poco o nulla, tuttavia i circa dieci minuti di cinematica introduttiva e la breve presentazione degli sviluppatori di 4A Games sono stati piú che sufficienti a delineare le atmosfere di questo nuovo capitolo. Se nei titoli originali si doveva avere a che fare con i fantasmi del passato, ora siamo di fronte a un’ambientazione cupa e opprimente, che promette di riflettere orrori concreti e mostruosamente attuali.

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metro 2039
Catene che si trasformano in orribili gorghi. Simbologia che trasuda da ogni poro.

Metro 2039 conferma le recenti indiscrezioni

Soltanto un paio di giorni fa Dmitry Glukhovsky, autore dei romanzi della saga, si era fatto “sfuggire” su X che Metro 2039 sarà il capitolo «più tetro di quanto abbiate mai visto». Che dire.. non mentiva. Sebbene questa nuova opera di 4A Games non sia l’adattamento di uno dei suoi romanzi pubblicati, lo scrittore conosce bene ciò di cui parla: ha collaborato attivamente con gli sviluppatori alla definizione della trama di questo episodio e ha quindi potuto tastare il polso della dimensione autoriale e narrativa, la quale rappresenta di fatto l’anima stessa della saga.

Qualche informazione aggiuntiva è emersa in modo del tutto involontario. L’Internet Game Database (IGDB) ha pubblicato in anticipo una sinossi del videogioco, spoilerando alcuni dettagli che, col senno di poi, si sono rivelati sostanzialmente affidabili, seppur forse riduttivi. In particolare è trapelata l’ambientazione di base: una Mosca post‑apocalittica in cui i sopravvissuti vivono nelle viscere della metropolitana, sotto la guida e il giogo di un leader autoritario noto come “Hunter”. Non c’è ambiguità alcuna sulla natura ideologica del sistema politico che si è venuto a consolidare in questo nuovo mondo: per chiarire il ruolo che l’autoritarismo riveste nelle dinamiche di sopravvivenza degli esseri umani, gli autori hanno infatti esplicitamente identificato il movimento ideologico come “Novoreich”. il Reich rinnovato, il neonazismo.

Potendo finalmente osservare Metro 2039 in movimento, il richiamo diventa ancora più evidente. La clip riflette lo stato mentale dello “Straniero”, protagonista frammentato tra i traumi del passato, presunte interferenze mentali mutanti e martellanti campagne di propaganda che spingono i sopravvissuti a credere in una rinascita sulla superficie terrestre libera da mostri e radiazioni. Un futuro immaginario, radioso più che irradiato, che tuttavia si scontra con una realtà segnata da abusi sistematici: deportazioni, soprusi, esecuzioni sommarie. Violenze che mirano a cancellare e schiacciare tutto ciò che è diverso, ribelle, o semplicemente umano. Di nuovo, nazista. 

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Da notare il numero del vagone contenente i deportati.

La dimensione psicologica del trauma

Probabilmente il trailer non è da interpretare in senso del tutto letterale. Le immagini scorrono come un flusso di coscienza, dove ambienti, fobie e sensi di colpa prendono forma fisica e si accavallano l’uno sull’altro. Le catene che imprigionano metaforicamente lo Straniero si moltiplicano fino a trasformarsi in un gorgo di sabbie mobili fredde e gravose: lo trascinano via dall’innocenza dell’infanzia, gli impediscono di tendere la mano ai bisognosi, lo scaraventano a terra, lo risucchiano, lo trattengono o lo scagliano nel profondo. Un abisso che richiama la lunga discesa nelle viscere del sistema metropolitano.

In effetti, complice il fatto che la cinematica finisce con il privilegiare il tono al gameplay, sembra di trovarsi di fronte a un Silent Hill trasposto in un contesto post‑sovietico, piú che a un titolo della saga di Metro. La serie non ha mai nascosto l’orrore insito nel suo impianto sci‑fi, ma non lo aveva mai enfatizzato con tale intensità. Riconosceva la crudeltà umana, certo, ma senza indugiare nell’illustrazione delle sue perversioni più estreme con una simile, minuziosa attenzione al dettaglio. Metro 2039 appare a pieno titolo come un’esperienza horror più che survival – una distinzione che nasce dal fatto che le sequenze più angoscianti del trailer sembrano scaturire direttamente dall’immaginazione del protagonista, condannato a un inferno plasmato dai suoi stessi traumi. E non soltanto dai suoi.

Il motivo del cambio tonale è esplicito e affiora senza mezzi termini dalle parole dello staff di 4A Games. In origine, gli sviluppatori si erano concentrati sul raccontare gli effetti della distruzione bellica generata dalle fantasie politiche di esseri umani dotati di un potere eccessivo: la lotta per la sopravvivenza, ma anche la consapevolezza che la violenza è un’arma a doppio taglio. L’obiettivo era costruire un racconto ammonitore, utile a prevenire il peggio. Tuttavia, il peggio si è effettivamente verificato. 4A Games è un gruppo che opera su scala internazionale, ma il suo nucleo creativo resta radicato a Kiev, in Ucraina. Non c’è stato nemmeno il tempo di ritrovare una parvenza di normalità dopo le quarantene pandemiche che la nazione è stata nuovamente sconvolta, questa volta dall’ennesima invasione degli eserciti russi.

L’immaginario piú simile a un Silent Hill dai tempi di Silent Hill: Shattered Memory.

La guerra ha cambiato tutto

Sebbene il video di Metro 2039 non sembri menzionare esplicitamente fatti politici reali e contemporanei, il trauma della guerra aleggia in molte delle scene rappresentate, così come nelle parole degli sviluppatori. «La guerra è la nostra realtà», afferma senza mezzi termini il Creative Director Andriy Mls Shevchenko. Il messaggio del gioco si è dunque spostato dalla dimensione preventiva a una narrativa che esplora nei dettagli le conseguenze dei conflitti e della tirannia, della forza impiegata come unico strumento di tattica politica. «Il costo del silenzio, gli orrori della tirannia e il prezzo della libertá».

Rispetto a quanto già visto nel resto della saga, l’avventura dello Straniero sembra destinata a seguire percorsi più introspettivi e, forse, una trama più guidata ed esplicita, legata a un protagonista dotato di voce e perseguitato da un passato decisamente ingombrante. Una campagna concepita per l’immersione in single player, che promette di essere “artigianale” in ogni suo aspetto: pensata per evitare di banalizzare con ironia il contesto post‑apocalittico e, al contrario, per enfatizzarne i tratti più tragici – quelli che il team creativo avverte da anni direttamente sulla propria pelle.

«La guerra ci ha plasmati», reitera Shevchenko, «e abbiamo cambiato la storia perché si focalizzasse piú sulle scelte: azioni, conseguenze e il prezzo da pagare per avere un futuro». In tal senso, 4A Games si è basato su una prospettiva autoriale “esclusivamente ucraina” assecondata dalle competenze letterarie di Glukhovsky, il quale, pur essendo russo, si é dimostrato un oppositore delle politiche del Cremlino ed è ora costretto a vivere in esilio.

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La parte di gameplay era breve e fortemente strutturata. Probabilmente vedremo di piú in futuro, alla Gamescom.

Metro 2039 in azione

La presentazione ufficiale trasmessa da Xbox si è chiusa con una brevissima, ma apprezzata sorpresa: un video di appena una manciata di secondi, una clip che è quasi un teaser, pensata per mostrare il motore di gioco in‑game e l’impostazione che i giocatori dovranno aspettarsi dal titolo finale. Quel poco che è stato mostrato richiama da vicino il gameplay classico della saga, senza grandi deviazioni, ma con una cura visibile per il motore grafico, il quale è stato progettato integralmente per assecondare gli obiettivi degli sviluppatori, il 4A Engine.

«Sfruttiamo i punti di forza dei giochi precedenti del franchise», promette Jon Bloch, Executive Producer, ma attraverso un’impostazione tecnica che punta a garantire la possibilità di delineare un mondo estremamente verosimile e, soprattutto, ricco di dettagli significativi. Quanto mostrato potrebbe non rappresentare pienamente il risultato finale, ma fissa comunque un traguardo tecnico di notevole ambizione. Gli ambienti sono colmi di oggetti interattivi, ciascuno dotato di una propria presenza e di un proprio peso – sia sul piano della fisica simulata, sia su quello della narrazione ambientale.


Pochi minuti di cinematica e la presentazione di Metro 2039 sono piombati sul palco Xbox come un fulmine annunciato, ridando vigore al catalogo della piattaforma. Pur mostrando quasi nulla del gameplay, i filmati hanno tracciato con nettezza il nuovo tono del franchise: più horror psicologico che survival, un’opera in cui il trauma della guerra si intreccia a orrori concreti e a una critica esplicita dell’autoritarismo. Il team di 4A Games, supportato dal 4A Engine, ha saputo trasformare esperienze personali e collettive di guerra in un racconto che vuole essere monito e testimonianza: tecnicamente ambizioso, narrativamente cupo e dolorosamente attuale.


 

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