Star Wars VIII – Gli Ultimi Jedi Retrospettiva: quanto è bene conoscere gli eroi?

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Passo dopo passo, lettrici e lettori, siamo giunti in vista del traguardo, in quanto la nostra retrospettiva circa la Galassia Lontana Lontana sta ormai per concludersi. Oggi tocca a quello che, cronologicamente, costituisce il penultimo capitolo dell’immensa epopea iniziata da George Lucas ormai quarantanove anni or sono: Star Wars. Episodio VIII – Gli Ultimi Jedi del 2017 (ogni titolo, d’ora in poi, sarà da me citato senza la dicitura “episodio”. Quello in questione sarà dunque Star Wars VIII – Gli Ultimi Jedi). Con il senno di poi, tale film portò più problemi che soluzioni, ma sarà necessario attendere il gran finale per approfondire questa questione…

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Attenzione ai paragrafi Spoilers!, da evitare per chi non ha visto il film.

Star Wars VIII – Gli Ultimi Jedi. Locandina

Il fanservice come avrebbe dovuto essere!

Come dissi nella retrospettiva di Star Wars VII – Il Risveglio della Forza, J. J. Abrams perse completamente il controllo del concetto di fanservice, andando a sfociare nel vero e proprio reboot concettuale dove venivano riproposte dinamiche riaggiornate di Star Wars IV – Una Nuova Speranza. Poi, il risultato globale fu gradevole, ma questo non toglie che molti appassionati ne rimasero comprensibilmente infastiditi. Rian Johnson, subentrato tanto alla sceneggiatura quanto alla regia, imbocca invece la strada corretta in tali casi: i richiami e gli omaggi ci sono, tuttavia sono perfettamente contestualizzati e servono da veicolo per proporre situazioni totalmente inedite. In tal modo, anche l’afecionado più incallito riesce a rimanere sorpreso: guarda caso, esattamente quel che uno si aspetterebbe da un seguito, ossia l’effettivo proseguimento della macrotrama senza l’impressione di ammirare una riedizione di un articolo tanto amato in passato.

Da questo punto di vista, pur apprezzando Abrams, è necessario riconoscere a Johnson di essersela cavata decisamente meglio: peraltro, la sceneggiatura è stata scritta da lui solo, senza alcun appoggio dello storico Lawrence Kasdan!

Rey sguaina la spada laser. Questo è il fanservice che ci piace!

Una trama particolare

Rian Johnson era famoso all’epoca per Looper, thriller fantascientifico del 2012, mentre sarebbe stato successivamente apprezzato per la (almeno per ora) Trilogia di Knives Out. Chiunque abbia visto questi film, è cosciente di come l’autore sia a proprio agio con il giallo, fatto di personaggi peculiari, misteri da risolvere e colpi di scena. In Star Wars VIII – Gli Ultimi Jedi, tale propensione emerge con una certa prepotenza, pur senza sacrificare l’atmosfera tipica del brand in questione. L’intreccio è infatti lievemente più complesso e non di rado la situazione si capovolge in maniera piacevolmente inaspettata, pur senza cascare nei voli pindarici inutilmente arzigogolati presenti nella Trilogia Prequel!

Bisogna però essere onesti sino in fondo: questo tentativo di rinnovare la formula è molto coraggioso, ma non è riuscito del tutto. Vi è nello specifico una sottotrama che occupa un ampio minutaggio e poi, quando arriva a compimento, si rivela praticamente inutile. Essa ricopre una certa funzione, più che altro per accennare ad alcune componenti della lore, ma si percepisce sin troppo la sgradevole sensazione di riempimento, soprattutto perché altre linee narrative francamente più interessanti vengono invece centellinate in maniera eccessiva. Se Johnson ha avuto l’ardire di offrirci una trama che non fosse troppo prevedibile nemmeno ai fans più navigati, e di questo va assolutamente ringraziato, è necessario pure far notare che avrebbe potuto perfezionarla meglio.

Spoilers!

La sottotrama alla quale facevo riferimento è quella con protagonisti Finn e Rose. Affascinante tutta la parte sul ricco e schiavista Pianeta Cantonica, la quale ti mostra come il Primo Ordine non incarni il solo male della Galassia, così come non lo incarnavano i Separatisti e l’Impero Galattico; cionondimeno, loro vi si recano per trovare un esperto che decripti i codici del nemico, onde poter disattivare il radiofaro con il quale la Resistenza viene rintracciata durante l’Iperspazio. Peccato che, alla fine, tutto lo sforzo dei due ragazzi a poco porti, dato che vengono presi e i loro amici sono costretti ad evacuare l’astronave e a rifugiarsi su di un Sistema.
Una conclusione che potrebbe anche essere vista come drammaticamente realistica: quante missioni si sono purtroppo rivelate inutili nelle guerre? Se però tale sottotrama risulta lunghissima e mi tocca vedere il rapporto tra Rey e Luke sviscerato in pochi dialoghi e qualche inquadratura, capirete che rimango perlomeno esterrefatto.

Rey e Luke Skywalker. Una sequenza potente ma troppo rapida rispetto ad altre…

Un’introspezione inaspettata

La componente psicologica ha sempre avuto una discreta importanza nella saga, ma Star Wars VIII – Gli Ultimi Jedi conduce tale pilastro al piano successivo: in questa sede, infatti, l’atto di sondare i personaggi diventa centrale. Tra Kylo Ren e Rey, infatti, si crea un legame che mai mi sarei aspettato: soprattutto, non pensiate ad alcuna banalità, in quanto Rian Johnson riesce a sorprendere lo spettatore a più riprese. Bisogna poi dare atto a Adam Driver e Daisy Ridley di essere stati bravissimi, in quanto nessuno dei due, e in particolare lui, si è visto affidare un ruolo semplice!
Seppur nessuno sia sviluppato come i suddetti, bisogna dire che pure i vari coprotagonisti e comprimari sono stati costruiti con una certa attenzione per quanto, in alcuni casi, il risultato sia ben migliore che in altri. Ciò non toglie come l’autore abbia tentato di personalizzare il franchise persino sotto questo punto di vista: un rischio gigantesco che ha tutto sommato pagato parecchio!

Spoilers!

L’idea che tra Kylo e Rey si crei una connessione grazie alla Forza è molto affascinante e mitiga un po’ la polemica sollevata da molti, compreso me stesso, relativa all’impressione che la ragazza, in Star Wars VII – Il Risveglio della Forza, sembrasse troppo potente: Il fatto di stabilire il suddetto legame con il Sith (di fatto, quello è) ci fa capire che, chiaramente, non siamo confrontati con una potenziale Jedi ordinaria.
Mi piace inoltre come Kylo, o Ben Solo che dir si voglia, sia malvagio ma non nella maniera gelida di Darth Vader o con l’attitudine ambiziosa e folle di Palpatine, così come non è relegato al ruolo di misero picchiatore com’era invece Darth Maul: egli è passionale, disperato e al tempo stesso deciso e manipolatore. Per quanto lo si detesti, specialmente pensando all’uccisione del povero Han, non puoi fare a meno di ammirarne alcune qualità intrinseche.

Kylo Ren: un personaggio splendido e complicato.

Il film più violento dal 1977 ad oggi?

La regia di Rian Johnson è ottima, così come sono favolosi gli effetti, ancora una volta miscelati tra tangibilità e digitalizzazione. Le battaglie sono davvero belle e la messa in scena funziona in modo estremamente efficace, con sequenze da me ricordate sin dalla prima visione. Quel che però, al cinema, mi prese veramente in contropiede, fu la grande violenza: per quanto all’epoca fosse già uscito Rogue One – A Star Wars Story, nel filone principale è sempre stato rarissimo che si andasse oltre un veicolo esploso o una mano tagliata in duello. In Star Wars VIII – Gli Ultimi Jedi, vediamo invece accenni alla tortura sugli animali e, in una sequenza piuttosto lunga, è stato adottato un escamotage per farti pensare a un campo di battaglia colmo di sangue: tranquillizzatevi, non si tratta di materia sanguigna effettiva, però il richiamo è ben esplicito!

Onde evitare fraintendimenti qualora non abbiate ancora veduto la pellicola, Episodio VIII non ha trasformato improvvisamente Guerre Stellari in una saga adulta e inadatta al pubblico giovane. Johnson e Disney sanno perfettamente ciò che fanno e il franchise resta sempre usufruibilissimo a qualunque tipo di pubblico: semplicemente, il regista e sceneggiatore ha voluto alzare lievemente l’asticella per farci sentire ancora di più la minaccia del conflitto, ma vi assicuro che nessun ragazzino è ora in manicomio a causa del lungometraggio.

Il cast si impegna sempre, non tutti i personaggi sono vincenti

Iniziamo con il dire una cosa importante: Carrie Fisher, la quale interpreta nuovamente Leia Organa, era già morta all’uscita del film, dunque vederla mette molta tenerezza, tanto più che è stata decisamente più brava rispetto al passato. Peccato che il personaggio non abbia lo sviluppo che avrei sperato: funziona, si percepisce la sua presenza, ma non aggiunge nulla rispetto a quanto visto in Episodio VII.
Discorso molto differente per Mark Hamill: Luke Skywalker, infatti, torna qui ad essere un personaggio centrale in quanto tale e non solo come presenza spirituale. Devo ammettere che questa versione malinconica e disillusa mi è piaciuta, distaccandosi da colui che era Obi-Wan Kenobi nella Trilogia Originale: laddove il vecchio Maestro Jedi era comunque entusiasta e speranzoso, pur conscio di non avere più l’età per certe avventure, Luke è pieno di rabbia verso un ordine il quale, nella sua supponenza e credenza di rappresentare un pilastro sociale, si è sempre dimostrato disattento e incapace di affrontare le emergenze. Il suo rapporto con Rey sarà decisamente meno banale d quanto mi sarei aspettato!
Purtroppo, come ben sappiamo, Harrison Ford non è potuto tornare nei panni di Han Solo, ma ci resta il buon Chewbecca, ormai interpretato definitivamente da Joonas Suotamo: peccato che il wookie risulti solo un figurante e la sua utilità sia alquanto relativa.

Rispetto a Star Wars VII – Il Risveglio della Forza, ed è giusto che sia così, viene posta molta più attenzione sui personaggi nuovi. La già citata Rey, impersonata da Daisy Ridley, mi è piaciuta, così come ho apprezzato Poe Dameron, il cui volto appartiene nuovamente a Oscar Isaac che, come al solito, si è dimostrato all’altezza della situazione. Ho apprezzato tra l’altro i suoi occasionali duetti con C-3PO, il cui costume è indossato ancora una volta, esattamente come già accadeva in Episodio VII, da Anthony Daniels: in merito a R2-D2, è ancora presente ma, a questo giro, Kenny Baker non è stato coinvolto, probabilmente per malattia (è poi morto nel 2016: il film è uscito nel 2017, ma il casting era già confermato nel 2015); al suo posto troviamo Jimmy Vee.
Purtroppo, John Boyega è stato ancora bravo nel prestare il proprio volto a Finn, ma il personaggio è veramente poco utile pur comparendo moltissimo: gli hanno poi affiancato Rose, una ragazza interpretata da Kelly Marie Tran. Quest’ultima sarebbe pure in gamba, però il ruolo che le hanno dato finisce un po’ in nulla… . Un’altra personalità nuova è impersonata da Guillermo del Toro: bravissimo come sempre, peccato che nemmeno lui abbia goduto dello spazio meritato.
Neppure le altre nuove entrate, sebbene alcune contino su nomi di rilievo, mi hanno dato l’idea di essere particolarmente definite.

Passando ai villain, ho già elogiato Adam Driver e il suo Kylo Ren, mentre sono rimasto deluso da Lord Snoke: magistrale Andy Serkis e ottima la realizzazione tecnica del mostruoso Signore del Lato Oscuro, però la scrittura non lo premia affatto. Non mi è invece dispiaciuto Domnhall Gleeson, calato per la seconda volta nell’uniforme del Generale Hux, mentre metto una pietra tombale sul capire cosa Abrams e Johnson avessero in mente per il Capitano Phasma: nonostante a interpretarla sia un’attrice bravissima come Gwendoline Christie, ha lo spessore di un foglio di alluminio. Se l’idea era farne un nuovo “mascherato iconico” alla pari di Boba Fett, hanno completamente fallito.


Rispetto a quando lo vidi in sala, sono nettamente meno entusiasta di Star Wars VIII – Gli Ultimi Jedi, cionondimeno lo apprezzo. Ammiro il tentativo di staccarsi dal facile fanservice attraverso una trama leggermente intricata, andando peraltro a cambiare un poco gli stilemi della saga senza snaturarli, tuttavia non posso passare sopra a sottotrame invasive e senza sbocco o a personaggi che risultano drammaticamente meno utili di quanto l’intreccio voglia disperatamente farci credere. Tecnicamente e interpretativamente, di contro, non c’è molto da recriminare, anzi. Naturalmente, vi invito al recupero, sia esso in DVD, Blu-Ray, 4K Ultra HD, Disney+, Apple TV Store, Amazon Prime Video, Timvision o Rakuten TV: che desideriate la copia fisica, lo streaming o il noleggio / acquisto digitale, l’imbarazzo della scelta si dipana innanzi a voi.


 

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