Games Week Indie: hands-on The Town of Light

Abbiamo provato (anche) per voi The Town of Light  alla Games Week.

Vi abbiamo parlato di The Town of Light in un’anteprima e proposto un’intervista al direttore di progetto Luca Dalcò, perché questo gioco racchiude in sé tutta una serie di spunti e punti di forza interessanti: ambientato in un ex manicomio italiano, ricco di atmosfera e stile, una grafica molto curata, tematiche mature, componente horror non indifferente, e soprattutto il supporto a Oculus Rift. Domenica 27 alla Games Week ho finalmente potuto conoscere di persona i ragazzi di LKA.it, e provare una tech demo di The Town of Light. A seguire il mio resoconto dell’esperienza.

the town of light

L’arrivo alla Games Week.

Mi trovavo a Milano questo weekend per una serie fortunata (ma non fortuita) di concomitanze di eventi. C’era il raduno del forum di Silent Hill Chronicles (fun fact: abbiamo dormito in un ostello che in passato era un ospedale psichiatrico!), il Playing the Game – un evento dedicato ai rapporti tra videogiochi, arte, musica e design che ho aiutato ad organizzare – e ovviamente la Games Week. Domenica mattina, dunque, ci si alza di buon’ora e, assieme agli amici di Silent Hill Chronicles, mi avvio alla Games Week: metro rossa M1, e poi dritti fino al mattino seguendo l’orda di gamers diretta al MiCo.

Fatte le dovute file e posati i bagagli e il vestiario in eccesso al guardaroba, comincia l’esplorazione degli stand della Games Week. Ce n’è ovviamente per tutti i gusti e la voglia di affrontare file estenuanti per provare pochi minuti di demo di questo o quel prodotto è forte, ma la mia meta principale è lo stand Games Week Indie.

Lo stand AESVI: Games Week Indie.

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Sicuramente meno roboante degli stand dei grossi publisher, l’angolo della Games Week dedicato agli sviluppatori indipendenti italiani allestito da AESVI in collaborazione con Indievault ha un fascino particolare: è sempre bello vedere un artigiano all’opera, apprezzare la cura e la qualità di quei prodotti nati con pochi soldi e tanta passione, e di passione allo stand Games Week Indie ce n’è in abbondanza. Noto subito la postazione degli Indomitus Games con il loro In Verbis Virtus e passo a salutare (alcuni degli utenti del forum si fermano a provare la demo del gioco), ma subito dopo mi muovo verso gli LKA.it e dopo qualche chiacchiera con Luca Dalcò mi metto diligentemente in fila.

La tech demo di The Town of Light.

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Hanno allestito davvero bene la postazione. A sopperire alla mancanza di interattività (si può provare, purtroppo, solo una tech demo non giocabile) c’è una cura maniacale della costruzione del contesto: se le cuffie non bastano a coprire il vociare che fa da colonna sonora alla Games Week, l’essere costretti in una camicia di forza aiuta sicuramente ad immergersi nell’ambiente di The Town of Light. Uno degli sviluppatori, inoltre, aggiunge un ulteriore tocco di classe sventolando un flyer in direzione di chi è seduto a provare la demo, in sincronia con lo sviluppo della scena (a simulare gli spostamenti di aria quando, ad esempio, si comincia a correre in un corridoio, o una porta si chiude di colpo).

Dopo un bel po’ di attesa, arriva finalmente il mio turno. Sono all’esterno del padiglione Charcot: mi guardo intorno e osservo l’edificio fatiscente, gli alberi alle mie spalle, il minaccioso arco che porta all’interno del manicomio. La scena procede da sola, l’impossibilità di gestire i movimenti un po’ mi pesa, ma è tutto così fluido e ben ritmato che decido di lasciarmi andare e farmi guidare nei corridoi polverosi, contentandomi della possibilità non indifferente di guardarmi perlomeno intorno.

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Scrivanie piene di cianfrusaglie, finestre che per un attimo lasciano intravedere un mondo esterno che è tagliato fuori dagli orrori del manicomio. Gli effetti particellari sono da favola: i granelli di polvere, che brillano per i fiochi raggi di sole che filtrano nell’edificio, mi volano accanto come tanti piccoli fuochi fatui. Basta questo dettaglio a sopperire alla bassa definizione di Oculus Rift, per ora uno dei pochi difetti che sono riuscito a riscontrare in questa tecnologia – ma c’è motivo di pensare che i visori che saranno messi in commercio avranno una qualità grafica molto migliore, e idee per garantire ciò ce ne sono già.

Si respira un senso di degrado e di abbandono nei corridoi di Charcot, ma il sentimento predominante è più di malinconia che di orrore. Finché in un corridoio tutte le porte cominciano a chiudersi al nostro passaggio, e chi se ne frega se è un cliché visto e rivisto, queste cose alla fine funzionano sempre. La scena si fa più veloce, ormai corro e sento il vento sulla faccia, le leggi della fisica impazziscono mentre i soffitti diventano pavimenti e le mura ruotano come nel corridoio di The Legend of Zelda: Ocarina of Time con effetti prospettici di Escheriana memoria. E no, niente motion sickness nonostante tutto. La corsa termina in un vicolo cieco, la scena volge al nero, tutto è inghiottito nel buio, e poi una maledettissima bambola che regge una candela sbuca dal nulla proprio davanti ai miei occhi, per uno scare jump che ha pochi termini di paragone nel mondo dei videogiochi. Ma dopo ci rido su, e faccio un po’ il vago mentre controllo di non essermi bagnato i pantaloni.

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Commento finale

The Town of Light non ha deluso le aspettative. Nonostante fosse solo una breve tech demo non interattiva e l’ambiente chiassoso della Games Week non garantisse un’esperienza ottimale, ho avuto conferma che si tratta di un ottimo prodotto, sviluppato con molta cura e decisamente ricco di punti di forza. Anche se è presto per tirare le somme, posso dire di avere buoni presentimenti per questo progetto. Se anche voi li avete, ricordatevi di votare The Town of Light su Steam Greenlight.