RetroRift: MB 3D Imager

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MB 3D Imager, periferica per MB Vectrex (1984)

Cari lettori di Oculus Rift Italia, benvenuti nella rubrica Retro Rift che si occupa di riscoprire tutti gli esperimenti del passato videoludico in ambito Virtual Reality e visualizzazione 3D Reale. Senza questi pionieristici tentativi Oculus Rift forse oggi non ci sarebbe. Nella prima puntata andiamo indietro fino al 1984, anno in cui troviamo una bizzarra periferica per l”MB Vectrex, chiamata 3D Imager. Il Vectrex è stato commercializzato nel Novembre 1982 negli Stati Uniti e solo nel 1983 in Europa, attraversando un periodo infelice per i videogiochi, ovvero la storica crisi del settore. I videogames erano rifiutati dal pubblico nordamericano stufo di proposte di bassa qualità e un mercato saturo di sistemi hardware. Ben ventidue macchine, tra console, home computer e portatili, presenti contemporaneamente sugli scaffali dei negozi. Un vero caos!
Tra questi sistemi troviamo il Vectrex, una console ad otto bit con processore Motorola 68A09, dotata di schermo monocromatico da nove pollici e basata su grafica vettoriale anziché la tradizionale bitmap. Il colore dei giochi veniva simulato attraverso l”utilizzo di una pellicola in acetato da applicare sopra lo schermo, ognuna diversa per ogni titolo, che dava colore alle linee vettoriali, detta overlay. Lo stesso escamotage era stato utilizzato nel 1972 sulla prima  macchina da giochi casalinga mai creata, il Magnavox Odyssey, ideato da Ralph Baer. La sfortunata console voleva richiamare il fascino dei cabinati da sala proponendo versioni vettoriali di classici come Asteroids, qui riproposto dal clone Minestorm, o l”immortale Defender.

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Forse per il fatto di essere troppo avveniristico e sperimentale il Vectrex non ha avuto un gran riscontro di pubblico, e vede un parco titoli limitato a soli 22 giochi, ma ha il merito di aver introdotto per primo nel mercato dei videogiochi una periferica per la realtà virtuale. Quasi trenta anni fa, nel Settembre 1984, per la prima volta nella storia, arrivava in commercio un casco da indossare per esplorare nuovi mondi virtuali. Il 3D Imager, sviluppato nei laboratori Smith Engineering in due anni di lavoro, ha debuttato quasi due anni dopo il Vectrex, disponibile in esclusiva per il mercato nordamericano, nonostante il Vectrex fosse già approdato in territorio nipponico con un buon riscontro di pubblico. Già alla sua uscita era considerato un pezzo da collezione, distribuito in quantità esigue e solo su ordinazione. Si trattava in fondo di un esperimento mai tentato prima, ed il mercato andava sondato. Il cinema aveva riscoperto proprio all”inizio degli anni 80 il fascino del 3D, Milton Bradley prova a proporre qualcosa di simile per il mondo dei videogames, mercato in piena espansione e con un pubblico voglioso come pochi altri di divertenti innovazioni. Ma come funziona il 3D Imager?

La periferica consiste in un casco indossabile dotato di visore che va collegato al secondo slot per il controller e cerca di ricreare un mondo tridimensionale grazie ad una ruota nbso online casino reviews translucida, installata all”interno del visore, colorata per metà di nero e per metà con altri colori, in modo da ingannare l”occhio umano.  Il girare vorticoso della ruota di fronte agli occhi fa si che solo una pupilla per volta riceva l”input del colore per alcuni decimi di secondo e l”effetto creato dal giroscopio simula una effettiva profondità dell”immagine, che può essere attenuata o accentuata regolando manualmente il contrasto. L”effetto 3D è particolarmente efficace, nei giochi ideati appositamente per la periferica è possibile vedere un oggetto che viene verso di noi con un colore differente dal resto dello scenario e percepirne distintamente il senso di profondità ed il volume prospettico.

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I giochi per 3D Imager

La crisi ha tarpato le ali al visionario progetto, che alla fine resterà un solo anno in vendita con appena tre giochi ufficiali rilasciati. I titoli prodotti sono tutti realizzati internamente e distribuiti su normali cartucce per Vectrex, chiamate però 3D Cartridges, 3D Mine Storm, in bundle con la periferica, è una riedizione del tradizionale titolo simbolo del Vectrex, 3D Narrow Escape è un frenetico shoot” em up spaziale in soggettiva ambientato nel 23mo secolo, mentre l”ultimo, 3D Crazy Coaster, è un emozionante simulatore di montagne russe in prima persona, simile alla demo ambientata su un ottovolante vista sul moderno Oculus Rift. Un interessante quarto gioco, unico titolo previsto in arrivo dalle terze parti e già pubblicizzato sulle confezioni della periferica, 3D Pole Position, è una nuova versione tridimensionale del classico Namco, che però viene abbandonato in fase di sviluppo a causa dello scarso successo incontrato dalla console e resterà drammaticamente in stato di prototipo, privando la periferica di una necessaria killer application basata su un titolo celebre e di forte richiamo. Al ristrettissimo catalogo si devono aggiungere altri due giochi homebrew, 3D Lords of the robots, giocabile anche in 2D con il solo Vectrex, 3D Sector X, il primo titolo per 3D Imager realizzato in grafica vettoriale Total 3D, che ci vede impegnati nella difesa della leggendaria città di Apocalypt City, che gli Dei di Netherworld hanno deciso di distruggere, e due nuovi prototipi, 3D Hellhole e Star Fury, tutti realizzati tra il 2006 e il 2010 dallo sviluppatore indipendente Fury.
Solo i primi due hanno superato la fase beta e sono effettivamente completi. Un clamoroso disastro dunque? Niente affatto. Il visionario progetto non è stato premiato da vendite milionarie e non è riuscito a cambiare per sempre il volto del gaming, ma ha gettato un seme, quella voglia di sperimentare con il Real 3D e con la Realtà Virtuale senza il quale non ci sarebbero mai stati i successivi esperimenti come Sega 3D Glasses o Nintendo Virtual Boy, ne l”attuale Oculus Rift. 3D Imager è la prima pietra miliare fondamentale nel cammino verso la modernità.

Fabio D”Anna