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	<title>Serie tv - Vgmag.it</title>
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	<title>Serie tv - Vgmag.it</title>
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		<title>Euphoria 3 Recensione: il canto del cigno di una generazione smarrita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Sirtori]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 14:10:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/euphoria-3-.webp" width="1280" height="720" title="" alt="" /></div>
<div>Quando nel 2019 Euphoria debuttò su HBO, probabilmente pochi avrebbero immaginato che sarebbe diventata una delle serie televisive più influenti e discusse della sua epoca. Il racconto di adolescenti sospesi tra dipendenze, identità, sesso, trauma e ricerca di sé riuscì a intercettare una generazione intera, trasformandosi rapidamente in un fenomeno culturale oltre che televisivo. A [&#8230;]</div>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/euphoria-3-.webp" width="1280" height="720" title="" alt="" /></div><div><p>Quando nel 2019 Euphoria debuttò su HBO, probabilmente pochi avrebbero immaginato che sarebbe diventata <strong>una delle serie televisive più influenti e discusse della sua epoca</strong>. Il racconto di adolescenti sospesi tra dipendenze, identità, sesso, trauma e ricerca di sé riuscì a intercettare una generazione intera, trasformandosi rapidamente in un fenomeno culturale oltre che televisivo. A distanza di quattro anni dalla seconda stagione, e dopo una lunga serie di rinvii produttivi, cambiamenti creativi e inevitabili trasformazioni personali dei suoi protagonisti, la <a href="https://www.primevideo.com/-/it/detail/0SB2I97YLIWGH6G1W1PLON4MPE">terza stagione</a> è finalmente arrivata sugli schermi nella primavera del 2026, assumendo fin da subito i tratti di una <strong>conclusione annunciata.</strong> <strong>Euphoria 3 giunge quindi alla fine il 1 giugno</strong>, e dopo le nostre prime impressioni all&#8217;epoca dell&#8217;uscita del primo episodio (che potete ritrovare <a href="https://www.vgmag.it/411401/euphoria-3-first-look-un-ritorno-non-troppo-euforico/">a questo link</a>), non ci resta ora che trarre le nostre personali conclusioni e opinioni su quanto abbiamo visto nel corso degli episodi della stagione finale. Come sempre, evitando spoiler per coloro che non avessero ancora recuperato tutti gli episodi.</p>
<figure id="attachment_420360" aria-describedby="caption-attachment-420360" style="width: 1296px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-420360 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Euphoria-finale-2.webp" alt="" width="1296" height="730" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Euphoria-finale-2.webp 1296w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Euphoria-finale-2-300x169.webp 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Euphoria-finale-2-1024x577.webp 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Euphoria-finale-2-768x433.webp 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Euphoria-finale-2-450x253.webp 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Euphoria-finale-2-780x439.webp 780w" sizes="(max-width: 1296px) 100vw, 1296px" /><figcaption id="caption-attachment-420360" class="wp-caption-text">Euphoria 3 arriva alla conclusione definitiva della sua storia il 1 giugno</figcaption></figure>
<h2>Euphoria 3: giovani adulti smarriti, un po&#8217; come la serie stessa</h2>
<p>Ci troviamo davanti a <strong>un&#8217;opera profondamente diversa da quella che aveva conquistato pubblico e critica negli anni precedenti</strong>. Non si tratta semplicemente di una naturale evoluzione narrativa, o di un salto temporale, elemento che già era stato annunciato dagli autori e che porta i personaggi oltre gli anni del liceo. Piuttosto, <strong>si percepisce una vera e propria mutazione del DNA della serie</strong>, quasi come se Sam Levinson avesse deciso di abbandonare definitivamente il racconto generazionale, per avvicinarsi a <strong>territori più cupi, criminali e fatalisti</strong>. Una scelta coraggiosa, certamente, ma che divide inevitabilmente gli spettatori tra chi apprezzerà il tentativo di reinventare la formula e chi rimpiangerà l&#8217;intensità emotiva e l&#8217;immediatezza delle prime stagioni. Come avevamo anticipato, il salto temporale rappresenta il fulcro di questa nuova fase narrativa.</p>
<p>Rue, Jules, Cassie, Nate, Maddy e gli altri protagonisti non sono più adolescenti intrappolati nei corridoi di una scuola superiore, ma <strong>giovani adulti chiamati a confrontarsi con le conseguenze delle proprie scelte</strong> e con un mondo che non offre più le protezioni tipiche dell&#8217;adolescenza. In teoria si tratta di un terreno fertile per sviluppare nuove sfumature psicologiche e approfondire ulteriormente personaggi già molto complessi. Chi lo sa. A oggi però possiamo solo vedere l&#8217;interesse della stagione volto a costruire situazioni estreme, invece che indagare davvero l&#8217;evoluzione interiore dei suoi protagonisti. <strong>Zendaya rimane il cuore pulsante dell&#8217;intera operazione</strong>: la sua Rue continua a essere un personaggio straordinariamente magnetico, capace di trasmettere fragilità e autodistruzione con una naturalezza che pochi interpreti contemporanei possiedono. Anche quando la sceneggiatura prende direzioni discutibili,<strong> la presenza dell&#8217;attrice riesce quasi sempre a mantenere viva l&#8217;attenzione dello spettatore.</strong> È una performance che conferma ancora una volta quanto il successo di Euphoria sia stato costruito anche sul talento eccezionale della sua protagonista, ormai diventata una delle figure più importanti della televisione e del cinema contemporaneo.</p>
<figure id="attachment_420361" aria-describedby="caption-attachment-420361" style="width: 1242px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-420361 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Euphoria-3.webp" alt="" width="1242" height="828" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Euphoria-3.webp 1242w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Euphoria-3-300x200.webp 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Euphoria-3-1024x683.webp 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Euphoria-3-768x512.webp 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Euphoria-3-450x300.webp 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Euphoria-3-780x520.webp 780w" sizes="(max-width: 1242px) 100vw, 1242px" /><figcaption id="caption-attachment-420361" class="wp-caption-text">Rue si conferma essere un personaggio centrale e magnetico per gli spettatori</figcaption></figure>
<h2>Un cast gestito non nel migliore dei modi</h2>
<p>Tuttavia, proprio il percorso di Rue rappresenta uno degli elementi più controversi dell&#8217;intera stagione. Senza entrare eccessivamente nel dettaglio degli eventi finali, è evidente come <strong>Levinson abbia scelto una direzione estremamente dura, quasi spietata, per concludere la storia del personaggio.</strong> Una scelta che vuole probabilmente richiamare la realtà brutale delle dipendenze e <strong>la difficoltà di trovare una vera redenzione</strong>, ma che rischia anche di apparire <strong>eccessivamente pessimista rispetto al lungo percorso emotivo,</strong> costruito nelle stagioni precedenti. Diversi osservatori hanno interpretato questo finale come un gesto volutamente provocatorio, destinato a lasciare il segno più per il suo impatto emotivo che per la sua coerenza narrativa. Se Zendaya continua a dominare la scena, lo stesso non si può dire per molti degli altri personaggi. <strong>Uno dei problemi principali di Euphoria 3 riguarda infatti la gestione del suo vastissimo cast.</strong></p>
<p>Dopo anni di attesa, gli spettatori si aspettavano che ogni protagonista ricevesse una conclusione soddisfacente e adeguata al proprio percorso. Invece la stagione appare spesso frammentata, costretta a distribuire il tempo narrativo tra numerose sottotrame che raramente riescono a convergere in modo organico. <strong>Alcuni personaggi fondamentali nelle prime due stagioni risultano sorprendentemente marginalizzati</strong>, mentre altri vengono coinvolti in sviluppi che sembrano più funzionali allo shock che alla costruzione psicologica. <strong>Jules</strong> è forse il caso più emblematico: nelle prime stagioni rappresentava <strong>uno dei pilastri emotivi e identitari</strong> della serie, un personaggio attraverso cui esplorare temi di genere, desiderio e trasformazione personale. In questa terza stagione, invece, il suo spazio si riduce sensibilmente, lasciando la sensazione che gli autori non abbiano realmente saputo come proseguire il suo percorso. Una mancanza che pesa, soprattutto considerando quanto fosse centrale nella definizione dell&#8217;universo narrativo originale di Euphoria.</p>
<figure id="attachment_420365" aria-describedby="caption-attachment-420365" style="width: 1003px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-420365 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Euphoria-3-2.jpg" alt="" width="1003" height="549" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Euphoria-3-2.jpg 1003w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Euphoria-3-2-300x164.jpg 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Euphoria-3-2-768x420.jpg 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Euphoria-3-2-450x246.jpg 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Euphoria-3-2-780x427.jpg 780w" sizes="(max-width: 1003px) 100vw, 1003px" /><figcaption id="caption-attachment-420365" class="wp-caption-text">Alcuni personaggi risultano sorprendentemente marginalizzati, e Jules è forse il caso più emblematico</figcaption></figure>
<h2>Regia di alta qualità ed emozioni intense</h2>
<p>Dal punto di vista estetico, invece, la serie continua a mantenere<strong> standard elevatissimi.</strong> La <strong>fotografia</strong> rimane una delle più riconoscibili della televisione contemporanea, dove ogni episodio è costruito con una cura visiva quasi cinematografica, tra luci al neon, inquadrature elaborate e una ricerca estetica che continua a distinguere Euphoria dalla maggior parte delle produzioni seriali odierne. Anche quando la narrazione perde equilibrio, l&#8217;apparato tecnico resta impressionante. <strong>Ci sono sequenze che potrebbero essere estratte singolarmente e considerate piccoli cortometraggi d&#8217;autore</strong> per composizione visiva, uso del colore e costruzione atmosferica. La <strong>colonna sonora</strong> poi svolge ancora una volta un ruolo fondamentale. La <strong>musica</strong> non accompagna semplicemente le immagini, ma contribuisce a definire gli stati d&#8217;animo dei personaggi e l&#8217;identità stessa della serie. È uno degli elementi che permette a Euphoria 3 di conservare una certa continuità con il passato, nonostante i profondi cambiamenti narrativi.</p>
<p>In numerosi momenti, <strong>la combinazione tra immagini e musica raggiunge livelli di intensità emotiva davvero notevoli</strong>, ricordando perché questa produzione sia stata considerata per anni un punto di riferimento stilistico. Il vero problema emerge però nella scrittura. Sam Levinson sembra sempre più attratto dall&#8217;eccesso e dalla provocazione. Nelle prime stagioni tali elementi erano controbilanciati da una sincera attenzione verso i personaggi e le loro vulnerabilità. In questa terza e ultima parte, invece, <strong>spesso si ha l&#8217;impressione che la ricerca dello shock prevalga sull&#8217;approfondimento emotivo</strong>. Violenza, criminalità, tragedie e colpi di scena si susseguono con una frequenza tale da ridurre l&#8217;efficacia dei singoli eventi, e <strong>quando tutto diventa estremo, paradossalmente nulla riesce più a sorprendere davvero</strong>. Un cambiamento di tono che segnala un progressivo abbandono verso la sua natura originaria di dramma generazionale, per trasformarsi in qualcosa di molto diverso.</p>
<figure id="attachment_420369" aria-describedby="caption-attachment-420369" style="width: 1584px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-420369 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Euphoria-3-.avif" alt="" width="1584" height="1056" /><figcaption id="caption-attachment-420369" class="wp-caption-text">La combinazione tra immagini e musica raggiunge livelli di intensità emotiva davvero notevoli</figcaption></figure>
<h2>Una serie imprevedibile e che sa ancora dare emozioni forti</h2>
<p>Nonostante queste criticità, non possiamo dire che Euphoria 3 sia un fallimento in toto. La stagione continua a offrire momenti di grande televisione, alcuni dialoghi conservano la capacità di cogliere paure e desideri di una generazione, cresciuta nell&#8217;epoca dei social media e dell&#8217;esposizione permanente. Alcune interpretazioni raggiungono livelli eccellenti, e soprattutto permane quella sensazione di imprevedibilità che ha sempre caratterizzato la serie. Anche nei suoi momenti più discutibili, <strong>Euphoria continua a essere un prodotto che suscita reazioni forti, che divide, che genera dibattito.</strong> In un panorama televisivo spesso dominato da formule prevedibili, non è un merito da sottovalutare. Guardando il quadro complessivo, Euphoria 3 appare come un&#8217;opera profondamente imperfetta ma impossibile da ignorare.</p>

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<p>È una stagione che <strong>alterna intuizioni brillanti a scelte discutibili, momenti di grande intensità emotiva a passaggi narrativi poco convincenti.</strong> Soprattutto, è una conclusione che sembra riflettere perfettamente le contraddizioni della serie stessa. Fin dall&#8217;inizio Euphoria è stata amata e criticata per gli stessi motivi: la sua tendenza all&#8217;eccesso, la sua estetica esasperata, la sua volontà di raccontare emozioni estreme senza filtri. Una piccola, importante nota che non poteva mancare: l&#8217;ombra della scomparsa di Angus Cloud aleggia inevitabilmente sull&#8217;intera stagione. L&#8217;attore, interprete dell&#8217;amato <strong>Fezco,</strong> è mancato nel 2023 e la sua assenza si avverte profondamente.<strong> Il personaggio rappresentava uno dei pochi punti di riferimento emotivi relativamente stabili,</strong> all&#8217;interno di un universo dominato dal caos e dall&#8217;autodistruzione. La serie sceglie di confrontarsi indirettamente con questa perdita, generando alcuni dei momenti più toccanti dell&#8217;intera stagione.</p>
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<div role="heading">
<hr />
<p><strong>In definitiva, questa terza stagione non rappresenta il capolavoro definitivo che molti fan speravano di vedere dopo quattro anni di attesa. Allo stesso tempo, però, riesce a chiudere un capitolo importante della televisione contemporanea lasciando un segno difficilmente cancellabile. Forse non tutti apprezzeranno le scelte compiute da Sam Levinson, forse alcuni personaggi meritavano un trattamento diverso e forse l&#8217;equilibrio tra spettacolo e introspezione si è definitivamente spezzato. Eppure, nel momento in cui scorrono i titoli di coda dell&#8217;episodio finale, rimane la consapevolezza di aver assistito alla conclusione di una delle serie più influenti della sua generazione, capace nel bene e nel male di ridefinire il modo in cui la televisione racconta il disagio, il desiderio e la fragilità dell&#8217;età contemporanea.</strong></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
</div>
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		<title>Due Spicci Recensione: Zerocalcare chiude il suo ciclo seriale su Netflix</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Sirtori]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 17:54:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/duespicci.webp" width="1920" height="1080" title="" alt="" /></div>
<div>Quando si parla di Zerocalcare, non si parla semplicemente di una serie animata o di un autore di fumetti adattato per lo schermo. Si parla di un linguaggio ormai riconoscibile, quasi un codice emotivo condiviso, che negli ultimi anni ha saputo trasformarsi da fenomeno di nicchia a voce centrale nel racconto generazionale italiano. Con Strappare [&#8230;]</div>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/duespicci.webp" width="1920" height="1080" title="" alt="" /></div><div><p>Quando si parla di <strong>Zerocalcare,</strong> non si parla semplicemente di una serie animata o di un autore di fumetti adattato per lo schermo. Si parla di un linguaggio ormai riconoscibile, quasi un codice emotivo condiviso, che negli ultimi anni ha saputo trasformarsi da fenomeno di nicchia a voce centrale nel racconto generazionale italiano. Con Strappare lungo i bordi prima, e a seguire Questo mondo non mi renderà cattivo, Zerocalcare ha <strong>costruito una forma narrativa che unisce autobiografia, satira sociale, introspezione psicologica</strong> e una sorprendente <strong>capacità di parlare di politica senza mai perdere il radicamento nel quotidiano</strong>. La serie <strong>Due Spicci</strong>, ultima tappa di questo percorso, arriva quindi con <strong>un carico di aspettative particolarmente elevato</strong>. Non si tratta soltanto di una nuova storia, ma di una sorta di verifica ulteriore della tenuta di un linguaggio ormai consolidato. La domanda, più o meno implicita, che accompagna lo spettatore è sempre la stessa: <strong>quanto può ancora evolvere Zerocalcare senza perdere la sua identità?</strong> Lo scopriamo dal 27 maggio <a href="https://www.netflix.com/it/title/81738479">su Netflix</a>; noi intanto vi raccontiamo le nostre impressioni in questa recensione.</p>
<figure id="attachment_419316" aria-describedby="caption-attachment-419316" style="width: 1280px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-419316 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/due_spicci_recensione.webp" alt="" width="1280" height="720" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/due_spicci_recensione.webp 1280w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/due_spicci_recensione-300x169.webp 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/due_spicci_recensione-1024x576.webp 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/due_spicci_recensione-768x432.webp 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/due_spicci_recensione-450x253.webp 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/due_spicci_recensione-780x439.webp 780w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /><figcaption id="caption-attachment-419316" class="wp-caption-text">Due Spicci chiude il cerchio narrativo della serialità di Zerocalcare, con un carico di aspettative particolarmente elevato</figcaption></figure>
<h2>Due Spicci: un&#8217;ultima riflessione di Zerocalcare</h2>
<p>Per rispondere alla domanda circa l&#8217;identità di Zerocalcare (presente anche nel documentario <a href="https://www.vgmag.it/301118/generazione-fumetto-il-documentario-sui-fumettisti-italiani-contemporanei/">Generazione Fumetto</a>) e del suo stile, è utile ripercorrere in prima battuta il punto in cui eravamo rimasti. <strong>Strappare lungo i bordi aveva rappresentato un’esplosione di consapevolezza narrativa</strong>, in cui il tema del fallimento personale si intrecciava con una struttura quasi da road movie mentale. <strong>Questo mondo non mi renderà cattivo</strong>, invece, aveva segnato uno <strong>spostamento più netto verso la dimensione sociale e politica</strong>, mantenendo però intatta la centralità dell’io narrante e delle sue nevrosi, sempre filtrate attraverso il rapporto con gli amici storici e con la periferia romana come spazio identitario. <strong>Due Spicci si colloca esattamente in questo punto di equilibrio:</strong> un territorio in cui la maturità narrativa dell’autore è ormai evidente, ma in cui permane una forte tensione tra racconto personale e osservazione collettiva.</p>
<p>Fin dai primi minuti della serie, infatti, si percepisce <strong>un cambio di tono sottile, ma significativo</strong>. Se le opere precedenti si aprivano spesso con un’energia quasi caotica, costruita su ritmi serrati e continue divagazioni comiche, qui l’impianto narrativo appare più controllato, più riflessivo, quasi più “stanco” in senso positivo; vediamo non una stanchezza creativa, ma una consapevolezza diversa del peso delle cose raccontate. In Due Spicci, tuttavia, questa struttura assume una sfumatura leggermente diversa: la componente comica resta presente, ma appare meno dominante. Le battute, le gag e le deviazioni umoristiche non scompaiono, ma sembrano inserirsi in un contesto più malinconico, dove <strong>la risata non è mai completamente liberatoria</strong>. È come se ogni momento di leggerezza fosse immediatamente seguito da una consapevolezza più pesante, che riporta lo spettatore alla dimensione di fondo della serie: quella di <strong>un disagio esistenziale che non trova mai una vera risoluzione.</strong></p>
<figure id="attachment_419322" aria-describedby="caption-attachment-419322" style="width: 2560px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-419322 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Due_spicci_.png" alt="" width="2560" height="1440" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Due_spicci_.png 2560w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Due_spicci_-300x169.png 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Due_spicci_-1024x576.png 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Due_spicci_-768x432.png 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Due_spicci_-1536x864.png 1536w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Due_spicci_-2048x1152.png 2048w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Due_spicci_-450x253.png 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Due_spicci_-780x439.png 780w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Due_spicci_-1600x900.png 1600w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /><figcaption id="caption-attachment-419322" class="wp-caption-text">Fin dai primi minuti della serie si percepisce un cambio di tono sottile, ma significativo, rispetto ai due titoli precedenti</figcaption></figure>
<h2>Emotività, intimismo e tempi dilatati, segno di crescita e maturità</h2>
<p>Dal punto di vista tematico, Due Spicci prosegue l’esplorazione delle dinamiche già affrontate nelle opere precedenti, ma le porta in <strong>una direzione più intimista</strong>. Il rapporto con gli amici storici diventa ancora una volta centrale, ma viene <strong>trattato con una maggiore attenzione alla distanza che il tempo introduce inevitabilmente nelle relazioni</strong>. Non si tratta più soltanto di complicità o conflitto, ma della percezione crescente che le vite si siano parzialmente separate, pur continuando a condividere uno stesso linguaggio di origine. Anche il rapporto con la città di Roma, elemento fondamentale nell&#8217;universo di Zerocalcare, assume una connotazione più stratificata. <strong>La periferia non è più soltanto uno sfondo identitario o un luogo di appartenenza, ma diventa una sorta di archivio emotivo.</strong> Ogni strada, ogni palazzo, ogni luogo apparentemente insignificante sembra contenere una memoria, un frammento di passato che riaffiora senza essere mai completamente elaborato.</p>
<p>Uno degli elementi più interessanti della serie è anche <strong>la gestione del tempo narrativo</strong>. A differenza delle precedenti produzioni, dove la struttura era spesso più compatta e focalizzata su un arco emotivo relativamente definito, Due Spicci si concede una maggiore dispersione. Gli episodi non seguono sempre una progressione lineare, ma alternano presente, passato e digressioni interiori in modo più fluido e meno rigidamente strutturato (abbiamo parlato in maniera approfondita del tempo narrativo nel <a href="https://www.vgmag.it/413293/tempo-e-memoria-destrutturati-e-ricostruiti-la-madeleine-di-marcel-proust-nei-videogiochi/">nostro approfondimento su Marcel Proust</a>, all&#8217;interno della rubrica Game Dam). Questa scelta contribuisce a rafforzare l’idea di <strong>una mente che non procede per linee rette, ma per associazioni emotive.</strong></p>
<figure id="attachment_419327" aria-describedby="caption-attachment-419327" style="width: 2048px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-419327 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Due_spicci_n_S1.avif" alt="" width="2048" height="1152" /><figcaption id="caption-attachment-419327" class="wp-caption-text">Due Spicci prosegue l’esplorazione delle dinamiche già affrontate nelle opere precedenti, ma le porta in una direzione più intimista</figcaption></figure>
<h2>Più pacatezza e consapevolezza, senza arrendevolezza</h2>
<p>Dal punto di vista visivo, la serie mantiene lo stile ormai consolidato dell’autore, con un’animazione volutamente non levigata, che privilegia l’espressività rispetto alla perfezione tecnica. Anche in questo caso, però, si nota una leggera evoluzione:<strong> alcuni passaggi risultano più curati nella regia, con un uso più consapevole delle inquadrature e dei tempi di silenzio.</strong> I momenti non verbali assumono un peso maggiore rispetto al passato, suggerendo che il racconto non ha più bisogno di spiegare tutto attraverso il dialogo o la voce narrante. Uno degli aspetti più riusciti dell’opera è proprio la capacità di alternare registro comico e drammatico senza soluzione di continuità. Tuttavia, a differenza delle serie precedenti, qui <strong>la transizione tra questi due poli appare meno brusca e più integrata</strong>. Il dolore non è più semplicemente interrotto dalla battuta comica, ma convive con essa nello stesso spazio narrativo.</p>
<p>Sul piano emotivo, invece, Due Spicci è probabilmente <strong>una delle opere più mature di Zerocalcare</strong>. Non perché rinunci ai suoi tratti distintivi, ma perché li utilizza con una consapevolezza diversa. Il senso di <strong>inadeguatezza,</strong> la <strong>paura</strong> di non essere all&#8217;altezza, il confronto costante con le <strong>aspettative sociali e personali non vengono mai risolti</strong>, ma vengono osservati con <strong>uno sguardo meno impaziente</strong>, più disposto ad accettare la complessità delle emozioni. Anche la <strong>dimensione politica,</strong> pur non essendo centrale come in altre opere, <strong>rimane sullo sfondo come presenza costante.</strong> Non si manifesta attraverso dichiarazioni esplicite, ma attraverso il modo in cui i personaggi vivono il proprio contesto sociale: la precarietà lavorativa, la difficoltà di costruire un futuro stabile, il senso di immobilità generazionale sono elementi che attraversano tutta la narrazione senza mai diventare didascalici.</p>
<figure id="attachment_419335" aria-describedby="caption-attachment-419335" style="width: 1700px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-419335 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/duespicci_zerocalcare.jpg" alt="" width="1700" height="956" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/duespicci_zerocalcare.jpg 1700w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/duespicci_zerocalcare-300x169.jpg 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/duespicci_zerocalcare-1024x576.jpg 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/duespicci_zerocalcare-768x432.jpg 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/duespicci_zerocalcare-1536x864.jpg 1536w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/duespicci_zerocalcare-450x253.jpg 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/duespicci_zerocalcare-780x439.jpg 780w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/duespicci_zerocalcare-1600x900.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1700px) 100vw, 1700px" /><figcaption id="caption-attachment-419335" class="wp-caption-text">Uno degli aspetti più riusciti dell’opera è l&#8217;alternanza tra comicità e dramma, con una transizione meno brusca e più integrata</figcaption></figure>
<h2>Due Spicci finali, i &#8220;two cents&#8221; di Zerocalcare</h2>
<p>Uno degli elementi che potrebbe dividere maggiormente l&#8217;opinione degli spettatore è proprio questa <strong>maggiore lentezza narrativa</strong>. Chi si aspetta il ritmo più serrato delle prime opere potrebbe trovare <strong>Due Spicci meno immediata</strong>, meno “esplosiva”. Tuttavia, questa scelta sembra coerente con l’evoluzione dell’autore, che appare sempre più interessato a esplorare la dimensione della pausa, del non detto, dello spazio vuoto tra un evento e l’altro. In questo senso, la serie sembra quasi riflettere una fase più adulta non solo dei personaggi, ma dello stesso autore.</p>

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<p>Non si tratta più di raccontare la crescita o il passaggio dall&#8217;adolescenza all&#8217;età adulta, ma di <strong>osservare cosa accade quando quella transizione è già avvenuta e ci si trova a fare i conti con le sue conseguenze a lungo termine. </strong>Il risultato è un’opera che non cerca di stupire attraverso colpi di scena o svolte narrative particolarmente sorprendenti, ma che lavora sulla coerenza interna del suo mondo emotivo. Ogni episodio contribuisce a costruire un mosaico di sensazioni più che una trama tradizionale, e questo approccio può risultare più o meno coinvolgente a seconda delle aspettative dello spettatore.</p>
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<div role="heading">
<hr />
<p><strong>In conclusione, Due Spicci rappresenta un ulteriore passo nella direzione di una maturità narrativa ormai pienamente consolidata. Non è necessariamente la serie più innovativa di Zerocalcare, né probabilmente la più “accessibile” in termini di ritmo e struttura, ma è senza dubbio una delle più consapevoli. È un’opera che sembra rinunciare deliberatamente all&#8217;idea di grandezza per concentrarsi su ciò che è minimo, marginale, apparentemente irrilevante. E proprio in questo spazio ridotto riesce a trovare la sua forza più autentica. Se le opere precedenti avevano mostrato un autore in piena esplosione creativa, Due Spicci mostra invece un autore che ha imparato a misurare le proprie parole. E, paradossalmente, è proprio in questa misura che la serie trova la sua voce più profonda.</strong></p>
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</div>
</div><p>L'articolo <a href="https://www.vgmag.it/419251/due-spicci-recensione-zerocalcare-chiude-il-suo-ciclo-seriale-su-netflix/">Due Spicci Recensione: Zerocalcare chiude il suo ciclo seriale su Netflix</a> proviene da <a href="https://www.vgmag.it">Vgmag.it</a>.</p>
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		<title>Spider-Noir Recensione: l&#8217;eroe ai margini dell&#8217;MCU arriva su Prime Video</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Sirtori]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 15:25:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Entertainment]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_S1_First-Look-PC-Aaron-Epstein-Prime-Video-scaled-e1779346107935.jpg" width="1280" height="720" title="" alt="" /></div>
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<p>L'articolo <a href="https://www.vgmag.it/418254/spider-noir-recensione-leroe-ai-margini-dellmcu-arriva-su-prime-video/">Spider-Noir Recensione: l&#8217;eroe ai margini dell&#8217;MCU arriva su Prime Video</a> proviene da <a href="https://www.vgmag.it">Vgmag.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_S1_First-Look-PC-Aaron-Epstein-Prime-Video-scaled-e1779346107935.jpg" width="1280" height="720" title="" alt="" /></div><div><p>In principio fu un fumetto, nato nel 2009 per presentare la versione più oscura e &#8220;pulp&#8221; dell&#8217;amichevole Spider-Man di quartiere che il pubblico era abituato a conoscere. Poi sbarca in <strong>Spider-Man Un nuovo universo</strong>, dove il personaggio in questione ha subito colpito per la sua estetica in bianco e nero e per essere doppiato, nella versione originale, dall&#8217;attore <strong>Nicolas Cage</strong>. Attore che torna proprio ora, dal 27 maggio, nello streaming di <a href="https://www.primevideo.com/-/it/region/eu/detail/0TPA7F48GEJVGD8KKM1NC6QQ9Q/"><strong>Prime Video</strong></a> come protagonista di <strong>Spider-Noir</strong>, la prima stagione della serie inedita e dedicata proprio all&#8217;omonimo personaggio che ha reinventato gli eroi Marvel in versione dark, ambientate negli anni Trenta. Se nel fumetto originale il personaggio è Peter Parker, e non <strong>Ben Reilly</strong>, proprio quest&#8217;ultimo diventa protagonista della serie in questione, interpretando un giovane reporter nel periodo della Grande Depressione americana. Abbiamo visto <strong>in anteprima tutti gli otto episodi inclusi in questa stagione</strong>, e vi raccontiamo le nostre impressioni nella recensione priva di spoiler.</p>
<figure id="attachment_418280" aria-describedby="caption-attachment-418280" style="width: 1600px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-418280 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/spider-noir_jpg_1600x900_crop_q85.webp" alt="" width="1600" height="900" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/spider-noir_jpg_1600x900_crop_q85.webp 1600w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/spider-noir_jpg_1600x900_crop_q85-300x169.webp 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/spider-noir_jpg_1600x900_crop_q85-1024x576.webp 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/spider-noir_jpg_1600x900_crop_q85-768x432.webp 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/spider-noir_jpg_1600x900_crop_q85-1536x864.webp 1536w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/spider-noir_jpg_1600x900_crop_q85-450x253.webp 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/spider-noir_jpg_1600x900_crop_q85-780x439.webp 780w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /><figcaption id="caption-attachment-418280" class="wp-caption-text">Ben Reilly diventa protagonista di questa prima stagione dedicata a Spider-Noir</figcaption></figure>
<h2>Spider-Noir: New York si tinge di bianco e nero (e non solo)</h2>
<p>La storia di questa prima stagione segue <strong>Ben Reilly</strong>, ex vigilante conosciuto come “The Spider”, che vive nella New York degli anni Trenta. È ormai un uomo spezzato dal passato e lavora come detective privato, cercando di lasciarsi alle spalle la sua vita da supereroe, ma come è normale che sia qualcosa lo costringerà a tornare in azione. Il nostro protagonista inoltre deve fare i conti con le ferite del passato che si riaprono a fronte di una tragedia, che non possiamo ancora rivelarvi in toto. Possiamo dirvi intanto che il protagonista viene trascinato in una rete criminale legata al boss Silvermane, ci saranno omicidi, corruzione politica e criminalità organizzata e che la serie avrà un tono molto più adulto e malinconico rispetto agli Spider-Man tradizionali.</p>
<p>La cosa interessante è che qui <strong>il personaggio non combatte solo i criminali: combatte soprattutto il peso del fallimento</strong>, dell’età e del rimorso. Del resto, Spider-Noir è una serie live-action basata sul fumetto Marvel “Spider-Man Noir”, e qui Spider-Noir racconta la storia di un investigatore privato (Cage) attempato e caduto in disgrazia nella New York degli anni Trenta, costretto a fare i conti con il suo passato di unico supereroe della città. Inoltre, <strong>Spider-Noir non usa il noir come semplice gimmick visiva</strong>: non è una serie moderna che si limita ad applicare un filtro in bianco e nero sopra scene da cinecomic contemporaneo. Qui il noir è il linguaggio stesso della serie. Anche se Spider-Noir sarà disponibile sia in bianco e nero che a colori. E arriviamo subito a esplorare questo tema.</p>
<figure id="attachment_418670" aria-describedby="caption-attachment-418670" style="width: 2560px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-418670 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_BN_18-scaled.jpg" alt="" width="2560" height="1384" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_BN_18-scaled.jpg 2560w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_BN_18-300x162.jpg 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_BN_18-1024x554.jpg 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_BN_18-768x415.jpg 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_BN_18-1536x830.jpg 1536w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_BN_18-2048x1107.jpg 2048w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_BN_18-450x243.jpg 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_BN_18-780x422.jpg 780w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_BN_18-1600x865.jpg 1600w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /><figcaption id="caption-attachment-418670" class="wp-caption-text">Silvermane e Sandman compaiono in questa serie dal sapore fin troppo pulp</figcaption></figure>
<h2>Pioggia, corruzione e autenticità</h2>
<p>La New York degli anni Trenta è sporca, umida, piena di fumo, pioggia e corruzione. Le strade sembrano uscite da un film di Humphrey Bogart, i <strong>dialoghi sono secchi, teatrali, spesso volutamente pulp</strong>, mentre i personaggi fumano continuamente, tradiscono, mentono e sopravvivono a fatica in una città moralmente marcia. In questo modo, la regia insiste su ombre profonde, lampioni che illuminano vicoli bagnati, interni soffocanti e jazz malinconico.<strong> Alcune scene sembrano davvero recuperate da un film noir restaurato degli anni Quaranta</strong>. Non sorprende che Nicolas Cage abbia spinto moltissimo per la <strong>versione in bianco e nero della serie</strong>, definendola la modalità “più autentica” per vivere il personaggio. Ed è probabilmente questa la scelta più intelligente dell’intero progetto: invece di cercare disperatamente di sembrare “moderna”, Spider-Noir accetta completamente il proprio stile rétro. Il risultato è <strong>qualcosa di incredibilmente raro nel panorama Marvel recente</strong>: una serie riconoscibile dopo pochi secondi.</p>
<p>E senza giri di parole, <strong>Nicolas Cage funziona al massimo in questa serie.</strong> Probabilmente non funzionerebbe allo stesso modo. Cage interpreta Ben Reilly, investigatore privato invecchiato male, ex vigilante noto come “The Spider”, ed è esattamente ciò che ci potevamo aspettare da un attore come lui. C’è il Cage teatrale, certo, gli sguardi folli, le pause strane, il tono da detective esasperato quasi fino alla caricatura. Ma sotto quella superficie esiste una malinconia autentica; <strong>Cage riesce contemporaneamente a essere &#8220;larger than life&#8221; e profondamente umano.</strong> Il personaggio sembra vivere costantemente tra due identità: il detective disilluso da noir classico, da una parte e la creatura quasi animalesca legata ai suoi poteri ragneschi. Una versione quasi “più ragno che uomo”, e la cosa si percepisce continuamente nella fisicità di Cage.</p>
<figure id="attachment_418666" aria-describedby="caption-attachment-418666" style="width: 2560px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-418666 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_BN_12-scaled.jpg" alt="" width="2560" height="1707" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_BN_12-scaled.jpg 2560w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_BN_12-300x200.jpg 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_BN_12-1024x683.jpg 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_BN_12-768x512.jpg 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_BN_12-1536x1024.jpg 1536w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_BN_12-2048x1365.jpg 2048w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_BN_12-450x300.jpg 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_BN_12-780x520.jpg 780w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_BN_12-1600x1067.jpg 1600w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /><figcaption id="caption-attachment-418666" class="wp-caption-text">Nicolas Cage resta un attore fenomenale in questo ruolo, che interpreta alla perfezione</figcaption></figure>
<h2>Una serie indipendente e fuori dall&#8217;ordinario</h2>
<p>Uno degli aspetti più affascinanti di Spider-Noir è quanto poco assomigli a un prodotto Marvel contemporaneo. Non c’è la classica struttura da blockbuster serializzato, battute continue o l’ossessione per il cameo. <strong>La serie è sorprendentemente autonoma</strong>, con la trama ruota attorno a un’indagine criminale che lentamente trascina Ben Reilly dentro una rete di mafia, corruzione politica e fantasmi del passato. Il boss <strong>Silvermane,</strong> interpretato da Brendan Gleeson, incarna perfettamente il classico antagonista noir: elegante, spietato, quasi paterno nella sua crudeltà. Anche <strong>Cat Hardy, reinterpretazione noir di Black Cat,</strong> funziona molto bene proprio perché la serie evita il fan service più ovvio. Non viene trattata come semplice interesse romantico sexy, ma come figura ambigua e manipolatrice tipica del noir classico.</p>
<p>Persino Flint Marko/Sandman viene <strong>reinventato in maniera più tragica e sporca</strong> rispetto alle versioni fumettistiche più conosciute. Questa libertà creativa è probabilmente il vero punto di forza dello show, dove per la prima volta dopo anni, un prodotto legato all’universo Spider-Man sembra voler raccontare una storia prima ancora di costruire un franchise. Il <strong>ritmo</strong> è certamente <strong>lento, a volte troppo</strong>, ma volutamente tale. Va detto però che Spider-Noir non è una serie per tutti. Chi si aspetta azione continua, scene spettacolari ogni cinque minuti e ritmo da blockbuster potrebbe rimanere spiazzato:<strong> la serie si prende moltissimo tempo per costruire atmosfera, dialoghi e psicologia</strong> dei personaggi.</p>
<figure id="attachment_418685" aria-describedby="caption-attachment-418685" style="width: 2560px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-418685 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_Color_28-scaled.jpg" alt="" width="2560" height="1707" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_Color_28-scaled.jpg 2560w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_Color_28-300x200.jpg 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_Color_28-1024x683.jpg 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_Color_28-768x512.jpg 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_Color_28-1536x1024.jpg 1536w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_Color_28-2048x1365.jpg 2048w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_Color_28-450x300.jpg 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_Color_28-780x520.jpg 780w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_Color_28-1600x1067.jpg 1600w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /><figcaption id="caption-attachment-418685" class="wp-caption-text">La serie si prende tempo per costruire atmosfera, dialoghi e psicologia dei personaggi che ci vengono presentati</figcaption></figure>
<h2>Un ritmo lento, ma costante</h2>
<p>Ci sono episodi quasi interamente basati su interrogatori, monologhi interiori, pedinamenti o conversazioni nei diner. È chiaramente una scelta intenzionale. La serie vuole assomigliare ai vecchi noir investigativi e non ha paura della lentezza; per alcuni spettatori sarà un pregio enorme, mentre per altri probabilmente sarà il suo limite principale. A tratti questa lentezza può sembrare fondamentale per far funzionare il senso di decadenza che attraversa tutta la serie. <strong>New York non sembra mai una città viva e dinamica: sembra un cadavere che continua a respirare. </strong>Quando arriva l’azione, però, funziona molto bene. <strong>La serie evita il caos CGI tipico di molti cinecomic moderni e preferisce combattimenti più fisici, sporchi e brutali.</strong> Spider-Noir combatte come un detective disperato, non come un supereroe acrobatico alla Tom Holland (che sta per tornare in <a href="https://www.vgmag.it/411707/spider-man-brand-new-day-svelati-i-teaser-poster-del-nuovo-capitolo-con-tom-holland/">Brand New Day</a>). Le scene d’azione sembrano quasi prese da un gangster movie, tra pugni secchi, inseguimenti nei vicoli e sparatorie. La serie usa i poteri ragneschi con moderazione, quasi con paura, e questa scelta li rende molto più interessanti.</p>
<p>Quando Spider-Noir finalmente si muove come una creatura sovrumana, l’effetto è disturbante e affascinante insieme. Rimane il vero tema: i<strong>l fallimento</strong>, che sotto tutta l’estetica pulp, fa emergere soprattutto gli uomini distrutti di questa serie. Ben Reilly è un protagonista profondamente diverso dai classici eroi Marvel. Non è un giovane che deve imparare a diventare eroe. È qualcuno che ha già fallito. Ed è qui che la serie trova la propria anima; Il tema centrale non è “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”, ma piuttosto: <strong>“cosa resta dopo che hai perso tutto?” </strong>La serie insiste continuamente sul senso di colpa, sulla vecchiaia, sulla disillusione e sul peso delle scelte passate, e in molti momenti sembra quasi un western crepuscolare travestito da noir supereroistico.</p>
<figure id="attachment_418683" aria-describedby="caption-attachment-418683" style="width: 2560px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-418683 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_Color_26-scaled.jpg" alt="" width="2560" height="1707" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_Color_26-scaled.jpg 2560w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_Color_26-300x200.jpg 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_Color_26-1024x683.jpg 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_Color_26-768x512.jpg 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_Color_26-1536x1024.jpg 1536w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_Color_26-2048x1365.jpg 2048w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_Color_26-450x300.jpg 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_Color_26-780x520.jpg 780w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_Color_26-1600x1067.jpg 1600w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /><figcaption id="caption-attachment-418683" class="wp-caption-text">Il vero tema rimane quello del fallimento, che sotto tutta l’estetica pulp, fa emergere soprattutto gli uomini distrutti di questa serie.</figcaption></figure>
<h2>I difetti di una serie perfettamente imperfetta</h2>
<p>Nessun difetto, in tutto questo? Chiaramente no, a partire da alcuni dialoghi, che sono volutamente così teatrali da sfiorare la parodia. In certi momenti Cage rischia davvero di esagerare troppo, e non sempre siamo disposti ad accettare quel tipo di interpretazione stilizzata. Inoltre la trama investigativa, pur interessante, non sempre è complessa quanto la serie vorrebbe far credere: alcuni colpi di scena risultano abbastanza prevedibili per chi conosce il noir classico.</p>

<a href='https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_Color_25-scaled-e1779461506598.jpg'><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="154" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_Color_25-scaled-e1779461506598-300x154.jpg" class="attachment-medium size-medium" alt="" /></a>
<a href='https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_Color_24-scaled-e1779461485337.jpg'><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="153" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Prime-Video_Spider-Noir_Color_24-scaled-e1779461485337-300x153.jpg" class="attachment-medium size-medium" alt="" /></a>
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<p data-start="9219" data-end="9407">Anche il ritmo potrebbe diventare un problema per parte del pubblico. Alcuni episodi centrali rallentano parecchio e sembrano più interessati all’atmosfera che alla progressione narrativa, ma sono difetti quasi inevitabili in un progetto tanto stilizzato. Possiamo dire anche che, dopo anni di spin-off confusi e spesso criticati come Morbius, Madame Web e Kraven the Hunter, Spider-Noir sembra finalmente aver capito una cosa fondamentale: <strong>gli universi condivisi funzionano solo quando ogni progetto ha una propria identità forte. </strong>Questa serie non prova a copiare l’MCU, e non tenta disperatamente di inseguire meme o trend social. Fa qualcosa di molto più intelligente: prende un personaggio secondario e costruisce attorno a lui un genere preciso, coerente e autoriale. Ed è probabilmente il motivo per cui, in definitiva, può avere potenziale.</p>
<p><iframe title="&quot;Spider-Noir&quot; - Authentic Black &amp; White Trailer Finale | Prime Video" width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/yR-nxg0nkuA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
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<p><strong>Spider-Noir non sarà una serie universale, e una parte del pubblico la troverà troppo lenta, troppo strana o troppo distante dai classici prodotti Marvel. </strong><strong>Ma proprio per questo rischia di diventare una delle opere supereroistiche più interessanti degli ultimi anni. </strong><strong>È cupa, elegante, malinconica e incredibilmente stilizzata. Soprattutto, è una serie che sembra avere qualcosa da dire oltre al semplice “preparatevi al prossimo crossover”. </strong><strong>Vedere Nicolas Cage aggirarsi sotto la pioggia della New York anni Trenta con impermeabile, fedora e maschera da ragno è esattamente folle quanto dovrebbe essere. </strong><strong>Forse Spider-Noir non rivoluzionerà il genere supereroistico, m</strong><strong>a ricorda finalmente al pubblico una cosa che Marvel e Sony sembravano aver dimenticato: </strong><strong>anche i cinecomic possono avere atmosfera, identità e anima.</strong></p>
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		<title>The Boys 5 Recensione: il sipario cala sugli antieroi di Prime Video</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Sirtori]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 16:00:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/the-boys-5-scaled.jpg" width="2560" height="1440" title="" alt="" /></div>
<div>La fine di un&#8217;era viene segnata il 20 maggio 2026 con il finale della quinta e ultima stagione di The Boys, un gruppo di antieroi e vigilantes, protagonisti dell&#8217;omonimo fumetto di Garth Ennis e Darick Robertson. Con l&#8217;ultima puntata viene sancita la conclusione di una delle serie più influenti e discusse dell’ultimo decennio, oltre che [&#8230;]</div>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/the-boys-5-scaled.jpg" width="2560" height="1440" title="" alt="" /></div><div><p>La fine di un&#8217;era viene segnata il 20 maggio 2026 con il finale della quinta e ultima stagione di <strong>The Boys</strong>, un gruppo di antieroi e vigilantes, protagonisti dell&#8217;<strong>omonimo fumetto di Garth Ennis e Darick Robertson</strong>. Con l&#8217;ultima puntata viene sancita la conclusione di una delle serie più influenti e discusse dell’ultimo decennio, oltre che aver rappresentato il momento definitivo in cui <strong>Eric Kripke</strong> e il suo team creativo dovevano dimostrare di essere in grado di chiudere un racconto che, stagione dopo stagione, aveva alzato continuamente la posta in gioco. Dopo quattro capitoli costruiti su <strong>satira politica, violenza estrema, critica ai media, culto della celebrità e degenerazione del potere</strong>, il pubblico si aspettava un finale capace di essere contemporaneamente spettacolare e disturbante. La quinta stagione dello show, disponibile in tutte le sue stagioni su<a href="https://www.google.com/aclk?sa=L&amp;ai=DChsSEwi39_yryceUAxVOqYMHHQBkKp0YACICCAEQABoCZWY&amp;ae=2&amp;co=1&amp;ase=2&amp;gclid=CjwKCAjwt7XQBhBkEiwAtStpp4A__1aWbcU1zqtRovb3Tahk9DrenS6a2Nb7u_kTfaq3EIEeYnxN6RoCRv8QAvD_BwE&amp;ei=g4ENatjSMLOdi-gPu76jiQo&amp;cce=2&amp;category=acrcp_v1_71&amp;sig=AOD64_19aJFpAod79GR1ufr1KRkVg9gzRg&amp;q&amp;sqi=2&amp;nis=4&amp;adurl&amp;ved=2ahUKEwiYoPWryceUAxWzzgIHHTvfKKEQ0Qx6BAgPEAE"> Prime Video</a>, arriva infatti in un momento molto particolare della serialità contemporanea. Prodotti del calibro di Game of Thrones (di cui abbiamo <a href="https://www.vgmag.it/402111/a-knight-of-the-seven-kingdoms-recensione-fine-e-inizio-di-un-lungo-viaggio/">recensito lo spin-off A Knight of the Seven Kingdoms</a>) hanno lasciato una sorta di &#8220;trauma collettivo&#8221; nella cultura pop: <strong>costruire aspettative per anni e poi non riuscire a chiudere adeguatamente la storia</strong> è diventato uno dei timori principali degli spettatori. E questo vale sia per le serie TV, sia per i vari &#8220;multiversi&#8221; cinematografici, quando le varie linee narrative arrivano a conclusione. In questo senso, per The Boys non bastava più essere provocatoria o scioccante, ma serviva una conclusione all&#8217;altezza. Scopriamo insieme come sono andate le cose nel corso della nostra recensione, per capire se questa ultima stagione, piuttosto discussa e criticata dai fan, ha avuto una chiusura degna del suo spessore, o se le cose sono andate diversamente.</p>
<figure id="attachment_418180" aria-describedby="caption-attachment-418180" style="width: 1200px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-418180 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/the-boys-stagione-5-.jpg" alt="" width="1200" height="675" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/the-boys-stagione-5-.jpg 1200w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/the-boys-stagione-5--300x169.jpg 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/the-boys-stagione-5--1024x576.jpg 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/the-boys-stagione-5--768x432.jpg 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/the-boys-stagione-5--450x253.jpg 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/the-boys-stagione-5--780x439.jpg 780w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><figcaption id="caption-attachment-418180" class="wp-caption-text">The Boys 5 saprà chiudere in bellezza il suo arco narrativo?</figcaption></figure>
<h2>The Boys: l&#8217;America della serialità non lontana dalla realtà</h2>
<p>Piccolo incipit iniziale: se siete arrivati fin qui, molto probabilmente sapete già da dove arrivate, ossia come sono andate le cose nelle stagioni precedenti di The Boys, ma per rispolverare un po&#8217; i fatti, facciamo un breve <strong>riassunto.</strong> La prima stagione introduceva il mondo dominato dalla <strong>Vought International</strong>, una multinazionale che controlla i supereroi (i <strong>“Supes”)</strong> come celebrità e strumenti commerciali, che all&#8217;apparenza sono eroi perfetti, ma in realtà molti sono corrotti, violenti e totalmente irresponsabili. La storia parte quando Hughie Campbell perde la fidanzata in un incidente causato da A-Train, uno dei membri dei <strong>Seven,</strong> ossia il principale gruppo di supereroi, gestiti dalla Vought. Da lì viene reclutato da Billy Butcher, che odia profondamente i supereroi e in particolare Homelander.</p>
<p>Dopo una serie di avventure e di eventi, che hanno sicuramente contribuito ad alzare l&#8217;asticella dell&#8217;interesse del pubblico e dello spessore della serie, nel <strong>finale della quarta stagione</strong> avevamo assistito succede il vero cambio di fase: <strong>Homelander consolida il suo potere politico e di fatto diventa intoccabile</strong>, lo Stato americano viene progressivamente “catturato” dai Supes, i Boys vengono in parte catturati, in parte dispersi, mentre Butcher prende decisioni estreme che lo rendono sempre più simile ai suoi nemici. Il finale dunque lascia il mondo in una situazione molto più vicina a una dittatura superumana che a una democrazia, e fin dai primi episodi della quinta stagione appare chiaro che questa spinge definitivamente il mondo di The Boys verso il collasso totale. <strong>L’America rappresentata dalla serie è ormai trasformata in una caricatura tossica del presente</strong>: propaganda, estremismo, idolatria politica e manipolazione mediatica si fondono in una società che sembra vivere permanentemente sull&#8217;orlo della guerra civile.</p>
<figure id="attachment_418184" aria-describedby="caption-attachment-418184" style="width: 1200px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-418184 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/the-boys-5-serie-tv.jpg" alt="" width="1200" height="630" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/the-boys-5-serie-tv.jpg 1200w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/the-boys-5-serie-tv-300x158.jpg 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/the-boys-5-serie-tv-1024x538.jpg 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/the-boys-5-serie-tv-768x403.jpg 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/the-boys-5-serie-tv-450x236.jpg 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/the-boys-5-serie-tv-780x410.jpg 780w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><figcaption id="caption-attachment-418184" class="wp-caption-text">L’America rappresentata dalla serie è ormai trasformata in una caricatura tossica del presente</figcaption></figure>
<h2>Tra caricature eccessive e distruzione ineluttabile</h2>
<p>In questa stagione, <strong>Homelander</strong> non è più soltanto il leader instabile dei Seven, ma diventa il simbolo definitivo del potere incontrollato, ed è proprio Antony Starr a offrire ancora una volta <strong>la performance migliore della stagione</strong>. Se nelle annate precedenti il personaggio oscillava continuamente tra follia repressa e bisogno disperato di approvazione, qui arriva alla forma finale della propria evoluzione: Homelander non cerca più di essere amato, nella sua accezione positiva, ma pretende adorazione assoluta. La stagione costruisce il personaggio come una sorta di dittatore messianico contemporaneo, un uomo convinto di essere letteralmente superiore all&#8217;umanità. <strong>L’intera stagione ruota attorno all&#8217;idea che il mondo abbia ormai smesso di poter contenere Homelander</strong>, e questo porta The Boys a radicalizzare ulteriormente il proprio linguaggio politico e sociale. La satira diventa meno sottile rispetto alle prime stagioni, e questo rappresenta uno degli aspetti più divisivi del quinto capitolo.</p>
<p>Nelle stagioni iniziali, la serie funzionava perfettamente perché mescolava ironia, assurdità e critica sociale senza risultare troppo didascalica, mentre qui sceglie spesso un approccio più diretto, forse fin troppo esplicito. <strong>Alcuni parallelismi con la realtà sono così evidenti da risultare quasi caricaturali</strong> persino per gli standard di The Boys, ma forse questa scelta la si potrebbe giustificare con il disinteresse della serie per la sottigliezza assoluta; il suo DNA è sempre stato provocatorio, rumoroso e volutamente eccessivo. <strong>Dove invece la stagione convince è nella costruzione del senso di disperazione generale, </strong>su questo non abbiamo dubbi. Per la prima volta in The Boys <strong>si percepisce davvero che il mondo potrebbe non salvarsi, </strong>dove domina una costante atmosfera di inevitabilità. E <strong>Billy Butcher è il personaggio che più beneficia di questo tono apocalittico, </strong>in quanto il suo arco narrativo nella stagione 5 è probabilmente il più importante dell’intera serie. Un uomo divorato dall&#8217;odio, disposto a sacrificare tutto pur di distruggere i Supes, Butcher raggiunge nell&#8217;ultima stagione il punto di non ritorno.</p>
<figure id="attachment_418186" aria-describedby="caption-attachment-418186" style="width: 1068px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-418186 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/the-boys-5-1068x601-1.webp" alt="" width="1068" height="601" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/the-boys-5-1068x601-1.webp 1068w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/the-boys-5-1068x601-1-300x169.webp 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/the-boys-5-1068x601-1-1024x576.webp 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/the-boys-5-1068x601-1-768x432.webp 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/the-boys-5-1068x601-1-450x253.webp 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/the-boys-5-1068x601-1-780x439.webp 780w" sizes="(max-width: 1068px) 100vw, 1068px" /><figcaption id="caption-attachment-418186" class="wp-caption-text">Alcuni parallelismi con la realtà sono così evidenti da risultare quasi caricaturali persino per gli standard di The Boys</figcaption></figure>
<h2>I Boys e le loro evoluzioni narrative</h2>
<p>A questo punto la serie mette continuamente lo spettatore davanti a una domanda fondamentale:<strong> esiste davvero una differenza morale tra Butcher e Homelander?</strong> È un interrogativo che The Boys aveva già accennato in passato, ma che qui diventa il cuore centrale della narrazione.<br />
<strong>Karl Urban, che interpreta Butcher, offre una performance molto intensa</strong>, soprattutto nelle scene più intime. Dietro la rabbia e il sarcasmo emerge finalmente tutta la devastazione psicologica accumulata dal personaggio negli anni. Anche<strong> Jack Quaid continua a funzionare molto bene nel ruolo di Hughie</strong>: dopo anni passati a essere il personaggio più “normale” del gruppo, Hughie affronta finalmente una maturazione più completa. La stagione lo costringe a confrontarsi con il trauma, con il senso di impotenza e con la difficoltà di mantenere una bussola morale in un mondo sempre più disumano.</p>
<p>Il problema principale è che <strong>non tutti i personaggi ricevono lo stesso livello di attenzione narrativa</strong> e questa è probabilmente la debolezza maggiore della stagione 5. Con così tante storyline da chiudere, alcuni protagonisti finiscono inevitabilmente per essere sacrificati, come <strong>Frenchie e Kimiko</strong> che hanno momenti molto forti dal punto di vista emotivo, ma <strong>spesso sembrano intrappolati in una sottotrama che fatica a trovare una direzione davvero nuova</strong>. Dopo quattro stagioni, la serie sembra non sapere più perfettamente cosa fare con loro. Ci sono scene potenti, soprattutto legate al dolore e alla perdita, ma il loro percorso appare meno organico rispetto ad altri personaggi. Anche Mother’s Milk riceve un trattamento discontinuo, con la serie che prova a esplorare il peso psicologico della leadership e della responsabilità, ma non sempre riesce a dare al personaggio lo spazio necessario. Infine Starlight, al contrario, attraversa una delle evoluzioni più interessanti della stagione: Erin Moriarty riesce finalmente a mostrare una versione più dura e determinata del personaggio.</p>
<figure id="attachment_418187" aria-describedby="caption-attachment-418187" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-418187 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/the-boys-season-5-karl-urban-1024x576-1.jpeg" alt="" width="1024" height="576" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/the-boys-season-5-karl-urban-1024x576-1.jpeg 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/the-boys-season-5-karl-urban-1024x576-1-300x169.jpeg 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/the-boys-season-5-karl-urban-1024x576-1-768x432.jpeg 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/the-boys-season-5-karl-urban-1024x576-1-450x253.jpeg 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/the-boys-season-5-karl-urban-1024x576-1-780x439.jpeg 780w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-418187" class="wp-caption-text">Una delle debolezze della quinta stagione è che non tutti i personaggi ricevono lo stesso livello di attenzione narrativa</figcaption></figure>
<h2>Difficile scioccare ancora di più</h2>
<p>Dal punto di vista tecnico, The Boys continua a mantenere standard produttivi alti, su questo non si discute. La regia della quinta stagione presenta <strong>sequenze d’azione girate con enorme energia</strong>, ma senza perdere completamente leggibilità, mentre la serie continua a distinguersi dalla maggior parte delle produzioni supereroistiche contemporanee, grazie a <strong>un’estetica sporca, brutale e volutamente caotica</strong>. Gli effetti speciali funzionano molto meglio rispetto ad altre produzioni recenti di grande budget, dove anche nei momenti più assurdi o splatter, The Boys riesce quasi sempre a mantenere una certa credibilità interna. La <strong>violenza estrema</strong> rimane comunque una <strong>componente fondamentale</strong> della serie, ma la quinta stagione cerca più volte di usarla non soltanto per shockare, ma anche per sottolineare il degrado morale del mondo.</p>
<p>Naturalmente non mancano le scene volutamente grottesche e sopra le righe, cifra stilistica che fin dalla prima stagione ha reso celebre la serie. Alcune funzionano perfettamente, altre sembrano inserite quasi per obbligo, come se la serie sentisse il bisogno di ricordare continuamente al pubblico quanto sia estrema, e questo è un altro aspetto interessante della stagione finale: <strong>The Boys combatte continuamente contro il rischio di diventare una parodia di se stessa</strong>. Dopo anni passati a spingere sempre più in là il livello di provocazione, era inevitabile che arrivasse un momento in cui <strong>scioccare il pubblico sarebbe diventato più difficile</strong>. Inutile dire che in certi episodi si percepisce chiaramente questa fatica, con alcuni momenti che sembrano progettati principalmente per diventare virali sui social, piuttosto che per servire davvero la storia. Tuttavia, quando la serie rallenta e si concentra sui personaggi, riesce ancora a essere straordinariamente efficace.</p>
<figure id="attachment_418188" aria-describedby="caption-attachment-418188" style="width: 1280px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-418188 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/the-boys-5-1.jpg" alt="" width="1280" height="853" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/the-boys-5-1.jpg 1280w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/the-boys-5-1-300x200.jpg 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/the-boys-5-1-1024x682.jpg 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/the-boys-5-1-768x512.jpg 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/the-boys-5-1-450x300.jpg 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/the-boys-5-1-780x520.jpg 780w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /><figcaption id="caption-attachment-418188" class="wp-caption-text">La serie continua a distinguersi dalla maggior parte delle produzioni supereroistiche contemporanee, grazie a un’estetica sporca, brutale e volutamente caotica</figcaption></figure>
<h2>Un finale di stagione&#8230; da paura</h2>
<p>Uno degli elementi più riusciti della stagione è la <strong>gestione della paura collettiva</strong>. The Boys descrive un mondo in cui le persone comuni sembrano ormai completamente assuefatte all&#8217;orrore. Questa normalizzazione della violenza e della propaganda è probabilmente il tema più inquietante dell’intera serie. La figura di Vought continua a essere centrale in questo senso, che non è più soltanto una corporation corrotta, ma diventa il simbolo definitivo della fusione tra capitalismo, intrattenimento e potere politico. <strong>La stagione utilizza spesso fake news, talk show, campagne mediatiche e propaganda come strumenti narrativi</strong>, e in alcuni casi il risultato è brillante, soprattutto quando la serie mostra quanto facilmente la realtà possa essere manipolata. In altri momenti però la satira appare un po’ ripetitiva.</p>

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<p>Il finale di stagione (e di serie) era inevitabilmente destinato a dividere il pubblico. Chi si aspettava una conclusione perfettamente ordinata probabilmente rimarrà deluso, e senza dare alcuno spoiler possiamo anticiparvi che The Boys sceglie infatti<strong> un finale sporco, ambiguo e profondamente pessimista</strong>. Il finale prova a chiudere il conflitto principale tra Butcher e Homelander in modo coerente con i temi della serie. La domanda fondamentale non è mai stata “chi vincerà?”, ma piuttosto “quanto dell’umanità dei personaggi sopravviverà alla guerra?”. Da questo punto di vista, la stagione riesce a mantenere una certa coerenza filosofica: <strong>The Boys non crede realmente negli eroi tradizionali o nei finali rassicuranti. </strong>Il problema è che il finale appare anche leggermente compresso; alcuni sviluppi avrebbero probabilmente beneficiato di più tempo. Ci sono momenti emotivi che arrivano molto rapidamente, quasi senza respirare. Alcune morti importanti risultano potentissime, altre invece sembrano meno incisive del previsto. È evidente che<strong> la serie avrebbe forse avuto bisogno di qualche episodio aggiuntivo</strong> per sviluppare meglio determinate storyline, dando invece un senso di accelerazione che diventa particolarmente evidente nell&#8217;ultima mezz&#8217;ora. Nonostante ciò, il finale ha regalato momenti che difficilmente verranno dimenticati dai fan.</p>
<p><iframe title="The Boys - Teaser Trailer Stagione Finale | Prime Video" width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/ok0_QLaC2E4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<div role="heading">
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<p><strong>The Boys continua a essere una delle produzioni televisive più intense e imprevedibili degli ultimi anni, e i</strong><strong>l vero successo della stagione finale è forse il fatto di non tradire completamente l’identità della serie. The Boys non cerca improvvisamente di diventare rassicurante o eroica, ma rimane fedele ai propri tratti somatici: nichilismo, rabbia e ironia crudele. </strong><strong>In un panorama televisivo pieno di finali costruiti principalmente per soddisfare il fandom, The Boys sceglie una strada più sporca e rischiosa. Non tutto funziona perfettamente, ma almeno la serie prova davvero a chiudere la propria storia senza diventare irriconoscibile. </strong><strong>A livello puramente emotivo, l’ultimo episodio lascia una sensazione strana, che sa lasciare un senso di amarezza, quasi di esaurimento morale, ed è probabilmente esattamente l’effetto che la serie voleva ottenere. </strong><strong>The Boys è sempre stata una storia su persone distrutte che combattono in un mondo distrutto, e pretendere un finale completamente pulito sarebbe stato quasi incoerente. Che piaccia o non piaccia agli spettatori, il sipario è calato sui ragazzi. In attesa di probabili spin-off, non si sa mai.</strong></p>
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</div>
</div><p>L'articolo <a href="https://www.vgmag.it/418098/the-boys-5-recensione-il-sipario-cala-sugli-antieroi-di-prime-video/">The Boys 5 Recensione: il sipario cala sugli antieroi di Prime Video</a> proviene da <a href="https://www.vgmag.it">Vgmag.it</a>.</p>
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		<title>M.I.A. Recensione: il nuovo crime Paramount del co-creatore di Ozark</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Sirtori]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 07:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Entertainment]]></category>
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		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Serial]]></category>
		<category><![CDATA[crime]]></category>
		<category><![CDATA[M.I.A.]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mia-nuova-serie-paramount-plus.jpg" width="1920" height="1080" title="" alt="" /></div>
<div>Dove sono finiti i grandi crime drama americani? Quali esempi della serialità di questi anni Venti possiamo citare, per trovare qualcosa che assomigli a Ozark, Narcos e in qualche modo anche Breaking Bad? Sono domande a cui ha provato a rispondere Bill Dubuque, creatore della serie M.I.A., sbarcata con tutti i suoi otto episodi lo scorso 7 [&#8230;]</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.vgmag.it/416153/m-i-a-recensione-il-nuovo-crime-paramount-del-co-creatore-di-ozark/">M.I.A. Recensione: il nuovo crime Paramount del co-creatore di Ozark</a> proviene da <a href="https://www.vgmag.it">Vgmag.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mia-nuova-serie-paramount-plus.jpg" width="1920" height="1080" title="" alt="" /></div><div><p>Dove sono finiti i grandi crime drama americani? Quali esempi della serialità di questi anni Venti possiamo citare, per trovare qualcosa che assomigli a Ozark, Narcos e in qualche modo anche Breaking Bad? Sono domande a cui ha provato a rispondere Bill Dubuque, creatore della serie <strong>M.I.A., </strong>sbarcata con tutti i suoi otto episodi lo scorso <strong>7 maggio <a href="https://www.paramountplus.com/it/shows/m-i-a/">su Paramount+</a></strong> e con un obiettivo molto chiaro: riempire quello spazio lasciato libero nel panorama seriale, e prendendo l’eredità emotiva e narrativa del dramma seriale di anni fa, miscelato a <strong>un’estetica più contemporanea</strong>, più sensuale e fortemente legata all&#8217;immaginario neon-noir della Florida criminale. Già co-creatore di Ozark, Dubuque non nasconde in alcun modo le proprie influenze e ispirazioni: il DNA delle serie sopracitate sono evidenti praticamente ovunque, come vi raccontiamo nel dettaglio della nostra recensione dedicata!</p>
<figure id="attachment_416213" aria-describedby="caption-attachment-416213" style="width: 1044px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-416213 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mia.jpg" alt="" width="1044" height="633" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mia.jpg 1044w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mia-300x182.jpg 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mia-1024x621.jpg 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mia-768x466.jpg 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mia-450x273.jpg 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/mia-780x473.jpg 780w" sizes="(max-width: 1044px) 100vw, 1044px" /><figcaption id="caption-attachment-416213" class="wp-caption-text">In M.I.A. si riprendono i principali stilemi della serialità crime che ha caratterizzato le produzioni più importanti degli ultimi vent&#8217;anni</figcaption></figure>
<h2>M.I.A.: quando Miami perde glamour</h2>
<p>M.I.A. è un prodotto che unisce un <strong>senso costante di paranoia</strong>, passando per il modo in cui il denaro, il potere e la violenza diventano elementi corrosivi dell’identità umana, e che di conseguenza tradiscono fin da subito un legame particolare con i titoli di spessore di questo genere. Una variazione sul tema, o semplice calco di glorie del passato? Questa è la domanda che ci siamo posti fin dall&#8217;inizio, quando abbiamo cominciato a seguire le vicende di <strong>Etta “Tiger” Jonze</strong> (interpretata da <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Shannon Gisela)</span></span>, una giovane donna cresciuta nelle Florida Keys, all&#8217;interno di una <strong>famiglia coinvolta nel narcotraffico</strong>. Quando una tragedia sconvolge il fragile equilibrio familiare, Etta si ritrova catapultata dentro l’universo criminale di <strong>Miami,</strong> iniziando un <strong>percorso di vendetta e sopravvivenza</strong> che la porterà progressivamente a trasformarsi in qualcosa di molto diverso dalla ragazza inquieta che conosciamo all&#8217;inizio della serie. Non a caso, l&#8217;acronimo M.I.A. sta per &#8220;missing in action&#8221;, quando Etta diventa una figura &#8220;invisibile&#8221; nel sottobosco criminale&#8230;</p>
<p data-start="1542" data-end="2592">La prima cosa che colpisce di M.I.A. è il modo in cui utilizza Miami: non si tratta semplicemente di una location glamour o di un fondale esotico per una storia criminale. <strong>La città diventa una presenza viva, tossica, seducente</strong> e profondamente corrotta. Negli ultimi anni il crime televisivo ha spesso sfruttato ambientazioni urbane fortemente caratterizzate; pensiamo alla Baltimora di <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">The Wire</span></span> o all’Albuquerque di Breaking Bad, dal cui universo è recentemente uscita anche la serie Pluribus (trovate <a href="https://www.vgmag.it/403774/pluribus-recensione-che-rumore-fa-la-felicita-nel-mondo-di-breaking-bad/">qui</a> la nostra recensione). In questo caso invece <strong>la Florida viene rappresentata quasi come una versione allucinata del sogno americano</strong> contemporaneo. Le luci al neon, i club esclusivi, le ville sul mare e i porti turistici convivono con traffici di droga, esecuzioni, ricatti e alleanze fragilissime. La regia insiste continuamente sui contrasti cromatici, tra il lusso artificiale di Miami e la decadenza morale dei personaggi, costruendo <strong>un’estetica che ricorda a tratti <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Drive</span></span> e in altri momenti perfino certe atmosfere di <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Miami Vice</span></span> </strong>reinterpretate in chiave moderna<strong>.</strong></p>
<figure id="attachment_416442" aria-describedby="caption-attachment-416442" style="width: 1280px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-416442 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/M.I.A.-.webp" alt="" width="1280" height="720" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/M.I.A.-.webp 1280w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/M.I.A.--300x169.webp 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/M.I.A.--1024x576.webp 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/M.I.A.--768x432.webp 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/M.I.A.--450x253.webp 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/M.I.A.--780x439.webp 780w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /><figcaption id="caption-attachment-416442" class="wp-caption-text">Tra vendetta e sopravvivenza, M.I.A. ci porta in un viaggio attraverso una Miami decisamente meno glam del solito</figcaption></figure>
<h2 data-start="1542" data-end="2592">Quando raffinatezza e crime si incontrano</h2>
<p data-start="1542" data-end="2592">Focalizzandoci sul punto di vista visivo, la serie è probabilmente<strong> uno dei prodotti più raffinati mai realizzati da Paramount+ in ambito crime.</strong> La fotografia utilizza colori saturi e luci artificiali per creare una sensazione costante di instabilità emotiva, mentre l<strong>e scene notturne sono dominate da blu elettrici, rosa neon e rossi</strong> intensissimi, mentre i momenti ambientati nelle Florida Keys assumono tonalità più naturali e malinconiche, quasi a suggerire un paradiso perduto. <strong>Questa scelta estetica non è solo ornamentale</strong>: serve a raccontare il percorso psicologico di Etta, il passaggio da una vita ancora sospesa tra innocenza e ambiguità morale a un’immersione totale nel mondo criminale.</p>
<p data-start="3270" data-end="3660">Ma se la componente visiva è impressionante, il vero cuore della serie resta il personaggio principale: <strong>Shannon Gisela rappresenta senza dubbio la grande sorpresa dello show, </strong>dopo essere rimasta nell&#8217;ombra del panorama seriale e cinematografico fino a oggi, eppure regge sulle spalle praticamente l’intera narrazione con una performance sorprendentemente intensa. La sua Etta non è stigmatizzata come la classica eroina da revenge thriller: non è invincibile o carismatica, e soprattutto non viene romanticizzata, anzi. Si mostra in maniera molto umana sin dai primi episodi, dove appare persino spaesata, incapace di capire davvero quale posto occupi nel mondo. <strong>È una protagonista che osserva molto più di quanto agisca</strong>, e proprio questa apparente passività iniziale rende ancora più interessante la sua trasformazione progressiva.</p>
<figure id="attachment_416444" aria-describedby="caption-attachment-416444" style="width: 1500px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-416444 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/070526-Paramount-Kritik-MIA.jpg" alt="" width="1500" height="862" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/070526-Paramount-Kritik-MIA.jpg 1500w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/070526-Paramount-Kritik-MIA-300x172.jpg 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/070526-Paramount-Kritik-MIA-1024x588.jpg 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/070526-Paramount-Kritik-MIA-768x441.jpg 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/070526-Paramount-Kritik-MIA-450x259.jpg 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/070526-Paramount-Kritik-MIA-780x448.jpg 780w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /><figcaption id="caption-attachment-416444" class="wp-caption-text">Le scelte estetiche adottate in questa serie  contribuiscono a renderla uno dei migliori crime di Paramount+</figcaption></figure>
<h2 data-start="3270" data-end="3660">L&#8217;ombra di Ozark dietro M.I.A.</h2>
<p data-start="3270" data-end="3660">M.I.A. evita di trasformare la protagonista in una immediata “badass protagonist” stereotipata; preferisce invece mostrarne le fragilità, le esitazioni e le contraddizioni. Infatti uno degli aspetti migliori della scrittura è il modo in cui <strong>la vendetta non viene presentata come un percorso eroico</strong>, ma come una lenta erosione dell’identità. <strong>Etta non diventa più forte nel corso della stagione</strong>: diventa più fredda, più spietata e soprattutto più distante da se stessa, ed è <strong>la componente più riuscita di M.I.A.. </strong>Il suo essere meno interessata all&#8217;azione pura e più focalizzata sulla trasformazione psicologica la rende una produzione seriale sensata e coinvolgente, per quanto <strong>la presenza di Bill Dubuque dietro al progetto pesi moltissimo.</strong></p>
<p data-start="3270" data-end="3660">I fan di Ozark riconosceranno immediatamente certe dinamiche narrative, a partire dalle famiglie criminali disfunzionali, tensioni interne, o alleanze instabili dovute a personaggi costretti continuamente a negoziare la propria moralità. Tuttavia <strong>M.I.A. prova a differenziarsi dal precedente lavoro</strong> del suo creatore, attraverso una maggiore attenzione all&#8217;estetica pop e una struttura più vicina al thriller urbano contemporaneo. In Ozark il senso dominante era quello dell’oppressione, dove tutto appariva grigio e inevitabile, mentre in M.I.A. il crimine viene rappresentato come qualcosa di seducente. <strong>La serie mostra continuamente il fascino del potere, del denaro e dell’influenza sociale</strong>, salvo poi distruggere quell&#8217;illusione episodio dopo episodio.</p>
<figure id="attachment_416465" aria-describedby="caption-attachment-416465" style="width: 1280px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-416465 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/maxresdefault.jpg" alt="" width="1280" height="720" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/maxresdefault.jpg 1280w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/maxresdefault-300x169.jpg 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/maxresdefault-1024x576.jpg 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/maxresdefault-768x432.jpg 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/maxresdefault-450x253.jpg 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/05/maxresdefault-780x439.jpg 780w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /><figcaption id="caption-attachment-416465" class="wp-caption-text">M.I.A. prova a differenziarsi da Ozark attraverso una maggiore attenzione all&#8217;estetica pop e una struttura più vicina al thriller urbano contemporaneo</figcaption></figure>
<h2 data-start="3270" data-end="3660">Una nuova serie che attinge da quelle più datate</h2>
<p>Uno dei meriti maggiori della serie è il modo in cui gestisce il tema della <strong>famiglia:</strong> come in molti crime drama contemporanei, il vero conflitto non nasce solo dal mondo criminale esterno, ma soprattutto dai legami emotivi interni. In M.I.A. la famiglia non è mai un rifugio sicuro: è un sistema tossico che produce dipendenza, senso di colpa e violenza emotiva. La serie affronta inoltre in maniera interessante il tema dell’<strong>identità femminile nel contesto criminale,</strong> dove M.I.A. prova a raccontare qualcosa di diverso dal solito: il modo in cui una donna giovane deve continuamente ridefinire la propria immagine all&#8217;interno di un sistema dominato da uomini, manipolazione e controllo. Non sempre la scrittura riesce davvero ad approfondire queste tematiche con la complessità necessaria, ma l’intenzione è evidente e spesso efficace. Non sono infatti mancati alcuni punti deboli, a partire da <strong>sequenze costruite chiaramente per essere “cool”</strong>, scene che puntano più all&#8217;impatto visivo che alla credibilità narrativa, e <strong>alcuni dialoghi che risultano artificiosi</strong>, accanto ad alcune svolte che sembrano esistere soprattutto per mantenere alto il ritmo piuttosto che per reale coerenza psicologica.</p>

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<p>A ogni modo, la serie evita quasi sempre il fanservice gratuito e preferisce lavorare sulla tensione psicologica, sulle relazioni di potere e sul peso delle aspettative sociali. Dal punto di vista strutturale, <strong>la stagione da nove episodi mantiene un ritmo piuttosto alto.</strong> Non ci sono grandi filler, e la narrazione tende sempre a spingere in avanti il conflitto principale, e questo rappresenta sia un pregio che un limite. Da un lato la serie evita lungaggini inutili, con la volontà di creare un prodotto altamente serializzato e facilmente divorabile in binge watching. Ogni episodio termina con cliffhanger molto marcati, e la scrittura sembra progettata per spingere continuamente lo spettatore verso l’episodio successivo. E se in alcuni momenti si percepisce la natura “derivativa” da altri prodotti precedenti, con alcune scene che sembrano quasi citazioni esplicite, <strong>la serie riesce comunque a mantenere una propria identità,</strong> grazie alla combinazione tra estetica, ambientazione e interpretazione della protagonista.</p>
<p><iframe title="M.I.A. | Trailer Ufficiale ITA - Paramount+" width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/AQW84oLkRPY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<div role="heading">
<hr />
<p><strong>M.I.A. è probabilmente una delle nuove serie crime più interessanti dell’anno, e non perché reinventi il genere, ma in quanto riesce a reinterpretarlo con grande stile e una forte identità estetica. È una serie imperfetta, talvolta eccessiva, ma anche incredibilmente coinvolgente. Una di quelle produzioni che magari non cambiano la storia della televisione, ma che riescono comunque a tenerti sveglio fino alle tre di notte dicendoti continuamente “ancora un episodio”. </strong><strong>Per chi ama i crime drama moderni, le atmosfere neon-noir, le protagoniste moralmente ambigue e le storie di ascesa e autodistruzione, M.I.A. rappresenta assolutamente una visione consigliata. Chi invece cerca il realismo rigoroso e la profondità sociologica di opere come The Wire potrebbe trovarla troppo stilizzata e derivativa.</strong></p>
<hr />
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</div>
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		<title>Atomfall: in lavorazione una serie TV</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mariano De Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 11:01:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2025/05/Atomfall-Wicked-Isle.jpg" width="1280" height="720" title="" alt="Atomfall Wicked Isle" /></div>
<div>Come riportato da Deadline, per il franchise Atomfall di Rebellion è in lavorazione una serie TV che presso Two Brothers Pictures, la stessa casa di produzione di The Assassin e Fleabag. La serie TV segue un uomo che si sveglia senza memoria nella Zona di Quarantena del Lake District inglese, istituita dopo un incidente nucleare. [&#8230;]</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.vgmag.it/414726/atomfall-in-lavorazione-una-serie-tv/">Atomfall: in lavorazione una serie TV</a> proviene da <a href="https://www.vgmag.it">Vgmag.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2025/05/Atomfall-Wicked-Isle.jpg" width="1280" height="720" title="" alt="Atomfall Wicked Isle" /></div><div><p>Come riportato da <a href="https://deadline.com/2026/04/atomfall-gets-tv-adaptation-assassin-producer-1236876757/" target="_blank" rel="noopener">Deadline</a>, per il franchise Atomfall di Rebellion è in lavorazione una serie TV che presso Two Brothers Pictures, la stessa casa di produzione di The Assassin e Fleabag. La serie TV segue un uomo che si sveglia senza memoria nella Zona di Quarantena del Lake District inglese, istituita dopo un incidente nucleare. <span dir="auto"> Gli sceneggiatori e produttori vincitori di Emmy e Golden Globe, nonché fondatori di Two Brothers, Harry e Jack Williams, scriveranno la sceneggiatura del dramma televisivo. Ricordiamo che per l&#8217;IP il 3 giugno 2025 è stato rilasciato <a href="https://www.vgmag.it/357813/atomfall-filmato-gameplay-del-dlc-wicked-isle/" target="_blank" rel="noopener">il DLC Wicked Isle</a>. </span></p>
<p><span dir="auto"> </span>Di seguito la dichiarazione di <span dir="auto"><strong>Harry e Jack Williams</strong>:</span></p>
<p><em><span dir="auto">Atomfall</span><span dir="auto"> ha un tono e un&#8217;ambientazione tipicamente britannici, ed è stato un vero piacere svilupparlo insieme al team di Rebellion, soprattutto perché siamo due fratelli che lavorano fianco a fianco con altri due fratelli (Jason e Chris Kingsley). C&#8217;è qualcosa di davvero entusiasmante nell&#8217;espandere questa storia strana e inquietante per la televisione.</span></em></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-414727" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/Atomfall.jpg" alt="" width="1920" height="1080" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/Atomfall.jpg 1920w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/Atomfall-300x169.jpg 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/Atomfall-1024x576.jpg 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/Atomfall-768x432.jpg 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/Atomfall-1536x864.jpg 1536w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/Atomfall-450x253.jpg 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/Atomfall-780x439.jpg 780w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/Atomfall-1600x900.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><span dir="auto">Atomfall</span><span dir="auto"> è stato sviluppato a partire da un&#8217;idea originale di Jason Kingsley, co-fondatore di Rebellion insieme al fratello Chris Kingsley. Il gioco si ispira a un disastro realmente accaduto presso la centrale nucleare di Windscale nel 1957, che rimane il peggior incidente nucleare nella storia del Regno Unito. </span></p>
<p>La serie È ambientata in una zona di quarantena fortificata e militarizzata nel Lake District inglese, istituita in seguito a un incidente nucleare. Si presume che il mondo esterno continui la sua vita normalmente. La vita all&#8217;interno della zona, nel frattempo, è degenerata in qualcosa di ben più inquietante. Il gioco segue le vicende di un protagonista che si risveglia nella zona di quarantena senza alcun ricordo di come ci sia arrivato.</p>
<p>Continuate a seguirci per maggiori informazioni.</p>
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		<title>Unchosen Recensione: gli spettri del fanatismo religioso nella serie Netflix</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Encari]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 17:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Entertainment]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Serial]]></category>
		<category><![CDATA[Asa Buttefield]]></category>
		<category><![CDATA[Molly Windsor]]></category>
		<category><![CDATA[Netflix]]></category>
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		<category><![CDATA[Serie tv]]></category>
		<category><![CDATA[sette religiose]]></category>
		<category><![CDATA[Unchosen]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/7-2.jpg" width="1280" height="720" title="" alt="Unchosen" /></div>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/7-2.jpg" width="1280" height="720" title="" alt="Unchosen" /></div><div><p>C&#8217;è un dettaglio nella genesi di <strong>Unchosen</strong> che vale la pena mettere in risalto prima di entrare nel merito della recensione, perché dice qualcosa di fondamentale sul tipo di progetto che <strong>Julie Gearey</strong> ha voluto realizzare. La sceneggiatrice e creatrice della serie ha trascorso mesi a informarsi attraverso forum online e gruppi di supporto sulle testimonianze di persone che avevano abbandonato <strong>comunità religiose dai controlli rigidissimi</strong>.</p>
<p>Organizzazioni che non si presentano necessariamente come sette agli occhi del mondo esterno, ma che esercitano sui propri membri una pressione silenziosa e totalizzante, fatta di <strong>regole non scritte</strong>, gerarchie implicite e una sorveglianza reciproca così normalizzata da non essere più percepita come tale. Per saperne di più su questo argomento quanto mai scottante potete anche recuperare, sempre su <strong>Netflix</strong>, il documentario true-crime <em>Trust Me: il falso profeta</em> (2026) Ma torniamo a <strong>Unchosen</strong> e scopriamo la trama insieme a voi&#8230;</p>
<figure id="attachment_414430" aria-describedby="caption-attachment-414430" style="width: 1280px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-414430 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/3-2.webp" alt="Unchosen" width="1280" height="720" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/3-2.webp 1280w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/3-2-300x169.webp 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/3-2-1024x576.webp 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/3-2-768x432.webp 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/3-2-450x253.webp 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/3-2-780x439.webp 780w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /><figcaption id="caption-attachment-414430" class="wp-caption-text">Tra moglie e marito non mettere il rito</figcaption></figure>
<h2>Un incubo quotidiano</h2>
<p>Rosie vive con il marito Adam e la piccola Grace in una di queste comunità, in una campagna inglese dove <strong>il tempo sembra essersi fermato</strong>. Ogni dettaglio dell&#8217;esistenza quotidiana, dal cibo ai vestiti fino ai rapporti sessuali, è regolamentato dalla parola del leader Mr. Phillips, <strong>patriarca dall&#8217;autorità assoluta</strong> che non accetta eccezioni e comanda come un vero e proprio dittatore.</p>
<p>In un pomeriggio di tempesta Grace scompare per pochi, interminabili minuti, e a salvarla dall&#8217;annegamento è Sam, <strong>un affascinante estraneo</strong> che Rosie scoprirà presto essere un evaso in fuga. L&#8217;uomo chiederà aiuto proprio a lei per nascondersi dalle autorità e la protagonista di <strong>Unchosen</strong> accetta, ignara di quali <strong>conseguenze per lei e la sua famiglia</strong> avranno origine da quella fatidica scelta.</p>
<figure id="attachment_414431" aria-describedby="caption-attachment-414431" style="width: 1366px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-414431" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/6.jpeg" alt="Unchosen" width="1366" height="911" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/6.jpeg 1366w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/6-300x200.jpeg 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/6-1024x683.jpeg 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/6-768x512.jpeg 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/6-450x300.jpeg 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/6-780x520.jpeg 780w" sizes="(max-width: 1366px) 100vw, 1366px" /><figcaption id="caption-attachment-414431" class="wp-caption-text">In Unchosen la legge segue regole &#8220;divine&#8221;</figcaption></figure>
<h2>Unchosen: una trama ricca fatta di scelte</h2>
<p>Va fortunatamente detto che la <strong>potenziale scintilla romantica</strong> suggerita dalla sinossi è soltanto uno degli elementi narrativi in divenire nel corso dei sei episodi, giacché <strong>Unchosen</strong> nasconde molte interessanti sottotrame e altrettante sfumature in grado di indagare su diversi versanti, dando vita ad un contesto narrativo credibile anche nei suoi ovvi eccessi di finzione e a <strong>una tensione costante</strong>. Il cuore pulsante della serie è nel suo tentativo di analizzare la fenomenologia dell&#8217;uscita da un sistema di controllo totale, con tutto ciò che questo comporta in termini di disorientamento, senso di colpa, e quella <strong>specifica forma di paura</strong> e rifiuto che prova chi per la prima volta chi si accorge del mondo esistente al di fuori.</p>
<p>La sobrietà della messa in scena, sempre precisa nel catturare le emozioni dei personaggi, si mette al servizio di essi e trova quella corretta <strong>atmosfera claustrofobica</strong>, tra silenzi e non detti, quando la comunità intera può voltarti le spalle per un errore minimo e mostrare il proprio lato più crudele. Basti pensare all&#8217;inizio quando il cognato di Rosie viene sottoposto a <strong>uno spietato isolamento</strong> misto a tortura psicologica perché scoperto in possesso di uno smartphone: d&#8217;altronde per mantenere il controllo sugli adepti, era necessario impedire loro di avere <strong>contatti con la società civile</strong>, da neutralizzare e cancellare il prima possibile nella loro mente.</p>
<figure id="attachment_414432" aria-describedby="caption-attachment-414432" style="width: 1200px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-414432" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/8-1.jpg" alt="Unchosen" width="1200" height="630" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/8-1.jpg 1200w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/8-1-300x158.jpg 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/8-1-1024x538.jpg 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/8-1-768x403.jpg 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/8-1-450x236.jpg 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/8-1-780x410.jpg 780w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><figcaption id="caption-attachment-414432" class="wp-caption-text">Maya Windsor in una scena drammatica di Unchosen</figcaption></figure>
<h2>Il cast e il finale</h2>
<p>Al centro del racconto brilla l&#8217;intensa interpretazione di <strong>Molly Windsor</strong>, già apprezzata nell&#8217;adattamento seriale di <em>War of the Worlds</em>, che dà vita a una figura tormentata e carica di complessità, non esente da decisioni sbagliate ma anche pronta a rimettersi in carreggiata per il bene di sua figlia. In un cast dove spiccano anche <strong>Christopher Eccleston</strong> nelle vesti del subdolo &#8220;capo-popolo&#8221;, l&#8217;<strong>Asa Butterfield</strong> di <a href="https://www.vgmag.it/187941/sex-education-2-recensione-della-serie-netflix/">Sex Education</a> in quelle del marito represso e <strong>Fra Fee</strong> nei panni di colui pronto a scardinare, forse per sempre, quello status quo dato per immutabile.</p>

<a href='https://www.vgmag.it/414424/unchosen-recensione-serie-netflix/4-41/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/4-6-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Unchosen" /></a>
<a href='https://www.vgmag.it/414424/unchosen-recensione-serie-netflix/out-of-the-dust/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/5-6-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='https://www.vgmag.it/414424/unchosen-recensione-serie-netflix/2-45/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/2-7-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>

<p><strong>Unchosen</strong> funziona magistralmente finché rimane nel territorio dell&#8217;ambiguità &#8211; finché Sam è una promessa e una minaccia al contempo, finché la comunità resta <strong>un microcosmo opaco e perché no misterioso,</strong> che il pubblico impara a leggere per accumulo di dettagli &#8211; ma rischia di sfaldarsi parzialmente nella sua accelerata verso la resa dei conti finale. I meccanismi del <strong>thriller contemporaneo</strong> più classico prendono il sopravvento, così come la gestione dei colpi di scena, e la sceneggiatura comincia a cedere il passo a soluzioni più convenzionali: rivelazioni improvvise, ravvedimenti last minute, fino a quell&#8217;epilogo carico di ulteriori spunti che potrebbero essere <strong>espansi in un prosieguo</strong>, ad oggi non ancora ufficialmente annunciato.</p>
<p><iframe title="Unchosen | Trailer ufficiale | Netflix Italia" width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/XcLrfCh2dNQ?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<hr />
<p><strong>Nella sua premessa Unchosen costruisce un microcosmo claustrofobico di rara autenticità, portandoci nel mondo delle sette religiose dove il fanatismo e un ordine rigidissimo, guarda caso sempre di deriva patriarcale, dominano le logiche della comunità. E anche se a tratti sembra timorosa di spingersi eccessivamente nel torbido, con il babau della fede che scotta quale totem intoccabile, per buona parte della stagione convince e avvince, dando vita a una serie di sottotrame che si intrecciano efficacemente al percorso principale di Rosie, un&#8217;ottima Molly Windsor. Quando si affida all&#8217;introspezione e al mistero l&#8217;ambiguità ne è punto di forza, catalizzatrice di pulsioni e passioni, salvo lasciarsi andare a svolte più prevedibili nella seconda metà, epilogo in primis.</strong></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
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		<title>DTF St. Louis Recensione: il dramma dell&#8217;incomprensione umana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Sirtori]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 08:00:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Entertainment]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Serial]]></category>
		<category><![CDATA[crime]]></category>
		<category><![CDATA[David Harbour]]></category>
		<category><![CDATA[DTF St. Louis]]></category>
		<category><![CDATA[HBO]]></category>
		<category><![CDATA[Prime Video]]></category>
		<category><![CDATA[Serie tv]]></category>
		<category><![CDATA[Steve Conrad]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/dtf-st-louis-e1776162184359.webp" width="1280" height="720" title="" alt="" /></div>
<div>Prendi tre adulti in crisi di mezza età, soprattutto quando uno di loro è appena uscito dal Sottosopra, un altro appena uscito dal giro della malavita di New York, e una terza che ha finito di combattere (malamente) con il cancro. No, non siamo impazziti: stiamo parlando dei recenti progetti seriali e cinematografici dei tre [&#8230;]</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.vgmag.it/411542/dtf-st-louis-recensione-il-dramma-dellincomprensione-umana/">DTF St. Louis Recensione: il dramma dell&#8217;incomprensione umana</a> proviene da <a href="https://www.vgmag.it">Vgmag.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/dtf-st-louis-e1776162184359.webp" width="1280" height="720" title="" alt="" /></div><div><p>Prendi <strong>tre adulti in crisi di mezza età</strong>, soprattutto quando uno di loro è appena uscito dal Sottosopra, un altro appena uscito dal giro della malavita di New York, e una terza che ha finito di combattere (malamente) con il cancro. No, non siamo impazziti: stiamo parlando dei recenti progetti seriali e cinematografici dei tre attori protagonisti di <strong>DTF St. Louis</strong>, la <a href="https://www.primevideo.com/-/it/detail/DTF-St-Louis/0IEJ9Y5Z5BVONRBRK4YPX6541H">serie HBO Max</a> sbarcata in Italia tramite Prime Video da quasi un mese e mezzo, e giunta alla conclusione della prima stagione lo scorso 13 aprile. Nell&#8217;ordine infatti compaiono in questa serie <strong>David Harbour</strong> (Jim Hopper in Stranger Things, di cui ricordiamo lo <a href="https://www.vgmag.it/399685/stranger-things-the-first-shadow-lo-spettacolo-di-broadway-approdera-su-netflix/">sbarco su Netflix dello spettacolo di Broadway</a>), <strong>Jason Bateman</strong> (Vince in Black Rabbit) e <strong>Linda Cardellini</strong> (Judy in Dead To Me). Sette episodi che ci hanno raccontato un importante spaccato di vita adulta attraverso una <strong>miniserie televisiva dark comedy statunitense</strong>, creata da <strong>Steve Conrad</strong>, lo sceneggiatore che ha dato i natali a Wonder, I sogni segreti di Walter Mitty e Patriot. Abbiamo visto la serie per intero e, senza troppi spoiler per coloro che non la conoscessero ancora, vi raccontiamo nella nostra recensione quanto abbiamo visto e le nostre opinioni in merito!</p>
<figure id="attachment_411615" aria-describedby="caption-attachment-411615" style="width: 1280px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-411615 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/dtf-st-louis1.jpg" alt="" width="1280" height="720" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/dtf-st-louis1.jpg 1280w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/dtf-st-louis1-300x169.jpg 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/dtf-st-louis1-1024x576.jpg 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/dtf-st-louis1-768x432.jpg 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/dtf-st-louis1-450x253.jpg 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/dtf-st-louis1-780x439.jpg 780w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /><figcaption id="caption-attachment-411615" class="wp-caption-text">In DTF St. Louis ci attende un interessante spaccato di vita umana complessa e imperfetta</figcaption></figure>
<h2>DTF St. Louis: un triangolo amoroso che&#8230; ammazza</h2>
<p>Alla base di DTF St. Louis troviamo una struttura apparentemente semplice: un triangolo amoroso tra tre adulti, <strong>Clark, Floyd e Carol, </strong>che si muove all&#8217;interno di un contesto suburbano ordinario, destinato però a degenerare fino a un presunto omicidio. <strong>Clark</strong> (interpretato da Jason Bateman) è un meteorologo televisivo intrappolato in una vita emotivamente stagnante; <strong>Floyd</strong> (David Harbour) è un uomo goffo, vulnerabile, quasi infantilizzato nei suoi bisogni affettivi; infine <strong>Carol</strong> (Linda Cardellini) è il <strong>centro gravitazionale di questo triangolo,</strong> una figura che oscilla tra controllo e fragilità, tra desiderio di fuga e incapacità di lasciare davvero ciò che conosce.</p>
<p>L’innesco narrativo è la scoperta, o meglio, la <strong>decisione,</strong> di <strong>esplorare una piattaforma di incontri extraconiugali</strong>. Da qui, ciò che potrebbe sembrare una deriva erotica si trasforma progressivamente in qualcosa di più complesso: <strong>una relazione a tre ambigua, carica di tensioni emotive,</strong> che mette in discussione identità, ruoli e desideri repressi. Fino ad arrivare a un omicidio, evento che attribuisce l&#8217;etichetta &#8220;crime&#8221; a questa produzione seriale, anche se la trama crime risulta essere quasi un’esca. <strong>La perdita di un personaggio non è il cuore della storia</strong>, ma un dispositivo narrativo che permette alla serie di avanzare, mantenendo una tensione superficiale mentre sotto si sviluppa un’indagine molto più interessante: quella sulle dinamiche relazionali e sul vuoto esistenziale dei personaggi.</p>
<figure id="attachment_411616" aria-describedby="caption-attachment-411616" style="width: 1920px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-411616 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/dtf-st-louis2.webp" alt="" width="1920" height="1080" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/dtf-st-louis2.webp 1920w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/dtf-st-louis2-300x169.webp 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/dtf-st-louis2-1024x576.webp 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/dtf-st-louis2-768x432.webp 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/dtf-st-louis2-1536x864.webp 1536w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/dtf-st-louis2-450x253.webp 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/dtf-st-louis2-780x439.webp 780w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/dtf-st-louis2-1600x900.webp 1600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption id="caption-attachment-411616" class="wp-caption-text">La vera indagine della serie ruota attorno le dinamiche relazionali e il vuoto esistenziale dei personaggi</figcaption></figure>
<h2>Il thriller che non ti aspetti</h2>
<p>La <strong>trama</strong> che abbiamo presentato finora sicuramente <strong>disorienta</strong> e crea un effetto tale per cui lo spettatore è portato a cercare risposte alla domanda di chi abbia ucciso chi, per quanto la serie lo spinga continuamente altrove, soprattutto verso un altro interrogativo: perché queste persone sono così incapaci di comunicare? Una narrazione dunque che lavora per sottrazione, dove, dal punto di vista strutturale, <strong>DTF St. Louis rifiuta il ritmo classico del thriller, </strong>senza una progressione lineare verso la soluzione del mistero, ma piuttosto una dilatazione del tempo narrativo. Molte scene sembrano sospese, quasi inutili sul piano dell’azione: dialoghi lunghi, silenzi, momenti quotidiani apparentemente insignificanti.</p>
<p>Questo approccio rischia anche di <strong>appesantire e rendere più lenta la narrazione</strong>, a volte dando anche un senso di perdita di direzione della trama, una sensazione che si concretizza in episodi “senza hook” e troppo focalizzati sulla costruzione dei personaggi, i quali risultano sicuramente approfonditi (a volte fin troppo). Eppure è proprio qui che la serie trova la sua identità: Conrad costruisce una narrazione per accumulo emotivo, non per eventi, dove <strong>ogni scena aggiunge un micro-strato di comprensione sui personaggi</strong>, spesso contraddicendo ciò che credevamo di sapere. Questo meccanismo è particolarmente evidente nella gestione dei punti di vista: non esiste una verità stabile, ma solo interpretazioni parziali. Perfino il finale è mostrato in maniera coerente con questo impianto, risultando <strong>non un twist costruito per sorprendere, ma per riorganizzare retroattivamente</strong> tutto ciò che abbiamo visto; un momento che chiede allo spettatore di “tornare indietro” mentalmente, di rileggere ogni gesto e ogni dialogo.</p>
<figure id="attachment_411619" aria-describedby="caption-attachment-411619" style="width: 1296px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-411619 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/dtf-st-louis3.webp" alt="" width="1296" height="730" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/dtf-st-louis3.webp 1296w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/dtf-st-louis3-300x169.webp 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/dtf-st-louis3-1024x577.webp 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/dtf-st-louis3-768x433.webp 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/dtf-st-louis3-450x253.webp 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/dtf-st-louis3-780x439.webp 780w" sizes="(max-width: 1296px) 100vw, 1296px" /><figcaption id="caption-attachment-411619" class="wp-caption-text">Conrad costruisce una narrazione per accumulo emotivo, dove ogni scena aggiunge uno strato di comprensione sui personaggi</figcaption></figure>
<h2>Che tragedia non capirsi</h2>
<p>In tutto questo, il cuore tematico della serie è quello dell’<strong>intimità come illusione</strong>. I personaggi di DTF St. Louis cercano connessione emotiva, fisica e identitaria, ma falliscono sistematicamente. Non perché non ci provino, ma perché non possiedono gli strumenti per farlo. Ad esempio, Clark è incapace di esprimere ciò che prova senza filtri ironici o distacco; Floyd desidera amore in modo quasi infantile, ma non riesce a leggere correttamente le situazioni; a sua volta, Carol alterna apertura e chiusura, sabotando continuamente le possibilità di relazione autentica. Questo porta a una dinamica fondamentale:<strong> i personaggi non mentono deliberatamente, ma si fraintendono costantemente</strong>. La tragedia finale nasce proprio da questo: un gesto interpretato male, una parola non compresa, un segnale emotivo che non arriva a destinazione. La serie suggerisce che il vero problema non è la mancanza di desiderio, ma l’incapacità di decodificare quello altrui; un elemento costante che viene suggerito anche dalla fotografia stessa della serie, la quale ci conduce spesso in un mondo che si divide <strong>tra realismo suburbano e straniamento. </strong></p>
<p>Uno degli aspetti più interessanti della serie è proprio la <strong>fotografia,</strong> in quanto a prima vista sembra adottare <strong>un’estetica realistica </strong>con ambientazioni suburbane, luce naturale, interni ordinari, ma sono due i livelli su cui si lavora: il primo si lega a un naturalismo controllato, con scene spesso illuminate in modo morbido, una <strong>palette cromatica desaturata</strong> in stile Midwest americano e tutto leggermente spento, come se il mondo stesso fosse privo di energia. Dall&#8217;altro lato, <strong>emergono elementi disturbanti</strong>: inquadrature troppo statiche, composizioni leggermente sbilanciate, uso dello spazio che isola i personaggi anche quando sono insieme. Spesso i protagonisti vengono ripresi in campi medi o lunghi, circondati da ambienti vuoti o impersonali; <strong>anche nelle scene più intime, la macchina da presa mantiene una distanza</strong>, evitando il classico linguaggio del coinvolgimento emotivo e dando ultimamente un <strong>senso di alienazione e distacco</strong>.</p>
<figure id="attachment_411622" aria-describedby="caption-attachment-411622" style="width: 1920px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-411622 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/dtf-st-louis4.jpg" alt="" width="1920" height="1280" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/dtf-st-louis4.jpg 1920w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/dtf-st-louis4-300x200.jpg 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/dtf-st-louis4-1024x683.jpg 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/dtf-st-louis4-768x512.jpg 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/dtf-st-louis4-1536x1024.jpg 1536w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/dtf-st-louis4-450x300.jpg 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/dtf-st-louis4-780x520.jpg 780w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/dtf-st-louis4-1600x1067.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption id="caption-attachment-411622" class="wp-caption-text">La fotografia risulta uno degli elementi più interessanti a livello registico</figcaption></figure>
<h2>La perfetta imperfezione umana in DTF St. Louis</h2>
<p>Tutto quanto abbiamo appena descritto ci porta a una conseguenza diretta: Steven Conrad sembra voler costruire la regia attorno a un concetto chiave, quello dell’<strong>imbarazzo come linguaggio</strong>. Le scene non sono costruite per essere “belle” o “fluide”, ma per risultare scomode. Dialoghi interrotti, pause troppo lunghe, cambi di tono improvvisi: tutto contribuisce a creare una sensazione di disagio. Questo è particolarmente evidente nelle<strong> sequenze più intime o sessuali, che raramente risultano erotiche</strong>; al contrario, sono goffe, vulnerabili, spesso quasi ridicole, come se la serie rifiutasse completamente la rappresentazione glamour del desiderio, scegliendo invece <strong>una dimensione più umana e imperfetta.</strong></p>
<p>Se la serie funziona, è soprattutto grazie al <strong>cast,</strong> a partire da<strong> David Harbour, che offre probabilmente la performance più complessa</strong>: il suo Floyd è allo stesso tempo patetico e profondamente umano. Riesce a rendere credibile un personaggio che, sulla carta, potrebbe risultare caricaturale. <strong>Jason Bateman lavora invece per sottrazione</strong>, costruendo un Clark apparentemente distaccato ma pieno di micro-espressioni che tradiscono insicurezza e desiderio. Infine <strong>Linda Cardellini è il punto di equilibrio</strong>: il suo personaggio è forse il più difficile da decifrare, e proprio per questo il più affascinante.</p>
<figure id="attachment_411623" aria-describedby="caption-attachment-411623" style="width: 1800px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-411623 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/dtf-st-louis5.jpg" alt="" width="1800" height="900" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/dtf-st-louis5.jpg 1800w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/dtf-st-louis5-300x150.jpg 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/dtf-st-louis5-1024x512.jpg 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/dtf-st-louis5-768x384.jpg 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/dtf-st-louis5-1536x768.jpg 1536w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/dtf-st-louis5-450x225.jpg 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/dtf-st-louis5-780x390.jpg 780w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/dtf-st-louis5-1600x800.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1800px) 100vw, 1800px" /><figcaption id="caption-attachment-411623" class="wp-caption-text">Il cast ben riuscito contribuisce alla resa ottimale della serie</figcaption></figure>
<h2>Una serie ibrida e a tratti complessa</h2>
<p>Le dinamiche tra i tre attori sono credibili, stratificate e mai completamente risolte, dunque complesse come il genere stesso della serie, che risulta nel suo complesso ibrido e volutamente instabile. DTF St. Louis <strong>sa essere contemporaneamente una dark comedy, un drama relazionale, un mystery e una riflessione esistenziale</strong>, rendendo per certi versi questa ibridazione uno dei suoi punti di forza, ma anche una delle sue criticità. Chi cerca un thriller, potrebbe trovarlo troppo lento; chi cerca una commedia, potrebbe trovarlo troppo deprimente; e chi invece cerca un drama lineare, potrebbe perdersi nella sua ambiguità.</p>

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<p>Eppure, proprio <strong>questa instabilità è coerente con i temi della serie: nulla è definito, tutto è in bilico</strong>. Oltre che essere coerente con le precedenti produzioni dello stesso Conrad, e non solo; in questa produzione infatti ci sono elementi che richiamano il minimalismo emotivo delle serie di Conrad precedenti, la tragicommedia esistenziale di certo cinema indie americano e, per certi versi, una decostruzione del classico “whodunit”, ossia del racconto o romanzo poliziesco deduttivo, sovvertendo le aspettative del genere crime e trasformandolo in un’analisi psicologica.</p>
<p><iframe title="DTF St. Louis | Official Trailer | HBO Max" width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/u1XHd5rIvmY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<div role="heading">
<hr />
<p><strong>Alla fine, DTF St. Louis si rivela per ciò che è davvero: una tragedia. </strong><strong>Non nel senso classico &#8220;shakespeariano&#8221;, ma come racconto di persone incapaci di cambiare, intrappolate in schemi emotivi che non comprendono. </strong><strong>Il mistero iniziale si dissolve, lasciando spazio a qualcosa di più scomodo: la consapevolezza che non c’è un colpevole unico, ma una serie di micro-fallimenti relazionali che portano inevitabilmente al disastro. </strong><strong>È una serie che richiede pazienza, attenzione e una certa disponibilità a lasciarsi disorientare; n</strong><strong>on è facile, non è immediata, e sicuramente non è per tutti. </strong><strong>Ma proprio per questo, nel panorama televisivo contemporaneo, risulta rara e</strong><strong>, nel suo modo imperfetto e irregolare, anche profondamente necessaria per analizzare uno dei drammi più incombenti del mondo contemporaneo: quanto danno può arrecare l&#8217;incomprensione, sempre più frequente.</strong></p>
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</div>
</div><p>L'articolo <a href="https://www.vgmag.it/411542/dtf-st-louis-recensione-il-dramma-dellincomprensione-umana/">DTF St. Louis Recensione: il dramma dell&#8217;incomprensione umana</a> proviene da <a href="https://www.vgmag.it">Vgmag.it</a>.</p>
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		<title>Euphoria 3 First Look: un ritorno non troppo &#8220;euforico&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Sirtori]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 11:04:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Entertainment]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/euphoria-3.webp" width="1280" height="720" title="" alt="" /></div>
<div>Come eravamo quattro anni fa? Quanto sono cambiate le nostre vite? Di sicuro qualcosa sarà rimasto identico a se stesso, qualcos&#8217;altro sarà cambiato per sempre, ma possiamo dire lo stesso dei personaggi che ci aspettano in una delle stagioni più attese della serialità del 2026? Parliamo di Euphoria 3, che dal 13 aprile sbarca anche [&#8230;]</div>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/euphoria-3.webp" width="1280" height="720" title="" alt="" /></div><div><p>Come eravamo quattro anni fa? Quanto sono cambiate le nostre vite? Di sicuro qualcosa sarà rimasto identico a se stesso, qualcos&#8217;altro sarà cambiato per sempre, ma possiamo dire lo stesso dei personaggi che ci aspettano in una delle stagioni più attese della serialità del 2026? Parliamo di <strong>Euphoria 3</strong>, che dal 13 aprile sbarca anche in Italia su HBO, Sky Atlantic e Now TV con un episodio a settimana. Dopo una lunga attesa e un silenzio produttivo che ha alimentato aspettative, teorie e timori, il ritorno della serie creata da <strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Sam Levinson</span></span></strong> non cerca di rassicurare lo spettatore, ma anzi lo destabilizza, riaffermando fin dai primi minuti quella cifra stilistica che ha reso il prodotto così divisivo e allo stesso tempo iconico: <strong>un racconto emotivo più che narrativo</strong>, dove la linearità cede spesso il passo alla percezione soggettiva del tempo, della memoria e del trauma. Curiosi di vedere come proseguissero le vicende dei protagonisti di questa serie,<strong> abbiamo visto per voi il primo episodio della terza stagione</strong>, che ci ha lasciato con tante sensazioni contrastanti. Proviamo a raccontarvele nel nostro first look dedicato!</p>
<figure id="attachment_411528" aria-describedby="caption-attachment-411528" style="width: 1280px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-411528 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/euphoria-3-.webp" alt="" width="1280" height="720" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/euphoria-3-.webp 1280w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/euphoria-3--300x169.webp 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/euphoria-3--1024x576.webp 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/euphoria-3--768x432.webp 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/euphoria-3--450x253.webp 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/euphoria-3--780x439.webp 780w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /><figcaption id="caption-attachment-411528" class="wp-caption-text">Rue Bennett continua a essere protagonista e voce narrante delle vicende di Euphoria 3</figcaption></figure>
<h2>Euphoria 3: dove eravamo rimasti e dove siamo ora</h2>
<p>La prima puntata della terza stagione di <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Euphoria</span></span> si apre con una sensazione che è allo stesso tempo familiare e straniante, ma per comprendere appieno la portata di questo primo episodio, è necessario fare un passo indietro e ripercorrere quanto accaduto nelle prime due stagioni. La serie si è costruita attorno alla figura di <strong>Rue Bennett, interpretata da <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Zendaya</span></span></strong>, una giovane tossicodipendente in lotta con se stessa, con il dolore della perdita e con un mondo che sembra incapace di offrirle un vero appiglio. La prima stagione ha posto le basi dell&#8217;intera trama, introducendo un <strong>microcosmo adolescenziale fatto di relazioni tossiche, identità in costruzione, dipendenze</strong> e una costante ricerca di senso. Rue, in particolare, si è distinta come una narratrice inaffidabile, capace di alternare lucidità e autoinganno con una disarmante naturalezza.</p>
<p data-start="1392" data-end="2148">La seconda stagione ha amplificato questi elementi, portando i personaggi verso una maggiore consapevolezza ma anche verso una spirale di autodistruzione più marcata. Il<strong> rapporto tra Rue e Jules, interpretata da <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Hunter Schafer</span></span>,</strong> si è incrinato sotto il peso delle aspettative e delle fragilità reciproche, mentre <strong>nuove dinamiche hanno preso forma, come quella tra Nate e Cassie</strong>, che ha rappresentato uno dei punti più controversi e discussi. Il finale della seconda stagione aveva lasciato molte questioni aperte: <strong>Rue</strong> sembra aver raggiunto una momentanea stabilità, ma il prezzo pagato è altissimo; <strong>Jules</strong> è emotivamente distante; <strong>Nate</strong> rimane una figura oscura e irrisolta; e personaggi come <strong>Fez e Lexi si trovano a un bivio esistenziale.</strong> Come potranno procedere quindi tutte queste linee narrative?</p>
<figure id="attachment_411529" aria-describedby="caption-attachment-411529" style="width: 1280px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-411529 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/Euphoria-3.jpg" alt="" width="1280" height="853" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/Euphoria-3.jpg 1280w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/Euphoria-3-300x200.jpg 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/Euphoria-3-1024x682.jpg 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/Euphoria-3-768x512.jpg 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/Euphoria-3-450x300.jpg 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/Euphoria-3-780x520.jpg 780w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /><figcaption id="caption-attachment-411529" class="wp-caption-text">Le vite dei ragazzi non saranno più glam e rocambolesche, ma dal ritmo più lento e riflessivo</figcaption></figure>
<h2 data-start="1392" data-end="2148">Si spengono le luci glam, si spengono le vite</h2>
<p data-start="2150" data-end="2795">La terza stagione sembra volersi inserire nel contesto finora presentato con una scelta narrativa precisa: <strong>evitare la continuità immediata e optare per una sorta di salto</strong>, sia temporale che emotivo. Non si tratta necessariamente di un vero e proprio time skip dichiarato, ma la percezione è quella di un cambiamento avvenuto fuori campo. <strong>I personaggi sembrano diversi, più stanchi, più segnati, e il mondo attorno a loro appare meno “glamourizzato” rispetto alle stagioni precedenti.</strong> La <strong>fotografia</strong> infatti, pur mantenendo la sua estetica ricercata, vira verso tonalità più spente, quasi a suggerire una perdita di innocenza definitiva.</p>
<p data-start="2797" data-end="3430">La puntata si apre con <strong>Rue, ancora una volta voce narrante</strong>, ma con un tono profondamente mutato. Se prima il suo racconto era intriso di ironia, sarcasmo e momenti di dissociazione, <strong>qui emerge una voce più lenta, quasi appesantita</strong>, come se ogni parola fosse il risultato di uno sforzo consapevole. Rue parla del <strong>tempo,</strong> di <strong>come scorra in modo diverso quando si è sobri</strong>, di come la memoria diventi più nitida, ma anche più dolorosa. Questo incipit non è solo un aggiornamento sulla sua condizione, ma <strong>una dichiarazione d’intenti: la stagione sembra voler esplorare cosa succede dopo il caos</strong>, quando le conseguenze diventano inevitabili. La stessa ragazza sembra volersi confrontare con le persone che ha ferito, ma senza grandi confronti drammatici: al contrario, <strong>tutto è trattenuto, quasi sospeso</strong>. Questo approccio può risultare spiazzante per chi si aspetta una risoluzione immediata dei conflitti, anche se riprende il non detto e l’ambiguità, tratti specifici di questa serie.</p>
<figure id="attachment_411530" aria-describedby="caption-attachment-411530" style="width: 2560px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-411530 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/EUP_301-scaled.webp" alt="" width="2560" height="1707" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/EUP_301-scaled.webp 2560w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/EUP_301-300x200.webp 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/EUP_301-1024x683.webp 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/EUP_301-768x512.webp 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/EUP_301-1536x1024.webp 1536w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/EUP_301-2048x1366.webp 2048w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/EUP_301-450x300.webp 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/EUP_301-780x520.webp 780w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/EUP_301-1600x1067.webp 1600w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /><figcaption id="caption-attachment-411530" class="wp-caption-text">Nate (Jacob Elordi) incarna una forma di violenza latente, ma il suo personaggio sembra ora più isolato</figcaption></figure>
<h2>Persone sospese e isolate</h2>
<p>Al di là del nuovo approccio presentato, meno diretto e quasi più riflessivo, ci sono evidenti variazioni nel racconto proposto, almeno nel primo episodio. Uno degli aspetti più interessanti di questa prima puntata è <strong>il modo in cui la serie rielabora il concetto di tempo</strong>: non si tratta solo di una progressione lineare, ma di una<strong> stratificazione di esperienze</strong> che continuano a influenzare il presente. In questo senso, <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Euphoria</span></span> offre una narrazione dove <strong>il passato non è mai davvero passato, ma continua a vivere nei dettagli</strong>, nei gesti, nelle parole non dette. Questo approccio rende la visione più impegnativa, ma anche più ricca di sfumature. Lo vediamo anche nei personaggi, a partire da <strong>Jules,</strong> che appare cambiata, più distante e <strong>meno incline a lasciarsi coinvolgere emotivamente</strong>. Il suo rapporto con Rue è freddo, quasi formale, e questo rappresenta uno degli elementi più dolorosi dell’episodio. Non ci sono grandi scene di rottura, ma una serie di piccoli momenti che suggeriscono una separazione ormai interiorizzata.</p>
<p>Questo segna <strong>un’evoluzione importante rispetto alle stagioni precedenti</strong>, dove il loro legame era al centro della narrazione. Poi ritroviamo <strong>Nate,</strong> interpretato da <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Jacob Elordi (recentemente protagonista del film Cime Tempestose, di cui vi ricordiamo <a href="https://www.vgmag.it/399474/cime-tempestose-il-delirio-amoroso-nella-trasposizione-sexual-pop-di-emerald-fennell/">qui la nostra recensione</a>)</span></span>, continua a incarnare<strong> una forma di violenza latente, ma il suo personaggio sembra ora più isolato</strong>. La sua presenza è meno dominante rispetto al passato, ma ogni sua apparizione è carica di tensione. Si ha l’impressione che la serie stia preparando qualcosa di significativo per lui, forse una resa dei conti definitiva con se stesso o con il suo passato familiare. Infine <strong>Cassie,</strong> dal canto suo, appare fragile ma anche <strong>consapevole delle proprie contraddizioni.</strong> La sua storyline nella prima puntata è meno centrale, ma ci sono indizi che suggeriscono un possibile percorso di emancipazione, o almeno di presa di coscienza. Allo stesso modo, <strong>Maddy</strong> sembra aver trovato una sorta di equilibrio, anche se è difficile capire quanto sia reale e quanto sia una maschera. <strong>Tanti cambiamenti, forse troppi,</strong> ma come si incastrano con la narrazione proposta al pubblico? Una variazione sul tema apprezzata o difficile da digerire?</p>
<figure id="attachment_411532" aria-describedby="caption-attachment-411532" style="width: 1280px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-411532 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/202627_ppl.jpg" alt="" width="1280" height="720" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/202627_ppl.jpg 1280w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/202627_ppl-300x169.jpg 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/202627_ppl-1024x576.jpg 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/202627_ppl-768x432.jpg 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/202627_ppl-450x253.jpg 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/04/202627_ppl-780x439.jpg 780w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /><figcaption id="caption-attachment-411532" class="wp-caption-text">Viene rielaborato il concetto di tempo come stratificazione di esperienze che continuano a influenzare il presente.</figcaption></figure>
<h2>Non c&#8217;è più l&#8217;Euphoria di una volta</h2>
<p data-start="5703" data-end="6229">Dal punto di vista tecnico, la <strong>regia</strong> continua a essere uno degli elementi distintivi, con le <strong>inquadrature studiate</strong> <strong>per enfatizzare l’isolamento dei personaggi,</strong> spesso ripresi in spazi ampi ma vuoti, o al contrario in ambienti claustrofobici che amplificano il loro disagio, la <strong>colonna sonora</strong> che, ancora una volta, gioca un <strong>ruolo fondamentale, ma in modo più discreto</strong> rispetto al passato. Non ci sono momenti musicali eccessivamente invasivi, ma una presenza costante che accompagna lo spettatore senza guidarlo troppo esplicitamente. E arriva a questo punto il <strong>confronto</strong> <strong>con le stagioni precedenti</strong>, inevitabile e per certi versi necessario, per capire che piega sta prendendo questa storia. Se la <strong>prima stagione</strong> era una <strong>scoperta</strong> e la <strong>seconda</strong> un’<strong>escalation</strong>, la <strong>terza</strong> sembra voler essere una <strong>riflessione.</strong> E di conseguenza, un ritmo più lento, dove non c’è la stessa urgenza di scioccare o di sorprendere, ma piuttosto <strong>il desiderio di approfondire le conseguenze delle scelte fatte</strong>.</p>

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<p data-start="5703" data-end="6229">Questo potrebbe dividere il pubblico: <strong>chi cercava un ritorno all&#8217;intensità viscerale delle prime stagioni potrebbe rimanere deluso</strong>, mentre chi apprezza una narrazione più matura, potrebbe trovare in questo episodio un’evoluzione naturale. Ma tutto resta da vedere nei prossimi episodi, per capire meglio come desidera svilupparsi questa nuova narrazione proposta. Infine, le <strong>speculazioni</strong> su ciò che ci aspetta sono inevitabili, soprattutto alla luce di questo primo episodio: <strong>Rue</strong> potrebbe affrontare un percorso di reale cambiamento, ma la serie ci ha insegnato a non fidarci troppo delle apparenti redenzioni, e il suo <strong>rapporto con Jules</strong> potrebbe evolversi in direzioni inaspettate. Nate rappresenta forse la variabile più imprevedibile, con un arco narrativo che potrebbe culminare in una crisi definitiva, oppure in un tentativo di redenzione, ma tutt&#8217;altro che lineare. E che dire di <strong>potenziali espansioni a nuovi personaggi</strong>? Un elemento che potrebbe arricchire la narrazione, ma anche rischiare di disperdere l’attenzione. Tutto è ancora da vedere.</p>
<p><iframe title="Euphoria Season 3 | Trailer 2 | HBO Max" width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/r3Z4tGN0i2I?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<div role="heading">
<hr />
<p data-start="8262" data-end="8705"><strong>La prima puntata della terza stagione non è un episodio che punta a conquistare immediatamente, ma piuttosto a porre le basi per un racconto più introspettivo e complesso. È una scelta rischiosa, soprattutto dopo l’hype accumulato, con <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Sam Levinson che</span></span> sembra voler portare la sua creazione in una direzione più adulta, meno spettacolare, ma forse più autentica. </strong><strong>Resta da vedere se questa impostazione riuscirà a mantenere alta l’attenzione del pubblico nel corso della stagione: molto dipenderà dalla capacità di bilanciare introspezione e sviluppo narrativo, evitando che la lentezza diventi stagnazione. Tuttavia, se questo primo episodio è indicativo, ci troviamo di fronte a una stagione che non vuole semplicemente continuare la storia, ma ridefinirla. Con tutte le incognite, e potenziali problematiche, del caso. Ci ritroveremo tra qualche settimana a tirare le fila del discorso e valutare i risultati di questa virata piuttosto potente.</strong></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
</div>
</div><p>L'articolo <a href="https://www.vgmag.it/411401/euphoria-3-first-look-un-ritorno-non-troppo-euforico/">Euphoria 3 First Look: un ritorno non troppo &#8220;euforico&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.vgmag.it">Vgmag.it</a>.</p>
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		<title>Harry Potter: uscito il primo trailer ufficiale della serie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Eugenia Casciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 20:31:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Entertainment]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/03/Harry-Potter.jpg" width="681" height="383" title="" alt="Harry Potter" /></div>
<div>Harry Potter torna a far parlare di sé: sono state rilasciate le prime immagini ufficiali della nuova serie TV reboot dedicata alla celebre saga nata dalla penna di J.K. Rowling. Un primo assaggio visivo che ha già scatenato entusiasmo, curiosità e inevitabili confronti con l’iconica trasposizione cinematografica. La serie, prodotta da HBO, si mostra come [&#8230;]</div>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/03/Harry-Potter.jpg" width="681" height="383" title="" alt="Harry Potter" /></div><div><p data-start="115" data-end="492"><strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Harry Potter</span></span></strong> torna a far parlare di sé: sono state rilasciate le prime immagini ufficiali della nuova serie TV reboot dedicata alla celebre saga nata dalla penna di <strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">J.K. Rowling</span></span></strong>. Un primo assaggio visivo che ha già scatenato entusiasmo, curiosità e inevitabili confronti con l’iconica trasposizione cinematografica.</p>
<p data-start="494" data-end="944">La serie, prodotta da <strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">HBO</span></span></strong>, si mostra come un adattamento più fedele ai romanzi originali, con una narrazione diversa (rispetto ai film) che permetterà di esplorare in modo più approfondito personaggi, sottotrame e dettagli del mondo magico. Le immagini diffuse mostrano scorci familiari, tra cui <strong><a href="https://www.vgmag.it/407683/harry-potter-svelata-la-prima-immagine-della-serie-cosa-sta-per-uscire/">una nuova versione di Hogwarts</a> e ambientazioni iconiche come Diagon Alley</strong>, ma con un’estetica rinnovata, forse più moderna e cinematografica.</p>
<p data-start="494" data-end="944"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-407686" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/03/SnapInsta.to_658425428_18582578632030699_295413356445715493_n-e1774363411914.jpg" alt="Harry Potter" width="1080" height="962" srcset="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/03/SnapInsta.to_658425428_18582578632030699_295413356445715493_n-e1774363411914.jpg 1080w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/03/SnapInsta.to_658425428_18582578632030699_295413356445715493_n-e1774363411914-300x267.jpg 300w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/03/SnapInsta.to_658425428_18582578632030699_295413356445715493_n-e1774363411914-1024x912.jpg 1024w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/03/SnapInsta.to_658425428_18582578632030699_295413356445715493_n-e1774363411914-768x684.jpg 768w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/03/SnapInsta.to_658425428_18582578632030699_295413356445715493_n-e1774363411914-450x401.jpg 450w, https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2026/03/SnapInsta.to_658425428_18582578632030699_295413356445715493_n-e1774363411914-780x695.jpg 780w" sizes="(max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></p>
<p data-start="494" data-end="944"><strong>Quando esce la serie e il trailer</strong></p>
<p data-start="946" data-end="1260">Non sono ancora stati svelati tutti i dettagli sul cast, ma <strong><a href="https://youtu.be/RIu4sFKGi6E">il progetto punta a reinterpretare</a> completamente i personaggi, segnando un netto distacco rispetto ai volti resi celebri dai film</strong>. Una scelta che, se da un lato divide i fan più affezionati, dall’altro apre la porta a una nuova generazione di spettatori.</p>
<p data-start="1262" data-end="1577">Secondo le prime informazioni, ogni stagione dovrebbe adattare uno dei libri della saga, offrendo così un racconto più fedele e approfondito rispetto alla versione cinematografica. Il teaser trailer, pur mostrando ancora poco della trama, lascia intravedere un tono più maturo e una produzione di altissimo livello. <strong>L’uscita della serie è prevista per il prossimo Natale</strong> e rappresenta uno dei progetti più ambiziosi per il franchise di Harry Potter. Nel frattempo, il teaser trailer riaccende la magia.</p>
<p><iframe title="Harry Potter and the Philosopher&#039;s Stone | Official Teaser | HBO Max" width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/RIu4sFKGi6E?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p data-start="1262" data-end="1577">
</div><p>L'articolo <a href="https://www.vgmag.it/408030/harry-potter-uscito-il-primo-trailer-ufficiale-della-serie/">Harry Potter: uscito il primo trailer ufficiale della serie</a> proviene da <a href="https://www.vgmag.it">Vgmag.it</a>.</p>
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