Il mondo VR incontra la neuroscienza

Philip-Rosedale-wird-vorlaeufiger-CEO-der-Linden-Labs-Dienstag-29.-Juni-2010

La realtà virtuale diventa sempre più reale. No, ragazzi, non sto scherzando, dico sul serio. Quante volte abbiamo parlato della capacità immersiva di Oculus Rift? Centinaia, anzi migliaia di volte. Ebbene, e se vi dicessi che sono stati condotti numerosi esperimenti per far sì che l’immersione risulti così veritiera da garantire “reali interazioni virtuali”? Lo so, sembra uno strano gioco di parole, ma in realtà è tutta opera di Philip Rosedale, il creatore del celebre mondo virtuale Second Life che di recente ha bissato la sua esperienza con le piattaforme VR sviluppando High Fidelity, ovviamente compatibile con il nostro benamato visore. Difatti, quest’ultimo è un nuovo ambiente virtuale in cui Rosedale e il suo team sono riusciti a migliorare notevolmente le interazioni avatar-to-avatar riducendo di gran lunga la latenza, quella che in gergo video ludico definiamo ping time, ossia l’intervallo di tempo tra l’input dato dagli utenti e l’output restituito dal sistema. In tal modo, Rosedale era stato in grado di rendere l’interazione tra gli avatar molto simile ad una videochiamata effettuata con Skype.

Un traguardo lodevole, ma che evidentemente non l’aveva soddisfatto del tutto. Da qui allora l’idea di collaborare con Adam Gazzaley, neuroscienziato presso l’Università della California di San Francisco, per dimostrare come il mondo VR può influenzare le trasformazioni fisiche e soprattutto mentali degli esseri umani. E in tal senso, a giudicare dai risultati ottenuti e presentati, la loro collaborazione è stata davvero efficace, in quanto ha portato allo sviluppo di Glass Brain, un dispositivo capace di esplorare la mente umana. Con esso Rosedale e Gazzaley hanno realizzato in laboratorio il modello 3D degli impulsi elettroencefalografici della moglie del primo Yvette. Certo, tale dispositivo è solo un piccolo passo in avanti verso il raggiungimento dello scopo prefissato dal fondatore di High Fidelity, ma c’è da scommettere che in un futuro non molto lontano si arriverà ad un punto in cui le interazioni virtuali riusciranno a modellare il comportamento umano a livello neurologico. E di sicuro Philip sarà lì pronto a fornirne per primo le prove!

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