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	<title>Marco &quot;Moz&quot; Mulinacci, Autore presso Vgmag.it</title>
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	<title>Marco &quot;Moz&quot; Mulinacci, Autore presso Vgmag.it</title>
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		<title>Recensione Gravel</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco "Moz" Mulinacci]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Mar 2018 16:14:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="" width="" height="" title="" alt="" /></div>
<div>In un panorama videoludico come quello attuale, tuffarsi in un&#8217;avventura legata al mondo dei motori e, più specificatamente, in quello delle quattro ruote, è complicato e ambizioso, anche da parte di un&#8217;azienda che da sempre lavora in un settore formato da titoli importanti, come ad esempio la saga di Gran Turismo o quella di Forza, [&#8230;]</div>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="" width="" height="" title="" alt="" /></div><div><p>In un panorama videoludico come quello attuale, tuffarsi in un&#8217;avventura legata al mondo dei motori e, più specificatamente, in quello delle quattro ruote, è complicato e ambizioso, anche da parte di un&#8217;azienda che da sempre lavora in un settore formato da titoli importanti, come ad esempio la saga di <em>Gran Turismo</em> o quella di <em>Forza</em>, brand storico targato Microsoft. Per emergere quindi c&#8217;è bisogno di <strong>modellare le proprie idee e dargli quel tocco di originalità e particolarità che ti permetta di saltare all&#8217;occhio dell&#8217;utente</strong> per una caratteristica unica: con il suo nuovo impegno, Milestone, leader del mercato italiano nell&#8217;ambito delle simulazioni, propone infatti qualcosa di diverso dal solito, in grado di offrire al consumatore una scelta nuova quando si pensa ad un gioco di guida. Da quest&#8217;idea nasce Gravel, titolo automobilistico off-road, che ci mette al volante di vetture di grande fascino, pronte a mangiare la polvere dei terreni più impervi.</p>
<p><iframe title="GRAVEL - Launch trailer" width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/mGXLglEdKpo?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Avevamo già avuto l&#8217;occasione di <a href="https://www.vgmag.it/87109/gamescom-2017-provato-gravel/" target="_blank" rel="noopener">provare il titolo</a> alla Gamescom di Colonia e già allora, come adesso, <strong>siamo rimasti piacevolmente sorpresi da ciò che abbiamo visto</strong>. Siamo chiari sin da subito: Gravel non è perfetto, non stiamo parlando di un prodotto in grado di competere con i rivali su larghissima scala ma le sue particolarità lo rendono divertente e di buon impatto, permettendo al giocatore di passare parecchie ore di svago e adrenalina al volante di una delle tante vetture ricreate dai ragazzi dello studio di sviluppo milanese.</p>
<p>[su_quote]</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #991732;"><strong>Senza troppi preamboli, veniamo catapultati alla guida con un breve tutorial</strong> che ci spiega, nel giro di una corsa da punto a punto, il funzionamento dei pulsanti principali e del sistema di Rewind.</span></h1>
<p>[/su_quote]</p>
<p>Il divertimento è legato in gran parte al ritorno al mondo arcade: se c&#8217;è un aspetto che più di tutti ci ha colpito, è quanto poco ci voglia a tuffarci subito fra spiagge, terriccio e ghiaia. Non si fa in tempo a iniziare che immediatamente, <strong>senza troppi preamboli, veniamo catapultati alla guida con un breve tutorial</strong> che ci spiega, nel giro di una corsa da punto a punto, il funzionamento dei pulsanti principali e del sistema di Rewind, caratteristica già vista in altre produzioni della software house, che ci permette di tornare sui nostri passi in caso di errore: una sorta di salvagente, pronto ad aiutarci nella malaugurata ipotesi di un fuoripista inatteso.</p>
<figure id="attachment_109339" aria-describedby="caption-attachment-109339" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-large wp-image-109339" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2018/02/Gravel-1024x576.jpg" alt="" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-109339" class="wp-caption-text">Mangiati la mia polvere!</figcaption></figure>
<p>Il menu principale ci fornisce le classiche scelte: gara libera, time attack e multiplayer, con un comparto online non propriamente perfetto ma nel complesso divertente. Si tratta di contorni, <strong>semplici diversivi rispetto a quello che è il fulcro del gioco, cioè l&#8217;Off-Road Masters, la modalità carriera del titolo</strong>, che ci metterà di fronte ad una vera e propria scalata con l&#8217;obiettivo di raggiungere la vetta più alta, ovvero quella di diventare il campione nelle varie discipline presenti.</p>
<p>[su_quote]</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #991732;">Nel corso di alcune sfide difatti ci siamo resi conto di come alcuni avversari compiano sostanzialmente gli stessi errori ad ogni giro anche a difficoltà elevate.</span></h1>
<p>[/su_quote]</p>
<p>Fra sfide a tempo, corse da punto a punto, competizioni indoor e discese sfrenate passando attraverso i checkpoint, <strong>la nostra avventura all&#8217;interno di Gravel, raccontata come un programma televisivo</strong>, ci porterà a sfidare coloro che sono i vari campioni di settore in delle challenge testa a testa: sostanzialmente dei boss di fine livello. Una modalità ben strutturata e divertente, seppur con qualche difetto: nel corso di alcune sfide difatti ci siamo resi conto di come alcuni avversari compiano sostanzialmente gli stessi errori ad ogni giro anche a difficoltà elevate, rendendo abbastanza semplice portare a termine gli obiettivi prefissati.</p>
<figure id="attachment_99546" aria-describedby="caption-attachment-99546" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-large wp-image-99546" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2017/12/gravel_720-1024x576.jpg" alt="" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-99546" class="wp-caption-text">Acqua, terra, fango, ghiaia: tutto fuorché confortevole asfalto.</figcaption></figure>
<p>Se per quanto riguarda il comparto sonoro non possiamo muovere nessuna critica di rilievo, altro discorso è quello relativo al reparto grafico: <strong>il passaggio ad Unreal Engine ha sicuramente aiutato i ragazzi di Milestone ad alzare il livello della produzione</strong>,<strong> ma le imperfezioni non mancano</strong>. Premesso che abbiamo provato la versione PC, i modelli poligonali delle ambientazioni non sono estremamente puliti, cosa che ci si aspetterebbe settando il titolo alla massima potenza grafica possibile. Buonissima invece la ricostruzione dei veicoli, soprattutto per quanto riguarda la videocamera interna, che ci permette di godere a pieno dell&#8217;abitacolo di ogni vettura, dando un ottimo livello di immersione.</p>
<p>In definitiva, l&#8217;opera creata dai ragazzi di Milestone non è priva di difetti e di imperfezioni, ma il risultato è più che soddisfacente. Se consideriamo infatti i rivali nel settore, Gravel presenta delle caratteristiche uniche, che gli permettono di ritagliarsi uno spazio importante nel panorama delle simulazioni di guida, rilanciando l&#8217;azienda tutta italiana. Una certificazione prestigiosa per tutto il movimento videoludico nazionale, che da lavori come questo deve prendere spunto per affermare ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, che <strong>non siamo solo fruitori</strong>,<strong> ma anche creatori di prodotti di spessore</strong>. E ora pronti a sporcarvi di fango e terra, il volante vi aspetta!</p>
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		<title>Recensione Creative Metallix, grande qualità in piccole dimensioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco "Moz" Mulinacci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Feb 2018 11:43:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Creative]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="" width="" height="" title="" alt="" /></div>
<div>Avete l&#8217;applicazione di Netflix sul tablet ma non volete mettervi le cuffiette? O magari avete voglia di mettere un po&#8217; di musica dal vostro smartphone per una bella serata con gli amici, ma gli altoparlanti del telefono non bastano? Niente panico, perché il team di Creative ha la scelta giusta per voi: Metallix. Abbiamo avuto [&#8230;]</div>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="" width="" height="" title="" alt="" /></div><div><p>Avete l&#8217;applicazione di Netflix sul tablet ma non volete mettervi le cuffiette? O magari avete voglia di mettere un po&#8217; di musica dal vostro smartphone per una bella serata con gli amici, ma gli altoparlanti del telefono non bastano? <strong>Niente panico</strong>,<strong> perché il team di Creative ha la scelta giusta per voi</strong>:<strong> <a href="https://it.creative.com/p/speakers/creative-metallix" target="_blank" rel="noopener">Metallix</a></strong>. Abbiamo avuto l&#8217;opportunità di provarla e siamo rimasti veramente soddisfatti sotto ogni punto di vista, dalla qualità audio, di assoluto livello, al design, compatto e moderno, senza tralasciare ovviamente l&#8217;aspetto economico, tutte caratteristiche che fanno di questa piccola (ma potente) cassa portatile un prodotto eccezionale. Ecco quindi a voi la nostra recensione, che proverà a fugare i vostri dubbi in vista dell&#8217;acquisto.</p>
<figure id="attachment_108574" aria-describedby="caption-attachment-108574" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-large wp-image-108574" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2018/02/maxresdefault-3-1-1024x576.jpg" alt="" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-108574" class="wp-caption-text">Le dimensioni non sempre contano: piccola ma potente!</figcaption></figure>
<p>Nel corso della nostra prova siamo riusciti a testare la Metallix in svariati contesti: ambienti più ristretti, in movimento, zone più ampie, con musica e con video, e dobbiamo ribadire quanto siamo rimasti soddisfatti. In ogni caso difatti la piccola della Creative ha svolto alla grande il suo lavoro, restituendo un audio pulito, potente e soprattutto <em>lossless</em>, ovvero senza perdita di qualità, riempiendo al massimo gli spazi più chiusi dell&#8217;abitacolo di un&#8217;autovettura e diffondendo il suono anche all&#8217;aperto, rendendolo udibile anche a parecchia distanza dalla fonte. Metallix, <strong>con i suoi appena 205 grammi di peso e le dimensioni ridotte</strong>, è perfetta per accompagnare l&#8217;utente in molte attività, sia singole che di gruppo.</p>
<p>[su_quote]</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #991732;">Con il suo design compatto e maneggevole, Metallix è estremamente comoda da utilizzare in ogni situazione.</span></h1>
<p>[/su_quote]</p>
<p>Una pratica luce LED ci avviserà del corretto funzionamento dell&#8217;altoparlante, accompagnata da un avviso sonoro per l&#8217;avvenuta accensione del dispositivo, pronto, a questo punto, per collegarsi e riprodurre la nostra musica. Quando verrà effettuato l&#8217;abbinamento con il vostro supporto bluetooth, un comando vocale vi avviserà della buona riuscita dell&#8217;operazione, dandovi quindi un comodo feedback audio. Una risposta simile verrà ricevuta dall&#8217;utente quando si passerà da una modalità all&#8217;altra, con la stessa voce pronta ad avvisarvi del fatto che siete passati alla funzione Radio FM piuttosto che alla lettura della MicroSD, funzioni delle quali vi parleremo fra pochissimo.</p>
<figure id="attachment_108662" aria-describedby="caption-attachment-108662" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108662 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2018/02/Metallix-1024x404.jpg" alt="" width="750" height="296" /><figcaption id="caption-attachment-108662" class="wp-caption-text">Il pannello dei comandi è comodo ed intuitivo.</figcaption></figure>
<p>La batteria, della durata di 24 ore, è ricaricabile tramite cavo USB fornito nella confezione insieme al dispositivo, e assicura un&#8217;autonomia di grande livello, permettendoci di sfruttarla per un&#8217;intera giornata. Metallix è dotata di quattro diverse funzioni di riproduzione, tra le quali possibile scegliere grazie a un piccolo bottone presente alla base:<strong> altoparlante bluetooth</strong>, a cui collegare smartphone, tablet o PC; <strong>Radio FM</strong>, da sintonizzare via cavo; <strong>jack</strong> audio da 3,5 mm, per connettersi anche in assenza di bluetooth; <strong>slot per scheda MicroSD</strong>, così da poter riprodurre direttamente la propria musica dall&#8217;altoparlante targato Creative. Una versatilità questa, che rende il prodotto adatto a ogni evenienza e per ogni tipologia di utente.</p>
<p>[su_quote]</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #991732;">Le quattro funzioni differenti offrono all&#8217;utente un ampio spettro di possibilità per sfruttare al 100% Metallix.</span></h1>
<p>[/su_quote]</p>
<p>Tutto questo può essere vostro alla modica cifra di <strong><a href="https://it.creative.com/p/speakers/creative-metallix#buy" target="_blank" rel="noopener">€ 31.99</a></strong>:<strong> si tratta di un costo estremamente competitivo</strong>, se consideriamo il resto del mercato e il rapporto qualità-prezzo di questo piccolo gioiello. Alle funzioni presenti, si aggiunge poi la possibilità di unirla ad una cassa gemella, formando un vero e proprio impianto audio: queste possono essere associate per formare una coppia stereo, in grado di ampliare l&#8217;area coperta e potenziare il suono emesso: un vero e proprio boost per le feste con gli amici!</p>
<p>Se proprio dobbiamo trovare un piccolo neo, è l&#8217;assenza della modalità Shuffle nella riproduzione da MicroSD, che ci obbliga quindi a sentire le tracce audio caricate in sequenza fissa. Resta però l&#8217;unico difetto di un ottimo prodotto, estremamente competitivo in un mercato dove spesso e volentieri troviamo cifre da capogiro per dispositivi che differiscono di poco dalla Metallix.<strong> Creative si conferma quindi una sicurezza nella fabbricazione di periferiche audio, mettendoci a disposizione tantissima qualità in una forma incredibilmente ridotta e compatta</strong>: prova decisamente superata!</p>
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		<title>La top 15 dei videogiochi più attesi da Moz</title>
		<link>https://www.vgmag.it/103586/la-top-15-dei-videogiochi-piu-attesi-da-moz/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco "Moz" Mulinacci]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jan 2018 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Z-Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Z-Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[videogiochi]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="" width="" height="" title="" alt="" /></div>
<div>Alzi la mano chi è rimasto deluso, complessivamente parlando, dalla stagione videoludica appena conclusasi. Credo, e in parte voglio sperare, che nessuno possa tirarla su, poiché per varietà di generi, gusti e tematiche il 2017 è stato probabilmente uno degli anni più importanti di sempre. Nintendo Switch, Xbox One X, Zelda, Super Mario Odissey, Horizon, [&#8230;]</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.vgmag.it/103586/la-top-15-dei-videogiochi-piu-attesi-da-moz/">La top 15 dei videogiochi più attesi da Moz</a> proviene da <a href="https://www.vgmag.it">Vgmag.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="" width="" height="" title="" alt="" /></div><div><p>Alzi la mano chi è rimasto deluso, complessivamente parlando, dalla stagione videoludica appena conclusasi. Credo, e in parte voglio sperare, che nessuno possa tirarla su, poiché per varietà di generi, gusti e tematiche il 2017 è stato probabilmente uno degli anni più importanti di sempre. Nintendo Switch, Xbox One X, <em>Zelda</em>, <em>Super Mario Odissey</em>, <em>Horizon</em>, <em>Prey</em>: la lista delle uscite è talmente lunga che non basterebbe un singolo articolo per citarle tutte. Quest&#8217;annata ci lascia un&#8217;eredità di grande importanza, ma d&#8217;altro canto ci mette di fronte ad una perplessità scontata e palese: <strong>come farà il 2018 a stupirci dopo tutto ciò che abbiamo visto?</strong> Io ed i miei colleghi siamo pienamente convinti che quello che andremo ad ammirare nell&#8217;anno appena iniziato sarà altrettanto importante, perché se è vero che il giocatore è sempre più esigente, è altrettanto vero che gli studi di sviluppo di mezzo mondo si stanno impegnando per soddisfare a pieno le sensazioni del proprio pubblico. Prima di andare a vedere la mia personalissima top 15, ci tengo a fare due premesse: in primis <strong>si tratta di una classifica del tutto soggettiva</strong>, come tale quindi influenzata dal gusto personale, dalle mie abitudini e dalle mie passioni; secondo, ma non meno importante, se mancheranno dei titoli non vuol dire che non li considero meritevoli di essere attesi, ma rinchiudere in 15 posizioni un intero calendario di uscite è decisamente complicato. Bene, il momento è arrivato, addentriamoci nella mia top e iniziamo subito col botto.</p>
<h1 style="color: #333333; font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-align: center;"><span style="color: #99173c;">[su_heading size=&#8221;30&#8243; margin=&#8221;5&#8243;]15) MONSTER HUNTER WORLD[/su_heading]</span></h1>
<h1 style="color: #333333; font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-align: center;"><span style="color: #99173c;">[su_animate type=&#8221;fadeInLeft&#8221;]</span></h1>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-86354 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2017/08/monster-hunter-world-1024x576.jpg" alt="Monster Hunter World" width="750" height="422" /></p>
<p>A qualcuno faranno male gli occhi, altri staranno disperatamente cercando qualcosa con cui infliggersi delle pene corporali, altri ancora stanno per chiudere la pagina: fermi tutti. Monster Hunter World non è più in alto in classifica semplicemente perché manca veramente poco al suo rilascio, ma l&#8217;attesa verso il titolo è veramente alta: d&#8217;altronde chi non sogna di andare a sconfiggere mostri in giro per un mondo surreale? Se a questo aggiungiamo che dovremo aspettare poche settimane per metterci sopra le mani e che <strong>a Ottobre avremo una versione PC</strong> beh, non vedo l&#8217;ora. Un GDR d&#8217;azione che promette di tenerci incollati al pad per molto tempo, per un ritorno in grande stile.</p>
<h1 style="color: #333333; font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-align: center;"><span style="color: #99173c;">[su_heading size=&#8221;30&#8243; margin=&#8221;5&#8243;]14) BIOMUTANT[/su_heading]</span></h1>
<h1 style="color: #333333; font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-align: center;"><span style="color: #99173c;">[su_animate type=&#8221;fadeInLeft&#8221;]</span></h1>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-87004 aligncenter" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2017/08/Biomutant_Screenshot_Kampf-1024x576.jpg" alt="" width="750" height="422" /></p>
<p>Presentato a sorpresa da THQ Nordic alla Gamescom tenutasi quest&#8217;anno, Biomutant è un GDR Action che dovrebbe vedere la luce (e gli scaffali dei negozi) nel 2018. <strong>Probabilmente il colpo più grosso della rassegna videoludica tedesca</strong>, il titolo mi ha subito fatto scattare l&#8217;acquolina in bocca, vuoi per le ambientazioni molto curate, vuoi per il richiamo evidente a <em>Darksiders</em>: questi aspetti, oltre ad un annunciato sistema di crafting parecchio approfondito, regalano a Biomutant una posizione in questa chart.</p>
<h1 style="color: #333333; font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-align: center;"><span style="color: #99173c;">[su_heading size=&#8221;30&#8243; margin=&#8221;5&#8243;]13) SHADOW OF THE COLOSSUS[/su_heading]</span></h1>
<h1 style="color: #333333; font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-align: center;"><span style="color: #99173c;">[su_animate type=&#8221;fadeInLeft&#8221;]</span></h1>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-89409" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2017/09/shadow-of-the-colossus-remastered_ps4-05-1024x576.jpg" alt="" width="750" height="422" /></p>
<p>In linea generale non sono estremamente d&#8217;accordo con i remake poiché spesso e volentieri, per quanto ben fatti essi possano essere, non danno gli stessi feels che provai ai tempi, quando per la prima volta misi le mani sul gioco. Questo però è uno di quelli che un pochino aspetto, perché il prodotto era di qualità eccelsa e rimettere in piedi i colossi anche su PlayStation 4 l&#8217;attesa me la fa crescere. <strong>L&#8217;E3 del 2017 ci ha regalato una perla</strong>, con il grande Fumito Ueda pronto a riportarci una delle sue creature migliori sulla console di ultima generazione. Una poesia, quella di Shadow of the Colossus, che tornerà a vivere e che personalmente non vedo l&#8217;ora di ammirare di nuovo.</p>
<h1 style="color: #333333; font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-align: center;"><span style="color: #99173c;">[su_heading size=&#8221;30&#8243; margin=&#8221;5&#8243;]12) SEA OF THIEVES[/su_heading]</span></h1>
<h1 style="color: #333333; font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-align: center;"><span style="color: #99173c;">[su_animate type=&#8221;fadeInLeft&#8221;]</span></h1>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-47969" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2016/06/Sea-of-Thieves-1024x568.jpg" alt="" width="750" height="416" /></p>
<p>Da un&#8217;esclusiva ad un&#8217;altra, passando però al &#8220;nemico&#8221;: Microsoft ce lo ha presentato all&#8217;E3 nell&#8217;ormai lontano 2015 e da allora si sono rincorse indiscrezioni una dopo l&#8217;altra. Ora finalmente manca poco, perché dal 20 Marzo di quest&#8217;anno potremo iniziare a bombardare le navi dei nostri amici in Sea of Thieves, uno dei titoli più attesi della prossima stagione videoludica. Un action piratesco con una forte componente cooperativa, che <strong>fa del suo stile cartoon uno dei suoi punti di forza maggiori</strong>. Personalmente non sono un grande fan del mondo dei pirati, ma l&#8217;idea di poter fare squadra con gli amici nell&#8217;assaltare qualche nave nemica fa salire Sea of Thieves in classifica, senza se e senza ma.</p>
<h1 style="color: #333333; font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-align: center;"><span style="color: #99173c;">[su_heading size=&#8221;30&#8243; margin=&#8221;5&#8243;]11) WE HAPPY FEW[/su_heading]</span></h1>
<h1 style="color: #333333; font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-align: center;"><span style="color: #99173c;">[su_animate type=&#8221;fadeInLeft&#8221;]</span></h1>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-103491" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2018/01/WeHappyFew1-1024x576.jpg" alt="" width="750" height="422" /></p>
<p><strong>Se mi chiedete di descrivere We Happy Few con un singolo aggettivo</strong>, <strong>non ci penso neanche un secondo per darvi la risposta: disturbante</strong>. Ed è probabilmente quello il motivo per cui non vedo l&#8217;ora di averlo nella mia libreria. Questo titolo, prodotto dai ragazzi di Compulsion Games, mi è rimasto in testa sin dal giorno in cui è stato presentato con un piccolo trailer, è un concentrato di immagini forti e tematiche complicate, il tutto ambientato nella metà degli anni &#8217;60 in un passato alternativo. Un universo distopico, in cui la felicità degli esseri umani viene veicolata e indotta tramite degli allucinogeni. We Happy Few è un titolo che promette moltissimo, sia a livello grafico che a livello narrativo.</p>
<h1 style="color: #333333; font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-align: center;"><span style="color: #99173c;">[su_heading size=&#8221;30&#8243; margin=&#8221;5&#8243;]10) A WAY OUT[/su_heading]</span></h1>
<h1 style="color: #333333; font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-align: center;"><span style="color: #99173c;">[su_animate type=&#8221;fadeInLeft&#8221;]</span></h1>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-99426" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2017/12/A-Way-Out_1-1024x576.jpg" alt="" width="750" height="422" /></p>
<p>In un mondo videoludico che ci propone ogni volta prodotti da gustarci da soli, chiusi nella nostra cameretta, sfruttando i prodigi che il gioco online ci ha regalato, A Way Out è una piccola perla, un ritorno alle origini che non passa affatto inosservato, anzi: <strong>la possibilità di affrontare un&#8217;avventura in co-op split screen è il modo ideale di tornare indietro di 15-20 anni</strong>, quando con i tuoi amici ti sedevi sul divano e giocavi di persona, non in rete. Lo abbiamo visto all&#8217;E3 e sappiamo relativamente poco di questo titolo, ma la sua particolarità, unica in questo mercato, lo rende meritevole di entrare nella top 10, seppur all&#8217;ultimo posto.</p>
<h1 style="color: #333333; font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-align: center;"><span style="color: #99173c;">[su_heading size=&#8221;30&#8243; margin=&#8221;5&#8243;]9) DRAGON BALL FIGHTERZ[/su_heading]</span></h1>
<h1 style="color: #333333; font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-align: center;"><span style="color: #99173c;">[su_animate type=&#8221;fadeInLeft&#8221;]</span></h1>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-88782" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2017/09/Dragon-Ball-FighterZ-1024x576.jpg" alt="Dragon Ball FighterZ" width="750" height="422" /></p>
<p>Qui vale in parte lo stesso discorso fatto per Monster Hunter World: la data di rilascio del titolo è molto vicina, considerato che si parla del 25 gennaio, quindi l&#8217;attesa è ormai arrivata quasi alla fine. <strong>Però ragazzi&#8230;è Dragon Ball!</strong> Ognuno di noi, e se dite il contrario state spudoratamente mentendo, ha sognato almeno una volta da bambino di creare una <em>Sfera Genkidama</em>, alzando le mani e cercando l&#8217;aiuto di tutto il mondo. Dragon Ball FighterZ, già passato per la fase di Closed Beta, presenta un roster di personaggi enormi e ha perfezionato il sistema di combattimento, che sembra aver superato le prime prove tecniche. Un titolo che ha l&#8217;ambizione di imporsi come uno dei picchiaduro più importanti del 2018 e che proverà a farsi largo nella giungla degli eSports: buona fortuna, ne avrà bisogno!</p>
<h1 style="color: #333333; font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-align: center;"><span style="color: #99173c;">[su_heading size=&#8221;30&#8243; margin=&#8221;5&#8243;]8) SPIDER-MAN[/su_heading]</span></h1>
<h1 style="color: #333333; font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-align: center;"><span style="color: #99173c;">[su_animate type=&#8221;fadeInLeft&#8221;]</span></h1>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-82377" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2017/07/spiderman-screen-02-ps4-eu-14jun16-1024x576.jpg" alt="" width="750" height="422" /></p>
<p>Più saliamo, più scrivo quest&#8217;articolo, più l&#8217;acquolina in bocca cresce: vuol dire che stiamo arrivando ai miei personalissimi piatti succulenti, quelli per cui non sto più nella pelle. Quello in posizione numero 8 ad esempio: l&#8217;eroe dalla ragnatela facile <em>Peter Parker</em>, al secolo <em>Spiderman</em>, sbarcherà sulle nostre PlayStation 4 come esclusiva assoluta, catapultandoci nel mondo targato Marvel. Una collaborazione, quella fra la Sony e la casa editrice ormai facente parte del mondo Disney, che ha generato uno dei most waited di questo 2018. <strong>Il livello grafico sensazionale</strong>,<strong> unito ad un interessante sistema di combattimento</strong> e al soggetto, uno dei supereroi che in assoluto preferisco, fanno di questo <em>Spiderman</em> un titolo &#8220;day-one&#8221;, senza la benché minima ombra di dubbio.</p>
<h1 style="color: #333333; font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-align: center;"><span style="color: #99173c;">[su_heading size=&#8221;30&#8243; margin=&#8221;5&#8243;]7) ANTHEM[/su_heading]</span></h1>
<h1 style="color: #333333; font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-align: center;"><span style="color: #99173c;">[su_animate type=&#8221;fadeInLeft&#8221;]</span></h1>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-81224" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2017/06/anthem_bioware_new_ip_dylan_e3_2017_1-1024x576.jpg" alt="" width="750" height="422" /></p>
<p>Robottoni giganti che volano in mezzo ad una natura all&#8217;apparenza incontaminata, pronti a sparare a qualsiasi essere minaccioso: ditemi onestamente, cosa volete di più? E se a questo aggiungiamo che la casa di sviluppo è una certa BioWare (<em>Mass Effect</em>, <em>Dragon Age</em>, così, per citarne due) l&#8217;attesa è alle stelle. Di Anthem abbiamo visto poco, ma quel poco mi ha fatto scattare un interruttore: <strong>mostrato per la prima volta su Xbox One X</strong>, dovrebbe uscire verso la fine del 2018 e sarà ambientato in un mondo post-apocalittico online, condiviso quindi con altri utenti (in un sistema che sembra essere simile a quello di <em>Destiny</em>, permettendo sia di giocare in solo, sia in co-op). Una nuova IP che scatena le fantasie dei giocatori e che proverà a far tornare sulla cresta dell&#8217;onda i ragazzi di BioWare.</p>
<h1 style="color: #333333; font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-align: center;"><span style="color: #99173c;">[su_heading size=&#8221;30&#8243; margin=&#8221;5&#8243;]6) POKÉMON SWITCH[/su_heading]</span></h1>
<h1 style="color: #333333; font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-align: center;"><span style="color: #99173c;">[su_animate type=&#8221;fadeInLeft&#8221;]</span></h1>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-70041" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2017/03/a5fb01e161a81167bcfe4d6136f94458-1024x640.jpg" alt="" width="750" height="469" /></p>
<p>Se lo vedremo o meno nel 2018 ancora non è sicuro, ma ci sono buone possibilità che questo accada. Ciò che invece non è in dubbio è che lo sbarco dei <em>Pokémon</em> su Nintendo Switch segnerà una nuova generazione, perché i nostri teneri (oddio, non proprio tutti molto teneri&#8230;) compagni di avventura tascabili si apprestano ad incontrare la nuova console della grande N, per <strong>quello che potrebbe essere uno dei momenti più importanti nella storia di Switch</strong>. Passare ad una console casalinga infatti sarà, per il mondo di Satoshi Tajiri, una rivoluzione. Nessuno di noi sa dire, con assoluta certezza, se il titolo sarà vincente o meno, ma ciò che so per certo è che non vedo l&#8217;ora di metterci le mani sopra.</p>
<h1 style="color: #333333; font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-align: center;"><span style="color: #99173c;">[su_heading size=&#8221;30&#8243; margin=&#8221;5&#8243;]5) KINGDOM HEARTS 3[/su_heading]</span></h1>
<h1 style="color: #333333; font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-align: center;"><span style="color: #99173c;">[su_animate type=&#8221;fadeInLeft&#8221;]</span></h1>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-92616" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2017/10/K1-1-1024x576.jpg" alt="Kingdom Hearts" width="750" height="422" /></p>
<p>È uno dei giochi che più attendo quest&#8217;anno. E che aspettavo nel 2016. E anche nel 2015, nel 2014 e nel 2013. Insomma, non so quanto tempo è che sto lì fermo, ad aspettare che questo benedetto Kingdom Hearts 3 si decida ad uscire. Scherzi a parte, sembra che si sia arrivati a dama, anche se con la creatura Square Enix non c&#8217;è mai da essere troppo tranquilli: <em>Sora</em>, <em>Pippo</em> e <em>Paperino</em> stanno tornando, più belli e accattivanti che mai. <strong>L&#8217;ultimo filmato che siamo riusciti a vedere mostrava anche una localizzazione del prodotto in inglese</strong>, seppur parziale, segno che i lavori procedono bene e lo stato di avanzamento del gioco è buono. Sarà l&#8217;anno buono, me lo sento, e sono contento come un bambino all&#8217;idea di giocarci.</p>
<h1 style="color: #333333; font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-align: center;"><span style="color: #99173c;">[su_heading size=&#8221;30&#8243; margin=&#8221;5&#8243;]4) GOD OF WAR[/su_heading]</span></h1>
<h1 style="color: #333333; font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-align: center;"><span style="color: #99173c;">[su_animate type=&#8221;fadeInLeft&#8221;]</span></h1>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-72265" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2017/04/God-of-War-5-1024x576.jpg" alt="God of War" width="750" height="422" /></p>
<p>Questa quarta posizione parte con una dolorosa ammissione, è ora di fare outing: fino al rilascio del primo trailer di questo God of War non avevo mai giocato nessuno dei capitoli precedenti. Poi l&#8217;epifania, una rivelazione, una luce mi ha abbagliato: ho recuperato quelli passati e mi sono accorto che <strong>mi ero perso un mondo meraviglioso</strong>, <strong>fatto di Dei</strong>, <strong>spade e sangue</strong>. God of War, sin dalle prime immagini mostrateci da Sony, ha letteralmente rapito i miei occhi, costringendomi a recuperare il tempo perduto in precedenza, e direi fortunatamente. Questo nuovo capitolo, sequel del <em>III</em>, sarà una sorta di rinascita per la saga, affiancando all&#8217;ormai famigerato <em>Kratos</em> suo figlio, <em>Atreus</em>, per un&#8217;avventura che promette molto anche dal punto di vista umano.</p>
<h1 style="color: #333333; font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-align: center;"><span style="color: #99173c;">[su_heading size=&#8221;30&#8243; margin=&#8221;5&#8243;]3) THE LAST OF US: Part II[/su_heading]</span></h1>
<h1 style="color: #333333; font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-align: center;"><span style="color: #99173c;">[su_animate type=&#8221;fadeInLeft&#8221;]</span></h1>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-58423" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2016/12/the-last-of-us-part-2.jpg" alt="" width="750" height="400" /></p>
<p>Medaglia di bronzo in questa top 15 per uno dei sequel più attesi da questa generazione di videogiocatori: la lacrimuccia scappata a chiunque abbia giocato e portato a termine il primo capitolo è il motore trainante dell&#8217;attesa, a tratti spasmodica, verso The Last of Us: Part II, l&#8217;avventura dinamica post-apocalittica targata Naughty Dog. <strong>Non penso di esagerare se etichetto il primo capitolo come uno dei titoli più importanti degli ultimi 10 anni</strong>, sia da un punto di vista tecnico che narrativo, in grado di segnare un&#8217;intera generazione di giocatori. <em>Ellie</em> e <em>Joel</em> saranno quindi nuovamente protagonisti sulle nostre PlayStation, anche se non possiamo sapere con certezza se entro quest&#8217;anno, ma di sicuro è fra i più attesi in assoluto, non solo per il sottoscritto: non a caso agli ultimi The Game Awards ha portato a casa il premio come gioco più atteso.</p>
<h1 style="color: #333333; font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-align: center;"><span style="color: #99173c;">[su_heading size=&#8221;30&#8243; margin=&#8221;5&#8243;]2) RED DEAD REDEMPTION 2[/su_heading]</span></h1>
<h1 style="color: #333333; font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-align: center;"><span style="color: #99173c;">[su_animate type=&#8221;fadeInLeft&#8221;]</span></h1>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-77742 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2017/05/red-dead-redemption-2_zpvm.jpg" alt="" width="1000" height="500" /></p>
<p>Chiedermi chi mettere in prima e chi in seconda posizione è stato come chiedermi a chi voglio più bene, a mamma o a papà: non so dare una risposta, è troppo complicato, direi impossibile. <strong>Per correttezza dovrei dare un ex-aequo</strong>, <strong>perché non è vero che attendo uno più dell&#8217;altro</strong>. Ecco, la spiegazione migliore forse è che se mi chiedessero di dover sacrificare uno dei due, allora sceglierei Red Dead Redemption 2, ma con una sofferenza unica: si, perché non ci rinuncerei per nulla al mondo, se non per il titolo in prima posizione. Il primo fu geniale, visionario, unico nel suo genere e una pietra miliare nel panorama videoludico. Se a questo aggiungiamo che Rockstar non sbaglia un colpo neanche se costretta a farlo, allora non posso che stare lì davanti al negozio, con la bava alla bocca, nell&#8217;attesa che questo nuovo capitolo della saga western più amata venga reso disponibile.</p>
<h1 style="color: #333333; font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-align: center;"><span style="color: #99173c;">[su_heading size=&#8221;30&#8243; margin=&#8221;5&#8243;]1) DETROIT: BECOME HUMAN[/su_heading]</span></h1>
<h1 style="color: #333333; font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-align: center;"><span style="color: #99173c;">[su_animate type=&#8221;fadeInLeft&#8221;]</span></h1>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-86731" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2017/08/maxresdefault-5-1024x576.jpg" alt="" width="750" height="422" /></p>
<p>&#8220;Moz, fammi una lista dei tuoi sviluppatori preferiti.&#8221; &#8220;Sono tre: Hideo Kojima, Ken Levine e assolutamente David Cage.&#8221;. Si, perché quel ragazzotto francese, il cui nome vero in realtà è David De Gruttola, con Quantic Dream ha creato un universo videoludico unico e inimitabile: da <em>Omikron</em> a <em>Beyond: Two Souls</em>, passando per <em>Fahrenheit</em> e <em>Heavy Rain</em>, fino ad arrivare alla sua nuova creatura, Detroit: Become Human, un&#8217;avventura dinamica ambientata in una versione futuristica dell&#8217;omonima città popolata da androidi, fra i quali troviamo <em>Kara</em>, un essere senziente in grado di provare emozioni. Queste ultime sono probabilmente il cuore pulsante del prodotto di Quantic Dream, un mondo vasto e nel quale le scelte morali la fanno da padrone, componendo un gigantesco mosaico di possibilità diverse e alternative fra di loro. Un titolo che mette in primo piano le decisioni del giocatore, che influiscono in maniera attiva e decisa sullo svolgimento della trama. Detroit: Become Human ci mette di fronte a dei dilemmi non solo di gioco, ma etici e che potenzialmente dobbiamo affrontare nella nostra vita di tutti i giorni, <strong>dimostrando ancora una volta come il videogioco è più di un semplice insieme di codici</strong>.</p>
<p>Insomma, abbiamo detto che il 2017 è stato importante e sarà difficile raggiungerlo, ma le premesse per questa nuova stagione non sono da meno: ce n&#8217;è per tutti i gusti, dai giocatori più hardcore a quelli che preferiscono il totale relax, dal mondo dei pirati a quello degli Dei, passando per mostri tascabili e androidi del futuro. Un arcipelago di possibilità che ancora dobbiamo visitare, ma che a breve inonderà le nostre case. <strong>What a time to be a Gamer!</strong></p>
</div><p>L'articolo <a href="https://www.vgmag.it/103586/la-top-15-dei-videogiochi-piu-attesi-da-moz/">La top 15 dei videogiochi più attesi da Moz</a> proviene da <a href="https://www.vgmag.it">Vgmag.it</a>.</p>
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		<title>Recensione Football Manager 2018</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco "Moz" Mulinacci]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Nov 2017 15:17:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[SEGA]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="" width="" height="" title="" alt="" /></div>
<div>Quante volte, soprattutto in periodi in cui la nazionale italiana non girava alla perfezione e non raggiungeva gli standard di gioco richiesti, ed è argomento di terribile attualità, avete sentito dire &#8220;Al posto suo, con quei calciatori, vincerebbero tutti!&#8221;, oppure &#8220;Io non lo avrei mai fatto giocare, abbiamo un allenatore che è un incapace!&#8221;. Puntualmente, [&#8230;]</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.vgmag.it/94305/recensione-football-manager-2018/">Recensione Football Manager 2018</a> proviene da <a href="https://www.vgmag.it">Vgmag.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="" width="" height="" title="" alt="" /></div><div><p>Quante volte, soprattutto in periodi in cui la nazionale italiana non girava alla perfezione e non raggiungeva gli standard di gioco richiesti, ed è argomento di terribile attualità, avete sentito dire &#8220;Al posto suo, con quei calciatori, vincerebbero tutti!&#8221;, oppure &#8220;Io non lo avrei mai fatto giocare, abbiamo un allenatore che è un incapace!&#8221;. Puntualmente, quando non si raggiungono gli obiettivi prefissati, nel nostro paese spuntano occhio e croce 60 milioni di commissari tecnici, ognuno con le proprie idee e tutti convinti che, al posto del mister, avrebbero fatto meglio di lui. <strong>Sports Interactive, anche questo novembre, ci da la possibilità di mettere alla prova le nostre abilità</strong> e farci vedere effettivamente se le capacità che abbiamo siano realmente superiori a quelle degli allenatori in carne ed ossa: Football Manager ritorna sui nostri computer con la versione 2018, con poche novità degne di nota ma, la solita altissima qualità.</p>
<p><iframe title="Football Manager 2018 | _LIKE A BOSS" width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/aORrYEqUOKo?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Chi di voi ha qualche anno di più ed è appassionato al genere si ricorderà degli esordi della serie, risalenti agli anni &#8217;90 e al compianto <em>Championship Manager</em>, tramutato in Italia in <em>Scudetto</em>, un&#8217;esperienza allora quasi rivoluzionaria creata dai fratelli Collyer che ti permetteva di prendere le redini della tua squadra preferita e trascinarla alla vittoria. <strong>Nato nel 1992 grazie alla collaborazione con Eidos</strong>, il brand ha subito un&#8217;evoluzione continua nel corso del tempo, diventando nel 2004 Football Manager, appellativo che tuttora lo accompagna, e toccando ogni anno nuovi picchi di realismo.</p>
<p>[su_quote]</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #991732;">Il nuovo sistema delle Dinamiche obbliga l&#8217;allenatore a prestare molta attenzione a cià che accade nello spogliatoio.</span></h1>
<p>[/su_quote]</p>
<p>Anche questa stagione, seppur senza rivoluzionare e lasciando invariate molte delle feature, i ragazzi di Sports Interactive hanno ritoccato alcuni aspetti del gioco, perfezionandolo e dando all&#8217;utente ancora più compiti a cui prestare attenzione: è ad esempio il caso del sistema delle <em>Dinamiche</em>, caratteristica introdotta in questa edizione e che obbliga l&#8217;allenatore a muoversi con la giusta cautela all&#8217;interno dello spogliatoio, facendo molta attenzione alle scelte in sede di formazione, di allenamento e, soprattutto, di mercato: <strong>è stata infatti integrata una scala gerarchica propria di ogni club nella quale troviamo, in ordine decrescente, i leader della squadra, i giocatori influenti, quelli importanti e i semplici comprimari</strong>. Ovviamente, rendere scontento uno dei simboli, o addirittura cederlo in fase di mercato, creerà dei problemi ambientali e di spogliatoio difficili da gestire per il mister.</p>
<figure id="attachment_94311" aria-describedby="caption-attachment-94311" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-94311" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2017/11/football-manager-1024x576.jpg" alt="" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-94311" class="wp-caption-text">Anche davanti al proprio computer, le esultanze ai vostri gol saranno proprio come questa.</figcaption></figure>
<p>Un&#8217;altra introduzione importante è la <em>Riunione Tattica</em> il giorno prima della partita, che vi permetterà di confrontarvi con la vostra squadra sulle istruzioni impartite, sugli schemi, sulla mentalità da adottare e sugli avversari più pericolosi che ci troveremo ad affrontare in campo, <strong>dando anche la possibilità di ipotizzare alcune situazioni di gioco che potrebbero verificarsi</strong>. Qui, in realtà, subentra la prima nota negativa: spesso e volentieri, i giocatori sembreranno non ascoltarvi proprio, rendendo quantomeno inutili questi meeting con la rosa, anche se la vostra reputazione dovesse essere alta e quindi meritevole di rispetto da parte dei calciatori.</p>
<p>[su_quote]</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #991732;">Spesso e volentieri i vostri giocatori sembreranno non ascoltare i dettami tattici.</span></h1>
<p>[/su_quote]</p>
<p>Leggermente modificata anche l&#8217;interfaccia grafica durante il match, con una schermata riepilogativa iniziale delle formazioni pronte a scendere in campo e il passaggio nel tunnel, durante il quale saltuariamente verrete intercettati da un giornalista pronto a disturbarvi nel prepartita, quando la tensione è al massimo e i nervi sono a fior di pelle. Durante il match, invece, pochi cambiamenti, se non <strong>l&#8217;aggiunta del comando &#8220;<em>Loda</em>&#8221; come indicazione da dare ai giocatori, che permette al mister di congratularsi con la squadra per ciò che sta facendo.</strong> Secondo tasto relativamente dolente: se i vari discorsi nello spogliatoio (prima e dopo la partita, oltre che a fine primo tempo) spesso e volentieri provocano un effetto tangibile sulla squadra, motivandola a fare meglio o rendendola a volte troppo nervosa, le istruzioni da bordo campo finiscono nel vuoto, non sortendo effetto sui giocatori.</p>
<figure id="attachment_94312" aria-describedby="caption-attachment-94312" style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-94312" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2017/11/Adu.jpg" alt="" width="790" height="564" /><figcaption id="caption-attachment-94312" class="wp-caption-text">Chi sarà quest&#8217;anno la nuova meteora, il<em>Freddy Adu</em> di Football Manager?</figcaption></figure>
<p>Per quanto le premesse di un manageriale siano quelle di dover rispecchiare la realtà, stiamo pur sempre parlando di una simulazione, quindi non spaventatevi: <strong>sarà ancora possibile prendere possesso di una squadra di Vanarama League, la quinta serie inglese, e guidarla nel giro di 15 anni sul tetto d&#8217;Europa</strong>, davanti a colossi come Real Madrid e Barcelona. Ciò che realmente crea ancora molti problemi al brand di Football Manager è l&#8217;annoso problema delle patch: noi abbiamo provato il gioco in beta e nei primi giorni dopo la sua uscita ufficiale. Fra infortuni decisamente troppo frequenti, errori grossolani dei calciatori e gol puntuali come un orologio svizzero all&#8217;ultimo minuto, la sensazione è che, come da parecchi anni a questa parte, per godere di un Football Manager completo e perfettamente funzionante dovremo aspettare almeno 4-5 patch correttive, che fanno slittare le attese di almeno un mese e mezzo o due.</p>
<p>[su_quote]</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #991732;">Come ogni anno, la gamma di squadre selezionabili è pressoché infinita.</span></h1>
<p>[/su_quote]</p>
<p>Oltre alla possibilità di partire da disoccupato, aspettando una chiamata per un colloquio di lavoro, resta sostanzialmente invariata la gamma di squadre selezionabili, una scelta immensa che ci permette di poter volare dai campionati maggiori fino a quelli più esotici e complicati del mondo, lasciando al giocatore una scelta quasi infinita di club da cui cominciare. Aspetto invece ancora perfezionabile è quello relativo alle valutazioni dei giocatori: con buona pace degli sceicchi e dei loro budget illimitati, <strong>ci risulta complicato pensare che una squadra come il Chievo Verona abbia bisogno di 40 milioni per liberarsi di <em>Valter Birsa</em></strong>, calciatore si talentuoso, ma non al punto da valere 80 miliardi delle vecchie lire. Anche per questo aspetto, però, siamo sicuri che nel giro di un paio di patch troveremo prezzi di mercato concorrenziali e non più ai limiti dell&#8217;assurdo.</p>
<figure id="attachment_94313" aria-describedby="caption-attachment-94313" style="width: 869px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-94313" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2017/11/Gerarchie.jpg" alt="" width="869" height="487" /><figcaption id="caption-attachment-94313" class="wp-caption-text">Se allenerete l&#8217;<em>Ajax</em> non vendete <em>Huntelaar</em>: potreste rischiare una guerra civile.</figcaption></figure>
<p>In buona sostanza, non stiamo parlando di un prodotto perfetto, anzi: ha dei difetti ben evidenti, per i quali però, come abbiamo detto, confidiamo nel team di sviluppo per una correzione rapida, ma Football Manager 2018 resta un&#8217;esperienza irrinunciabile per gli amanti del genere. Quelli come noi, che hanno amato questa saga, sanno perfettamente che per tutti i problemi che si possono trovare, la soddisfazione di vincere il campionato con la propria squadra del cuore, piuttosto che trionfare nella sfida con gli eterni rivali oppure acquistare il proprio giocatore preferito, non ha paragoni. Resta comunque <strong>il miglior prodotto del suo genere sul mercato e un must-buy per tutti quelli che, e lo sappiamo che lo avrete detto almeno una volta, pensano che al posto del mister della propria squadra starebbero meglio loro</strong>. Football Manager 2018 vi permette di mettervi alla prova su una qualsiasi panchina nel mondo e mostrate le vostre doti da allenatori: sulle orme di Pep Guardiola e Josè Mourinho, prendete la lavagna tattica e guidate la squadra alla vittoria!</p>
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		<title>Recensione Stranger Things 2</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco "Moz" Mulinacci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Oct 2017 10:59:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Z-Movies]]></category>
		<category><![CDATA[Netflix]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="" width="" height="" title="" alt="" /></div>
<div>C&#8217;è stato un tempo, e in parte è tutt&#8217;ora valido, in cui per vedere una stagione di una serie TV si impiegavano parecchie settimane, complice l&#8217;attesa fra una puntata e l&#8217;altra e la tanto odiata pausa mid-season, accompagnata da quei 2-3 mesi tragici in cui non si sapeva più cosa fare della propria vita. Netflix, [&#8230;]</div>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="" width="" height="" title="" alt="" /></div><div><p dir="ltr">C&#8217;è stato un tempo, e in parte è tutt&#8217;ora valido, in cui per vedere una stagione di una serie TV si impiegavano parecchie settimane, complice l&#8217;attesa fra una puntata e l&#8217;altra e la tanto odiata pausa mid-season, accompagnata da quei 2-3 mesi tragici in cui non si sapeva più cosa fare della propria vita. <strong>Netflix, in questo, ha generato una lunga serie di bingewatcher accaniti</strong>, che divorano puntate su puntate, abbandonandosi chi alla poltrona, chi al divano, chi direttamente al letto. Se da una parte questo può essere dannoso, dando poco tempo per metabolizzare gli eventi, dall&#8217;altro lascia allo spettatore la possibilità di scegliere come e quando vedere la propria serie preferita: alcune di queste hanno infatti la caratteristica di essere alienanti, obbligandoti a premere quel pulsante &#8220;Prossimo Episodio&#8221; non appena termina l&#8217;ultimo fotogramma e per certi versi rendono al meglio se viste in modalità &#8220;Maratona&#8221;. Ecco, se ve lo state chiedendo è così: stiamo descrivendo proprio Stranger Things.</p>
<p><iframe title="Stranger Things 2 | Official Final Trailer | Netflix" width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/R1ZXOOLMJ8s?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p dir="ltr">Nella lunga lista di produzioni cinematografiche e televisive che hanno invaso gli schermi di tutto il mondo, sono incalcolabili le volte che un sequel, o come in questo caso una seconda stagione, abbia deluso le aspettative dei fan dopo il grande esordio: lampante e, purtroppo, triste è l&#8217;esempio dato da <em>Matrix Reloaded</em>, opera più commerciale che altro e della quale, in tutta onestà, avremmo fatto volentieri a meno; oppure <em>Lost</em>, serie meravigliosa nelle prime stagioni e che, nelle sue ultime apparizioni, è andata perdendosi. Più raro è invece imbattersi in un miglioramento: le possibilità che una grande serie TV arrivi alla seconda stagione battendo sé stessa sono decisamente poche: Stranger Things, dopo l&#8217;esordio dello scorso anno, si ripresenta con l&#8217;ambizione di non perdere l&#8217;energia della prima uscita, mantenendo alta la tensione senza risultare banale. <strong>Beh, direi che c&#8217;è poco da dire: &#8220;You did it!&#8221;</strong> [su_quote]</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #4a1844;">Stranger Things 2 riesce dove molti hanno fallito, tenendo testa alla prima stagione, addirittura superandola.</span></h1>
<p>[/su_quote]</p>
<p dir="ltr">Raccontarvi questa seconda stagione riuscendo a non lasciarci sfuggire neanche uno spoiler sarebbe un&#8217;impresa titanica, degna del miglior Ercole, per cui no, non vi racconteremo Stranger Things. O meglio, non vi racconteremo cosa succede nella serie, ma cosa è successo a noi, le nostre emozioni, ciò che ci è passato sulla pelle. Si, perché quella che è nata come una &#8220;semplice&#8221; produzione Netflix non è rimasta tale: diremo una cosa forte, ma si ha la nettissima sensazione di essere di fronte ad una di quelle opere delle quali parleremo per i prossimi 30 anni: <strong>Stranger Things è un viaggio personale che ti trascina all&#8217;interno dei sentimenti, dei pensieri e delle sensazioni di tutti i personaggi</strong>, dal protagonista di spicco alla meno importante delle spalle, senza escluderne neanche uno. Un ottovolante di emozioni, dalla paura all&#8217;amore, dall&#8217;amicizia all&#8217;odio, passando per la confusione e il dolore fisico.</p>
<figure id="attachment_93235" aria-describedby="caption-attachment-93235" style="width: 874px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-93235 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2017/10/Dustin.jpg" alt="" width="874" height="452" /><figcaption id="caption-attachment-93235" class="wp-caption-text">&#8220;Vedrai che non potrà resistere a queste perle!&#8221;</figcaption></figure>
<p dir="ltr">Siamo quindi di fronte alla serie perfetta? <strong>No, neanche per sogno, perché questa seconda ondata di episodi di Stranger Things lascia qualche lacuna a destra e a sinistra</strong>. Su tutti un paio di episodi che abbiamo trovato decisamente rivedibili, soprattutto il primo, con toni particolarmente bassi e ben poca carne al fuoco, cosa che non ti aspetti in una serie &#8220;breve&#8221;, composta da nove episodi. Ma al di là degli intrecci narrativi, a volte inspiegabilmente complessi da seguire all&#8217;interno di una trama discretamente lineare e semplice, l&#8217;ago della bilancia torna a pendere in favore della serie quando si analizzano i singoli: ognuno dei personaggi, anche quelli minori, è caratterizzato, ogni dialogo è pensato e pesato, ogni singola espressione facciale è perfettamente abbinata a chi la effettua (<em>Dustin</em>. <em>Dustin</em>. Come si fa a non amare un personaggio come <em>Dustin</em>?)</p>
<p>[su_quote]</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #4a1844;">Ogni personaggio è studiato alla perfezione, risultando importante anche restando poco sullo schermo.</span></h1>
<p>[/su_quote]</p>
<p dir="ltr"><em>Ghostbusters</em>, <em>Karate Kid</em>, <em>Dragon&#8217;s Lair</em>, <em>Life is Strange</em>, <em>Mad Max </em>e tanti altri: citazioni su citazioni. Uno degli aspetti più o meno nascosti della serie è il continuo richiamo a produzioni cinematografiche e videoludiche degli ultimi 30 anni, sotto forma esplicita (<em>Dig Dug</em> o gli altri giochi fisicamente presenti) o più celata (qui evitare gli spoiler è praticamente impossibile, ma prendiamo quello meno doloroso: <strong>&#8220;<em>Max</em>, non <em>Maxine</em>.&#8221;. Alla <em>Dontnod</em> qualche orecchio deve aver fischiato bello forte.</strong>). Un omaggio sia a chi, avendo vissuto gli anni &#8217;80, guarda la serie riportando indietro la mente a quello stile di vita, sia a chi più giovane si addentra nel mondo che fu dei propri genitori, fra film e musica. Proprio su quest&#8217;ultima una menzione speciale, azzeccata alla perfezione, fra Push It To The Limit, già presente in un cult dell&#8217;epoca come <em>Scarface</em>, e Every Breath You Take dei Police: note e immagini associate con perfetta maestria.</p>
<figure id="attachment_93234" aria-describedby="caption-attachment-93234" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-93234" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2017/10/StrangerThings-1024x575.jpg" alt="" width="750" height="421" /><figcaption id="caption-attachment-93234" class="wp-caption-text">Se c&#8217;è qualcosa di strano nel tuo quartiere chi chiamerai?</figcaption></figure>
<p dir="ltr">Grande protagonista anche, ovviamente, di questa seconda stagione è il <em>Sottosopra</em>, l&#8217;<em>Upside-Down</em>, la <em>Hawkins</em> parallela in cui tutto è più cupo e tenebroso, oltre ad essere dannatamente pericoloso. La differenza di colori e di inquadrature rende benissimo l&#8217;idea di dove ci si trova e quale sensazione è giusto trasmettere allo spettatore in quel preciso istante. La cura dei dettagli ambientali resta quindi uno dei punti di forza maggiori di Stranger Things, mentre altrettanto non si può dire, ma questo è un difetto ereditato sin dall&#8217;inizio, per quanto riguarda la localizzazione. Per chiarezza: l&#8217;Italia vanta uno dei parchi traduttori e doppiatori migliori del mondo e di questo dobbiamo andare fieri e orgogliosi. <strong>Resta però un velato disappunto quando si ascoltano o leggono alcune traduzioni</strong>, ben più che forzate: non ci abitueremo mai, seppure fosse molto complicato trovare un&#8217;altra soluzione, al fatto che se <em>El</em> / <em>Eleven</em> è un gioco di parole meraviglioso, essendo <em>El</em> non solo l&#8217;abbreviazione di <em>Eleven</em>, ma anche di un nome reale come Elizabeth o Eleanor, altrettanto non si può dire di <em>Undi</em>, certamente abbreviazione di <em>Undici</em>, ma decisamente non l&#8217;abbreviazione di un nome.</p>
<p dir="ltr">Matt e Ross Duffer, insieme al prezioso aiuto di Shawn Levy, Dan Cohen e all&#8217;abilità di tutto il cast, compresi i nuovi ingressi (dlin-dlon, altro campanello spoiler, per cui ci fermiamo qui) hanno confezionato quindi uno degli esempi di un sequel in grado di battere il proprio predecessore: <strong>Stranger Things 2, con le sue dinamiche e i suoi intrecci, riesce a generare un livello di empatia tale fra personaggi e spettatori</strong> che porta questi ultimi a gioire, piangere, emozionarsi e soffrire insieme a loro per tutto l&#8217;arco delle nove puntate. Un&#8217;esperienza unica, da vivere tutta d&#8217;un fiato, senza farsi distrarre neanche per un secondo. Bentornati ad <em>Hawkins</em>.</p>
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		<title>Recensione Destiny 2 [PC]</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco "Moz" Mulinacci]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Oct 2017 10:46:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Bungie]]></category>
		<category><![CDATA[Destiny 2]]></category>
		<category><![CDATA[PC]]></category>
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					<description><![CDATA[<div>A distanza di quasi due mesi dal 6 Settembre, giorno nel quale hanno lanciato sul mercato console il secondo capitolo della loro creatura, Destiny, Bungie e Activision, tramite la piattaforma Battle.net, hanno finalmente portato il loro universo a disposizione dei PC gamer. Una data per certi versi storica, poiché gli amanti del gioco mouse e [&#8230;]</div>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><p>A distanza di quasi due mesi dal 6 Settembre, giorno nel quale hanno lanciato sul mercato console il secondo capitolo della loro creatura, <em>Destiny</em>, Bungie e Activision, tramite la piattaforma Battle.net, hanno finalmente portato il loro universo a disposizione dei PC gamer. Una data per certi versi storica, poiché gli amanti del gioco mouse e tastiera attendevano questo momento da tempo: precisamente sin dal suo annuncio lanciato mesi fa, quando dopo le tante richieste pervenute per il primo <em>Destiny</em>, <strong>la casa di sviluppo ha deciso di portare questa nuova avventura alla portata di </strong>(<strong>quasi</strong>)<strong> tutti</strong>. Prima di addentrarci nell&#8217;analisi del titolo però una premessa è doverosa: il gioco è, a livello di storyline e narrazione, identico alla release per console, della quale è uscita la <a href="https://www.vgmag.it/recensione-destiny-2/" target="_blank" rel="noopener">recensione</a> tempo fa e alla quale vi rimandiamo. Qui si porrà l&#8217;accento su quelle che sono le caratteristiche tipiche del gioco su PC e sulle differenze, più o meno tangibili, fra le due versioni.</p>
<p><iframe title="Destiny 2 – Official PC Launch Trailer" width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/awh2XU3WrWI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p>A differenza di quello che si poteva pensare inizialmente, data la necessità di essere sempre connessi e l&#8217;alta qualità grafica del titolo, <strong>i requisiti minimi consigliati dalla stessa Bungie per Destiny 2 non sono affatto proibitivi</strong>: per gustarsi quest&#8217;avventura infatti avremo bisogno di un Intel Core i3 3250 o, in alternativa, di un AMD FX-4350, supportato da 6 GB di RAM e da una GTX 660. Più alte, ovviamente, le richieste per quanto riguarda i requisiti consigliati, che vedono passare il processore ad un i5 2400, dotato di 8 GB di RAM e di una scheda grafica GTX 970. Niente comunque di eccezionale, se pensiamo alla grande qualità delle immagini che il gioco ci regala.</p>
<p>[su_quote]</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #991735;"><strong>I requisiti per gustarsi Destiny 2 su PC non sono proibitivi, nonostante l&#8217;alta qualità grafica del titolo.</strong></span></h1>
<p>[/su_quote]</p>
<p>La nostra prova è stata effettuata con un processore i7 4790, con 8 GB di RAM e una GTX 970, proprio come richiesto da Bungie per fruire al meglio l&#8217;esperienza. Impostazione, la nostra, che ci ha permesso di settare i dettagli grafici ad un livello alto, regalandoci una resa di colori e dettagli impressionante, come già avevamo avuto modo di vedere durante la prima prova svolta su PC: con buona pace dei possessori di Destiny 2 per console, siamo di fronte alla sublimazione del titolo, <strong>capace di rimanere stabile su 60 fps e regalandoci non solo fluidità nei movimenti e nel combattimento</strong>,<strong> ma una serie di meravigliose panoramiche sul mondo di gioco</strong>.</p>
<figure id="attachment_93061" aria-describedby="caption-attachment-93061" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-93061" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2017/10/Destiny2-1024x576.jpg" alt="" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-93061" class="wp-caption-text">In alcuni angoli di mondo si rimane decisamente a bocca aperta.</figcaption></figure>
<p>I puristi del genere stanno per leggere qualcosa che gli farà venire l&#8217;orticaria: non ci siamo limitati al gioco mouse e tastiera, ma abbiamo provato anche il feeling pad alla mano. Si, lo sappiamo, gli sparatutto su PC sono da giocare con il puntamento manuale, ma non odiateci per la nostra indagine. La verità è che, non essendo un brand che fa del realismo la sua arma principale e non essendo, sostanzialmente, un titolo proibitivo a livello di difficoltà, <strong>anche usando un joypad il divertimento rimane immutato</strong>: ovviamente, soprattutto nella sua veste più competitiva, ovvero nella modalità Crogiolo, il PvP di Destiny 2, le risposte di precisione e fluidità che vengono date dal mouse non sono raggiungibili, ma non ci sentiamo di bocciare neanche l&#8217;altra veste, più casual e arcade.</p>
<p>[su_quote]</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #991735;"><strong>Non è come giocare con mouse e tastiera, ma l&#8217;esperienza con il joypad ci ha lasciato soddisfatti.</strong></span></h1>
<p>[/su_quote]</p>
<p>Una delle note dolenti delle versioni console erano senza ombra di dubbio bug e server che, nei primi giorni post lancio, stavano compromettendo l&#8217;esperienza complessiva di gioco. Su PC, Bungie e Activision, <strong>sembrano aver lavorato più a fondo e con più calma</strong>, anche grazie al mese e mezzo aggiuntivo: il risultato è che durante questi primi giorni di gioco non abbiamo riscontato cadute e disconnessioni, né in PvE né tantomeno in PvP. Un aspetto fondamentale questo, se si considera che l&#8217;intero prodotto è fondato sul gioco online.</p>
<figure id="attachment_77268" aria-describedby="caption-attachment-77268" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-77268" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2017/05/destiny_2_teaser.0-1024x683.jpg" alt="" width="750" height="500" /><figcaption id="caption-attachment-77268" class="wp-caption-text">La caratterizzazione di <em>Cayde</em> è maestosa.</figcaption></figure>
<p>Molto importante è stato l&#8217;annuncio fatto dalla casa di sviluppo e del quale vi abbiamo parlato in una nostra <a href="https://www.vgmag.it/destiny-2-dlc-aggiornamenti-patch-arriveranno-contemporaneamente-pc-console/" target="_blank" rel="noopener">news</a>, secondo il quale tutti gli aggiornamenti, compresi i DLC, verranno distribuiti contemporaneamente per console e PC, dando quindi a tutti giocatori parità di trattamento, senza lasciare nessuno &#8220;indietro&#8221;. <strong>Proprio i contenuti aggiuntivi e la necessità quindi di inserire delle novità durante il percorso di vita del titolo</strong>,<strong> sono una delle note più discusse</strong>, come lo furono per il predecessore, di questo Destiny 2: per quanto il titolo faccia della componente cooperativa e online il suo fulcro principale, è inevitabile porre ancora una volta l&#8217;accento sulla poca attenzione riservata alla trama principale.</p>
<p>[su_quote]</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #991735;"><strong>La storyline principale è poco sviluppata e, a tratti, fin troppo semplice.</strong></span></h1>
<p>[/su_quote]</p>
<p><em>Ghaul</em>, il <em>Cabal</em> nemico che ci troviamo ad affrontare stavolta, è sicuramente più affascinante delle <em>Menti del Giardino Nero</em> del primo capitolo: ciò non toglie che, senza neanche correre troppo, la storia possa essere portata a termine in poche ore, problema relativo, ma <strong>soprattutto tramite un&#8217;ultima Boss Fight in cui riceviamo fin troppi aiuti</strong>. Non ci resta quindi che attendere l&#8217;Incursione, &#8220;Leviatano&#8221;, e tutta quella gamma di aggiornamenti che renderanno la creatura di Bungie un titolo completo e fruibile a 360°.</p>
<p>Destiny 2, nella sua forma PC, rimane un prodotto valido e di ottimo livello, così come lo è quello per console: il livello grafico raggiunto è notevole, ma non varia in maniera sostanziale la nostra percezione del titolo, che <strong>si conferma uno dei migliori sparatutto disponibili sul mercato</strong>. La speranza, nostra e dei difensori del <em>Viaggiatore</em>, è che tramite aggiornamenti e DLC, l&#8217;esperienza si possa arricchire in modo tale da consegnare, a tutti noi, un prodotto completo e pienamente soddisfacente, in grado di saziare sia la nostra fame di competitivo, ma anche la voglia di una trama che scateni nel giocatore emozioni e sensazioni uniche. Che voi siate affascinati dalla saggezza degli <em>Stregoni</em>, dalla forza prorompente dei <em>Titani</em> o dall&#8217;astuzia dei <em>Cacciatori</em>, armatevi e preparatevi a partire nel vostro viaggio: Destiny 2 vi sta aspettando, ora anche su PC!</p>
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		<title>Recensione Suburra &#8211; La Serie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco "Moz" Mulinacci]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Oct 2017 10:17:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Z-Movies]]></category>
		<category><![CDATA[Netflix]]></category>
		<category><![CDATA[Serie tv]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="" width="" height="" title="" alt="" /></div>
<div>Quando ormai, svariati mesi fa, Netflix, colosso mondiale dell&#8217;intrattenimento digitale ormai radicato anche in Italia, annunciò l&#8217;uscita della serie di Suburra, i fan e gli appassionati iniziarono a non stare più nella pelle: d&#8217;altronde, non ci si poteva aspettare altro, considerato il successo che romanzo prima e lungometraggio poi avevano raccolto. Partendo anche questa volta [&#8230;]</div>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="" width="" height="" title="" alt="" /></div><div><p>Quando ormai, svariati mesi fa, Netflix, colosso mondiale dell&#8217;intrattenimento digitale ormai radicato anche in Italia, annunciò l&#8217;uscita della serie di Suburra, i fan e gli appassionati iniziarono a non stare più nella pelle: d&#8217;altronde, non ci si poteva aspettare altro, considerato il successo che romanzo prima e lungometraggio poi avevano raccolto. Partendo anche questa volta da un libro edito da Giancarlo De Cataldo, come avvenuto in precedenza con <em>Romanzo Criminale</em>, si avvertiva quasi la necessità di avere a disposizione una serie tv che ripercorresse il racconto del giudice in maniera più approfondita, analizzando i personaggi sotto la lente d&#8217;ingrandimento. <strong>Anche stavolta, lo scrittore ha deciso di affidare il proprio lavoro nelle mani di uno dei suoi fedelissimi, Michele Placido,</strong> già regista del film che raccontava, romanzandola, la storia della Banda della Magliana: una scelta che ai tempi fece comunque rumore, in quanto, negli ultimi anni, le produzioni di questo filone narrativo (pensiamo ad esempio alla serie di <em>Romanzo Criminale</em>, piuttosto che a quella di <em>Gomorra</em> o allo stesso film di Suburra) erano state affidate a Stefano Sollima, regista che, grazie ai suoi lavori, è riuscito ad ottenere un plebiscito di pareri favorevoli da parte di stampa e critici del settore, trovando la sua consacrazione.</p>
<figure id="attachment_91430" aria-describedby="caption-attachment-91430" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-91430 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2017/10/Suburra-1024x519.jpg" alt="" width="750" height="380" /><figcaption id="caption-attachment-91430" class="wp-caption-text">Non potevano mancare i tipici &#8220;sanpietrini&#8221; a formare la scritta iniziale</figcaption></figure>
<p>A differenza, però, degli esempi riportati in precedenza, la serie di Suburra si presenta al pubblico con un cambiamento di rotta netto e importante, poiché non si tratta solo di un racconto più approfondito, ma la storia inizia prima degli avvenimenti visti nel film e mantiene parte del cast del lungometraggio: la storia prende il via nel 2008, tre anni prima rispetto all&#8217;opera cinematografica, e ci permette di seguire da vicino lo sviluppo caratteriale dei personaggi. <strong>Il centro energetico dell&#8217;intera produzione è senza dubbio quello composto dalle storie dei tre protagonisti principali</strong>: <em>Aureliano Adami</em>, interpretato da un magistrale Alessandro Borghi, figlio di <em>Tullio Adami</em>, capo della famiglia che comanda la criminalità del litorale romano; Giacomo Ferrara nei panni di <em>Alberto Anacleti</em>, detto &#8220;<em>Spadino</em>&#8220;, fratello minore di <em>Manfredi</em>, capo degli &#8220;<em>Zingari</em>&#8220;; Eduardo Valdarnini, alias <em>Gabriele Marchilli</em>, studente universitario figlio di un poliziotto. Tre profili totalmente diversi fra di loro, ma che unendosi creano un intreccio di dinamiche e narrativa entusiasmante e talvolta imprevedibile, portando lo spettatore a scoprire sempre più sfaccettature del lato umano dei giovani, inizialmente nascosto sotto le fredde apparenze. Il tema ricorrente, che ci accompagnerà per tutte le dieci puntate, è quello familiare: <em>Aureliano</em>, orfano di madre sin dalla nascita, vive da sempre un rapporto estremamente conflittuale con il padre <em>Spadino</em>: a causa della struttura gerarchica degli &#8220;<em>Zingari</em>&#8221; e dell&#8217;atteggiamento del fratello, si sente intrappolato all&#8217;interno di un mondo che non sente suo, mentre <em>Lele</em>, apparentemente uno studente universitario modello, nasconde al padre poliziotto i risvolti criminali della sua vita parallela.</p>
<figure id="attachment_91431" aria-describedby="caption-attachment-91431" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-91431" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2017/10/SuburraTre-1024x681.jpg" alt="" width="750" height="499" /><figcaption id="caption-attachment-91431" class="wp-caption-text">Probabilmente il trio di criminali più diversi fra loro che si sia mai visto.</figcaption></figure>
<p>A fare da contorno vivo e fondamentale al trio di punta, troviamo una serie di personaggi più o meno presenti, tutti con un peso importante rispetto alla trama, a partire da <em>Samurai</em>, interpretato da Francesco Acquaroli, ex membro della Banda della Magliana e attualmente criminale di punta della malavita capitolina, spesso obbligato a gestire, in maniera più o meno plateale, i rapporti fra le varie famiglie romane. Oltre a lui, un ruolo decisivo lo rivestono un piccolo politico della giunta comunale di Roma con ambizioni di grandezza e il revisore dei conti del Vaticano, <em>Amedeo Cinaglia</em> e <em>Sara Monaschi</em>, rispettivamente Filippo Nigro e Claudia Gerini, che in maniera diretta si ritrovano coinvolti nel tema sul quale si basa l&#8217;intera trama, ovvero sia l&#8217;assegnazione di alcuni terreni di Ostia, centrali e nevralgici per la costruzione di quello che potrebbe diventare il porto turistico più importante del litorale romano. Come palcoscenico d&#8217;eccezione di questa criminalità, schiava di vizi e corruzione, di sotterfugi e violenza, troviamo una città come Roma, stavolta, però, <strong>non messa in mostra nella sua proverbiale bellezza e nei suoi angoli migliori, ma soprattutto nei suoi scorci bui</strong>, come a voler evidenziare che sotto allo strato di arte, cultura e meraviglia che la capitale porta con sé, vive un agglomerato di immoralità e malaffare che divora tutti coloro che vi si avvicinano, dal semplice criminale di borgata al politico, passando per borghesi e esponenti della Chiesa.</p>
<figure id="attachment_91432" aria-describedby="caption-attachment-91432" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-91432 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2017/10/Samurai-1024x666.jpg" alt="" width="750" height="488" /><figcaption id="caption-attachment-91432" class="wp-caption-text">Il passaggio da Amendola a Acquaroli non è stato minimamente accusato.</figcaption></figure>
<p>Se all&#8217;inizio della serie seguire il filo narrativo potrà risultare intricato e difficile da digerire, col passare del tempo le cose inizieranno a farsi sempre più chiare, anche e soprattutto grazie alla mano di Michele Placido, abile a dare ad ognuno dei protagonisti il proprio spazio per esprimersi, portando lo spettatore ad entrare in sintonia con il personaggio, pur mantenendo il distacco necessario quando si affrontano temi delicati come quelli della malavita, soprattutto contemporanea: una delle critiche che era stata mossa alle precedenti produzioni di questo genere, era di rendere &#8220;simpatici&#8221; i protagonisti, portando quindi il pubblico quasi a fare il tifo per loro. <strong>In Suburra questa sensazione sparisce, lasciando spazio ad una pura e semplice analisi delle azioni: il personaggio di turno non può essere visto di buon occhio</strong>, perché su ognuno di loro è posto saggiamente l&#8217;accento sulle azioni negative, lasciando spazio sì al lato emotivo, ma senza che esso prenda il sopravvento. Alla fine della serie potremo certamente dire di preferire un personaggio rispetto ad un altro, ma difficilmente avremo anche la minima percezione positiva di esso, come invece accaduto ad esempio in <em>Romanzo Criminale</em>. Molto interessante l&#8217;escamotage con cui il regista ci tiene sulle spine sin dall&#8217;inizio di ogni puntata: un piccolo taglio di circa un minuto ci preannuncia cosa vedremo alla fine, senza però svelare nulla di fondamentale, riportandoci poi al giorno precedente, in modo da tenerci concentrati e scatenando in noi la voglia di scoprire come si è arrivati alla situazione vista inizialmente.</p>
<figure id="attachment_91433" aria-describedby="caption-attachment-91433" style="width: 910px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-91433 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2017/10/Zingari.png" alt="" width="910" height="605" /><figcaption id="caption-attachment-91433" class="wp-caption-text">Uno dei punti più importanti della serie è il rapporto fra i fratelli <em>Anacleti.</em></figcaption></figure>
<p>Una menzione speciale, in chiusura, è da fare alla colonna sonora, che inquadra perfettamente l&#8217;intera serie: il gruppo Il Muro del Canto, insieme a Tommaso Zanello, meglio conosciuto come &#8220;Piotta&#8221;, ha difatti inciso 7 Vizi Capitale, nella quale <strong>descrive la Roma nascosta, quella che, citando il testo, &#8220;ti divora come un Barracuda&#8221;</strong>. Non staremo qui a raccontarvi cosa succederà nel dettaglio e come si concluderà la storia, ma quel che è certo e che vi possiamo dire è ciò che la stessa Netflix ha confermato: Suburra non si ferma qui e la serie continuerà, portandoci ad una seconda stagione.</p>
<p>In definitiva, il nostro consiglio è quello di prendervi del tempo per gustarvi questa magnifica produzione, capace di eccellere tanto nel manico del regista, quanto nell&#8217;abilità degli attori nel rendere umanamente i personaggi che hanno interpretato. Un lavoro pregevole, che conferma quanto noi connazionali sappiamo da tempo: <strong>in Italia, le serie le sappiamo fare. E bene</strong>. Lasciatevi inghiottire dalle profondità della Suburra.</p>
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		<title>Recensione FIFA 18</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco "Moz" Mulinacci]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Sep 2017 13:00:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
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		<category><![CDATA[Electronic Arts]]></category>
		<category><![CDATA[Fifa 18]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="" width="" height="" title="" alt="" /></div>
<div>&#8220;Italiani, popolo di santi, poeti, navigatori&#8230;e giocatori di FIFA.&#8221; Viste le tendenze degli ultimi tempi, potremmo tranquillamente modificare la celebre citazione inserendo l&#8217;ultimo punto: il brand targato Electronic Arts è da anni in cima alle classifiche di vendita nel nostro paese e non smette di confermarsi ogni volta. In realtà questo trend, se si guarda [&#8230;]</div>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="" width="" height="" title="" alt="" /></div><div><p>&#8220;Italiani, popolo di santi, poeti, navigatori&#8230;e giocatori di FIFA.&#8221; Viste le tendenze degli ultimi tempi, potremmo tranquillamente modificare la celebre citazione inserendo l&#8217;ultimo punto: il brand targato Electronic Arts è da anni in cima alle classifiche di vendita nel nostro paese e non smette di confermarsi ogni volta. In realtà questo trend, se si guarda all&#8217;andamento del prodotto e alle critiche che puntualmente vengono mosse dai giocatori e che si ritrovano su Facebook, Twitter e sui vari forum dedicati a FIFA, continua a stupirci: come è possibile che dopo un paio di mesi dall&#8217;uscita del gioco basta entrare su un qualsiasi gruppo dedicato al titolo per leggere un numero incalcolabile di critiche e poi al day one (e spesso prima, <a href="https://www.vgmag.it/fifa-18-rotto-il-day-one/" target="_blank" rel="noopener">come successo anche quest&#8217;anno</a>) ci ritroviamo di nuovo a parlare di sold out? Evidentemente qualcuno in EA Sports ha la formula magica: <strong>noi di VMAG abbiamo provato ad analizzare e a capire, tramite la versione PC, se anche quest&#8217;anno la ricetta è vincente</strong>.</p>
<p><iframe title="FIFA 18 | Official Gamescom 2017 Trailer (Blue Monday Mix)" width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/0ETKAYRzvjs?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Da quando si è passati alla generazione di console attuale, il divario con la concorrenza è stato sempre netto, tangibile, lasciando poco spazio ai dubbi dei giocatori: Electronic Arts è riuscita a sfornare in maniera continua un prodotto di qualità, capace di aggiornarsi e di reinventarsi, aggiungendo caratteristiche uniche e feature innovative, <strong>trovando il modo di ovviare all&#8217;annoso problema dei titoli a cadenza annuale</strong>. Quest&#8217;anno però la controparte, seppur con limiti evidenti, ha fatto parlare di sé, obbligando la casa di sviluppo americana a superarsi: FIFA 18, per essere ancora in cima al mondo delle simulazioni calcistiche, ha dovuto introdurre molte novità, alcune di grande spessore.</p>
<p>[su_quote]</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #991732;"><strong>Le novità in questo FIFA 18 sono parecchie.</strong></span></h1>
<p>[/su_quote]</p>
<p>Prima però di analizzare il contenuto del nuovo lavoro di Electronic Arts, facciamo una doverosa premessa: chi in questo momento sta scrivendo gioca a FIFA dal lontano 1997, quando acquistò la versione per GameBoy, per poi continuare fra PC (il nostalgico Road To World Cup 1998), PlayStation (memorabili le versioni 2000 e 2001) e qualche parentesi Xbox (&#8217;07 e &#8217;08, i primi sulla generazione 360). Questa precisazione è per spiegare che <strong>è stata seguita, più o meno consapevolmente, l&#8217;evoluzione del brand, notevolmente cambiato nel corso degli anni</strong>.</p>
<figure id="attachment_86280" aria-describedby="caption-attachment-86280" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-86280 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2017/08/FIFA-18-1024x576.jpg" alt="FIFA 18" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-86280" class="wp-caption-text">Diciamo che sotto il punto di vista dell&#8217;uomo di punta FIFA ha il meglio del meglio.</figcaption></figure>
<p>Il primo aspetto che una simulazione sportiva deve approfondire e perfezionare è, senza ombra di dubbio, quello del gameplay: nelle ultime stagioni gli accorgimenti fatti verso questo ambito erano stati minimi, seppur numerosi. Quest&#8217;anno invece il cambio è netto, andando a modificare l&#8217;esperienza di gioco tanto quanto lo fece l&#8217;introduzione della famosa &#8220;difesa tattica&#8221;, che obbligava i giocatori a scegliere alla perfezione la strategia di gioco in fase di non possesso. Mantenendo la struttura di base presente negli ultimi titoli, <strong>Electronic Arts ha voluto modificare il sistema di marcatura da parte del difensore</strong>, forzando il giocatore a non fare affidamento solo ed esclusivamente al contenimento dell&#8217;attaccante, ma a seguirlo nei movimenti, per evitare di essere lasciato sul posto.</p>
<p>[su_quote]</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #991732;"><strong>Difendere è più complicato, ma togliere la palla all&#8217;avversario sarà una soddisfazione.</strong></span></h1>
<p>[/su_quote]</p>
<p>Se da una parte questo sistema non è stato apprezzato da tanti utenti, nell&#8217;opinione di chi scrive il modo di difendere della precedente edizione era fin troppo semplice: bastava, difatti, che uno dei propri giocatori andasse a contenere l&#8217;attaccante, per poi raddoppiarlo sottraendo il pallone. Quest&#8217;anno, invece, la musica cambia, perché <strong>seguendo semplicemente l&#8217;avversario si andrà facilmente incontro ad un cambio di passo o ad un dribbling che ci disorienterà</strong>, facendoci perdere l&#8217;attimo e di conseguenza esponendoci ad una sortita offensiva. Questo sistema, da metabolizzare per chi era abituato ai titoli precedenti, genera indubbiamente una soddisfazione maggiore nel rubare la palla all&#8217;attaccante avversario. Tutte le novità, a cui bisogna obbligatoriamente abituarsi, si scontrano però con un problema che abbiamo evidenziato nei primi giorni: i portieri sono tendenzialmente meno reattivi rispetto allo scorso anno, concedendo fin troppi gol, soprattutto con tiri piazzati dalla distanza.</p>
<figure id="attachment_81253" aria-describedby="caption-attachment-81253" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-81253 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2017/06/Fifa-18-1024x576.jpg" alt="" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-81253" class="wp-caption-text">Le icone sostituiscono le leggende, ora su tutti i dispositivi</figcaption></figure>
<p>Negli ultimi anni, soprattutto nella modalità più utilizzata all&#8217;interno del gioco, ovvero l&#8217;Ultimate Team, si era notata una certa tendenza a prediligere una tipologia di gioco piuttosto che un&#8217;altra: nell&#8217;edizione del 2013, ad esempio, i cross dalla fascia e l&#8217;utilizzo di giocatori fisici dal buon colpo di testa erano sfruttati in maniera continua. Nel 2015 fu il turno dei lanci a scavalcare la difesa, per poi passare agli inserimenti centrali nel 2016. Quest&#8217;anno <strong>la sensazione, pad alla mano, è che si sia ritornati ad una tipologia di gioco più ragionato</strong>, andando quindi incontro ai sostenitori del <em>Tiki-Taka</em>: i fraseggi a centrocampo, per poi tentare la verticalizzazione verso la punta centrale o gli esterni, quando liberi, risultano più efficaci del classico lancio a superare i centrali di difesa, ora decisamente poco utile.</p>
<p>[su_quote]</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #991732;"><strong>La velocità risulta essere ancora troppo decisiva.</strong></span></h1>
<p>[/su_quote]</p>
<p>Un limite che tuttavia FIFA mantiene è quello dell&#8217;importanza della velocità: soprattutto in Ultimate Team, un giocatore rapido avrà quasi sempre la meglio, risultando imprendibile dalla maggior parte dei difensori. Uno squilibrio che, purtroppo, risulta decisivo e porta a trovare quasi sempre gli stessi avversari contro, come già successo negli anni precedenti: <strong>non si contano le volte che ci si ritrova a sfidare una difesa composta da <em>Bailly</em> e <em>Rudiger</em></strong>, entrambi decisamente troppo veloci per essere superati. Ciò che colpisce è, anche qui per l&#8217;ennesima volta, come le cose cambino fra l&#8217;online e l&#8217;offline: la percezione della rapidità di un giocatore è totalmente diversa a seconda che si giochi contro un avversario reale o contro la CPU.</p>
<figure id="attachment_90043" aria-describedby="caption-attachment-90043" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-90043 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2017/09/FIFABombonera-1024x576.jpg" alt="" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-90043" class="wp-caption-text">Le ambientazioni sono semplicemente pazzesche</figcaption></figure>
<p>Sotto il punto di vista grafico c&#8217;è veramente poco da criticare: da quando la scorsa stagione Electronic Arts ha introdotto il motore Frostbite anche nella sua fortunata saga calcistica, il salto in avanti a livello qualitativo è stato tangibile e francamente pazzesco. Quest&#8217;anno se possibile FIFA si migliora ancora, aumentando il numero di atleti ritratti alla perfezione e <strong>inserendo tante nuove animazioni e molte esultanze tipiche di alcuni giocatori</strong>, come abbiamo potuto vedere ad esempio per <em>Antoine Griezmann</em>, la stella francese dell&#8217;Atletico Madrid.</p>
<p>[su_quote]</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #991732;"><strong>Il livello di realismo ambientale è sempre più alto.</strong></span></h1>
<p>[/su_quote]</p>
<p>Ancora una volta si rimane stupiti entrando in campo: l&#8217;atmosfera è calda e reale, con gli stadi che rispondono in maniera diversa fra di loro: <strong>andare a giocare all&#8217;<em>Emirates Stadium</em> di Londra sarà decisamente differente rispetto ad un <em>Superclásico</em> in scena alla <em>Bombonera</em> di Buenos Aires</strong>, dove l&#8217;aria che si respirerà sarà tipica di uno dei match più sentiti del mondo del calcio. Anche durante la partita il feeling è perfetto: un gol al 90° con un match in bilico farà esplodere lo stadio, mentre il gol del 5-1 quando si sta perdendo non riceverà una risposta molto calorosa da parte dei tifosi. Particolare molto interessante è quello relativo alle esultanze dei giocatori: quando ci si avvicinerà alla telecamera per celebrare la segnatura, si potranno sentire le voci dei giocatori, una chicca magari poco utile ai fini del gameplay, ma di sicuro impatto e che perfeziona l&#8217;esperienza complessiva di gioco.</p>
<figure id="attachment_90137" aria-describedby="caption-attachment-90137" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-90137 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2017/09/HunterHenry-1024x576.jpg" alt="" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-90137" class="wp-caption-text">Ridi ridi <em>Alex</em>, vedrai quante te ne capiteranno&#8230;</figcaption></figure>
<p>Tante le novità anche a livello di modalità: la più attesa era sicuramente quella che percorre <strong>la strada del giovane talento <em>Alex Hunter</em>, alle prese con la sua seconda stagione da calciatore professionista</strong>. Trattandosi di una modalità storia e avendo una trama molto interessante non ci lasceremo scappare spoiler di nessun genere, ma vi possiamo assicurare che non vorrete perdervi neanche un secondo della storia di questo giovane calciatore e delle sue disavventure. Affascinante il modo in cui il nostro protagonista incontrerà star del calcio di ieri e di oggi, oltre che di altri sport, con due nomi su tutti che siamo sicuri vi faranno venire l&#8217;acquolina in bocca: <em>Thierry Henry</em> e <em>James Harden</em>, il volto (non a caso, eh EA?) di <em>NBA Live 18</em>.</p>
<figure id="attachment_90138" aria-describedby="caption-attachment-90138" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-90138 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2017/09/Walkout-1024x576.jpg" alt="" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-90138" class="wp-caption-text">Si, non è un sogno: a qualcuno succede anche questo.</figcaption></figure>
<p>Rivista in parte anche la modalità più giocata in assoluto, ovvero sia Ultimate Team, nella quale l&#8217;obiettivo sarà come sempre quello di creare la rosa dei nostri sogni: da quest&#8217;anno cambiano le animazioni in fase di apertura dei pacchetti, con dei nuovi &#8220;walkout&#8221; e l&#8217;inserimento delle animazioni personalizzate a seconda del giocatore trovato. Come detto, <strong>da quest&#8217;anno le leggende, prima esistenti solamente su Xbox, saranno sostituite dalle Icone, presenti su tutte le piattaforme</strong> e ognuna con tre versioni differenti basate su particolari anni della carriera del giocatore: le due di base saranno trovabili nei pacchetti, mentre quella con la valutazione più alta sarà sbloccabile in futuro tramite delle sfide create ad hoc.</p>
<p>[su_quote]</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #991732;"><strong>Le Squad Battles sono una valida alternativa alla Weekend League.</strong></span></h1>
<p>[/su_quote]</p>
<p>Svolta importante anche per quanto riguarda le varie possibilità di gioco interne alla modalità: lo scorso anno Electronic Arts aveva introdotto la Weekend League, una sorta di competizione elitaria in cui, durante il fine settimana, i giocatori che erano riusciti a qualificarsi si sfidavano fra di loro con l&#8217;obiettivo di vincere più partite possibili ed ottenere ricchi premi. Quest&#8217;anno, <strong>con FIFA 18, sono state introdotte le Squad Battles</strong>, una modalità offline in cui si andranno a sfidare squadre create dagli utenti per guadagnare più punti possibili e scalare la classifica generale, divisa nella stessa identica maniera della Weekend League: si partirà da Bronzo 3 fino ad arrivare a Fuoriclasse 1, oltre all&#8217;agognata Top 100, che garantisce premi molto ambiti. Restano sostanzialmente invariate le altre feature come le Sfide Creazione Rosa o le stagioni online, che mantengono le caratteristiche già conosciute.</p>
<figure id="attachment_90140" aria-describedby="caption-attachment-90140" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-90140 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2017/09/RonaldoGriezmann-1024x576.jpg" alt="" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-90140" class="wp-caption-text">Eh si <em>Antoine</em>, è proprio <em>Ronaldo</em> quello.</figcaption></figure>
<p>Aggiunta qualche novità anche per quanto riguarda la modalità carriera allenatore, che si migliora attraverso l&#8217;inserimento delle animazioni nel menu principale, <strong>le licenze ufficiali della Liga Spagnola, con tanto di scoreboard e grafiche ufficiali</strong>, e un nuovo sistema di trattative durante il calciomercato: per la prima volta bisognerà incontrare i dirigenti e il giocatore per discutere di persona i dettagli del trasferimento, magari sfruttando anche le nuove clausole di rescissione, presenti per la prima volta nella saga di FIFA. Piccole migliorie che, come abbiamo detto già in precedenza, aiutano il gioco ad essere sempre più aderente alla realtà, sia dal punto di vista grafico che da quello tecnico.</p>
<p>In definitiva, forse apparendo scontati, siamo davanti ad uno dei migliori FIFA di sempre, ma <strong>quando si ha a che fare con la parte calcistica di Electronic Arts è difficile sbagliarci</strong>. Non è esente da critiche, perché alcuni dettagli vanno rivisti e perfezionati, magari con le famose patch, di cui si fa ormai un uso massiccio, ma la strada iniziale è quella buona. Un titolo molto valido, che dal punto di vista estetico si avvicina a quello che probabilmente sarà il limite di questa generazione, mentre dal punto di vista tecnico mantiene alti gli standard, pur con il difetto di far sembrare Ultimate Team e le altre modalità due giochi dal gameplay differente. Certo è che se cercate una simulazione calcistica potete andare tranquilli, perché nel suo campo è indubbiamente il top. Gli scarpini sono allacciati, la maglia è indossata, il pad pronto in mano: scendete in campo anche voi a gustarvi il nuovo FIFA 18!</p>
</div><p>L'articolo <a href="https://www.vgmag.it/90027/recensione-fifa-18/">Recensione FIFA 18</a> proviene da <a href="https://www.vgmag.it">Vgmag.it</a>.</p>
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		<title>Recensione NBA 2K18 [PC]</title>
		<link>https://www.vgmag.it/89604/recensione-nba-2k18/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco "Moz" Mulinacci]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Sep 2017 11:23:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[2k]]></category>
		<category><![CDATA[NBA]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="" width="" height="" title="" alt="" /></div>
<div>&#8220;I limiti, come le paure, spesso sono soltanto un&#8217;illusione&#8221;. Se mi chiedete cosa penso di poter trovare all&#8217;ingresso degli studi di Visual Concepts, mi immagino una teca gigantesca sulla quale campeggia la citazione rubata a His Airness, Michael Jeffrey Jordan, che centra perfettamente il pensiero dei ragazzi che lavorano al titolo cestistico targato 2K. Si, [&#8230;]</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.vgmag.it/89604/recensione-nba-2k18/">Recensione NBA 2K18 [PC]</a> proviene da <a href="https://www.vgmag.it">Vgmag.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="" width="" height="" title="" alt="" /></div><div><p>&#8220;I limiti, come le paure, spesso sono soltanto un&#8217;illusione&#8221;. Se mi chiedete cosa penso di poter trovare all&#8217;ingresso degli studi di Visual Concepts, mi immagino una teca gigantesca sulla quale campeggia la citazione rubata a <em>His Airness</em>, <em>Michael Jeffrey Jordan</em>, che centra perfettamente il pensiero dei ragazzi che lavorano al titolo cestistico targato 2K. Si, perché sono anni ormai che, ogni qualvolta viene lanciato sul mercato un prodotto sportivo a cadenza annuale, la domanda è sempre la stessa: <strong>&#8220;Come si può migliorare in maniera tangibile un gioco uscito appena un anno fa?&#8221;</strong>. Tutto ciò viene accentuato nel caso di titoli come quelli della saga di NBA 2K, ormai da tempo al top per quanto riguarda il proprio settore, poiché se già è complicato migliorare un prodotto con poco tempo a disposizione, impresa  ancora più difficile è superare sé stessi quando si è già i migliori. La capacità dei ragazzi di Visual Concepts è questa, ogni anno raggiungono dei limiti per poi superarli, come se fossero una semplice illusione: benvenuti in NBA 2K18.</p>
<figure id="attachment_89605" aria-describedby="caption-attachment-89605" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-89605 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2017/09/NBA2K18AllTime-1024x576.jpg" alt="" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-89605" class="wp-caption-text"><em>Jordan</em>, <em>Rodman</em>, <em>Pippen</em>, <em>Grant</em>: ci sono proprio tutti nei Bulls di tutti i tempi!</figcaption></figure>
<p>Da dove si parte per migliorare qualcosa già di pregevole fattura? Ovviamente si conferma quanto di buono si era visto, ritoccando verso l&#8217;alto e perfezionando le piccolezze: <strong>negli ultimi due anni 2K è riuscita a portarci con i piedi sul parquet</strong>, sfruttando al massimo le capacità del motore di gioco e ricreando fedelmente ambientazioni e movimenti. In quest&#8217;edizione ritroviamo tutto ciò che di buono era stato creato, con l&#8217;aggiunta di piccoli ulteriori dettagli che fanno tuttavia la differenza.</p>
<p>[su_quote]</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #991732;"><strong>NBA 2K18 conferma quanto di buono si era visto, superandosi.</strong></span></h1>
<p>[/su_quote]</p>
<p>La fisica dei giocatori è ulteriormente migliorata, obbligando l&#8217;utente ad adattarsi alle capacità del player: se saremo in possesso di palla con <em>Magic Johnson</em> o <em>Larry Bird,</em> potremo compiere azioni che usando un giocatore di livello inferiore non saremo in grado di fare; anche sotto il punto di vista degli 1vs1, soprattutto in post, Visual Concepts ha affinato la qualità: la stazza di un atleta ha un&#8217;importanza sempre maggiore, dando agli scontri fisici un realismo sempre più alto e <strong>obbligando l&#8217;utente a scegliere con attenzione la tattica da utilizzare</strong>: quando si chiamerà un Pick &#8216;n&#8217; roll, è bene che venga effettuato da un giocatore di peso, altrimenti si rischierà di vanificare il blocco, con la conseguente perdita di secondi preziosi sul cronometro.</p>
<figure id="attachment_89607" aria-describedby="caption-attachment-89607" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-89607 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2017/09/UncleDrew-1024x576.jpg" alt="" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-89607" class="wp-caption-text">La sua faccia è tutto un programma: la canotta dei Cavs ad<em> Uncle Drew</em> non piace più</figcaption></figure>
<p>Quando meno di due mesi fa i Cleveland Cavaliers e i Boston Celtics hanno ufficializzato la trade dell&#8217;anno, l&#8217;umore negli studi della 2K non deve essere stato favoloso: <em>Isaiah Thomas</em>, <em>Jay Crowder</em> e <em>Ante Zigic</em> si sono mossi in direzione Ohio, mentre la tratta inversa è stata fatta da <em>Kyrie Irving</em>, protagonista assoluto degli ultimi anni in maglia Cavs e, per quanto ci riguarda, uomo di copertina di NBA 2K18. Con il gioco in fase molto avanzata e le pubblicità andate ormai in onda, lo scambio poteva creare più di un problema a Visual Concepts: <strong>una situazione complicata, gestita però alla perfezione e sfruttata per dare ancora più realismo al titolo</strong>. Capiterà infatti, nelle partite dei Cavaliers o dei Celtics, di sentire in sottofondo <em>Shaquille O&#8217;Neal</em> e <em>Kenny Smith</em>, presentatori di NBA 2KTV, discutere della trade che ha agitato il mercato americano.</p>
<p>[su_quote]</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #991732;">La trade fra Cavs e Celtics ha permesso a 2K di dare ancora più realismo al titolo</span></h1>
<p>[/su_quote]</p>
<p>Il team che ci racconterà le fasi di gioco non è cambiato: oltre ai già citati <em>The Jet </em>e <em>Shaq</em>, troveremo <em>Ernie Johnson</em> in conduzione e l&#8217;hall of famer <em>David Aldridge</em> a collegarsi da bordocampo ad ogni singola partita, ricreando il team di TNT, uno dei network americani che trasmette la pallacanestro a stelle e strisce. <strong>Qui uno dei pochi aspetti negativi del titolo</strong>: i siparietti sono divertenti, ma dopo un po&#8217; di tempo diventano stucchevoli e ripetitivi; fortunatamente, 2K ha inserito la possibilità di saltarli, feature che dopo qualche partita viene usata frequentemente.</p>
<figure id="attachment_89616" aria-describedby="caption-attachment-89616" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-89616 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2017/09/NBA2K18Shaq-1024x576.jpg" alt="" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-89616" class="wp-caption-text">Il &#8220;piccolo&#8221; <em>Shaquille O&#8217;Neal</em> è il protagonista delle Legend Edition</figcaption></figure>
<p>Se finora abbiamo parlato di piccoli ritocchi che hanno perfezionato aspetti già ottimi dei titoli precedenti, quest&#8217;anno Visual Concepts ha deciso di rivedere completamente la modalità principale di NBA 2K18, ovvero la MyCareer, nella quale, al solito, ci si metterà nei panni della giovane promessa della pallacanestro e si affronterà la dura strada che porta alla gloria. Negli ultimi anni sono stati fatti parecchi tentativi, alcuni andati male (non ce ne voglia nessuno, ma la storia scritta e diretta da Spike Lee era ai limiti del tollerabile), altri andati meglio (come lo scorso anno, quando la vita di <em>Pres</em> ci aveva decisamente appassionato).<strong> Quest&#8217;anno si è virato su una rivoluzione totale</strong>, cambiando non solo le basi della storia ma, soprattutto, la gestione della vita di <em>DJ</em>, il nostro alter ego virtuale.</p>
<p>[su_quote]</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #991732;"><strong>Il quartiere è la grande novità di questo NBA 2K18</strong></span></h1>
<p>[/su_quote]</p>
<p>&#8220;Vita di quartiere&#8221;, in inglese è &#8220;Run the Neighborhood&#8221;: il nome rende perfettamente l&#8217;idea di ciò che andremo a fare durante la nostra carriera. La storia di <em>DJ</em> è diversa rispetto a quelle di <em>Freq</em> nel 2016 e <em>Pres</em> nel 2017. Gli ultimi due erano ragazzi del college pronti ad essere draftati da una franchigia random dopo una grande carriera universitaria. <strong>Questa volta invece si parte dalla strada</strong>, senza passare per i classici canali: <em>DJ</em> è una giovane promessa che ha deciso di tornare a giocare a basket dopo aver tentato, senza successo, di seguire la strada della musica; il richiamo della palla a spicchi e del parquet però è troppo forte e, partendo da un piccolo torneo di quartiere, tornerà ad inseguire il proprio sogno.</p>
<p><iframe title="NBA 2K18 - Run The Neighborhood" width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/3EPHnjHu77g?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p>La prima novità che salta all&#8217;occhio è che non saremo più ingaggiati da una squadra casuale, ma sceglieremo noi stessi, all&#8217;inizio della carriera, la nostra franchigia preferita, che sarà di conseguenza quella che deciderà di puntare su di noi su indicazione di uno scout venuto a seguirci al campetto. Una scelta curiosa, che esce dai canoni del basket americano giovanile, ma che da al giocatore la libertà di scelta che tanto era stata invocata. Piccola chicca che si ripresenta dopo anni: quando creeremo il nostro giocatore potremo scegliere da dove proviene, senza obbligatoriamente inserire un college, <strong>avendo finalmente la possibilità di selezionare la nazionalità, anche quella italiana</strong>. Dall&#8217;arrivo in NBA in poi saremo noi a gestirci attraverso il quartiere, in una zona social che ricalca quella vista in titoli di genere totalmente diverso come <em>Destiny</em>, ma in un ambiente che sa molto di <em>Grand Theft Auto</em>.</p>
<p>[su_quote]</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #991732;"><strong>Negozi di scarpe, barbiere e tatuatore: di tutto e di più nel quartiere</strong></span></h1>
<p>[/su_quote]</p>
<p>Nel quartiere di NBA 2K18 avremo a disposizione negozi come quello della Foot Locker, dove potremo andare a comprare scarpe, magliette e accessori, oppure semplicemente a tenere una sessione di autografi con i fan; volete cambiare taglio di capelli? Niente panico, c&#8217;è <em>Doc</em> e il suo piccolo barber shop, pronto a soddisfare ogni nostra richiesta; <strong>l&#8217;inchiostro sulla vostra pelle scarseggia? <em>Alley-Oop</em> è la bottega che fa per voi</strong>, con decine e decine di tatuaggi diversi pronti per essere realizzati. Il tutto con un solo obiettivo in testa: la strada verso il 99, ovvero la valutazione massima che il nostro giocatore può raggiungere per poter dire di aver toccato vette appartenute a pochi eletti come <em>Michael Jordan, Magic Johnson, Bill Russell</em> o <em>Wilt Chamberlain</em>. Per perseguire questo traguardo non saremo, volendo, neanche obbligati a scendere in campo nelle gare di NBA, ma potremo anche decidere di giocare solamente online con gli altri player che frequentano il quartiere: ogni giocatore potrà decidere come e quando migliorare le proprie abilità, senza essere guidato nella sua crescita. Cambiata anche la gestione dei cartellini, ovvero quelle caratteristiche tipiche del giocatore a seconda dell&#8217;archetipo scelto: avranno un avanzamento visibile, e più faremo azioni legate alla singola capacità, più crescerà la nostra esperienza, portandoci dopo un po&#8217; di pratica a maneggiarla con maestria.</p>
<figure id="attachment_89629" aria-describedby="caption-attachment-89629" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-89629 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2017/09/NBA2K18Store-1024x576.jpg" alt="" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-89629" class="wp-caption-text">Shopping, che passione!</figcaption></figure>
<p>Le altre modalità di NBA 2K18 non sono state modificate in maniera sostanziale: MyTeam si aprirà come di consueto con uno starter pack composto da qualche giocatore di livello più basso e un top player in prestito, che potrete scegliere all&#8217;inizio della vostra avventura. Man mano che si gioca si accumuleranno crediti e VC (la valuta speciale del gioco) che vi permetteranno di acquistare giocatori, contratti e allenatori sul mercato oppure di aprire i pacchetti nella speranza di trovare le carte più adatte al vostro stile di gioco. <strong>Come lo scorso anno, anche le superstar a inizio anno sono &#8220;depotenziate&#8221;, in maniera tale da dare ancora più peso alle carte Momenti: </strong>versioni speciali che verranno rilasciate durante l&#8217;anno a seconda delle prestazioni reali dei giocatori. Per quanto concerne invece la modalità MyGM, essa non presenta feature uniche differenti rispetto alle edizioni precedenti, se non le premesse di partenza: in seguito ad un brutto infortunio, il vostro giocatore della modalità carriera decide di appendere le scarpette al chiodo passando dietro la scrivania, iniziando a gestire una franchigia da General Manager.</p>
<p><strong>In definitiva, riprendo le parole con cui avevo aperto questa recensione: &#8220;I limiti, come le paure, spesso sono soltanto un&#8217;illusione&#8221;</strong>. In casa 2K non esistono evidentemente nessuno dei due, perché più passano gli anni, più sono in grado di prendere un prodotto di alto livello e portarlo un gradino più su, dove si pensava che non si potesse arrivare. Un miglioramento continuo che passa per il duro lavoro e la voglia di primeggiare. Non penso di esagerare quando dico che, ad oggi, siamo di fronte ad uno dei titoli sportivi più completi di sempre e sempre più vicino alla perfezione totale. La sfida si rinnoverà anche il prossimo anno e sarà sempre più dura, ma siamo convinti che sapranno superarsi di nuovo. Nell&#8217;attesa, godiamoci questo NBA 2K18 a pieno: scarpette, calzettoni, pantaloncini e canotta, si scende in campo e ci si prende il quartiere!</p>
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		<title>Recensione Narcos: Stagione 3</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco "Moz" Mulinacci]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Sep 2017 12:55:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="" width="" height="" title="" alt="" /></div>
<div>La domanda che in tanti si ponevano alla fine dell&#8217;ultimo episodio della seconda stagione era semplice e diretta: &#8220;Come si potrà andare avanti senza Pablo Escobar?&#8221;. Eppure Netflix è stata chiara sin dall&#8217;inizio, già con il titolo della serie: Narcos. Non era quindi nata come la storia del signore della droga di Medellin, già descritto [&#8230;]</div>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="" width="" height="" title="" alt="" /></div><div><p>La domanda che in tanti si ponevano alla fine dell&#8217;ultimo episodio della seconda stagione era semplice e diretta: &#8220;Come si potrà andare avanti senza <em>Pablo Escobar</em>?&#8221;. <strong>Eppure Netflix è stata chiara sin dall&#8217;inizio, già con il titolo della serie: Narcos</strong>. Non era quindi nata come la storia del signore della droga di Medellin, già descritto e sviscerato in film e serie TV in ogni angolo del globo. Quello che stavolta il colosso americano voleva fare, era raccontare, romanzando a mestiere e partendo dall&#8217;ascesa di <em>Escobar</em>, il mondo che c&#8217;è dietro al narcotraffico, senza focalizzarsi su un singolo cartello. Per questo, dopo Medellin, la naturale prosecuzione della storia ci ha portati dritti a Cali, dove i fratelli <em>Orejuela</em> hanno fondato uno dei più grandi imperi criminali dello scorso secolo.</p>
<figure id="attachment_88581" aria-describedby="caption-attachment-88581" style="width: 1793px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-88581" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2017/09/Narcos3.jpg" alt="" width="1793" height="1005" /><figcaption id="caption-attachment-88581" class="wp-caption-text"><em>Gilberto</em>, <em>Miguel</em>, <em>Pacho</em> e <em>Chepe</em>: i 4 boss del Cartello di Cali sono i grandi protagonisti di questa stagione.</figcaption></figure>
<p>Se, come detto, l&#8217;addio di un personaggio carismatico come quello di <em>Pablo Escobar</em> poteva generare preoccupazione nei fan della serie, questa è stata spazzata via sin da subito: Narcos mantiene i suoi standard altissimi, confermando quanto di buono visto nelle prime due stagioni e alzando ulteriormente l&#8217;asticella. Si, perché se è vero che Wagner Moura riusciva a catalizzare l&#8217;attenzione su di sè per tutta la durata degli episodi, <strong>bisogna dare atto ai protagonisti di questo terzo anno di essere stati in grado di spartirsi equamente il palcoscenico</strong>, impresa tutt&#8217;altro che facile quando le storie raccontate si uniscono fra di loro, andando a formare un meraviglioso quanto complicato mosaico narrativo. Su tutti, la prima menzione va di diritto a Pedro Pascal, che tanti di voi ricorderanno anche per il ruolo di <em>Oberyn Martell</em>, la <em>Vipera Rossa di Dorne</em> in Game of Thrones: il suo <em>Javier Peña</em> ha il difficile compito di fare da solo il lavoro che aveva condiviso con <em>Steve Murphy</em>, dando la caccia al Cartello di Cali con pochi aiuti e molti bastoni fra le ruote. L&#8217;evoluzione del personaggio è emblematica di chi, nonostante le difficoltà, vuole far sì che la legge abbia la meglio sui soprusi e sulle ingiustizie, piaga frequente nella Colombia di quegli anni.</p>
<figure id="attachment_88582" aria-describedby="caption-attachment-88582" style="width: 960px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-88582" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2017/09/JavierPena.jpg" alt="" width="960" height="541" /><figcaption id="caption-attachment-88582" class="wp-caption-text"><em>Javier</em>, questi vizi proprio non vuoi perderli eh?</figcaption></figure>
<p>Dall&#8217;altra parte della barricata, a fare da &#8220;cattivi&#8221; durante queste dieci puntate, troviamo i fratelli <em>Orejuela</em>, <em>Gilberto</em> e <em>Miguel</em>, insieme a <em>Pacho Herrera</em>, personaggi già incontrati nelle prime due stagioni, e <em>Jose Santacruz Londoño</em>, detto <em>&#8220;Chepe&#8221;</em>, uno dei volti nuovi. La grande capacità degli attori che hanno prestato il loro volto è stata quella di far sì che nessuno dei quattro avesse la netta predominanza sugli altri, in modo tale da dare a tutti il loro spazio, il proprio angolo di storia da raccontare: dall&#8217;apparente calma di <em>Gilberto</em> al pensiero opposto del fratello <em>Miguel</em>, passando per la complicata storia personale di <em>Pacho</em> e per il sogno americano di <em>Chepe</em>, ognuno di loro viene descritto perfettamente dagli autori della serie. Dietro di loro, una folta e variegata schiera di scagnozzi, nella quale spiccano senza ombra di dubbio <strong>il figlio di <em>Miguel</em>, <em>David</em>, capace di incanalare verso di sé l&#8217;odio dello spettatore sin dalla sua prima apparizione sullo schermo</strong>, e <em>Jorge Salcedo</em>, il capo della sicurezza del Cartello, interpretato da un bravissimo Matias Varela, già apparso nel film di <em>Assassin&#8217;s Creed</em>.</p>
<figure id="attachment_88584" aria-describedby="caption-attachment-88584" style="width: 792px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-88584" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2017/09/Jorge-Salcedo.jpg" alt="" width="792" height="446" /><figcaption id="caption-attachment-88584" class="wp-caption-text">La storia di <em>Jorge</em> è una delle più importanti della serie</figcaption></figure>
<p>Essendo passate meno di due settimane dalla sua uscita, non entrerò nel merito della trama per evitare spoiler di qualsiasi tipo, in maniera tale da non rovinare l&#8217;esperienza a coloro che ancora non hanno avuto modo di vedere quest&#8217;ultima stagione. Quello che però vi posso assicurare è ciò che è stato detto come premessa: <strong>Narcos non finisce con <em>Pablo Escobar</em>, anzi</strong>. Il terzo anno è capace di migliorare quanto di buono avevamo già visto, introducendo personaggi fondamentali a fronte della perdita di quelli che erano punti cardine della produzione. L&#8217;unica piccola anticipazione che vi posso fare, se non l&#8217;avete ancora vista, è che l&#8217;avventura non si chiuderà così: Netflix sta già lavorando ad una quarta stagione, per cui non disperate, perché la caccia ai cartelli non è affatto conclusa.</p>
<p>In conclusione, non posso far altro che consigliarvi la visione: psicologia dei personaggi, ambientazione e trama si uniscono in una perfetta ragnatela fatta di continui picchi di tensione, trascinando lo spettatore lungo i dieci episodi senza mai annoiarlo.<strong> Cancellate dalla vostra testa il pregiudizio, preparate i popcorn, accendete Netflix e mettetevi comodi</strong>, perché Narcos continuerà a farvi innamorare.</p>
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