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	<title>EdeaViolet, Autore presso Vgmag.it</title>
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	<title>EdeaViolet, Autore presso Vgmag.it</title>
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		<title>Recensione The Town of Light</title>
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		<dc:creator><![CDATA[EdeaViolet]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Jun 2017 13:33:50 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="" width="" height="" title="" alt="" /></div>
<div>Il manicomio, tendenzialmente luogo dimenticato da Dio e molto spesso utilizzato per nascondere e dimenticare qualcuno o qualcosa, nel nostro caso diventa il protagonista di questo gioco pluripremiato che finalmente approda su PlayStation 4 e XBox One. Si avete intuito bene, stiamo parlando di The Town of Light, titolo italiano che ci aveva lasciati piacevolmente [&#8230;]</div>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="" width="" height="" title="" alt="" /></div><div><p>Il manicomio, tendenzialmente luogo dimenticato da Dio e molto spesso utilizzato per nascondere e dimenticare qualcuno o qualcosa, nel nostro caso diventa il protagonista di questo gioco pluripremiato che finalmente approda su PlayStation 4 e XBox One. Si avete intuito bene, stiamo parlando di The Town of Light, titolo italiano che ci aveva lasciati piacevolmente stupiti nella nostra <a href="https://www.vgmag.it/the-town-of-light-la-recensione-di-vmag/">prima recensione</a>, e che è ancora in grado di emozionarci. Quello che ci vuole raccontare LKA si svolge all&#8217;interno del manicomio di Volterra. Qualcuno di voi ha mai sentito la Legge Basaglia? Avete mai cercato informazioni inerenti a quello che realmente accadeva in questi luoghi? Giocando questo titolo non ne avrete bisogno. <em>Renèe</em>, la protagonista, vi condurrà con lei tra i tormenti della sua mente, indebolita da una serie di costrizioni corporali e mentali che vi spingeranno verso il limite della sopportazione tanto più l’affezione verso di lei diventerà forte. <strong>Ci troviamo davanti ad un’avventura esplorativa, ad un vero e proprio punto di rottura</strong>: non solo si parla di pazzia e manicomi, ma ci troviamo noi stessi a vivere un&#8217;esperienza unica e brutalmente sconvolgente.</p>
<p><iframe title="The Town of Light - Accolades Trailer | PS4" width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/rHcihI0LiJo?start=59&#038;feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Il gioco si svolge nel presente, ma ci troveremo a ripercorrere il suo passato attraverso l’esplorazione del manicomio ormai logorato dal tempo, poiché le vicende risalgono agli anni ’30 del secolo scorso. The Town of Light vuole raccontare una storia vera, una realtà cruda e fredda,<strong> la storia della nostra protagonista è terribile e tremendamente dura</strong>. Non solo avremo a che fare con le sue paranoie e le sue incongruenze mentali, ma anche con uno staff ospedaliero spesso non adatto al ruolo a loro assegnato, insabbiando anche le cose peggiori in modo tale da risultare sempre “innocenti”. In quanto donna, mi sono fatta facilmente trascinare dalle emozioni della nostra protagonista: tutto quello che deve affrontare l’ho sentito parte di me e ho cercato di immaginare come si potesse sentire una ragazza di soli 16 anni a dover affrontare tutto ciò.  <strong>E fidatevi, non lo augurerei a nessuno</strong>.</p>
<p>[su_quote]</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #991700;"><span style="color: #991732;"><strong>La realtà si assottiglia ed io mi trovo senza pelle, ogni alito di vento è terribilmente doloroso</strong></span>.</span></h1>
<p>[/su_quote]</p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Renèe sarà quasi sempre consapevole del suo stato e della sua sorte</strong>, arriverete al finale che sarà così inaspettato da lasciarvi con una sensazione precisa: la netta percezione, cioè, che la vita della protagonista, così come quella di molti altri spesso rinchiusi e dimenticati nei manicomi, siano state esistenze letteralmente gettate via. Infatti è di pochi giorni fa la notizia che un&#8217;uomo che è stato ingiustamente rinchiuso per 25 anni, non stiamo parlando di fantascienza.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span></p>
<figure id="attachment_79313" aria-describedby="caption-attachment-79313" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-79313 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2017/06/The-Town-of-Light_20170606195114-1024x576.png" alt="" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-79313" class="wp-caption-text">Facciata ricostruita del manicomio di Volterra</figcaption></figure>
<p>In definitiva ci troviamo davanti a un titolo in prima persona, dove bisognerà girovagare per il manicomio e lo spazio limitrofo esterno. <strong>Non saranno presenti enigmi logici né tantomeno un inventario</strong>: l’interattività sarà  garantita dall&#8217;utilizzo di alcuni oggetti che sbloccheranno i ricordi della protagonista, e ci faranno avanzare nella storia. Capire come muoversi è abbastanza semplice, visto che tutto quello che bisognerà fare sarà prestare attenzione alle parole della protagonista: le informazioni sulla prossima area da esplorare, così, potranno essere estrapolate dalle riflessioni di <em>Renèe</em>.</p>
<p>[su_quote]</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #991700;"><span style="color: #991732;"><strong>Una storia che ti inviterà a giocare ancora, per scoprirne tutti i segreti</strong></span>.</span></h1>
<p>[/su_quote]</p>
<p><strong>Non c&#8217;è pericolo di rimanere bloccati: </strong>infatti sarà possibile utilizzare alcuni suggerimenti, che diranno in maniera chiara (forse anche troppo) dove andare e cosa fare. Alcuni capitoli daranno modo, insieme ad alcuni sottocapitoli presenti, di vivere versioni differenti della storia. Si tratta di deviazioni dalla trama principale, che faranno in ogni caso arrivare il giocatore ai medesimi snodi narrativi, ma attraverso direzioni differenti. Si tratta di una trovata che, dopo aver finito il gioco una prima volta, vi porterà a rigiocarlo, per cercare di capire alcuni particolari in più sulla sua vicenda.</p>
<figure id="attachment_79314" aria-describedby="caption-attachment-79314" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-79314 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2017/06/The-Town-of-Light_20170606204049-1024x576.png" alt="" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-79314" class="wp-caption-text">Non credo che queste siano le sensazioni che dovrebbe vivere una 16enne</figcaption></figure>
<p>Dal punto di vista artistico, The Town of Light è un titolo che presenta interessanti soluzioni. La maggioranza delle cutscene sono realizzate in 2D e mantengono una<strong> potenza espressiva notevole grazie a disegni dal forte impatto</strong>. La cura scenografica del titolo è di alto livello: dopo aver smesso di giocare, non nascondo di essere tornata con la mente, più volte, su alcune sequenze particolarmente drammatiche, in cui sonoro e video non davano scampo alcuno.</p>
<p>[su_quote]</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #991700;"><span style="color: #991732;"><strong>Ci troviamo davanti a un gioco che punta tutto sulla narrativa e sull&#8217;atmosfera</strong></span>.</span></h1>
<p>[/su_quote]</p>
<p>In ogni caso, quello su cui vogliamo soffermarci prima di passare al commento finale è il comparto audio. Appare molto positiva la scelta degli effetti audio, specialmente durante i nostri spostamenti all&#8217;interno della struttura. Dopo aver visto le diverse lingue a disposizione, mi sento di dire che è <strong>senza dubbio l’italiano la lingua in cui andrebbe giocato</strong> The Town of Light.</p>
<p>Concludendo, non cambia molto il nostro giudizio di un&#8217;anno fa. Il viaggio va vissuto, va buttato giù tutto di un sorso per permettere al giocatore di viverlo fino al midollo. Vi sentirete svuotati e arricchiti nello stesso momento, fino ad arrivare alla sensazione di fiato che si spezza a metà. Lo si ama, lo si deve amare in toto, nei suoi pregi e nei suoi difetti. In tutto. <em>Renèe</em> ha bisogno di voi, come voi di lei, non fatela aspettare.</p>
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		<title>Nights of Azure: la recensione di VMAG</title>
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		<dc:creator><![CDATA[EdeaViolet]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Mar 2016 16:12:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[ps4]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="" width="" height="" title="" alt="" /></div>
<div>Durante il Tokyo Game Show 2015 Guglielmo, l&#8217;attuale Editor in Chief di VRGamer, ha avuto la fortuna di intervistare su VMAG Kensuke Kikuchi, il creatore del titolo che abbiamo avuto finalmente modo di provare per voi. Nights of Azure, Yoru no Nai Kuni in Giappone, è un gioco creato dalla Gust, gli sviluppatori delle serie Atelier e Ar tonelico: Melody [&#8230;]</div>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="" width="" height="" title="" alt="" /></div><div><p><span style="font-weight: 400;">Durante il </span><span style="font-weight: 400;"><em>Tokyo Game Show 2015</em> Guglielmo, l&#8217;attuale Editor in Chief di <a href="http://www.vrgamer.it/" target="_blank" rel="noopener">VRGamer</a>, </span><span style="font-weight: 400;">ha <a href="https://www.vgmag.it/mostri-e-pupe-il-binomio-vincente-di-nights-of-azure/">avuto la fortuna di intervistare</a> su VMAG Kensuke Kikuchi, il creatore del titolo che abbiamo avuto finalmente modo di provare per voi. </span><span style="font-weight: 400;">Nights of Azure, </span><i><span style="font-weight: 400;">Yoru no Nai Kuni in Giappone,</span></i><span style="font-weight: 400;"> è un gioco creato dalla <strong>Gust</strong>, gli sviluppatori delle serie </span><i><span style="font-weight: 400;">Atelier e </span></i><i><span style="font-weight: 400;">Ar tonelico: Melody of Elemia</span></i><span style="font-weight: 400;">. </span><span style="font-weight: 400;">Quello che abbiamo davanti è un <strong>action JRPG per PayStation 4</strong>, già disponibile in Giappone dallo scorso ottobre anche per PlayStation 3 e PS Vita, ma in fase di localizzazione non è stato fatto un lavoro che adattasse il gioco al mercato europeo, lasciandolo in lingua originale. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In Nights of Azure ci ritroviamo nel XIX secolo in una piccola isola sperduta nel mare del nord, in un regno chiamato “Ruswal”. Il Signore della notte, sconfitto 800 anni addietro dai cavalieri de “La Curia”, morì spargendo il suo sangue blu, che cadde come una sorta di pioggia dal cielo, trasformando gli esseri viventi che entravano in contatto con questa sorta di &#8220;linfa blu&#8221; in demoni chiamati “</span><strong> Fiend</strong><span style="font-weight: 400;">” che tutt&#8217;ora vagano per la notte aggredendo tutto ciò che si muove e rendendo così sicura soltanto la vita durante il giorno: da qui il nome di “Terra senza notte”.</span></p>
<figure id="attachment_40941" aria-describedby="caption-attachment-40941" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-40941 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2016/03/Nights-of-Azure_20160325225017-1024x576.png" alt="Nights of Azure" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-40941" class="wp-caption-text">L&#8217;unico e solo &#8220;Signore della Notte&#8221; ci governerà e controllerà.</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">La Curia sa che il Signore della Notte non è stato sconfitto per sempre e che anzi, sta cercando di tornare al potere facendo calare la notte eterna. Per poter governare in maniera incontrastata, l’unico modo con cui ad ora la Curia può operare, tramite un&#8217;azione combinata di cavalieri, è occuparsi dei demoni ogni notte, grazie a preti e sacerdotesse che purificano il sangue azzurro raccolto in battaglia dai cavalieri. </span><span style="font-weight: 400;">Qui vi presentiamo la nostra protagonista, <strong>Arnice</strong>, anche lei cavaliere della Curia dotata di una rara particolarità, un po&#8217; come </span><span style="font-weight: 400;"><em>Ellie</em> in <em><a href="https://www.vgmag.it/last-us-la-recensione-di-vmag/" target="_blank" rel="noopener">The Last of Us</a>; </em></span><span style="font-weight: 400;">è stata infatti contaminata dal sangue azzurro senza però trasformarsi in un demone, <strong>acquisendo capacità uniche</strong> che la rendono la migliore di tutti. Una sorta di mezzo-sangue blu, per rimanere in tema.<br />
</span>[su_quote]</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #991732;">Tra le due si avvertirà da subito un forte legame che ci porteremo avanti per tutto il gioco anche con qualcosa che, delle volte, potrà velatamente ricordare un’amore saffico&#8230;</span></h1>
<p>[/su_quote]</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il gioco inizia quando arriviamo a bordo di una barca a vela nell&#8217;isola sopracitata e incontriamo <strong>Lilysse</strong>, che scopriamo essere una sua ex compagna di scuola che ora lavora come cameriera all</span><span style="font-weight: 400;">&#8216;<strong>Hotel Ende, </strong>quello che diventerà la nostra base operativa, e </span><span style="font-weight: 400;">una delle sacerdotesse della chiesa, scelte in sacrificio dalla Curia ogni 10 anni, per scongiurare il ritorno del Signore della Notte. Tra le due si avvertirà da subito un forte legame che ci porteremo avanti per tutto il gioco con qualcosa che, delle volte, potrà velatamente ricordare un’amore saffico, incitato dalla fisicità delle protagoniste. Da donna quale sono vi posso assicurare che, anche io, ero distratta dal movimento “tettonico” non sempre legato al respiro ma anche solo a uno spostamento d’aria. Un po&#8217; troppo? Uomini dite la vostra!</span></p>
<figure id="attachment_40943" aria-describedby="caption-attachment-40943" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-40943 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2016/03/Nights-of-Azure_20160328222225-1024x576.png" alt="Nights of Azure" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-40943" class="wp-caption-text">Non so dove guardare&#8230;</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Il nostro compito quindi sarà quello di<strong> svolgere delle indagini</strong>, per cercare di capire come intende muoversi il Signore Oscuro e nel mentre cercare un modo per salvare Lilysse  dal suo destino di “Saint” sacrificale. </span><span style="font-weight: 400;">A nostra disposizione avremo <strong>un&#8217;arma che potrà cambiare in cinque forme diverse:</strong> si inizierà con una spada, ma con l’andare avanti del gioco, Arnice, imparerà a trasformare la sua arma in una doppia spada, o in una sorta di cannone magico, o in un martello, per adattarsi ai diversi stili del gioco. </span><span style="font-weight: 400;">Ma entriamo un po’ più nel dettaglio e iniziamo a parlare di più del gameplay.<br />
</span>[su_quote]</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #991732;">Ci troviamo davanti a un action JRPG in cui controlleremo la nostra protagonista, muovendoci attraverso una mappa che darà accesso a diverse aree da esplorare in caccia di demoni.</span></h1>
<p>[/su_quote]</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come detto inizialmente, con </span><span style="font-weight: 400;">Nights of Azure ci troviamo davanti a un action JRPG in cui controlleremo la nostra protagonista muovendoci attraverso una mappa che darà accesso a diverse aree da esplorare in caccia di demoni. P</span><span style="font-weight: 400;">er combatterli avremo a nostra disposizione una grossa spada e dei <strong>Servan</strong> (schierabili massimo 4 a battaglia), <strong>demoni contaminati dal sangue azzurro e assoggettati al nostro servizio</strong>, dotati di speciali poteri e selezionabili dal tasto cerchio quando avremo un quantitativo specifico di punti <em>SP</em>, che figurano nella nostra barra di stato sempre visibile sull&#8217;interfaccia. Ce ne sono di tre tipi: di attacco, di supporto e di difesa e una volta che li avremo evocati, essi si muoveranno autonomamente attaccando i nemici. <strong>In alcune occasioni sarà possibile impartire loro dei comandi specifici</strong>, elemento che aggiungerà un tocco di strategia e che, con l&#8217;andare avanti nel gioco, permetterà a questi di acquisire nuove abilità e tecniche per salire di livello grazie all&#8217;esperienza accumulata. </span></p>
<figure id="attachment_40948" aria-describedby="caption-attachment-40948" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-40948 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2016/03/Nights-of-Azure_20160328222527-1024x576.png" alt="" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-40948" class="wp-caption-text">Interfaccia grafica visualizzata durante il gioco, con un esempio di attacco speciale.</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche Arnice stessa<strong>, </strong>essendo un mezzo-sangue<strong>, ha la capacità di trasformarsi in creature potenti.</strong> Grazie ad uno speciale indicatore che si riempie lentamente mentre attacca i nemici avremo la possibilità di evolverci in una delle cinque diverse forme estremamente letali, che supporteranno i diversi stili di gioco e ci aiuteranno a sconfiggere i boss. Una volta effettuata la trasformazione non saranno nemmeno così difficili da battere e, oltretutto,</span><span style="font-weight: 400;"> una volta sconfitti lasceranno denaro, artefatti, modificatori temporanei di statistiche e le potentissime gocce di sangue blu, utili per far crescere l’indicatore della nostra barra utile per le trasformazioni, oppure </span><span style="font-weight: 400;">spendibili per comprare oggetti in speciali negozi, o per attivare nuovi Servan che, per la precisione, sono<strong> 250 collezionabili</strong></span><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p>[su_quote]</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #991732;">Non è contemplata la lingua italiana, tutto è rigorosamente in giapponese sottotitolato in inglese.</span></h1>
<p>[/su_quote]</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come dicevamo prima, la nostra base è l&#8217;Hotel Ende. Qui si svolgerà gran parte della storia, caratterizzata da dialoghi anche abbastanza profondi tra Arnice, Lylisse e vari personaggi. Qui arriviamo alla prima nota dolente: <strong>non è contemplata la lingua italiana, tutto è rigorosamente in giapponese sottotitolato in inglese. </strong>Se non vi sentite ferrati con la lingua, potrebbe non essere il titolo che fa per voi perché rischiereste di perdere tutto il bello della storia. </span><span style="font-weight: 400;">Qui all&#8217;Hotel, Arnice potrà potenziare le sue statistiche spendendo le ormai famosissime gocce di sangue blu, fare missioni secondarie utili per scoprire vari retroscena della storia e, soprattutto, salvare il gioco, visto che ho scoperto a mie spese che non lo fa sempre in automatico.</span></p>
<figure id="attachment_40945" aria-describedby="caption-attachment-40945" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-40945 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2016/03/Nights-of-Azure_20160328222702-1024x576.png" alt="Nights of Azure" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-40945" class="wp-caption-text">Ecco a voi Arnice, in tutto il suo tetto&#8230; em splendore!</figcaption></figure>
<p>Se volessimo entrare più in dettaglio sul<strong> battle system</strong> invece, avremmo qualcosa da ridire. Ci spiace dirlo, ma la <strong>mancanza di sfida nella storia principale di questo gioco</strong> è uno dei suoi più grandi difetti. <span style="font-weight: 400;">Bisogna dire subito che i nemici non sono così “difficili”, ma se non fosse per il fatto che dovremo sconfiggerli per ottenere le gocce di sangue e gli artefatti, si potrebbe, in molti casi, evitare di fermarsi a combattere, nei forse troppo frequenti incontri casuali.<strong> I nemici si presentano sempre in gruppo</strong>, ma se si volesse evitare lo scontro basterebbe correre, visto che sono più lenti di noi. Questo è davvero un peccato perché la crescita del nostro personaggio, le sue evoluzioni, lo studio della strategia per usare al meglio i nostri Servan avrebbe potuto regalare maggiore sfida e stuzzicare di più la nostra voglia di sangue (blu). Invece, anche quelli che dovrebbero essere i Boss, vengono </span><span style="font-weight: 400;">facilmente sconfitti quasi al primo tentativo. A mio dire, e in base alla mia esperienza, ce ne saranno stati giusto uno o due di Boss che hanno fornito una parvenza di difficoltà, e uno di loro è nascosto per quasi tutto il tragitto.</span></p>
<p>[su_quote]</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #991732;">Vi è la presenza di un&#8217;arena, in cui Arnice potrà cimentarsi in varie sfide dove il livello di difficoltà sarà sempre crescente e con regole ogni volta diverse.</span></h1>
<p>[/su_quote]</p>
<p><span style="font-weight: 400;">A salvare questa situazione, almeno così pare, vi è la<strong> presenza di un&#8217;arena, in cui Arnice potrà cimentarsi in varie sfide dove il livello di difficoltà sarà sempre crescente e con regole ogni volta diverse</strong>: ad esempio alcune volte bisognerà combattere usando esclusivamente i Servan, o trasformarsi prima che scada il tempo, e via dicendo. Queste sfide, nel caso in cui vengano completate ovviamente, ci permetteranno di ottenere ricompense in base ai risultati ottenuti.</span></p>
<figure id="attachment_40946" aria-describedby="caption-attachment-40946" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-40946 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2016/03/Nights-of-Azure_20160328222609-1024x576.png" alt="Nights of Azure" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-40946" class="wp-caption-text">Questa sera avete stuzzicato la ragazza sbagliata&#8230;</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Noi abbiamo provato la versione PlayStation 4 e, dal punto di vista tecnico, <strong>gli scenari non sono molto complessi e hanno uno stile tipico degli anime</strong>. I personaggi sono davvero &#8220;kawaii&#8221; e se siete amanti di questo stile non resisterete a non comprarlo (personalmente adoro questo stile e posso risultare di parte, ma vi posso assicurare che sono una gioia per gli occhi). Nonostante ciò, anche qui c’è da fare un piccolo appunto: nelle scene di battaglia con molti nemici ed effetti su schermo, si nota che<strong> il frame rate cala visibilmente rispetto ai consueti 60 fps.</strong><br />
</span></p>
<p>[su_quote]</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #991732;">La colonna sonora, piacevole e delicata, che gli amanti degli JRPG legati a quel non so che di romantico non potranno non amare.</span></h1>
<p>[/su_quote]</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le texture sono abbastanza pulite, così come lo stile grafico fumettoso dei personaggi. Un’altra cosa che abbiamo apprezzato particolarmente è stata la <strong>colonna sonora, piacevole e delicata</strong>, che gli amanti degli JRPG, legati a quel non so che di romantico, non potranno non amare. Inoltre, il nostro viaggio sarà accompagnato da un pianoforte che con le sue note scandirà i nostri passi e i dialoghi. </span></p>
<figure id="attachment_40947" aria-describedby="caption-attachment-40947" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-40947 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2016/03/Nights-of-Azure_20160325225221-1024x576.png" alt="Nights of Azure" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-40947" class="wp-caption-text">Ma come vuoi combattere, guarda quanto sei carino @.@</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Nel complesso, Nights of Azure è un gioco strano</strong>. I fan più accaniti di giochi di ruolo d&#8217;azione saranno probabilmente sfiduciati dalla mancanza oggettiva di una sfida. Eppure, sebbene sia un action JRPG è difficile per me dire che questo titolo lo sia in tutto e per tutto visto che, come spiegato sopra, manca l&#8217;elemento di sfida, ma allo stesso tempo non possiamo nemmeno dire che sia un gioco &#8216;brutto&#8217;. Se dalla Gust avessero avuto un’idea di storia principale più articolata e inserito la possibilità di personalizzare la difficoltà di gioco, probabilmente, sarebbe potuto essere veramente un&#8217;ottimo titolo. Mi verrebbe da dire che potrebbe sembrare un po’ un’</span><span style="font-weight: 400;">occasione sprecata.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ovviamente se siete amanti del genere, o se siete in cerca di un prodotto con una trama ricca di pathos e umorismo tipicamente in stile giapponese, non potete non acquistarlo. Ci aspettavamo di più? Sicuramente si, perché le basi sono assolutamente ottime.<br />
</span><strong>Dōmo </strong><b>arigatō Gust! </b></p>
<p><iframe title="Nights of Azure Announcement Trailer" width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/b6mHNCzrxJ0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>OBSCURITAS: la recensione di VMAG</title>
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		<dc:creator><![CDATA[EdeaViolet]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Mar 2016 19:42:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[PC]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="" width="" height="" title="" alt="" /></div>
<div>Dopo avervene già parlato in passato,&#160;eccoci finalmente pronti a provare con mano&#160;Obscuritas.&#160;Il gioco, disponibile su Steam dal 18 marzo 2016, è stato prodotto dal team di sviluppo Vis-Games e promette di farvi venire la pelle d’oca personalizzando l’avventura sulle vostre paure. “Facile a dirsi, io non ho paura di niente!”. Ma ne siete veramente certi? [&#8230;]</div>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="" width="" height="" title="" alt="" /></div><div><p><span style="font-weight: 400;">Dopo <a href="https://www.vgmag.it/obscuritas-reperibile-sia-su-console-che-online/">avervene già parlato</a> in passato,</span><span style="font-weight: 400;">&nbsp;eccoci finalmente pronti a provare con mano&nbsp;Obscuritas.&nbsp;</span><span style="font-weight: 400;">Il gioco, disponibile su Steam dal 18 marzo 2016, è stato prodotto dal team di sviluppo Vis-Games e promette di farvi venire la pelle d’oca <strong>personalizzando l’avventura sulle vostre paure.</strong> </span><span style="font-weight: 400;">“Facile a dirsi, io non ho paura di niente!”. Ma ne siete veramente certi? In Obscuritas ci troviamo a fare i conti con un singolare meccanismo chiamato </span><b>fear recognition mechanic</b><span style="font-weight: 400;">, letteralmente &#8220;meccanismo di individuazione della paura&#8221;, che&nbsp;monitorerà costantemente le vostre reazioni in diverse situazioni spot con l’intento di tracciare il vostro personale “profilo della paura” così da modificarsi, basandosi su quanto analizzato, su ogni giocatore rendendo l’esperienza di gioco terrificante e unica.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Obscuritas è un <strong>horror in prima persona</strong> che prende il meglio dei titoli di punta del suo genere, creando un mix tanto esplosivo quanto immersivo. Quello al quale ci troviamo davanti è un gioco che si <strong>sviluppa e si snoda attraverso diversi puzzle</strong>, molto a contatto con il recente <em>Layers of Fear</em></span><span style="font-weight: 400;">, del quale vi avevo parlato in una <a href="https://www.vgmag.it/layers-of-fear/" target="_blank" rel="noopener">recensione</a> un po&#8217;&nbsp;di tempo fa. I vari enigmi risolti con prontezza e senza ricorrere a particolari azioni permetteranno di dipanare il mistero nascosto dietro alla trama del gioco, ovviamente, non senza qualche spavento ben congeniale e inaspettato qua e là.</span></p>
<p><figure id="attachment_40712" aria-describedby="caption-attachment-40712" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-40712 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2016/03/20160327204518_1-1024x576.jpg" alt="Obscuritas" width="750" height="422"><figcaption id="caption-attachment-40712" class="wp-caption-text">Si ne sono sicura che mi piacerà tanto&#8230; prossima volta che mi regali una casa infestata però, avvisa!</figcaption></figure><span style="font-weight: 400;">Cominciamo col&nbsp;parlarvi della trama: il tutto inizia quando la protagonista, ovvero noi giocatori, arriviamo al tramonto davanti un favoloso palazzo ereditato dopo la morte di un nostro zio Arthur. Queste sono le cose che in tutti i film horror che si rispettino si sa, non portano mai a niente di buono.&nbsp;</span><span style="font-weight: 400;"><strong>Sarah</strong>, questo è il nome della ragazza, dovrà dimostrare se è degna di questa eredità perché come ben si sa &#8220;niente viene dato per niente&#8221;; difatti, suo zio cercherà di capire se davvero è la sua degna erede, nascondendo <strong>una serie di enigmi</strong> per la casa che la ragazza nel giro di una nottata dovrà risolvere trovandosi circondata da immagini inquietanti, cose che volano in aria senza motivo, e una serie di enormi candele che accompagneranno il nostro cammino (prossima volta speriamo di ereditare dei soldi).</span></p>
<p>[su_quote]</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #991732;">Obscuritas ha una meccanica di gioco calma, sicuramente non frenetica, ma non fatevi ingannare dalle impressioni&#8230;</span></h1>
<p>[/su_quote]</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Obscuritas ha una <strong>meccanica di gioco calma, sicuramente non frenetica</strong>, ma non fatevi ingannare dalle impressioni; dopotutto, nella schermata iniziale del gioco, i ragazzi della Vis-Games ci tengono a sconsigliarlo a persone che hanno patologie cardiache o in stato di gravidanza, quindi non aspettatevi una &#8220;passeggiata&nbsp;di salute&#8221;. Lo stile di gioco è un <strong>punta e clicca;</strong>&nbsp;utilizzando il tasto sinistro potremo interagire con le cose intorno a noi, ma non mancherà ovviamente l’intervento della tastiera, infatti premendo il tasto “F” &nbsp;potremo utilizzare la torcia, mentre premendo “R” potremo ricaricare&nbsp;quest&#8217;ultima.&nbsp;Quello che ci viene permesso di fare con il mouse inoltre è girare la visuale per goderci la vista, in quanto l’unica cosa che potremo fare sarà esaminare tutto quello che abbiamo intorno. In Obscuritas a farla da padrone saranno i<strong> fantastici giochi di luce che incorniceranno dei puzzle game non sempre facilissimi da risolvere</strong> con combinazioni da trovare o oggetti da posizionare al loro posto, tutto per far sì che si possa passare alla zona successiva del palazzo.</span></p>
<p><figure id="attachment_40713" aria-describedby="caption-attachment-40713" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-40713 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2016/03/20160327205255_1-1024x576.jpg" alt="Obscuritas" width="750" height="422"><figcaption id="caption-attachment-40713" class="wp-caption-text">La luce del sole che mette in risalto la facciata della villa.</figcaption></figure>Qui non possiamo non evidenziare uno dei problemi del gioco, anche se per molti potrebbe non esserlo: quando ci troveremo a fare operazioni semplici, come ad esempio aprire una porta, oppure interagire con gli oggetti circostanti,&nbsp;<strong>&nbsp;a causa di una visuale obbligata dal movimento del cursore del mouse,&nbsp;</strong>potremmo avere difficoltà a capire o individuare gli oggetti con cui bisogna davvero interagire.&nbsp;<span style="font-weight: 400;">Ovviamente se non lo avete ancora giocato, potrebbe non sembrare un problema serio ma possiamo assicurarvi che, sin dalle prime fasi, Obscuritas metterà a dura prova i vostri neuroni, facendovi tirare fuori la vostra ingegnosità che si dovrà districare tra pause intervallate da forti rumori o oggetti che scompaiono, il tutto per trovare la soluzione ai <strong>29 livelli</strong> divisi a loro volta in 3 capitoli che occuperanno circa 8 ore per arrivare al completamento totale del gioco.</span></p>
<p>[su_quote]</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #991732;">L’intenzione di Obscuritas&nbsp;è quello di mettervi paura e beh&#8230; ci riesce&nbsp;alla grande.</span></h1>
<p>[/su_quote]</p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Sicuramente il punto più a favore di Obscuritas è l’atmosfera,</strong> di questo non c’è assolutamente dubbio. L’intenzione di Obscuritas è quello di mettervi paura e beh&#8230; ci riesce&nbsp;alla grande. <strong>L’uso della luce è fenomenale</strong>; sin dall&#8217;inizio infatti ci renderemo conto che nell&#8217;oscurità è meglio non stare, e non perché ci siano mostri pronti a farvi <em>&#8220;Buh&#8221;&nbsp;</em></span>se vi girate, ma proprio perché sentirete la necessità di non rimanere sperduti in questo luogo. L’accensione delle candele sarà spesso necessaria per andare avanti nel gioco, come l’utilizzo della torcia (<em>forse su questa fate meno affidamento visto che illuminerebbe di più un accendino a un concerto</em>). Le ombre che si muoveranno sulle pareti accompagnate da quelle&nbsp;delle finestre e dei lucernari presenti nella casa, accompagneranno la nostra discesa negli inferi della paura facendoci dubitare anche di dove ci troviamo in quel momento e del cosa ci spinga davvero ad andare avanti per scoprirlo, alla fine ci serve davvero questa villa?</p>
<p><figure id="attachment_40725" aria-describedby="caption-attachment-40725" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-40725 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2016/03/20160327211834_1-1024x576.jpg" alt="" width="750" height="422"><figcaption id="caption-attachment-40725" class="wp-caption-text">Meno male che abbiamo la torcia&#8230;pensate se non l&#8217;avessimo avuta&#8230;</figcaption></figure><span style="font-weight: 400;">Gli<strong> oggetti che troveremo intorno a noi hanno un design spaventoso</strong> e quasi ingannevoli in alcune forme, rendendo anche quella che potrebbe sembrare una cosa innocua spaventosa, giocando su elementi di disturbo come dei giochi di luce e ombre.&nbsp;</span><span style="font-weight: 400;">Obscuritas dà il meglio di sé anche anche quando ci fa vedere, attraverso le molte finestre della casa, come il cielo cambia nelle sue colorazioni passando dal tramonto alla notte fonda e come la vegetazione che la circonda sia influenzata dagli effetti atmosferici.</span></p>
<p>[su_quote]</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #991732;">La musica di sottofondo sembra quasi rilassante ma, allo stesso tempo, non riesce a non avere un qualcosa di particolarmente inquietante, quasi oppressivo, nella sua voglia di farci sentire indifesi.</span></h1>
<p>[/su_quote]</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Insomma: il gioco ci è piaciuto, l’esperienza che ci ha regalato è stata sicuramente potente, quello al quale <strong>ci troviamo davanti è stato veramente un buon titolo</strong>, anche se con un&#8217;attenzione più dettagliata delle&nbsp;texture avrebbero sfiorato l’eccellenza per un gioco&nbsp;di questo livello. Una cosa della quale non abbiamo ancora parlato, ma che merita anche lei una menzione speciale è la<strong> colonna sonora</strong>. Quando ci troveremo a dover cercare messaggi in determinati punti strategici arriverà quel lampo improvviso che ci farà sentire come se qualcuno ci avesse rovesciato del ghiaccio addosso. La musica di sottofondo sembra quasi rilassante ma, allo stesso tempo, non riesce a non avere un qualcosa di particolarmente inquietante quasi oppressivo nella sua voglia di farci sentire indifesi. La localizzazione è stata effettuata in diverse lingue e riusciamo a vederla a video grazie ai sottotitoli mentre invece l’audio rimane in lingua originale inglese, così da non farci perdere nessun particolare utile per il completamento della storia.</span></p>
<p><figure id="attachment_40715" aria-describedby="caption-attachment-40715" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-40715 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2016/03/20160327212018_1-1024x576.jpg" alt="Obscuritas" width="750" height="422"><figcaption id="caption-attachment-40715" class="wp-caption-text">Ok&#8230;Hai capito la mia paura! Come hai fatto?</figcaption></figure><span style="font-weight: 400;">Per concludere questo è <strong>un gioco molto equilibrato nel quale però bisogna avere anche molta pazienza</strong>, gli enigmi che ci troveremo davanti sfideranno la nostra mente fino a portarla al limite della sopportazione visto che, oltre a dover trovare una soluzione, saremo anche costretti a farlo in un clima di terrore e ansia dettata dai momenti paurosi che ci si paleseranno davanti. Ovviamente più cerchi, più scopri&#8230;più scopri e più ti spaventi. <strong>Una sorta di circolo vizioso che ci incatenerà in un loop di paura e voglia di scavare più a fondo</strong> per trovare il modo di uscire da situazioni che ci mettono più paura. Che trip!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ora, tutto quello che dovete fare è giocarlo, leggere le varie note che vostro zio (non vostro-vostro ma quello della protagonista) lascerà sparse per le varie stanze della casa e sapere come sconfiggere il male e vivere in pace nella vostra nuova bellissima villa. Io lo avrei&nbsp;ringraziato tanto e sarei tornata tranquillamente a sorseggiare una tazza di thè nella mia casa in affitto ma, dopotutto, non sono io Sarah.</span></p>
<p><iframe title="Obscuritas First Trailer" width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/WL3TPUjFaWc?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>KHOLAT: la recensione di VMAG</title>
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		<dc:creator><![CDATA[EdeaViolet]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Mar 2016 18:59:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[ps4]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="" width="" height="" title="" alt="" /></div>
<div>Ve ne avevamo già parlato qui, annunciandolo come uno dei tanti horror game in uscita quest’anno e ora, finalmente, abbiamo avuto la possibilità di provarlo per voi. Kholat è il nuovo titolo creepy prodotto da IMGN.PRO, uno studio di sviluppo indipendente polacco con oltre sette anni di esperienza nel mondo videoludico, che tratta del terribile e [&#8230;]</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.vgmag.it/39380/kholat-la-recensione-di-vmag/">KHOLAT: la recensione di VMAG</a> proviene da <a href="https://www.vgmag.it">Vgmag.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="" width="" height="" title="" alt="" /></div><div><p>Ve ne avevamo già parlato <a href="https://www.vgmag.it/kholat-il-nuovo-horror-salsa-russa/" target="_blank" rel="noopener">qui</a>, annunciandolo come uno dei tanti horror game in uscita quest’anno e ora, finalmente, abbiamo avuto la possibilità di provarlo per voi. Kholat è il nuovo titolo creepy prodotto da IMGN.PRO, uno studio di sviluppo indipendente polacco con oltre sette anni di esperienza nel mondo videoludico, che <strong>tratta del terribile e misterioso incidente di Dylatlov Pass</strong>, avvenuto la notte del 2 febbraio 1959. Per chi non conoscesse la storia, facciamo un passo indietro: il tutto avviene quando dieci escursionisti esperti, guidati dal capo spedizione <em>Igor Djatlov</em>, decidono di intraprendere un viaggio complesso, per sfidare loro stessi, in uno dei passi più difficili da affrontare sui monti Urali.</p>
<p>Uno di loro abbandonerà la spedizione alla prima tappa per un’indisposizione, quindi saranno effettivamente in nove a trovare la morte in quello che, ancora oggi, <strong>rimane uno dei misteri irrisolti del secolo scorso</strong>. La mancanza di testimonianze oculari hanno portato alla nascita di molte congetture in merito alle cause dell&#8217;evento. Investigatori sovietici stabilirono che <strong>le morti erano state provocate da «un’inarrestabile forza sconosciuta»</strong> e, per aumentare ancora di più le storie intorno ad essa, ci fu anche l’aggravante dell&#8217;interdizione per tre anni a chiunque altro intendesse avventurarcisi.</p>
<figure id="attachment_39383" aria-describedby="caption-attachment-39383" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-39383 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2016/03/Kholat_20160312163113-1024x576.png" alt="Kholat" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-39383" class="wp-caption-text">&#8220;Gli ultimi quattro escursionisti furono trovati sepolti sotto uno spesso strato di ghiaccio e neve.&#8221;</figcaption></figure>
<p>Sembra che il loro intento iniziale non fosse quello di fermarsi nel punto in cui furono trovati, ma volessero raggiungere un monte distante dieci chilometri dal luogo dell&#8217;incidente, però a causa di una tempesta di neve persero l&#8217;orientamento e finirono nei pressi del <strong>monte Kholat</strong>. A quanto si è ipotizzato, grazie ad alcune note e reperti ritrovati nei pressi dalla tenda, si è potuto ricostruire il percorso del gruppo fino al giorno prima della tragedia. Da quanto emerso, solo allora decisero di accamparsi per la notte in quanto, dopo essersi accorti di aver sbagliato strada, valutarono che era meglio aspettare il miglioramento delle condizioni metereologiche prima di ripartire.</p>
<p>[su_quote]</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #991732;">Nessun sopravvissuto, nessun testimone e un&#8217;indagine ufficiale che poneva solo interrogativi. Come potevano farsela scappare?<br />
</span></h1>
<p>[/su_quote]</p>
<p>Le indagini ufficiali stabilirono che sei membri del gruppo erano morti per ipotermia, gli altri tre invece per una combinazione di quest&#8217;ultima più traumi fatali; inoltre nella zona non vi erano presenti altre persone. La tenda dell&#8217;accampamento era stata lacerata dall&#8217;interno e i corpi trovati nei suoi pressi erano in parte senza vestiti come se fossero scappati all’improvviso spaventati da qualcosa. Proprio da qui, i ragazzi di IMGN.PRO,<strong> hanno tratto ispirazione per realizzare Kholat, una storia horror in prima persona</strong>. Nessun sopravvissuto, nessun testimone e un&#8217;indagine ufficiale che poneva solo interrogativi. Come potevano farsela scappare.</p>
<p>Qui ci troviamo a muovere la prima perplessità. Il tema vi ha appassionati? Bene, lo immaginavamo, <strong>ma sembra come se gli sviluppatori non siano riusciti a sfruttarlo appieno </strong>a causa di grossi limiti strutturali e di gameplay. Il tutto inizia così, ci troviamo sul marciapiede di una stazione ferroviaria innevata senza nessun tipo di riferimento, starà a noi capire dove andare e cosa fare e la prima reazione che qualunque esploratore ha, è quella di provare ad entrare negli edifici circostanti o eventualmente nei vagoni del treno ma, con un po&#8217; di amaro in bocca, scopriremo che non possiamo interagire con queste cose e che non c è nessun modo per entrarci.</p>
<figure id="attachment_39385" aria-describedby="caption-attachment-39385" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-39385 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2016/03/Kholat_20160312163220-1024x576.png" alt="Kholat" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-39385" class="wp-caption-text">L&#8217;unico modo per avere un treno puntuale è in una città fantasma&#8230;.</figcaption></figure>
<p>Continuando l&#8217;esplorazione per recuperare nuovi indizi, ci troveremo ad ispezionare varie case e edifici apparentemente abbandonati nelle vicinanze, e qui in qualcuno sarà possibile entrare. Presto ci accorgeremo che quello che, da prima impressione, sembrava un open world in realtà<strong> è una sorta di gioco su binari però su spazi molto ampi, circoscrivendo la storia ma lasciando una sensazione di libertà</strong>. Come molti giochi della nuova generazione, ci rendiamo conto fin da subito, che questo momento apparentemente di calma, ci aiuta a capire i vari comandi a nostra disposizione, un tutorial a tutti gli effetti.</p>
<p>Nella ricerca dei comandi base ci accorgeremo che <strong>manca il comando associato al salto, visto che il gioco ci offre solo la possibilità di abbassarci e zoommare</strong>: una limitazione tecnica che a prima vista può sembrare secondaria ma che in realtà limita la possibilità di movimento del nostro personaggio è ciò che, per aggirare qualcosa che nella vita normale potrebbe essere un semplice dislivello, il personaggio deve cercare percorsi alternativi anche molto lunghi invece che superare in un batter d&#8217;occhio con un semplice salto l&#8217;ostacolo.<br />
[su_quote]</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #991732;">Il giocatore si sente abbandonato senza alcun obiettivo tangibile.</span></h1>
<p>[/su_quote]</p>
<p><strong>La velocità di movimento base del personaggio è abbastanza bassa</strong>, infatti, se corriamo per troppo tempo la nostra visuale inizia sfocarsi e il nostro personaggio inizia ad avere il fiatone, trovandoci costretti a fermarci: scopriamo in quel momento infatti che <strong>possiamo correre solo per pochi secondi</strong> prima di finire del tutto il fiato. Di solito i primi minuti di un videogame sono fondamentali per creare l&#8217;atmosfera e spingere il giocatore ad andare avanti per vedere cosa c&#8217;è dopo, qui invece il giocatore si sente abbandonato senza alcun obiettivo tangibile, portandolo, a nostro parere, all&#8217;effetto opposto.</p>
<figure id="attachment_39386" aria-describedby="caption-attachment-39386" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-39386 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2016/03/Kholat_20160312163850-1024x576.png" alt="Kholat" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-39386" class="wp-caption-text">Il vero passaggio che ci porta in quello che effettivamente sarà il gioco&#8230;</figcaption></figure>
<p>La prima volta che sentiremo una voce parlarci, sarà quando arriveremo all&#8217;entrata di un bosco e con lei anche la scenografia, fino ad allora padroneggiata dal bianco dalla neve, cambierà davanti ai nostri occhi. Sperate nell&#8217;arrivo di almeno un piccolo jump-scare, un&#8217; apparizione o un po&#8217; di paura? Si, lo sappiamo che è un horror, ma ancora niente. Ci troviamo ora, nel luogo dell&#8217;incidente nei pressi di una tenda dove entriamo in possesso di una mappa e di una bussola. In modo completamente autonomo, <strong>ci troveremo ad orientarci seguendo una serie di coordinate e sarà nostro compito trovarne l&#8217;ubicazione</strong>.</p>
<p>[su_quote]</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #991732;">Ci troviamo immersi in un bellissimo paesaggio innevato che s&#8217;inserisce perfettamente nella vicenda.</span></h1>
<p>[/su_quote]</p>
<p>Proviamo ad orientarci, ma ahimè, non è cosi semplice come sembra e, anche se abbiamo una mappa, <strong>manca l&#8217;indicatore che ci fa capire dove siamo </strong>sulla mappa stessa<strong>;</strong> quindi decidiamo di continuare l&#8217;esplorazione alla vecchia maniera: a caso. In questo momento è nuovamente evidente il comparto visivo di Kholat: alla lunga potrebbe risultare un po&#8217; monotono ma ci troviamo immersi in un bellissimo paesaggio innevato che s&#8217;inserisce perfettamente nella vicenda. A un certo punto, in lontananza, vedremo una imponente struttura rocciosa ed eccitati dalla visione di un ambiente diverso da quello innevato, ci ritroveremo al suo interno, ed ecco che tutto intorno a noi inizierà lievitare.</p>
<figure id="attachment_39387" aria-describedby="caption-attachment-39387" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-39387 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2016/03/Kholat_20160312164711-1024x576.png" alt="Kholat" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-39387" class="wp-caption-text">It&#8217;s the final countdown&#8230;</figcaption></figure>
<p>Finalmente un po&#8217; di azione, il mistero inizia a palesarsi davanti ai nostri occhi. Ci guardiamo intorno per capire cosa stia succedendo e subito ci ritroviamo stesi a terra, morti, senza aver capito perché. Ora, io come amante degli horror, speravo di provare un po&#8217; di paura, un’emozione forte, qualcosa&#8230; e invece niente: l’unica cosa che proviamo è perplessità. In questo momento notiamo anche un&#8217;altra caratteristica del gioco: <strong>non è possibile salvare a piacimento i propri progressi</strong>. Il salvataggio è automatico e avviene quando ci rechiamo in un accampamento o ritroviamo uno dei vari indizi presenti nelle coordinate indicate sulla mappa. Ecco che l&#8217;incredulità derivante dalla nostra morte inspiegabile diventa frustrazione, nel momento in cui ricompariamo all&#8217;accampamento, obbligati a esplorare di nuovo l&#8217;area circostante.<br />
[su_quote]</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #991732;">Le potenzialità di questa storia sarebbero state infinite ma l’immedesimazione e il coinvolgimento non si paleseranno mai al nostro cospetto, peccato.</span></h1>
<p>[/su_quote]</p>
<p>Non vogliamo rovinarvi il gioco raccontandovi lo sviluppo della trama, ma se sperate che andando avanti la situazione cambierà e finalmente arriverà il momento che tanto aspettavate&#8230;rimarrete terribilmente delusi. Le potenzialità di questa storia sarebbero state infinite ma l’immedesimazione e il coinvolgimento non si paleseranno mai al nostro cospetto, peccato. Il problema essenziale di Kholat è proprio questo: mancano completamente le emozioni di un&#8217;esperienza horror degna di questo nome, evidentemente l&#8217;inesperienza di IMGN.PRO, che ricordiamo essere alla loro prima prova in qualità di sviluppatori indipendenti, si è fatta sentire.</p>
<figure id="attachment_39388" aria-describedby="caption-attachment-39388" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-39388 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2016/03/Kholat_20160312171526-1024x576.png" alt="Kholat" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-39388" class="wp-caption-text">&#8220;Credevo di aver toccato Dio in persona&#8230;&#8221;</figcaption></figure>
<p>Non si può buttare tutto, però: il fascino di Kholat deriva principalmente dalla storia che ha scelto di analizzare legandola a una fantastica ambientazione. Ci prova in diverse occasioni a catturare la curiosità dell&#8217;utente con l&#8217;aiuto di un paio di momenti ben creati, ma alcune scelte di game design fatte per far sì che il giocatore possa sentirsi realmente come uno dei sfortunati escursionisti della vicenda realmente accaduta, non permettono che questo avvenga mai. Anche dopo averlo giocato per più tempo, sarà difficile trovare qualcosa che stimoli la vostra curiosità e ad andare avanti oppure a stupirvi.</p>
<p>I punti a favore possono sicuramente essere la sua <strong>ottima atmosfera e un comparto tecnico di alto livello</strong>, difficile pensare che sia “solo” una produzione indipendente. La costruzione degli ambienti è molto buona, anche se la monocromia del bianco regna sovrana; il suono è studiato nel dettaglio e spesso ci servirà sia come indicatore per ritrovare le pagine del diario che ci racconta la storia, che come avviso quando siamo seguiti da qualcosa o da qualcuno. Unreal Engine 4 viene sfruttato appieno per ricreare un ambiente il più fedele possibile alla realtà: giusto ogni tanto, abbiamo avuto qualche problema di adattamento grafico, che non era però fastidioso. La voce narrante è un altro punto a favore di Kholat, quella che ci racconterà la nostra avventura è infatti di <strong>Sean Bean</strong>.</p>
<p>Kholat sarebbe stato un vero capolavoro, ma fa quasi arrabbiare il fatto che non sia stato sviluppato come meritava. La storia, sarebbe stata il punto di partenza perfetto per dare i natali a un&#8217;avventura horror a tutti gli effetti. Il gioco però risulta lento, i ritmi non sono gestiti nel modo giusto e a volte ci troveremo a morire senza un motivo effettivo: in merito a ciò ricordate la frustrazione del salvataggio, perché la ricorderete! Speriamo in un prossimo e promettente capitolo, visto che comunque quelli di IMGN.PRO hanno dimostrato di saperci fare.</p>
<p><iframe title="Kholat - Release Trailer | PS4" width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/TsVN3xXDDnc?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
</div><p>L'articolo <a href="https://www.vgmag.it/39380/kholat-la-recensione-di-vmag/">KHOLAT: la recensione di VMAG</a> proviene da <a href="https://www.vgmag.it">Vgmag.it</a>.</p>
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		<title>The Town of Light: la recensione di VMAG</title>
		<link>https://www.vgmag.it/37940/the-town-of-light-la-recensione-di-vmag/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[EdeaViolet]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Feb 2016 18:26:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[The Town of Light]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="" width="" height="" title="" alt="" /></div>
<div>Pochi giorni fa avevamo avuto la possibilità di provare in anteprima un titolo italiano che ci aveva lasciati piacevolmente stupiti. Oggi dopo averlo giocato in versione definitiva possiamo dirvi che tutte le previsioni su The Town of Light sono state confermate. Facciamo un piccolo passo indietro; questa è la storia di una ragazza di 16 anni, [&#8230;]</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.vgmag.it/37940/the-town-of-light-la-recensione-di-vmag/">The Town of Light: la recensione di VMAG</a> proviene da <a href="https://www.vgmag.it">Vgmag.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="" width="" height="" title="" alt="" /></div><div><p><span style="font-weight: 400;">Pochi giorni fa avevamo avuto la possibilità di <a href="https://www.vgmag.it/the-town-of-light-lanteprima-vmag/">provare in anteprima</a> un titolo italiano che ci aveva lasciati piacevolmente stupiti</span><span style="font-weight: 400;">. Oggi dopo averlo giocato in versione definitiva possiamo dirvi che tutte le previsioni su The Town of Light sono state confermate. </span><span style="font-weight: 400;">Facciamo un piccolo passo indietro; questa è la storia di una ragazza di 16 anni, Renèe, che viene internata contro la sua volontà nell’ospedale psichiatrico di Volterra.  </span><b>The Town of Light è videogioco horror nel senso autentico del termine</b><span style="font-weight: 400;">, sviluppato dalla </span><i><span style="font-weight: 400;">Lka.it</span></i><span style="font-weight: 400;">, un team italiano indipendente, pronto a regalarci l’esperienza esplorativa psicologica in prima persona ai limiti della sanità che ci aveva promesso.</span></p>
<figure id="attachment_38014" aria-describedby="caption-attachment-38014" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-38014 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2016/02/2016-02-29_00011-1024x576.jpg" alt="Town of Light" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-38014" class="wp-caption-text">&#8220;Non mi sarei mai aspettata di vederlo, era venuto lì a ricordarmi chi ero&#8230;&#8221;</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;"> Cosa distingue questo gioco da molti altri che parlano di pazzia e manicomi? Semplice, qui ci troviamo davanti a <strong>un vero e proprio punto di rottura</strong>, non solo si parla di pazzia e manicomi ma ci troviamo noi stessi a vivere un’avventura unica e brutalmente sconvolgente. Non fatevi spaventare dalla dicitura horror, non ci troviamo davanti a un titolo come <em>Outlast</em> o <em>Sanitarium</em>, <strong>in The Town of light non vedremo l’ora di scavare sempre più in fondo per scoprire i risvolti della trama </strong>che fino ad allora non avevamo ancora visto o vissuto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Al contrario della scorsa volta, cerchiamo di approfondire un po&#8217; di più le informazioni sulla storia della nostra protagonista. Il tutto inizia con noi che torniamo nei panni di Renèe</span><span style="font-weight: 400;"> nel luogo dove è stata privata di tutto, cercando di ricostruire quello che le è accaduto. Il gioco si svolge nel presente, ma ci troveremo a ripercorrere il suo passato attraverso l<strong>’esplorazione del manicomio</strong> ormai logorato dal tempo, poiché le vicende risalgono agli anni &#8217;30 del secolo scorso.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>[su_quote]</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #991732;">The Town of Light vuole raccontare una storia vera, una realtà cruda e fredda, <strong>la storia della nostra protagonista è terribile e tremendamente dura</strong>.</span></h1>
<p>[/su_quote]</p>
<p><span style="font-weight: 400;"> </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> The Town of Light vuole raccontare una storia vera, una realtà cruda e fredda, <strong>la storia della nostra protagonista è terribile e tremendamente dura</strong>. Non solo avremo a che fare con le sue paranoie e le sue incongruenze mentali, ma anche con uno staff ospedaliero spesso non adatto al ruolo a loro assegnato, insabbiando con nonchalance anche le cose peggiori in modo tale da risultare sempre &#8220;innocenti&#8221;. In quanto donna, mi sono fatta facilmente trascinare dalle emozioni della nostra protagonista, tutto quello che deve affrontare lo sentivo parte di me e cercavo di immaginare come si potesse sentire una ragazza di soli 16 anni a dover affrontare tutto ciò.  <strong><em>E fidatevi, non lo augurerei a nessuno.</em></strong></span></p>
<figure id="attachment_37994" aria-describedby="caption-attachment-37994" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-37994 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2016/02/2016-02-29_00006-1024x576.jpg" alt="Town of Light" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-37994" class="wp-caption-text">&#8220;Vomitavo e potevo sentire l&#8217;inferno sempre più vicino a me&#8230;&#8221;</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Ci troveremo ad interfacciarci con <strong>semplici puzzle ambientali</strong> che ci verranno proposti entrando cosi in contatto non solo con la vita di </span><span style="font-weight: 400;">Renèe</span><span style="font-weight: 400;">, ma anche con il funzionamento di una struttura che non era in grado di comprenderla o curarla come forse sarebbe dovuto, escludendola dalla vista della società. Infatti vedremo anche qui l’approccio diverso delle varie persone che incontreremo nel nostro percorso e di come, ad esempio, due medici diversi affronteranno il nostro cammino.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Ovviamente non è nostra intenzione quella di raccontarvi tutto il gioco, sappiamo che lo spoiler non è mai cosa gradita, m</span><span style="font-weight: 400;">a sarebbe stato davvero interessante esaminare l&#8217;intera vicenda di The Town of Light con tutti i suoi risvolti, perché solo così avreste modo di comprendere l’enorme sforzo svolto dal team italiano. Non si sono preoccupati di consolarvi<strong> </strong>o rassicurarvi, anzi, hanno fatto in modo che realmente <strong>il giocatore si sentisse parte integrante della protagonista</strong>, grazie anche alle scene create con Unity e ai fantastici disegni del team di sviluppo che riescono a trascinarvi e a coinvolgervi senza che voi ve ne accorgiate.</span></p>
<figure id="attachment_38003" aria-describedby="caption-attachment-38003" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-38003 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2016/02/2016-02-29_00003-1-1024x576.jpg" alt="" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-38003" class="wp-caption-text">Nota importante: se soffrite il mal di mare munitevi di un Travelgum, mi ringrazierete.</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Non vogliamo aggiungere altro riguardo alla storia ma una piccola parentesi non possiamo non aprirla sul finale: quest&#8217;ultimo vi darà il pugno finale che stavate aspettando dal momento in cui avete iniziato a giocare e non basterà un semplice &#8220;<em>wow&#8221;</em> a descrivere il vostro stato d’animo. </span><span style="line-height: 1.5;">Ci saranno dei momenti così forti in cui, i più facilmente influenzabili, si troveranno a voler quasi distogliere lo sguardo dal monitor; pensare che queste cose siano successe davvero non vi aiuterà di certo a sentirvi meglio.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<figure id="attachment_38004" aria-describedby="caption-attachment-38004" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-38004 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2016/02/2016-02-29_00010-1024x576.jpg" alt="The Town of Light" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-38004" class="wp-caption-text">Una scena di forte impatto e contenimento.</figcaption></figure>
<p><span style="line-height: 1.5;">In questo The Town of Light <strong>è incredibilmente spietato, anche quando sembrerà che ci possa essere un leggero appiglio di felicità, vi strapperà via con forza dalle mani anche quello</strong>. </span><span style="font-weight: 400;">Vi avevamo già parlato della cura da parte della </span><span style="font-weight: 400;">Lka.it</span> nel <span style="font-weight: 400;">ricreare nel modo più fedele possibile tutto quello che potrebbe essere l’ambientazione e i vari giochi di luce che ci permettevano di godere a pieno l&#8217;evolversi della giornata, ma questa volta vogliamo soffermarci su quelle che sono le meccaniche vere e proprie di The Town of Light. </span><span style="font-weight: 400;">Non ci troviamo di fronte a un gioco troppo complesso, i pochi puzzle che ci troveremo davanti ci aiuteranno a partecipare in prima persona a quella che è la ricerca della verità, per sentirci parte dell&#8217;investigazione della protagonista.<br />
</span></p>
<p>[su_quote]</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #991732;">The Town of Light <strong>è incredibilmente spietato, anche quando sembrerà che ci possa essere un leggero appiglio di felicità, vi strapperà via con forza dalle mani anche quello.</strong></span></h1>
<p><span style="color: #991732;">[/su_quote]</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><br />
<strong>Questa la troviamo davvero una scelta audace e sicuramente azzeccata: </strong>ad esempio<strong>,</strong>in uno dei capitoli iniziali dovremo trascinare una carrozzina fino a un certo punto del manicomio, mentre in un altro bisognerà riuscire a far confluire dell&#8217;acqua in un bagno, girando delle manopole. Questi due momenti ci permetteranno di rivivere una fase importante della vita da internata di </span><span style="font-weight: 400;">Renèe</span><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<figure id="attachment_37998" aria-describedby="caption-attachment-37998" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-37998 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2016/02/2016-02-29_00007-1024x576.jpg" alt="2016-02-29_00007" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-37998" class="wp-caption-text">Una riproduzione di un murales realmente esistente. Buttateci un occhio&#8230; capita no?</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;"> In tutto questo non saremo mai soli: se dovessimo perderci e non sapessimo come andare avanti o, nel remoto caso in cui si rimanga del tutto impantanati, si può sempre premere un tasto, che vi lasciamo scoprire da soli, per parlare con la protagonista e farsi dare un suggerimento. <strong>Il fulcro di The Town of Light, comunque, non sono i puzzle, ma l&#8217;esplorazione.</strong> Durante la nostra perlustrazione potremo gustare piacevolmente non solo gli ambienti ma anche del grandissimo lavoro svolto di documentazione, avendo inserito nel gioco moltissimi reperti dell&#8217;epoca, come fascicoli reali e oggetti che venivano effettivamente usati da medici e infermieri. Alcuni certificati poi, anche se non essenziali per andare avanti nel gioco, aiutano a contestualizzare meglio ciò che è accaduto alla nostra protagonista e a confutare altri documenti riguardanti la vita di Renèe, in <strong>un notevole gioco di rimandi che toglie ogni sicurezza</strong> su ciò che è vero e ciò che è falso.<br />
</span>[su_quote]</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #991700;"><span style="color: #991732;"><strong>Un notevole gioco di rimandi che toglie ogni sicurezza</strong> su ciò che è vero e ciò che è falso</span>.</span></h1>
<p>[/su_quote]</p>
<p><span style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">In conclusione, il nostro consiglio è di comprarlo e giocarci; sia perché è un ottimo titolo ma anche perché <strong>è un prodotto italiano che merita di essere apprezzato, odiato, amato e desiderato come pochi ora in circolazione</strong>. La voce della protagonista vi entrerà dentro come un pugno male incassato e vi rimbomberà nelle orecchie anche quando avrete finito di giocare&#8230;almeno io ancora non me ne sono liberata. <strong>Qui bisogna esplorare e investigare e ogni nostra interazione ci porterà sempre più a fondo</strong> nel cuore e nella mente della protagonista fino al nostro completo annientamento. Noi saremo lei, noi vivremo il suo dolore e ricercheremo la verità, per scoprire cosa sia realmente successo o cosa stiamo immaginando.</span></span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Io sono davvero soddisfatta di aver potuto provare questo prodotto, perché per me non è stato solo un videogioco ma molto di più; ad ora non ho mai visto in nessun altro titolo tutto questo. Grazie ragazzi di <i>Lka.it,</i> ottimo lavoro!</span><br />
</span></p>
<p>&nbsp;</p>
</div><p>L'articolo <a href="https://www.vgmag.it/37940/the-town-of-light-la-recensione-di-vmag/">The Town of Light: la recensione di VMAG</a> proviene da <a href="https://www.vgmag.it">Vgmag.it</a>.</p>
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		<title>The Escapists: The Walking Dead: la recensione di VMAG</title>
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		<dc:creator><![CDATA[EdeaViolet]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Feb 2016 19:08:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[ps4]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="" width="" height="" title="" alt="" /></div>
<div>Lo scorso anno abbiamo recensito il titolo The Escapists del Team 17, assegnando un buon punteggio e ottime considerazioni. Oggi ci troviamo di fronte alla sua evoluzione con The Escapists: The Walking Dead. Avrà mantenuto alte le nostre aspettative? Iniziamo con un piccolo preambolo. Gli aspetti che più ci avevano fatto amare questo titolo erano stati [&#8230;]</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.vgmag.it/37037/37037-2/">The Escapists: The Walking Dead: la recensione di VMAG</a> proviene da <a href="https://www.vgmag.it">Vgmag.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="" width="" height="" title="" alt="" /></div><div><p>Lo scorso anno abbiamo recensito il titolo <i><a href="https://www.vgmag.it/the-escapists-la-recensione-di-vmag/" target="_blank" rel="noopener">The Escapists</a></i> del Team 17, assegnando un buon punteggio e ottime considerazioni. Oggi ci troviamo di fronte alla sua evoluzione con The Escapists: The Walking Dead. Avrà mantenuto alte le nostre aspettative? Iniziamo con un piccolo preambolo. Gli aspetti che più ci avevano fatto amare questo titolo erano stati diversi: se siete appassionati della pixel art &#8211; <i>e io lo sono!</i> -, questo nuovo capitolo è ciò che fa per voi grazie anche a un <strong>ottimo gameplay e la grande libertà di azione.</strong></p>
<p>Ovviamente non è tutto oro quello che luccica: occupandosi del primo capitolo <i>The Escapists</i>, avevamo fatto presente che in alcuni livelli, quando la difficoltà era elevata, anche solo un piccolo errore nel premere un pulsante e ci si ritrovava sull&#8217;orlo della frustrazione (alla <i>Hulk distrugge, </i>per intenderci). Nel primo capitolo fronteggiamo le guardie del carcere in cui siamo rinchiusi; nel secondo, complice il <i>titolo birichino che ci spoilera già la sorpresa</i>, ci troveremo a dover scappare da quei <i>simpatici amichetti affamati di carne umana</i>, <strong>gli zombie.</strong> Questa scelta porta il titolo ad abbandonare il concetto di fuga presente nel primo, trovandoci di fronte a un gameplay a 360 gradi dove si intersecano <strong>gestionale, crafting</strong> e anche un po’ di <strong>Gioco di Ruolo.</strong></p>
<figure id="attachment_37041" aria-describedby="caption-attachment-37041" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-37041 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2016/02/The-Escapists_-The-Walking-Dead_20160218173426-1024x576.jpg" alt="" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-37041" class="wp-caption-text">Che bel risveglio tranquillo&#8230;.</figcaption></figure>
<p>Per la realizzazione di The Escapists: The Walking Dead, il Team 17 ha lavorato a stretto contatto con <i>Skybound Entertainment</i> per creare <b>un prodotto che prendesse il meglio dei due mondi</b>, fondendo una storia pluripremiata e pregna di dialoghi come <i>The Walking Dead</i> e una suggestiva resa con una grafica 8-bit pixel art di <i>The Escapists</i>. Come giocatori avrete il <b>ruolo del protagonista, il famosissimo Rick Grimes</b> (<i>se non lo conoscete dovreste andare all’angolo della stanza in punizione)</i>, e il suo gruppo di sopravvissuti composti da molti dei nomi noti del fumetto originale, seguendo fedelmente l’evolversi della storia.</p>
<p>[su_quote]</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #991435;">Per la realizzazione di The Escapists: The Walking Dead, il Team 17 ha lavorato a stretto contatto con <i>Skybound Entertainment</i> per creare <b>un prodotto che prendesse il meglio dei due mondi</b>.</span></h1>
<p>[/su_quote]</p>
<p>Il tempo di gioco totale si snoda in circa 6/8 ore,  attraverso <strong>cinque scenari differenti</strong>, ovviamente uno più famoso dell’altro. L’unico livello che rimane fedele alla dicitura di “escape” è solo il primo, nel quale il nostro protagonista Rick si risveglia in un ospedale e scopre quello che sta succedendo. <b>Zombie&#8230; Zombie ovunque.</b> Dopodiché la storia si evolve nelle restanti <strong>4 macro location: la fattoria dei Greene, la prigione, Woodbury e Alexandria</strong>.</p>
<p>Un aspetto un po’ negativo che abbiamo riscontrato, sta nella presentazione dei personaggi in maniera poco esplicativa: se non conoscete nomi come Carl, Lori, Glenn, Hershel, Maggie, Dale, Tyreese, Michonne, Abraham e Gabriel, probabilmente anche dopo aver giocato questo titolo vi rimarranno perfetti sconosciuti. Da una parte crediamo che la scelta che ha fatto il Team 17 di essere così fedele a The Walking Dead sia dettata dalla volontà di <b>puntare a un pubblico fan</b>, poiché probabilmente altre tipologie di utenti non sarebbero allettati dal titolo. C’è da dargli però il vanto di aver saputo <b>ricreare fedelmente</b> <b>questi personaggi in stile 8bit</b>. Non solo loro, ma anche le armi più iconiche sono state rivisitate. Avete presente la Katana di Michonne? <i>Ineguagliabile</i>.</p>
<figure id="attachment_37044" aria-describedby="caption-attachment-37044" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-37044 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2016/02/The-Escapists_-The-Walking-Dead_20160218174335-1024x576.jpg" alt="The Escapists_The Walking Dead" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-37044" class="wp-caption-text">Certo, anche tua moglie era molto preoccupata&#8230;(questa la capiranno solo i veri fan).</figcaption></figure>
<p>Offrendo un mix di elementi gestionali e ruolistici in cui lo scopo è uscire sani e salvi da ognuna delle cinque location, il nostro Rick deve destreggiarsi tra piccole missioni affidategli dagli altri personaggi per guadagnare soldi, <b>più di 70 oggetti</b> e armi, creati con un basilare ma ampissimo sistema di<b> crafting con oltre 250 materiali</b> a disposizione e, naturalmente, eliminare gli zombie che pur essendo lenti e impacciati sono spesso presenti sotto forma di orda. Sarete il leader indiscusso del gruppo e dovrete quindi fungere da salvatori degli altri sopravvissuti, che nel caso dovessero morire, faranno scattare il Game Over.</p>
<p>[su_quote]</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #991435;"><b>Più di 70 oggetti</b> e armi, creati con un basilare ma ampissimo sistema di<b> crafting con oltre 250 materiali</b> a disposizione.</span></h1>
<p>[/su_quote]</p>
<p>Per riuscire nella vostra missione, dovrete <b>gestire diversi aspetti della giornata </b>come ad esempio coltivare l’orto, dedicarsi ai piaceri, trovare oggetti utili, organizzare i pranzi, ecc., attività che così descritte possono non sembrare il massimo dell’emozione e dello spettacolo, ma che in realtà propongono un livello di sfida sempre piuttosto alto e una varietà davvero niente male: ogni macro location, infatti, è composta da compiti ben precisi e da missioni che hanno stretto legame con il luogo, anche se alla fine il succo del gioco prevede sempre la pulizia dagli zombie e, di conseguenza, metteremo insieme un arsenale a nostra disposizione più ampio ed efficace possibile.</p>
<figure id="attachment_37043" aria-describedby="caption-attachment-37043" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-37043 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2016/02/The-Escapists_-The-Walking-Dead_20160218183625-1024x576.jpg" alt="The Escapists_The Walking Dead" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-37043" class="wp-caption-text">Oddio! Non saprò mai la fine di Beautiful&#8230;</figcaption></figure>
<p>Come già detto, il crafting delle armi è un elemento di grande importanza in The Escapists: The Walking Dead e fortunatamente l’editor, che è lo stesso presente in <i>The Escapists</i>, vi permetterà di creare infiniti oggetti per ogni evenienza. Tra l’altro, se svilupperete capacità come l’intelligenza a forza di leggere libri, si potranno realizzare armi e oggetti vari, in base alle conoscenze acquisite: infatti alcuni oggetti non sarà possibile crearli senza prima aver aumentato la propria capacità intellettiva; così come è importante anche incrementare la forza e la velocità con appositi esercizi. Tutto questo sarà molto importante nel gioco di squadra con gli altri sopravvissuti, altro elemento essenziale soprattutto nei frangenti di combattimenti con i puzzolenti e ciondolanti morti viventi. Nel gioco troviamo anche<b> 24 bonus collezionabili, senza contare le classiche e i trofei</b>.</p>
<figure id="attachment_37045" aria-describedby="caption-attachment-37045" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-37045 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2016/02/The-Escapists_-The-Walking-Dead_20160218184102-1024x576.jpg" alt="The Escapists_The Walking Dead" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-37045" class="wp-caption-text">Nota importante: armarsi sempre fino ai denti, anzi &#8220;fino al pixel&#8221;.</figcaption></figure>
<p>In conclusione, The Escapists: The Walking Dead sarà disponibile per il <b>download su PlayStation 4 dal 16 febbraio</b>. Probabilmente, se avete già giocato il primo, esclusa l’integrazione del cast di The Walking Dead, non troverete niente di nuovo ed entusiasmante ma, se come me siete amanti della saga, non potete esimervi dall&#8217;impersonare il ruolo di quello che per noi tutti è un’eroe tormentato che si è ritrovato a dover affrontare tutte le disgrazie di una vita dopo essersi risvegliato in un semplice ospedale (perché di cose gliene succedono, ve lo assicuro). Il prezzo non è altissimo e il titolo promette una buona dose di rigiocabilità, nonché un’alta impersonificazione, anche non trattandosi della solita grafica ad alta fedeltà della quale siamo abituati.</p>
<p>Fan di The Walking Dead a raccolta! Facciamo vedere a Rick e ai suoi compagni di viaggio che alla fine non è bravo solo lui, ma anche noi siamo in grado di dare calci nel sedere agli zombie brutti e cattivi.</p>
<p><iframe title="The Escapists The Walking Dead Announcement Trailer" width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/l7oFCgouTrw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Layers of Fear: la recensione di VMAG</title>
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		<dc:creator><![CDATA[EdeaViolet]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Feb 2016 16:28:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[ps4]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="" width="" height="" title="" alt="" /></div>
<div>Vi avevamo già annunciato il suo arrivo in una news e finalmente abbiamo avuto modo di provarlo in anteprima. L’anno scorso, lo studio di sviluppo indipendente Bloober Team, si era presentato sul mercato con uno dei peggiori titoli per PlayStation 4, Basement Crawl. Quest’anno, sono tornati con un horror psicologico, che ha sicuramente dei richiami all&#8217;ormai noto [&#8230;]</div>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="" width="" height="" title="" alt="" /></div><div><p>Vi avevamo già annunciato il suo arrivo in una <a href="https://www.vgmag.it/layers-of-fear-arriva-playstation-4/" target="_blank" rel="noopener">news</a> e finalmente abbiamo avuto modo di provarlo in anteprima. L’anno scorso, lo studio di sviluppo indipendente Bloober Team<em>,</em> si era presentato sul mercato con uno dei peggiori titoli per PlayStation 4<del></del>, <em>Basement Crawl</em>. Quest’anno, sono tornati con un horror psicologico, che ha sicuramente dei richiami all&#8217;ormai noto <em>P.T</em>., ma con componenti e caratteristiche del tutto uniche… <strong>e vi assicuro che l’hanno fatto dannatamente bene</strong>.</p>
<p>Layers of Fear dopo essere uscito in Early Access su Steam, arriverà il 16 febbraio su PlayStation 4 e Xbox One e sicuramente di passi avanti ne hanno fatti. Ci troviamo davanti a un gioco dove scopriremo la vita di un pittore, diventato matto nella disperata ricerca di dipingere il suo capolavoro; il tutto avviene all’intero di un’unica casa che si plasma e si trasforma pian piano che la storia prende forma tra le vostre mani.</p>
<figure id="attachment_36380" aria-describedby="caption-attachment-36380" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-36380 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2016/02/Layers-of-Fear_20160214023855-1024x576.png" alt="Layers of Fear" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-36380" class="wp-caption-text">La stanza della figlia del protagonista, quando ancora non è inquietante&#8230; almeno dovrebbe!</figcaption></figure>
<p>All’inizio la vita del nostro protagonista sembra perfetta, una bellissima casa decisamente curata, una moglie amorevole, una figlia e una splendida carriera come pittore molto apprezzato dalla critica, ma, tutto quel lustro e quella felicità, sembrano schiacciare e opprimere il nostro protagonista distorcendo la realtà e mutando in continuazione qualsiasi cosa al suo interno. <strong>Niente è più quello che sembra:</strong> appena inizia ad ingranare la storia, le stanze che prima avevamo visto in un modo sembrano rigettare la loro natura e disconoscere il<del></del> ruolo assegnatogli trascinandovi in un clima di ansia e terrore. No, non è un gioco per i deboli di cuore, basta che giriamo le spalle in cucina e, <em>BAM</em> ci arriverà un coltello volante… dopotutto, cosa sarà mai un piccolo taglietto?<br />
Il tutto è contornato da numerose apparizioni alla <em>P.T.</em> dal quale, come già anticipato, si è fatto sicuramente influenzare, pur riuscendo ad essere unico e allo stesso tempo, a nostro parere, migliore. Molti degli <em>scare moment</em>, ovviamente, avvengono durante l’esplorazione; tutto è interattivo, qualsiasi cosa si può aprire e qui c’è il primo grande punto a favore, <strong>gli oggetti hanno un peso specifico</strong>. Ok lo so, mi spiego meglio: ci troveremo ad aprire la credenza del salone, almeno in una delle sue tante evoluzioni, oppure lo sportello in acciaio del forno della cucina, o ancora ad alzare un quadro caduto o a raccogliere un foglio&#8230; bhe avrete la sensazione, in base alla resistenza avvertita con il pad, di quanto una cosa sia più o meno pesante, <em>favoloso</em>.</p>
<figure id="attachment_36381" aria-describedby="caption-attachment-36381" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-36381 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2016/02/Layers-of-Fear_20160214022235-1024x576.png" alt="Layers of Fear" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-36381" class="wp-caption-text">&#8220;Cara è caduta la bottiglia di vino in cucina&#8221;</figcaption></figure>
<p><strong>La storia ci viene narrata in modo indiretto</strong> attraverso l&#8217;interazione con diversi oggetti, lettere, bauli o disegni, facilmente riconoscibili da strane voci che sentiremo più assordanti attraverso il nostro pad, in prossimità degli stessi. Una volta selezionati, potremmo assistere ad una sorta di cutscene in cui avremo a che fare con le memorie e i ricordi del nostro protagonista e del suo decadimento verso la pazzia.  La cosa impressionante è che <strong>tanto più affondo cercherete di andare, quanto più si espanderà il labirinto in cui vi troverete</strong>. Se entrerete in una stanza, probabilmente, una volta giratovi per controllare se la porta alle vostre spalle si sia richiusa, c’è un&#8217;alta probabilità che questa non ci sia più. O anche, se decideste di tornare sui vostri passi, le opzioni sono due: o il percorso sarà totalmente cambiato, oppure arriverà un favoloso <em>jump scare</em> che vi lascerà urlante in un angolo che le mani nei capelli.</p>
<p>[su_quote]</p>
<h1 style="text-align: center; color: #99173c;">La cosa impressionante è che tanto più affondo cercherete di andare, quanto più si espanderà il labirinto in cui vi troverete.</h1>
<p>[/su_quote]</p>
<p>Il gameplay non presenta una interfaccia particolare, anzi, l&#8217;unica cosa che vedrete a video saranno delle piccole manine che vi indicheranno quali operazioni potrete compiere e con cosa potrete relazionarvi. La comparsa all&#8217;improvviso di scritte inquietanti e spesso non riconducibili a sensazioni chiare, rappresenta il tentativo della casa di raccontare lo stato d&#8217;animo del pittore.</p>
<figure id="attachment_36382" aria-describedby="caption-attachment-36382" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-36382 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2016/02/Layers-of-Fear_20160214141831-1024x576.png" alt="Layers of Fear" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-36382" class="wp-caption-text">Che &#8220;cretini&#8221; a pensare che questa stanza fosse normale&#8230;</figcaption></figure>
<p>L&#8217;intento del Bloober Taem non è quello di farci vivere l&#8217;azione, non sono presenti di veri e propri cattivi da sconfiggere, è più una sorta di <strong>viaggio nella mente disturbata e malata di una persona che cerca di raggiungere il suo capolavoro definitivo</strong> e affiderà a noi e alla nostra mano l&#8217;onere di terminarlo. Questo camminare senza problemi non vuol dire sicuramente farlo rientrare nella categoria dei <em>walking simulator</em>, anzi, tra le stanze della nostra casa e alla disperata ricerca di oggetti, ci troveremo di fronte a qualche piccolo puzzle ambientale ma soprattutto a un&#8217;atmosfera azzeccata. Ci teniamo a ripetere che i<em> jumpscare</em> non mancano, ci sono eccome ma saranno gestiti con estrema attenzione e, per così dire, giustificati dalle tematiche e dalle situazioni trattate dal titolo. Qui non si parla solo di paura, ma di vera e propria tensione; la colonna sonora, la voce del protagonista che cambia piano piano che il gioco si evolve, tutto è studiato a tavolino per tenerti incollato allo schermo ma allo stesso tempo farti pensare &#8220;<em>ma chi me lo ha fatto fare?&#8221;.</em></p>
<figure id="attachment_36384" aria-describedby="caption-attachment-36384" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-36384 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2016/02/Layers-of-Fear_20160214023551-1024x576.png" alt="Layers of Fear" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-36384" class="wp-caption-text">Cappuccetto Rosso la ricordavamo un po diversa&#8230;</figcaption></figure>
<p>La cosa che sicuramente ho più apprezzato, è stata la <strong>presenza di opere d&#8217;arte di grandi artisti del XIX secolo</strong>, utilizzate come decorazioni per la casa del nostro protagonista, sia per rimarcare il fatto della sua potenza nel mondo artistico, che, vista la scelta comunque di opere particolari della nostra storia, un maggiore rincaro nel fare presente la perdita di lucidità e l&#8217;ossessiva ricerca della perfezione.</p>
<p>[su_quote]</p>
<h1 style="text-align: center; color: #99173c;">La presenza di opere d&#8217;arte di grandi artisti del XIX secolo, è sicuramente una cosa da apprezzare.</h1>
<p>[/su_quote]</p>
<p>Una delle quasi insignificanti note negative può essere legata alla presenza di piccoli problemi di frame rate. Il tutto crediamo sia riconducibile alla scelta di utilizzare Unity, che, nonostante i suoi limiti, teniamo a sottolineare non smette mai di stupirci positivamente. Queste piccole sfumature si fanno sicuramente notare, ma non vanno evidenziate troppo; alla fine non invalidano niente dal punto di vista del gameplay che rimane totalmente invariato.<br />
Per quanto riguarda lo studio della localizzazione per il nostro paese, la lingua del gioco è <strong>totalmente inglese ma troviamo i sottotitoli in italiano</strong> per tutto, confermando che l&#8217;immersività è il più grande pregio di questa produzione. Una sola perplessità è legata al fatto che nel momento in cui compaiono delle scritte, oppure ci si trova davanti a quelle che possono essere etichette o  indicazioni, l&#8217;unico modo per visualizzare il sottotitolo è quello di posizionarsi precisamente al centro per far si che questo compaia.</p>
<p><iframe title="Layers of Fear - Gameplay Trailer | PS4" width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/d4jYpEjIaFA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p>In conclusione, questo titolo ha la chiara intensione di<strong> trascinarci in quella che è una storia cruda e malata</strong>; la continua ricerca della perfezione in qualsiasi cosa, potrà portarci dentro la pazzia del protagonista fino a farla diventare quasi la nostra. La colonna sonora, il canto di una donna, gli effetti atmosferici che accompagneranno il viaggio saranno parte integrante di quello che diventerà parte di noi. <strong>Qui non si sta parlando soltanto di un gioco horror, ma di un vero e proprio film</strong> nel quale noi saremo protagonisti al punto di condividere anche le scelte folli e estreme del pittore, con il fine di completare quello che sarà il nostro <em>masterpiece</em>.</p>
<p>Layers of Fear a noi è piaciuto, e io, che ho avuto la possibilità di provarlo in anteprima, posso dirvi che in molte occasioni ho sperato di avere il mio orsetto di peluches con me. Un consiglio che posso darvi? Spegnete la luce, chiamate i vostri amici a raccolta, e preparatevi a vivere un&#8217;avventura nei meandri più oscuri dell&#8217;arte e del vostro io interiore; chissà, forse anche voi riuscirete a creare il vostro capolavoro.</p>
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		<title>The Town of Light: l&#8217;anteprima di VMAG</title>
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		<dc:creator><![CDATA[EdeaViolet]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Feb 2016 17:27:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Anteprime]]></category>
		<category><![CDATA[The Town of Light]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="" width="" height="" title="" alt="" /></div>
<div>Quello di cui oggi vi vogliamo parlare non è un documentario ne un esercizio accademico su psicologia o psichiatria, The Town of Light è videogioco nel senso autentico del termine, nel quale l&#8217;immersività vi permetterà di rivivere quella che è la storia di una ragazza di 16 anni abbandonata dalla famiglia nel manicomio di Volterra, Renèe. The Town [&#8230;]</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.vgmag.it/36260/the-town-of-light-lanteprima-vmag/">The Town of Light: l&#8217;anteprima di VMAG</a> proviene da <a href="https://www.vgmag.it">Vgmag.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="" width="" height="" title="" alt="" /></div><div><p>Quello di cui oggi vi vogliamo parlare non è un documentario ne un esercizio accademico su psicologia o psichiatria, <strong>The Town of Light è videogioco nel senso autentico del termine</strong>, nel quale l&#8217;immersività vi permetterà di rivivere quella che è la storia di una ragazza di 16 anni abbandonata dalla famiglia nel manicomio di Volterra, Renèe. The Town of Light è un horror <a href="https://www.vgmag.it/the-town-of-light-lhands-on-di-vmag/">che già avevamo provato circa un anno fa</a> e che abbiamo avuto la fortuna di ri-toccare con mano in versione beta per voi. Sviluppato dalla <em>Lka.it</em>, un team italiano indipendente, The Town of Light ci regala un&#8217;esperienza esplorativa psicologica in prima persona ai limiti della sanità mentale.</p>
<p>Come già anticipato, The Town of Light è ambientato nell&#8217;ospedale psichiatrico di Volterra, realmente esistente nella zona di Borgo San Lazzaro, chiuso dal 1978 ed è attualmente in stato di abbandono. Ripercorrendo i passi storici del nostro paese, sappiamo che l’Italia fu uno dei pochi paesi ad aver chiuso definitivamente i manicomi con quella che è conosciuta come “<em>legge Basaglia</em>”, sostituendo queste strutture con reparti appositi all&#8217;interno degli odierni ospedali.</p>
<figure id="attachment_36271" aria-describedby="caption-attachment-36271" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-36271 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2016/02/20140414042051-parco_01-1024x576.jpg" alt="The Town of Light" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-36271" class="wp-caption-text">Ricostruzione in digitale della facciata del manicomio di Volterra. Brividi.</figcaption></figure>
<p>Ed è proprio dalla ricostruzione della facciata del manicomio che si vede il grande lavoro di sviluppo della Lka.it, poiché il team stesso si è recato più volte sul posto, <strong>studiando i dettagli in modo maniacale</strong>, riproducendo documenti ben fatti e realistici e non mancando l’interattività con l’ambiente visto che ogni singolo oggetto può essere sia spostato o utilizzato. Il gioco si è fatto notare a livello internazionale, durante la Game Connection del 2014, svoltasi a Parigi, <strong>vincendo l’awards in “Story &amp; Storytelling”</strong> e diventando in poco tempo Greenlit su Steam.</p>
<p>Se vi aspettate un survival horror però, non siete nel posto giusto poiché non vi troverete a saltare giù dalla sedia a causa di <em>jump scare</em> come in Slenderman ( e non dite che non lo avete mai fatto, non ci crede nessuno). <strong>The Town of Light invece è un&#8217;opportunità per vivere un’avventura diversa, tanto spaventosa quanto realistica</strong>, spingendo il giocatore a credere di ritrovarsi veramente rinchiuso dentro un manicomio.</p>
<figure id="attachment_36294" aria-describedby="caption-attachment-36294" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-36294 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2016/02/the-town-of-light-000-1024x576.png" alt="The Town of Light" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-36294" class="wp-caption-text">Ricorda un po Psyco, manca giusto la tenda&#8230;</figcaption></figure>
<p>L’obiettivo della Lka.it in The Town of Light è proprio quello di ricreare <strong>le esperienze, le angosce e i drammi</strong> che fino alla fine del secolo scorso venivano vissuti dai pazienti ricoverati e gli orrori delle istituzioni che se ne occupavano.</p>
<p>Come anticipato sopra, ci troviamo a vivere l’esperienza di una ragazza di 16 anni malata di schizofrenia chiamata Renèe, svoltasi tra la fine degli anni 30 e l’inizio degli anni 40 a Volterra, in Italia. Abbiamo apprezzato molto la scelta di ambientare il gioco in Italia e sicuramente il luogo e il momento in cui è stato ambientato non è stato casuale; infatti questi sono gli anni in cui la storia dei manicomi e della loro &#8220;mala gestione&#8221; tocca il suo picco storico. Nessuno sa, ma tutti sapevano. L’omertà infatti regnava sovrana e portò a quello che è emerso solo dopo molto tempo: <strong>l&#8217;orrore</strong>. La scelta della location è riconducibile al fatto che, in sé per sé, quella di Volterra era una struttura ben costruita e suddivisa in numerosi padiglioni di dimensioni ridotte, circondata da un vasto giardino, rendendola perfetta per un’avventura grafica.</p>
<p>Questo gioco non cerca di essere un attacco contro le dinamiche ospedaliere adottate, ma <strong>vuole porsi più che altro come documentario</strong> sia dal punto di vista del paziente, che vedeva privarsi di ogni suo diritto civile e che subiva terribili terapie alle quali non poteva sottrarsi, che dal punto di vista chi lavorava in queste strutture, spesso in numero non sufficiente rispetto alle persone ricoverate e spesso senza l’opportuna preparazione e istruzione a riguardo.</p>
<figure id="attachment_36298" aria-describedby="caption-attachment-36298" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-36298 size-large" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2016/02/15-1024x576.png" alt="The town of Light" width="750" height="422" /><figcaption id="caption-attachment-36298" class="wp-caption-text">Una delle scene di The Town of Light. Spogliata dei proprie vestiti&#8230; e dei propri diritti.</figcaption></figure>
<p>La Lka.it ci tiene comunque a precisare che i servizi sulla sanità mentale sono radicalmente cambiati da allora invitando, all’inizio del gioco, a chi ne dovesse avere bisogno a contattare uno specialista senza paura. È comprensibile il fatto che la scelta di mettere questo messaggio all&#8217;inizio sia stata dettata dalla necessità di renderla verosimile, poiché nel caso in cui pensiate di avere qualcosa che non va, meglio non giocarlo. Fidatevi.</p>
<blockquote><p><strong>“La realtà si assottiglia ed io mi trovo senza pelle, ogni alito di vento è terribilmente doloroso”.</strong></p></blockquote>
<p>La voce di Renèe ci accompagna per tutto questo viaggio, e attraverso il suo sguardo riviviamo la sua storia, le sue paure e tutti i suoi drammi. Ci troveremo a cercare diversi documenti, a svolgere diverse operazioni esplorando l’ambiente circostante in modo da ricostruire la sua personalità, rivivendo quelle che sono le sue allucinazioni e cercando di interpretarle per capire cosa cercherà di comunicarci. Gli sviluppatori ci tengono a specificare <strong>che questa storia non è realmente esistita,</strong> ma ha tutte le caratteristiche e l’attendibilità documentata per far si che sia totalmente veritiera ed è per questo che hanno cercato di trattarla con la dovuta delicatezza e il rispetto che questo contesto richiede.</p>
<p>Il gioco è trasposto però ai giorni nostri, quindi ci ritroveremo davanti alla struttura in degrado e lo studio delle luci e della colonna sonora, anche se ancora in versione beta, lasciano comunque senza parole. <strong>Gli effetti di luce sono meravigliosi</strong>, senza contare gli effetti grafici che simulano la distorsione della realtà dello spazio per far sì che il giocatore stesso possa vedere l’ambiente con gli occhi della protagonista.</p>
<p>Il gioco sarà disponibile per PC, Mac e Linux, ma non pensiate che sia finita qui: infatti non contenti del loro desiderio di farci sentire tutti parte della storia, sarà <strong>compatibile anche con Oculus Rift</strong> per far si che l’esperienza sia ancora più ricca di paura e tensione. In conclusione, siamo rimasti piacevolmente sorpresi e personalmente sono anche orgogliosa che un tema cosi scottante e una realtà così difficile sia stata affrontata da un team italiano. Noi vediamo l’ora di giocarlo e testare la nostra psiche. E voi? Pronti ad essere rinchiusi?</p>
<p><iframe title="The Town of Light - Trailer" width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/Q5j5qPjEWqQ?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Lady Popular: la recensione di VMAG</title>
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		<dc:creator><![CDATA[EdeaViolet]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Nov 2015 10:36:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[PC]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="" width="" height="" title="" alt="" /></div>
<div>Se dovessimo immaginare un social game per il pubblico femminile, impossibile trovare qualcosa di diverso da Lady Popular. Avete presente The Sims? In questo caso avete tutto ciò che serve per creare la vostra Lady e, grazie al social login con Facebook, farla diventare la più popolare grazie a un micro-mondo curato nei più piccoli particolari, [&#8230;]</div>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="" width="" height="" title="" alt="" /></div><div><p>Se dovessimo immaginare un social game per il pubblico femminile, impossibile trovare qualcosa di diverso da Lady Popular. Avete presente The Sims? In questo caso avete tutto ciò che serve per creare la vostra Lady e, grazie al social login con Facebook, farla diventare la più popolare grazie a un micro-mondo curato nei più piccoli particolari, caratterizzandola come volete, o a vostra immagine in tutte le sfaccettature della sua vita. <strong>La profondità di Lady Popular è impressionante</strong>. S’inizia creando la vostra Lady, cambiando non solo abiti ma anche tratti somatici, capelli e trucco, e scegliendo l’eventuale animaletto domestico: il tutto grazie a un menù intuitivo e facile da usare, tradotto in un’ampia serie di lingue disponibili. Il look del nostro avatar può essere arricchito e ridefinito andando dal parrucchiere, dal tatuatore, o al centro commerciale dove si possono acquistare nuovi outfit tra una grande selezione di vestiti e accessori. Potete creare qualsiasi look, passando dalla classica segretaria alla punk-girl piena di tatuaggi, ed è proprio il gioco che incoraggia a farlo frequentemente!<br />
Enzo e Carla di “Ma come ti vesti?” saranno degli agnellini a confronto dello spietato mondo dei social dove dovrete sbaragliare le altre agguerrite <em>ladies</em> per guadagnare il primo posto… E posso assicurarvi che non è per niente facile!</p>
<figure id="attachment_24649" aria-describedby="caption-attachment-24649" style="width: 1280px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2015/11/ladypopular.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-24649 size-full" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2015/11/ladypopular.jpg" alt="ladypopular" width="1280" height="720" /></a><figcaption id="caption-attachment-24649" class="wp-caption-text">Divina!</figcaption></figure>
<p>Tuttavia non si tratta solo di “vestirsi e cambiare acconciatura”. <strong>Come nella vita reale, si ha bisogno di soldi e, di conseguenza, di lavorare</strong>. Il menù in alto permette di accedere all’area che vi consentirà di entrare in contatto con un’agenzia per trovare l’impiego che desiderate o tentare la fortuna come modella. Proposte che varieranno anche in base all’outfit scelto: vige la regola del “meglio ti vesti, più guadagni”, un aspetto competitivo che non molto si distacca da quanto accade ogni giorno (ironico che sia una ragazza a scrivere questa recensione, eh?).</p>
<p>Sempre dallo stesso menù, si entra nell’area in cui fare la corte al proprio fidanzato (almeno con gli avatar virtuali non si potrebbero invertire i ruoli?), anche lui <strong>totalmente customizzabile</strong> in base ai nostri gusti. Neanche qui esiste più il Principe Azzurro, meno male che c’è rimasta la Disney! Non penserete mica che sia finita qui vero? Come le <em>fashion addicted</em> sanno, tutto non si limita solo a noi stesse ma anche a dove viviamo: a differenza di molti <em>social games </em>infatti, il gioco in questione ci dà la possibilità di personalizzare l’appartamento, non una sola stanza, attraverso una vasta scelta di pavimenti, carte da parati, finestre e porte per decorare la casa della vostra Lady in base allo stile scelto per lei.</p>
<figure id="attachment_24650" aria-describedby="caption-attachment-24650" style="width: 1280px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2015/11/ladypopular-1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-24650" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2015/11/ladypopular-1.jpg" alt="ladypopular-1" width="1280" height="791" /></a><figcaption id="caption-attachment-24650" class="wp-caption-text">Una stanza così non la avrò neanche tra 20 anni.</figcaption></figure>
<p><strong>Le performance della Lady hanno effetti anche sul suo status.</strong> Se lavora tanto, ad esempio, igiene ed energia scenderanno. Lo stesso potrà accadere se passerà la serata a ballare in un club, avendo in più la possibilità di perdere peso ( e quest’ultimo aspetto a noi donne non dispiace tanto, a qualsiasi età). Tutto questo duro impegno ci aiuterà ad avere più chance di diventare la Lady più popolare? Ovvio che sì, e bisogna anche essere sempre aggiornate e pronte a tutto, dato che ogni settimana gli altri giocatori possono votare quella che loro pensano sia la migliore. Curiosi di sapere il premio? Come ogni reginetta di bellezza che si rispetti, una fantastica corona!</p>
<figure id="attachment_24653" aria-describedby="caption-attachment-24653" style="width: 964px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2015/11/ladypopular-2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-24653" src="https://www.vgmag.it/wp-content/uploads/2015/11/ladypopular-2.jpg" alt="ladypopular-2" width="964" height="924" /></a><figcaption id="caption-attachment-24653" class="wp-caption-text">La uno, la due o la tre?</figcaption></figure>
<p>La grande varietà di attività che è possibile svolgere e la completa customizzazione del vostro personaggio sono le due cose che rendono unico Lady Popular. Ahimè, però, non è tutto oro quel che luccica. Tra gli aspetti che sarebbero potuti essere progettati diversamente, considero in primis l’impostazione della durata di un compito: la modalità <em>multi-action</em> è disabilitata, quindi <strong>si rischia di attendere un lasso di tempo di 30 minuti</strong>, indicato da un singolo timer, per un’azione comune come l’andare a lavoro, senza poter far altro. Inoltre, l’acquisto di bibite energetiche è possibile solo con i diamanti, considerati la moneta speciale. Per ottenerli, è necessario comprarli attraverso moneta elettronica (almeno su questo, il gioco prepara le nuove generazioni alla dura realtà della <em>real life</em> ). Il menù offre poi una selezione di dieci diversi minigames, come il Sudoku e puzzle vari. Un <em>plus</em> che non costituisce un valore aggiunto, per quanto sia possibile trovarne online versioni migliori.</p>
<p>Mi sono trovata a storcere il naso quando ho scoperto l&#8217;esistenza all’interno del gioco di un ospedale, lì non per guarire graffi o per attività di volontariato, ma per poter eseguire operazioni chirurgiche come l’inserimento di protesi al seno. L’età, miei cari, non ve la dirò mai (non si chiede a una signora!), ma un approccio più maturo e obiettivo probabilmente porta a riconsiderare la sua presenza, <strong>a prescindere dal fatto di essere una donna. </strong></p>
<p>Se non siete disposti a sborsare denaro reale per comprare la valuta premium e velocizzare lo svolgimento del gioco, è<strong> semplicemente troppo facile disimpegnarsi</strong> da Lady Popular per altri giochi presenti su Facebook o fruibili tramite download, che offrono gratificazione più immediata e non fanno attendere troppo tempo. Lady Popular ha molto da offrire, ma avrete bisogno di pazienza per costruire la vostra Lady. Viste le sue caratteristiche, ci sentiamo di indicare come fascia d’età minima all’uso di questo gioco quella che va dall’adolescenza. Preso nel “modo giusto” può essere divertente, anche se gli stereotipi che scaturisce sono molto forti.</p>
<p>Dopotutto, non siamo tutte <em>fashion victims</em>!</p>
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		<title>Futuridium VR per PlayStation VR diventa una realtà!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[EdeaViolet]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2015 10:30:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Z-Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[PlayStation VR]]></category>
		<category><![CDATA[ps4]]></category>
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					<description><![CDATA[<div>La  software house italiana MixedBag, tramite un comunicato stampa, ha rilasciato alcuni nuovi dettagli e tre nuove immagini  sul loro Futuridium VR. Mostrato per la prima volta durante lo scorso E3 2015 presso lo stand Sony,  dopo mesi di lavorazione senza sosta sul prototipo,  il gioco comincia ora ad avere un aspetto più definito. Futuridium VR [&#8230;]</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.vgmag.it/22870/futuridium-vr-per-playstation-vr-diventa-una-realta/">Futuridium VR per PlayStation VR diventa una realtà!</a> proviene da <a href="https://www.vgmag.it">Vgmag.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div><p>La  software house italiana <strong>MixedBag</strong>, tramite un comunicato stampa, ha rilasciato alcuni <strong>nuovi dettagli</strong> e tre nuove immagini  sul loro Futuridium VR.</p>
<p>Mostrato per la prima volta durante lo scorso E3 2015 presso lo stand Sony,  dopo mesi di lavorazione senza sosta sul prototipo,  il gioco comincia ora ad avere un aspetto più definito. <em><strong>Futuridium VR</strong></em> è di fatto un vero e proprio sequel del capitolo precedente, con l’obiettivo di offrire un&#8217;<strong>esperienza più completa</strong>.</p>
<p>Il titolo è stato pensato per la <strong>realtà virtuale</strong> e il sistema di controllo sarà possibile solo in VR. Il tutto sarà ovviamente impreziosito da <strong>inedite meccaniche</strong> di gioco e un <strong>comparto grafico rinnovato</strong>.</p>
<p>La modalità <em>campagna</em> porterà i giocatori a <strong>volare e combattere</strong> non solo nello spazio ma anche sulla superficie dei pianeti e nei campi di asteroidi.</p>

<p>L’obiettivo del team di sviluppo, alla fine, è quello di garantire ai giocatori un <strong>gameplay simile ai classici del genere</strong> e un&#8217;ottima esperienza di gioco <strong>con la realtà virtuale</strong>; attualmente non si conosce ancora una data precisa di debutto tuttavia, Futuridium VR dovrebbe essere rilasciato nel corso del 2016 per  PlayStation VR. Il team di sviluppo ha inoltre rivelato che sarà rilasciata anche una versione appositamente adattata di Futuridium EP Deluxe.</p>
<p>A questo punto non ci resta che aspettare per godere del lavoro svolto da una <strong>software house nostrana</strong>.</p>
<p>Stay Tuned, noi vi terremo aggiornati!</p>
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